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Bruna Cicala
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Note biografiche

Mi presento: sono Bruna Cicala e questo è il mio vero nome. Sono genovese e amo la mia città così come amo il mio essere ligure, schietta, chiusa e di poche parole. Sono affollata solitudine"...nei suoi liberi voli al confine dei sogni..." aperti al sole. Da appassionata lettrice a scrittrice in erba, è stato necessario un passo lungo oltre trent'anni e il cammino è irto di difficoltà, perché vorremmo che ogni lemma ci raccontasse come siamo ma nessuno corrisponde al vuoto che ogni parola caduta sul foglio ci lascia.

Bruna Cicala è genovese e l’anima stessa della sua città racchiude l’essenza della sua poesia un po’ chiusa e misteriosa, rude e affascinante.  Ti allontana e ti richiama a se, come i mille carruggi e le creuze che fendono alti muretti a secco, dove la solitudine contemplativa si stempera in malinconia. Dotata di grande fantasia, fin da piccola inizia un dialogo con la luna rendendola partecipe e complice dei desideri e dei sogni da realizzare. Inizia a scrivere negli anni dell’adolescenza per fotografare istanti ed emozioni da fissare nel tempo, questo traspare soprattutto nella sua poesia parca di parole e colma di metafore che imprimono vita e colore all’istantanea. Nonostante le priorità da rispettare, la passione per l’arte, il teatro e la poesia non è mai scemata e l’ha portata nel tempo a concentrarsi più sulla qualità che sulla quantità, in una continua ricerca della “sua perfezione”, la quintessenza di un’idea vista da infinite prospettive variabili e costanti al tempo stesso.

Vincitrice di primi premi nella sezione "poesia" di concorsi internazionali di prosa e poesia negli anni dal 2013 al 2017, è socio collaboratore dell’Associazione I Rumori dell’Anima e curatrice di numerose prefazioni.

Ha al suo attivo le pubblicazioni:

-          Silloge “Tra dune di lava antica” Edizioni I Rumori dell’Anima, 2015

che ha ricevuto segnalazione di merito al Trofeo Monterosi d’argento 2016”, l’inserimento in Ex-libris: per un viaggio in biblioteca, a firma Roberto Matarazzo, innumerevoli recensioni e inserimenti in blog e pubblicazioni.

-          Silloge “Tra rovi e pietre preziose” Edizioni I Rumori dell’anima, 2017, già segnalato per l’inserimento in Ex-libris: per un viaggio in biblioteca.

 

Pubblicazioni

 

 

Tra dune di lava antica

PREFAZIONE a cura del Prof. Dario Folchi

Non conosco Bruna. Prima di immergermi nei suoi versi conoscevo di lei le poche pagine autobiografiche in prosa che aveva scritto per esercizio in un corso di scrittura autobiografica.

Non parlo di poesia. Non mi muovo a mio agio in un universo dove regna un generale appiattimento culturale a un mondo autoreferenziale e anacronistico, dove in una via di mezzo tra un sofisticato gioco di specchi e un telefono senza fili si leggono sempre le stesse cose, sempre gli stessi riferimenti, sempre le stesse espressioni e metafore. Un mondo dove raramente si segue un concetto, si regalano emozioni autentiche, c’è una ricerca dietro il proprio lavoro, dove il messaggio veicolato è mortificato dalla forma o imbarazzanti linguaggi aulici sono messi esclusivamente al servizio dei virtuosismi lessicali degli autori.

Figlio di poeta, sono cresciuto abituato alla poesia. Fino ai 20 anni circa io stesso ne scrissi qualche decina, delle quali a distanza di quasi altrettanti anni ne salvo sì e no un paio. Poi l’abbandonai. Dolore per il richiamo a mio padre, insoddisfazione per le mie abilità, confronto con una comunità di poeti a cui sentivo di non appartenere. La prosa rimase la mia unica valvola di sfogo, e oggi mi riesce difficile ipotizzare ripensamenti.

