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Pensieri e riflessioni di un uomo di teatro.

Sample ImagePremio Europeo di Arti Letterarie Via Francigena 2009 - Un itinerario di poesia, a cura di Rina Gambini.

Il volume raccoglie le poesie premiate del prestigioso concorso letterario organizzato, ogni anno, dal Centro Culturale il Porticciolo.

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DELFINA PROVENZALI

 

 

Era una eterna ragazza, Delfina… a volte di un candore e di una ingenuità quasi fanciulleschi, irreali, ed è questo certo il denominatore che più la accomunava a mia madre.

Se penso a lei mi viene in mente la fata turchina di Pinocchio o la madrina di Cenerentola, in versione leggermente più âgé: una donna minuta, ma forte; una nuvola colorata e delicatamente profumata; una specie di ninfa silvestre intorno alla quale danzavano le compagne muse Serenità, Gioia, Vitalità, Senno e Grazia.

Per lei non esisteva ostacolo che non potesse essere superato: riusciva sempre a trovare una soluzione per ogni problema, all’occorrenza faceva comparire la sua personale bacchetta magica, fatta di Caparbietà, Impegno, Perseveranza. Una roccia, sì, ma senza la durezza e la refrattarietà di quella!

Al contrario Delfina era una donna estremamente affettuosa, aperta e disponibile, generosa con gli amici… ricordo ancora con gioia tutte le occasioni in cui ci lasciò approfittare della sua bella casa ad Ibiza, che lasciava aperta a chi - come lei - volesse fare l’esperienza della meravigliosa sintesi di natura apollinea e dionisiaca che si incontra sull’isola. Era il suo modo di condividere il Bello con le persone che amava.

… Qualunque tentativo di resistere al suo charme avvolgente e suadente, qualunque sforzo per opporre resistenza alle sue richieste era destinato a fallire, perché Delfina sapeva conquistarti con un incredibile mix di forza e dolcezza… fino all’ultimo.

Ha concluso in un silenzio discreto e riservato una esistenza letterariamente costruita sulla riduzione delle parole al minimo irrinunciabile, su una limatura del linguaggio fatta di sottrazioni ed ellissi; questo labor limae l’ha condotta prima attraverso la parola taciuta per approdare poi alla parola muta, ancora più essenziale, scabra e ruvida come la pietra: le sue poesie parlano di vita, di amore, di natura, senza teoremi filosofici ma con nettezza quasi tecnica, scientifica, in un linguaggio che negli anni si è fatto sempre più “asciutto e roccioso” fino a generare una poesia “chimica e terrosa”, come ha scritto nella presentazione di Juvenilia il critico e poeta Gilberto Finzi.

Sono parole originali ed assolute, le sue, che assumono le sembianze di minerali e rocce che appartengono ad un tempo eterno, immobile.

 

Alessandro Quasimodo

 

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"Anna guarda avanti, e guarda al bene: sa che questo non è casuale, che deve essere perseguito e raggiunto, deve essere ricerca dentro di noi, prima di tutto, e poi negli altri, nei quali si deve individuare ciò che di buono hanno da dare. Se incontra il male, lo sente estraneo, il nemico da vincere con l’arma più efficace che possa esistere: l’Amore.

La poesia che nasce da questo atteggiamento non può che essere soave e limpida, permeata com’è di dolcezza e di tenerezza spontanea e sincera. Una poesia che sa donare emozioni aeree e delicate sensazioni di gioia interiore, come si sono dimenticate dai tempi dell’infanzia, quando si prediligevano i sentimenti autentici, genuini, puri.

Una poesia fuori moda? Si chiederà qualcuno.

Niente affatto, se mai una poesia che ricerca nel presente i valori del passato, ma quelli più vicini ad ogni individuo, quelli che più sono sentiti nel cuore degli uomini che non li hanno dimenticati. Come la poetessa, che li ribadisce senza alcun intento didascalico, ma soltanto con la volontà di perpetuarli."

dalla Prefazione di Rina Gambini

 

 Sample Image                                                                  La terra natìa ha ispirato, fin dai primordi, versi immortali ai poeti. Come non avrebbe potuto farlo una terra così ricca di bellezze, di storia, tradizioni, monumenti, come la Lunigiana, ad un poeta sensibile ed innamorato, quale Oreste Burroni?

Egli, che pure l’ha resa protagonista di tante liriche, è andato oltre il puro omaggio alla sua terra: ha concepito per lei un cantico, in cui tocca ogni aspetto, ogni sfaccettatura del territorio che va sotto il nome di Lunigiana Storica, inteso non come la sola valle che si estende dai piedi del passo della Cisa alla foce della Magra, bensì come enclave che abbraccia la medievale sede vescovile di Luni.

