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Giuseppe Luigi Coluccia

Note biografiche

Giuseppe Luigi Coluccia – Nato a Specchia in Provincia di Lecce nel 1938, è interessato alla ricerca storica, esperienze letterarie, cultura umanistica, e dal 1986 ha continuato a Sarzana il lavoro svolto a Roma per diciotto anni, nel quotidiano Avvenire, Osservatore Romano, Radio Vaticana. Alla galleria d’arte La Pigna, a Roma, ha incontrato artisti italiani ed europei. Natura versatile, Coluccia a Sarzana è scrittore, storico, poeta, critico d’arte, giornalista de La Nazione. Ha pubblicato studi e monografie di carattere storico e letterario per La Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, di cui è socio effettivo. È accademico d’onore dell’Accademia delle Arti del Disegno, in Firenze. Da alcuni anni è impegnato nelle recensioni di libri della Olschki, a Firenze, in pubblicazioni che riguardano Medioevo e Rinascimento.

Opere

Libri di poesia: La stella del sud, Roma 1973; Come uccelli come alberi, Bologna 1988; Elegia del vento (eterno nulla, eterno tutto), Firenze 2010. È presente in antologie poetiche: Arte e poesia in Liguria (1988), Arte e poesia in Italia (1988), Poeti in Europa (1987), Questa mia terra (1989).
   Opere di narrativa: Quella prima aurora genovese (1988), Sui tetti gialli diecimila sogni (1989), L’anello di Freud (1999). 
   Critica letteraria: Da un settembre all’altro (Poesia a Ponzano Su¬periore) 1993. Coluccia G.L.- Banti E.- Zanello C., Il fanciullo insonne (antologia di poesie e prose), Sarzana 1994.
   Studi storici: Potere e società in Val di Magra. Sarzana verso il principato, Lunaria, Sarzana 1992; Niccolò V umanista:  papa e riformatore, Marsilio, Venezia 1998; Parole di Lunigiana, in La Storia della letteratura spezzina e lunigianese, a cura di Giovanni Bilotti. La Spezia 2007; Basilio Bessa-rione. Lo spirito greco e l’Occidente, Olschkj, Firenze 2009. Altri studi: su Dante, Castruccio degli Antelminelli, Giorgio Gemisto Pletone, Marsilio Ficino, Leon Battista Alberti, Ceccardo Roccata-gliata Ceccardi, Corrado Martinetti. Studi su Angelo Tonelli: Poesia e Sapienza. Percorsi di iniziazione (Mondo pieno di dèi e di perduta bellezza nei canti di Angelo Tonelli), ms Sarzana 2009; In-tuizione e Logos (o dello spirito del poeta sapiente), ms Sarzana 2010. Monografie di Bonaventura dei Rossi, Achille Neri, in Archivio Storico delle Province Parmensi.

 

“Società Dante Alighieri”- Auditorium Banca Monte
(v. Bruno Longhi  9 – Parma)
Lunedì 21 marzo 2011 – Giuseppe Marchetti presenta
Elegia del vento – poesie di Giuseppe L.Coluccia

Intervento di G. L. Coluccia:


Oggi è la giornata della poesia, cari Amici, mio eletto pubblico!

Hanno parlato (e noi abbiamo ascoltato) il Prof. Angelo Peticca, Presidente della So-cietà Dante Alighieri di Parma, qui ospite nell’Auditorium di via Longhi – cui mi lega il ricordo di un altro evento, il mio volume Niccolò V e l’allora presidente Liliana Chini Artusi; Giuseppe Marchetti critico letterario scrittore giornalista, la Prof.ssa Maria Luisa Tozzi: ora, volgo a loro il mio ringraziamento cordiale per le cose, profonde, che hanno detto in occasione della Elegia del vento, di queste mie poesie edite da Polistampa (Firenze 2010). L’amicizia e l’affabilità che mi legano a queste persone per vario titolo, è sostegno a prendere la parola, e porgere a tutti gli amici e ammiratori ciò che di più caro e degno ho nell’animo. A voi la mia simpatia e gratitudine, per aver reso questo giorno la forma di un evento che viviamo – e stiamo vivendo - insieme.

Il presidente Peticca ha detto una grande verità…
Maria Luisa, cui mi legano amicizia e frequentazione, è stata il ponte perché io arrivassi al cuore di Parma: sono qui, in mezzo al pubblico che intendo onorare con la mia parola, grazie alla mediazione che lei ha saputo coordinare con la Dante e il Presidente Peticca. 
 Del critico Marchetti in questo ultimo decennio ho letto più spesso gli interventi, recensioni e studi di varia cultura, di letteratura e filosofia: gli riconosco la squisita sensibilità e competenza in campo letterario e artistico. Nella Gazzetta di Parma, in cronaca, Marchetti ha fatto già un commento alle mie poesie.