Alla luce di tutto ciò, sono certo che vi sarà facile credermi se affermo che scrivere la prefazione a una raccolta di poesie è una cosa che credevo non avrei mai fatto. Accettai di valutare la proposta di farlo per questo libro scettico e preoccupato. Convincere un lettore con queste premesse non era facile per Bruna, né per nessun altro. E se leggendo i versi lo scetticismo è crollato, con quel magnifico stupore che solo un pregiudizio che si rivela infondato può regalare, la preoccupazione è in un certo senso aumentata, perché è una raccolta di pregio, e certamente un esperto e appassionato di poesia potrebbe introdurla con un’efficacia ben maggiore di me.

I parametri che valuto per giudicare una poesia non sono così particolari: forma, contenuto, tematiche, messaggio, originalità, incisività, capacità di suscitare emozioni, catturare attimi, porzioni d’anima del poeta e, quando si tratta di una raccolta, entrano in gioco anche considerazioni su come le opere sono state selezionate, l’ordine in cui vengono proposte, l’organicità e coerenza generale. Ovviamente, ognuno di questi aspetti incide nella valutazione in modo più o meno significativo, e al momento della lettura non mi concentro su nessuno in particolare, lasciando che siano i versi a suggerirmi il loro valore e la loro bellezza.

Trovo straordinario il modo in cui Bruna è riuscita ad appagare ogni mio razionale e inconscio bisogno di catalogare, giudicare, standardizzare, mettendo d’accordo ogni mia resistenza: Bruna è una poetessa.

Non so quanto della sua vita abbia dedicato a scrivere versi, quanta opera di cesello sia stata necessaria per conferire alle sue poesie quei caratteri di pulizia, essenzialità e incisività che posseggono, quanto abbia dovuto ragionare sull’ordine in cui proporle. Qualunque sia stato il suo modus operandi, ha dato vita a una silloge di altissima qualità, che merita un destino differente dal piccolo circuito di amici e parenti in cui spesso, e a ragione, restano confinate le poesie. Merita di raggiungere tante case, essere letta da famiglie intere, dove ognuno con la propria cultura e la propria sensibilità potrà apprezzarla su un piano differente.

Forse, sono gli elementi più cari e vivi in Bruna ad avermela avvicinata così tanto: silenzio, tempo, mare, contemplazione, nostalgia, amore, vita e morte, natura. La mia anima si è legata intimamente a quella della poetessa, e il mio immaginario si è sovrapposto al suo con piena compatibilità. Io, uomo di mare straziato da lutti e nostalgia, alla costante ricerca di un significato, diviso tra necessità d’agire, voglia di sparire, urgenza di comunicare e pudica difesa del mio mondo. Quanto t’ho sentita vicina Bruna, solo ora che stai leggendo queste righe puoi capirlo. Ti leggevo e mi vedevo adolescente in riva al mare, sugli scogli deserti di una Santa Marinella invernale, a farmi dettare dalle onde il ritmo dei pensieri, da trasporre in un grande blocco note dalla copertina pallidamente gialla, con le lacrime a macchiare l’inchiostro di testi già resi incomprensibili dalla mia terribile grafia. Una fortunata coincidenza, che ha fatto incontrare due persone affini? Certo, ci sono elementi di coincidenza biografica. Ma non credo che possiamo limitarci a questo. Sono intimamente convinto che l’empatia che è stata in grado di generare in me è solo in minima parte generata dal caso. Per la maggior parte, è dovuta alla capacità di Bruna di trovare l’universalità nel personale, cogliere il nocciolo del proprio vissuto particolare e del proprio pensiero unico e regalarli al lettore in opere così chirurgicamente efficaci da far specchiare l’anima di chiunque nei suoi versi. Una coincidenza costruita, volontariamente o meno non saprei, dall’autrice, con qualunque lettore.

Quando nelle premesse del primo brano “Perché scrivo”, Bruna sostiene di scrivere per sé, non compie né un atto di umiltà né di menzogna. Solo un gesto autentico e sincero come il poeta che affronta i suoi pensieri e li fissa su carta pensando solo a se stesso può portare a opere in grado di generare l’empatia che descrivevo. Azione che da sola non è sufficiente a creare versi di pregio, deve essere accompagnata da sensibilità, talento, conoscenza della lingua, della metrica, delle figure retoriche e molto, molto altro. Bruna possiede tutte queste doti e va anche oltre. Facciamole premettere la sua verità, dunque, ma non prendiamola  come un mettere le mani avanti nel caso la sua opera non piacesse, ma come una spiegazione di come faccia ad arrivare così vicina, autentica, evocativa al lettore.

