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Ultime Pubblicazioni

La poesia è il mondo del sogno e della visione: “visionario” chiamava Giovanni Paolo II il poeta, che riusciva a “vedere” al di là della concreta esistenza un mondo superiore. «Il poeta può trattare i concetti filosofici, non come materia di discussione, ma come “materia di visione”», scriveva, indicando in Dante l’apice della “immaginazione visiva”. Ebbene, Aurelia vede, “immagina” una realtà che trascende il contingente e realizza un quadro di vita che è, a sua volta, riflessione sui molti aspetti dell’animo umano.

Il materiale su cui lavora è la sua personale esperienza, quel suo affrontare e misurare gli eventi col metro degli affetti, senza calcoli e senza aspettative, soltanto “sentendo” intensamente e “vedendo” con gli occhi del cuore, con quell’intelligenza che scompone e ricompone i momenti dell’esistenza. Aurelia ha in sé la libertà che le deriva dal suo porsi, nei confronti della vita, in una posizione di pura e autentica partecipazione, emotiva e riflessa, che si apre all’ascolto dell’indicibile.

Le persone alle quali dedica i suoi carmina sono quelle che la circondano, i famigliari, gli amici a cui è legata da un rapporto profondo, i momenti che le hanno dato emozione o che considera fondamentali nel rapporto interpersonale che la unisce agli altri. Ma la definizione di queste persone e degli episodi che le hanno ispirato la composizione lirica, sfuggono dalla concretezza, si sfumano in qualcosa di più alto e più intimo: l’aspetto fisico, lo sguardo, l’atteggiamento, i moti del corpo, altro non sono che lo specchio interiore, l’essere ciò che non sempre appare e non viene percepito dalla superficialità dilagante, che lei, invece, da “visionaria” dell’anima, vede con assoluta chiarezza.

Dalla Prefazione di Rina Gambini

Quando le dirigenti dell’AGE di Aulla mi hanno proposto la pubblicazione di questo libro, ho immediatamente intuito lo stretto legame che, oltre ad unire le finalità delle nostre due associazioni, il Centro Culturale "Il Porticciolo" e, appunto, l’AGE, che hanno intenti culturali, sociali e civili, rendeva evidente lo scopo che mi sono prefissa fin dalla creazione del Porticciolo: promuovere, attraverso operazioni culturali, la conservazione e la valorizzazione delle nostre radici, delle tradizioni e dei costumi che sono ad esse inerenti.

Creare il volume "Nonni di Lunigiana" è diventato, così, un impegno gioioso, la realizzazione di un desiderio, che diventava visibile attraverso le parole dei nonni e dei bimbi, e le bellissime, sognanti e talvolta ironiche illustrazioni di un pittore della mia città, Antonio Barrani.

Con questo libro noi tutti che abbiamo contribuito a realizzarlo ci auguriamo di raggiungere il cuore dei lettori, che riusciranno, in pochi momenti di serenità, a ricordare e rivivere la semplicità di un mondo ormai antico, di giochi e filastrocche desuete, che riporteranno alla mente, come è accaduto anche a me leggendole, l’atmosfera di un’infanzia senza televisione, e proprio per questo libera e creativa.

Sono certa che, chiunque vorrà leggere "Nonni di Lunigiana", proverà emozioni dimenticate. Pertanto auguro a tutti una buona lettura.

Il Presidente del Centro Culturale "Il Porticciolo"

Rina Gambini

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La raccolta completa delle opere di poesia vincitrici del Premio Europeo di Arti Letterarie Via Francigena 2010.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un Itinerario di Poesia, a cura di Rina Gambini.

 

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Una raccolta poetica di Adriana Gualandi

Adriana Gualandi, fin dal titolo di questa sua opera, ha voluto affermare la supremazia dell’esistenza sul fare poesia, e la scelta, a mio avviso, è estremamente opportuna, in quanto la poetessa padovana non si distacca mai, nei suoi versi, da quelle che sono le componenti della vita. Siano esse esperienze quotidiane, momenti di intimità familiare o incontri amichevoli, siano i bimbi che giocano nei giardini o le mamme impegnate nel menage casalingo, siano le visite a città d’arte o il piacere di ammirare mostre e musei, sempre si risveglia in lei il desiderio di comporre liriche in cui rispecchiare i sentimenti e le emozioni che si sono venute a creare nel suo cuore. Quando, poi, la assalgono i ricordi, ai quali si abbandona volentieri, in quanto mezzo per rivivere la felicità dell’infanzia e dell’adolescenza, ecco che l’anima si esalta in un brulicare di sensazioni, talvolta gaie e piacevoli, altre malinconiche, ma sempre fortemente vivaci e ricche di note interiori.
    Con questa sorta di Antologia poetica, in cui ha raccolto il meglio della sua produzione, nel senso che vi ha incluso ciò che con maggiore incidenza rappresentava il suo pensiero e la sua ispirazione, la poetessa ha voluto fare un dono ai suoi cari, affinché rimanesse nel tempo, addirittura al di là del tempo, un messaggio di vita e d’amore che le è caro; ed ha voluto che le sue liriche fossero corredate dai disegni del nipotino, il quale, con molta sensibilità, ha colto le sfumature intime dei versi e le ha volute rappresentare con tratto sicuro e soprattutto con ampiezza di particolari.

dalla prefazione di Rina Gambini

 

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La nuova raccolta poetica di Ildefonso Rossi Urtoler 

Quattro settimane per tornare ad essere se stesso, per riappropriarsi della propria vita, per riavere il controllo sulla mente e sul cuore. Quattro settimane per trasformare ogni spazio del giorno in uno spazio poetico, specchio di quel segmento interiore che, in quello scampolo di tempo, si è andato ricostruendo.

La psicanalisi affermerebbe che lo scrivere funge da una sorta di autoanalisi, che aiuta a rimuovere il problema inconscio. Ma per Rossi Urtoler il problema non è per nulla inconscio, è un problema vero, reale, dovuto ad una grande perdita, quella della moglie amata, che lo ha lasciato svuotato, incerto, senza volontà e, tanto meno, entusiasmi. Ha trascinato così alcuni difficili mesi, poi, in quattro settimane di poesia, ha salvato se stesso dall’annullamento.

Non dobbiamo fare l’errore di pensare che in un così breve tempo egli abbia superato il dolore, lo ha soltanto esorcizzato: la sofferenza della solitudine, del vuoto intorno e dentro, permane ed è visibile nei versi di questa bella silloge dalle intense note intimistiche, ma su quella, che porta soltanto annientamento di sé, prevale ora l’accettazione della volontà divina, la consapevolezza della precarietà umana, dello scorrere inesorabile della vita a cui bisogna sempre dare un senso.

Dalla Prefazione di Rina Gambini

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