Discorso sulla Poesia

La poesia, le poesie!
Nel frammento del mondo i poeti sono gli eletti ascoltatori delle Muse. Nella misura che la loro parola evochi memorie sogni dubbi incertezze trionfi attraverso il reale, la materia del canto si svolge con naturalezza, evitando giochi di parole e concetti che appesantiscono la realtà. Quando questo si realizza, la poesia diventa dono, epifania. Fa capire più in profondità il mondo che ci circonda.

Prima di passare alla scrittura poetica, ho letto i poeti (Alfieri, Foscolo, Leopardi, Manzoni, e poi Gatto, Quasimodo, Luzi, Montale, Raboni, Borghes, Saba, Rilke, Eluard…)

Mi sono immedesimato delle loro storie, ritmo, equilibrio con cui le cose e i loro fenomeni si pre-sentano; sono passato alla scrittura poetica anch’io, non allontanandomi dal reale, attraversandolo come si fa col fiume. Ho visto scorrere la vita dei giorni – la mia e degli altri – e mi sono rappresentato la storia, le storie, alla maniera dei sapienti. Prendendo lo spunto dagli eventi della vita, vi ho trasfuso la mia visione del mondo, lasciando affiorare i singoli problemi, gioie e ansie, esiti e interrogazioni, drammi, lutti, assenze e presenze.

Ho scritto poesie d’amore, dedicate a Rose, mia moglie. In questo volume ho pubblicato sceglien-do le migliori, accessibili a tutti. Ma – dicevo – prendo spunto dagli eventi di vita: nascite, fanciullezza, amore, nozze, amicizie, culture diverse, senso del sacro, accadimenti, ricerca sapienziale, lutto, quasi mi fosse imposto di scrivere le “operette morali”, le mie naturalmente con una nuova con-cezione di essere e divenire, che racchiudo nella formula “tutto e nulla”(le tout et le rien). Filiberto di Challant mi ha ispirato con lo slogan: “Tout est et n’est rien”. Un pittore ne ha fatto la guida alla sua mostra. Ecco, la poesia. Ne scriviamo, ne abusiamo. Un autore francese, come ricordo, ha scritto negli anni ’50 del Novecento, un’opera L’amour et le néant. Quando il volume è stato presentato a San Terenzo di Lerici (SP), Luigi Leonardi ha intitolato il suo commento L’abisso dell’essere nella poetica di Coluccia; Giovanni Bilotti vi coglie il canto d’amore della grande poesia; poesia del mare e del cielo dice la nota critica di Isabella Vergano Tedesco; Vasco Bardi ne ribadisce la musicalità e la cultura a tutto campo di questa Elegia.


La vita  subito si rivela nella sensualità di gioia e dolore.
Così i miei personaggi sono in gran parte.
Raccolgo componimenti di pura immaginazione, come in Leopardi, ma spesso la verità di essere e di sentire è costruita sul personaggio. Si possono leggere alcune poesie qui indicate: Musa (14), Persiane abbassate (20), Vito (26)  , Poetessa di Lunigiana (36),  Alla moglie (32), Compleanno di Rose (36), Oceano di parole (41),  Due rose gialle (43),  Noi siamo il vento (52),  Scrivi l’arco delle mie giornate (69), Malinconia (74), Sei il desiderio, Rosa (79), Vicoli (86), Qualunque giorno (89), In quella via (104),  Senz’età (113),  Abisso della pace (117), Il vento, mamma (122), Solo (123), Nulla tutto (134), Parma (135), Una sera d’ottobre (139), La bellezza muore (148), C’era una montagna (153), Tu non torni, padre (164), I tuoi cardi in fiore (173), Istanbul (179).
 Una poesia recente, inedita, dedico a Rose e qui la legge Maria Luisa Tozzi: Amore è una follia.


Un intervento sul personaggio storico Bessarione

Il volume Basilio Bessarione. Lo spirito greco e l’Occidente, della Olschki (Firenze 2009) precede di un anno Elegia del vento, di cui ho detto. I miei interessi culturali spaziano da Medioevo a Rinascimento in particolare, ma poi seguo vari percorsi: storia filosofia costume reli-gione arte. Mi ero proposto di fare la storia di Sarzana, partendo dal secondo secolo prima dell’era cristiana fino al Novecento: ma l’incontro provvidenziale con la principessa Emanuela Kretzulesco – morta il 21 gennaio 2008 – mi ha portato entro i confini di Umanesimo e Rinascimento, con la richiesta della principessa che dopo il mio Niccolò V, ci deve essere la biografia di Basilio Bessarione. Nel volume la dedica a lei è un segno luminoso di amicizia. Il libro è promosso dall’AAD (Accademia delle Arti del Disegno, Firenze), di cui sono socio d’onore.