Borghi e città hanno uno spazio rilevante nello svolgersi del cantico, uno spazio descrittivo, che tende ad esaltarne le migliori caratteristiche ambientali e monumentali, ma non mancano personaggi del passato, che hanno fatta grande questa terra, e del presente, che ne portano avanti le tradizioni di cultura e di amore per i libri.

Un panorama vasto, che Oreste Burroni ha sviscerato, analizzato, ampliato con la passione che contraddistingue il suo operato di poeta, ma in cui, soprattutto, ha infuso il profondo affetto che lo lega ai paesi, ai monti, agli uomini di Lunigiana.

Il risultato di tanta fatica, però, è sicuramente esaltante: "Il Cantico della Lunigiana", sebbene di primo acchito spaventi per la sua lunghezza, appassiona e avvince il lettore, lo porta ad immergersi nel mondo di bellezza e di luce che lo contraddistingue. Non a caso, infatti, il poeta ha posto come sottotitolo "Il Poema della Luce": luce della storia, che investe i luoghi, teatro di millenari eventi; luce del cielo limpido di luoghi incontaminati; luce della poesia, che illumina i versi appassionati dell’opera; luce di una interiorità pura e partecipe, che è quella del poeta.

Rina Gambini

Roberto Miali

Sample Image Un libro che contiene due racconti, ma non due racconti qualsiasi, bensì due racconti d’amore. E ancora: non di un amore qualsiasi, ma di un amore molto speciale, totale e appassionato, eppure puro, unico, insostituibile. Un amore come tutte le persone al mondo vorrebbero vivere, un sentimento che riempie la vita, che esige un coinvolgimento senza esclusioni, ed allo stesso tempo coinvolge pienamente, tanto da non lasciare spazio a nessun altro bisogno, a nessun altro desiderio.
Questo in entrambe i racconti, che sono davvero assai diversi tra loro. Il primo, ampio, quasi un romanzo breve, narra una vicenda che vede due protagonisti di nazionalità, lingua, abitudini, estrazione sociale, molto lontane, che per un incontro fortuito si trovano a provare un sentimento reciproco che resiste alla rottura e alla lontananza, che non viene scalfito da altri incontri, altre passioni, avversità e necessità lavorative; pagine che si svolgono con dinamismo e con acuto sentimento del reale. Il secondo, al contrario, è un’introspezione che pare addirittura giovanile, tanto è ancora pervasa del sentimento etereo e limpido di chi non è stato ancora intaccato dal vivere; un brano più breve del precedente, ma assai più intenso e psicologicamente approfondito.
In uno stile raffinato, che va goduto nell’eleganza della parola e dell’uso dei modi verbali, in una concisione della descrizione e dell’azione ridotte all’essenziale, in una profusione di sentimento che sa contenersi senza mai valicare i limiti degli eccessi del languore o del patetico, questi due racconti, in cui si percepisce la frequentazione dell’autore del mondo nordamericano, rappresentano per il lettore un’avventura dell’anima e un’occasione per riflettere sugli imprevedibili moti del cuore.

Rina Gambini  

Sample ImageEllenico Borrelli - Gioco d'Amore

Ellenico Borrelli è poeta e narratore, ed è anche viaggiatore: nella poesia porta il gusto di narrare le proprie emozioni di uomo in viaggio nella vita, nella prosa quello del suo afflato lirico, in entrambe la sua vivacità intellettuale e l’irrequietezza che lo fa sentire “cittadino del mondo”. Borrelli, inoltre, è uomo immediato, spontaneo, dal carattere aperto, che sente il bisogno di comunicare con gli altri: per lui, quindi, l’esercizio della scrittura è uno strumento attraverso il quale meglio riesce a mettere a nudo il suo cuore. E ciò che emerge dai suoi testi, siano essi poesie o racconti, è la simpatia che nutre verso il genere umano, e che permane viva il lui al di là delle inevitabili delusioni e delle amare prese di coscienza. Egli, infatti, vede con chiarezza la degenerazione del mondo moderno, lo sfacelo della natura, i guai del materialismo, i compromessi della società, ma la sua fede nell’uomo non crolla, e il suo sguardo resta di un sereno, consapevole ottimismo.In questa raccolta di testi poetici e di brevi prose, che già nel titolo preannuncia il suo approccio alla scrittura (“Gioco”, perché non bisogna prendersi troppo sul serio, perché le cose fatte divertendosi sono le più belle, perché si deve conservare l’ingenua spontaneità dello svago infantile, senza per questo perdere di vista il presente; “d’amore”, perché con il sentimento più bello che esista l’autore si accosta all’arte e alla vita, al mondo ed ai suoi abitanti) Borrelli mette a nudo il suo animo, sia quando parla di sé che quando si abbandona alla fantasia. In effetti, lo scrittore pugliese (o, forse, lui preferirebbe “lombardo”, vista la sua lunga permanenza al Nord e il suo costante bisogno di ritornarvi) mantiene intatte le sue caratteristiche letterarie nei due generi, che danno voce a due “anime”, quella intimistica e quella fantasiosa. Due anime in perfetta sintonia fra loro, in quanto si compendiano e si risolvono l’una nell’altra. 