Ho fatto ricerche di storia locale.
In Elegia c’è una nota sulle cose che ho fatto e faccio. 
Non intendo dilungarmi, ma dire brevemente di Bessarione, di questo personaggio nato nel 1402 e morto nel 1472. Lunga vita piuttosto, spesa totalmente per la cultura e per la verità, per la sapienza, come la insegnava Giorgio Gemisto Pletone.

Si comincia dalla politica. Bessarione sa che il filosofo idealista Platone si era dato alla politica, ma se ne ritrae disgustato, davanti alla tirannia di Dionisio di Siracusa. Nel giovane Bessarione c’è un conflitto latente: ha compreso che più cose portano alla politica, scienza morale, pratica – per la filosofia, si tratta della sezione filosofia morale.

Dalla corte bizantina al monastero basiliano.
Bessarione si fa religioso. Quindi, intorno alla trentina, passa come allievo all’Accademia di Pletone, per cinque anni riceve una formazione filosofica e teologica, familiarizzando con la sapienza greca, con le cose che d’ordinario vengono esposte agli scolari, e con le cose che restano pura oralità, perché non tutti sono in grado di intenderle. Mistrà è per Bessarione il punto più alto della verità che cercava.

Di lì a pochi anni, diventa abate, poi patriarca di Nicea: l’imperatore di Costantinopoli lo sta preparando al grande concilio di Ferrara-Firenze (1438-1439). Bisogna dire che la Chiesa di Roma voleva sotto di sé la Chiesa d’Oriente, l’Ortodossia. Quel concilio d’Occidente ha sicuramente finalità religiose, ma manifesta anche interessi politici. Giorgio Gemisto Pletone, membro del concilio, scrive un breve trattato sul platonismo, cercando le differenze di pensiero tra Platone e Aristotele.

Fallisce la unione tra le due Chiese.
La Chiesa di Roma è troppo legata al potere politico; ma anche in Oriente, gli Ortodossi hanno il grave problema della invasione dei Turchi. Aristotele è l’autorità massima in Roma, Platone non pare goda questo primato, perché la sua filosofia è sigillata e vietata.

Bessarione diventa cardinale di SRC, per nomina del papa Eugenio IV.
Siamo ormai oltre i quarant’anni del secolo. Il Niceno si adopera col papa Niccolò V alla ri-forma dell’Ordine basiliano. Predica la crociata contro i turchi. Chiede aiuti, ma solo Pio II riesce con il suo aiuto a formare la flotta contro l’Islam: la sua morte però sulla spiaggia di Ancona pone fine all’impresa (14 agosto 1464)..

Con Paolo II e Sisto IV le cose peggiorano.
Alla sordità dei principi europei si aggiunge il poco interesse alla crociata da parte dei ponte-fici. Bessarione comprende la situazione, e si volge alla cultura, dopo la caduta di Costantinopoli (29 maggio 1453). Lascia i suoi libri alla Marciana di Venezia.

Aveva fondato per l’insegnamento del greco due università: Messina e Padova.
Le sue missioni diplomatiche falliscono in Germania, Austria, Francia.

Ha nemico Giorgio Trepezunzio, da lui beneficato; ma pare che lo studioso umanista giochi le sue carte per fare soldi per sé e per la famiglia. Bessarione scrive opera capolavoro, In calumniatorem Platonis (1468).

Paolo II sospettando di tradimento gli umanisti, presunti rei contro il temporalismo della Chiesa di Roma, li fa imprigionare. Poi si fa chiarezza. Troppo tardi ormai!

Bessarione accoglie alla sua Accademia bizantini e italici. Ha sensibilità pastorale, studia San Tommaso, conosce perfettamente il latino. L’Ortodossia è la sua suggestione e tentazione. Ha ragione Lorenzo Valla di chiamare Bessarione il più latino dei greci e il più greco dei latini.

Venezia dà ascolto a Bessarione. E’ la Porta d’Oriente, la seconda Bisanzio. La forma di governo mista è quella giusta  per Bessarione, proprio come avveniva a Venezia nel Quattrocento.

Puntando sulla cultura, lascia il suo patrimonio di libri e codici (oltre mille) alla Biblioteca Marciana di Venezia. E’ convinto che i libri sono più temibili di un esercito schierato in battaglia, come appunto diceva l’umanista Leonardo Bruni, quasi un suo contemporaneo. 

Parma, 21 marzo 2011