Dalla Prefazione di Rina Gambini

Sample ImageIldefonso Rossi Urtoler - Solo la Vita

Idelfonso Rossi Urtoler ha percorso, nella sua lunga carriera di poeta, tutta la gamma dell’ispirazione, fino a giungere a quel traguardo che lo fa riflettere sulla vita e sui suoi valori fondamentali. Vale a dire, giunge a questa silloge che, già dal titolo, preannuncia la sintesi di un percorso meditativo di grande interiorità: Solo la vita. Non che la vita appaia, come per incanto, nella sua lirica, anzi, vi è sempre stata presente, ne è sempre stata componente fondamentale.

Il suo è un percorso ininterrotto di poesia, che si sofferma su ciò che urge nel momento, sui temi che lo attraggono e lo spingono verso la stesura dei versi. Una raccolta all’anno, tappa mai definitiva, che si apre alla successiva in un continuum incessante di pensieri, sentimenti, ispirazioni pure e sincere. Fino a quest’ultima raccolta, che non conclude il percorso, ben inteso, ma compendia i cammini precedenti. Vi troviamo, infatti, la gioia, l’amore, la natura, e le riflessioni sulla vita e sulla morte, sempre con cuore attento alla fede in Dio. Vi troviamo i temi a cui il poeta ci ha abituato, ma sempre nuovi, rinnovati attraverso una mente fervida, uno sguardo lucido, un cuore sensibile.

 

“È singolare che in Italia, per ricordare, o meglio rileggere, un grande scrittore occorra, come conditio sine qua non, una ricorrenza, un anniversario che lo riguardi: i cento anni dalla nascita di Quasimodo, o di Gadda, i trent’anni dalla morte di Pasolini, e via di questo passo.

Mi chiedo, insomma, per quale ragione si debba attendere una scadenza temporale per tornare ad occuparsi di un certo autore che meriterebbe per la sua profonda forza creativa una costante attenzione.

È accaduto anche per Umberto Saba: nel 2007, per i cinquant’anni dalla sua scomparsa, si è verificato uno straordinario risveglio d’interesse per la sua poesia e si è riscoperta intatta la sua freschezza e la sua possibilità immediata di entrare in sintonia con la nostra sensibilità di oggi, quando con umiltà ci si ponga davanti ad una sua pagina scritta, per comunicare ad altri l’emozione che da essa scaturisce.

 

“Saltimbanchi dell’anima” ha definito Palazzeschi i poeti, rappresentando se stesso nell’atto di porre una lente davanti al suo cuore per mostrarlo alla gente, affinché possa vedere meglio dentro di lui... e chi più di Saba corrisponde a questa necessità? Chi più di lui tende al recupero di temi, situazioni ed emozioni private che, al contempo, rappresentano simboli dell’esperienza e del sentire universali?

La poesia di Umberto Saba va ben oltre la retorica e la pura tecnica, si spinge al recupero della “memoria” e raggiunge un livello di purezza assimilabile a quello che riconosciamo nell’estasi infantile.”

 

dall’Intervento “Amai la verità che giace al fondo” di Alessandro Quasimodo

 

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Roberto Miali - L'inquietudine accanto

 

Una personalità ambigua, un passato difficile, che non si palesa nello svolgersi del romanzo, ma resta in sottofondo, come un marchio indelebile; l’irrequietezza di un carattere che oscilla tra la morbosa curiosità e la dolcezza affettiva; il bisogno di esperienze “eccezionali”, l’ansia perenne di un vivere inappagato: queste le caratteristiche che contraddistinguono la protagonista del romanzo, perno di tutto lo svolgimento, sempre tesa verso la perfezione, artistica od affettiva che sia, cui fanno da contorno personaggi di carattere ed estrazioni variegati, molto al di sotto dei suoi bisogni interiori.

Il rapporto uomo-donna, generalmente sostenuto dall’opportunismo, e donna-donna, più spontaneo e condiviso, ma spesso ugualmente opportunista, assumono nuove dimensioni, con sfaccettature varie, all’occorrenza anche tragiche. E la figura della protagonista, difficile da penetrare, perché sfuggente ad ogni catalogazione, oscillante com’è tra bene e male, attraversa tutta la vicenda della trama con incertezza ed instabilità, fino ad acquisire, nel finale, una saggezza drammaticamente conquistata ed amaramente espressa, con una visione assolutamente disillusa della vita.

Un romanzo psicologico, dunque, “L’inquietudine accanto”, condotto con abilità da un narratore ricercato ed elegante, che, guardando in faccia, senza schermi né false illusioni, la realtà umana, la sa raccontare con il giusto equilibrio e la necessaria sobrietà.

 

                                                                                                                      Rina Gambini

 

 

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