Ho accennato agli elementi più vivi in Bruna e ho già citato il suo rapporto partecipato, sofferto col mare, che legittima il suo ricorrervi spesso, tanto metaforicamente quanto in ricordi evocativi e densi. Mare, sole, luna... entità abusate dai poeti, spesso al primo accenno a loro una smorfia di fastidio si impossessa della mia faccia, imprimendomi un’aria odiosamente ma inevitabilmente snob. In Bruna il mare è elemento cruciale e indissolubile di un’esperienza di vita, e questa sua autenticità rende vivi e pulsanti i riferimenti, abbatte ogni stereotipo sotto colpi violenti di cavalloni dei quali riusciamo a cogliere il vigoroso rombo, ci perdiamo nei placidi orizzonti che riempiono la vista di Bruna. E’ il mare, non il Mare. Non una vuota entità da usare per facili evocazioni, ma masse d’acqua pulsanti e roboanti che riempiono le narici di salsedine e brulicano di vita sopra e sotto la superficie. E’ un mare autentico, ma non per questo meno evocativo ed efficacemente allegorico.

Il mare è un cristallo di pietre
e aspri fondali
dove l'anima perde il presente,
ascolta, rinasce
in un giorno che è troppo breve.

Leggendo la raccolta però il primo elemento a colpire è il silenzio. Un rapporto col silenzio che l’autrice stessa s’abbandona a definire con scelta catulliana:

Ti prende, ti annienta,
ti urla
ti ama e asseconda
Lo odio.
Lo amo.

E’ silenzio doloroso, contemplativo, eppure così necessario, per fare ordine, chiarezza, per arrivare agli strati più intimi dell’anima. E’ un silenzio quasi mai assoluto, pneumatico. E’ un silenzio che è il vettore per dialogare con l’assoluto, composto dalla propria voce interiore e dagli elementi della natura, in un fraseggio stupefacente nella sua semplicità.

Ascoltare la voce
in ogni rumore
che striscia

O ancora

Fruscii di vento
sul  fischio  lontano

E’ un silenzio che spaventa quando diventa incomunicabilità.

Il silenzio della persona amata ferisce, quello dell'amico
inquieta, quello dell'amante è condanna, ma tutto è facilmente
ribaltabile in ogni ruolo.

E’ però un silenzio a cui Bruna non potrebbe rinunciare, anche se spesso è doloroso sinonimo di solitudine, condanna e salvezza che l’accompagna nel cammino, a cui con gesto catartico e liberatorio, anche se lacerante, non si sottrae.

Arrivano momenti in cui ci si rende conto che è necessario
ascoltare il silenzio.

Non meno interessante la ricerca portata avanti dall’autrice sul tempo. La sua nostalgia non è un vano rimpianto, non fa perdere di vista il presente, non toglie fiducia nel futuro. Bruna disgrega la costante del tempo, la frammenta in versi in cui i piani temporali si intersecano, comunicano, pulsano. Prolunga la vita dell’attimo passato e le dona eternità. Il presente che vive è la somma di ogni istante passato suggellato nel ricordo, che va a unirsi all’esperienza contingente e a un futuro che sa illudere e cullare.

Quattro passi per la strada
e ritrovi già il domani
con le scarpe sempre rosse
e la borsa troppo colma.

Quattro passi nella notte
e il ricordo sembra oggi
come un sogno già sfuggito
poco oltre l'orizzonte.

Quattro passi sulle scale
per un ritmo sincopato
di un domani mai vissuto
ma sognato e già goduto.

O come emerge da “E se?”, che dietro un titolo che richiama Kipling racchiude considerazioni sul tempo più vicine a certi versi di Follereau:

E...
se il mio tempo non avesse tempo.

O, e qui voglio chiudere gli esempi anche se ci sarebbero molti altri versi da citare sulla tematica, come ci suggerisce “Magia”

Cosa sono, cosa è stato,
oggi è ancora un altro giorno
da riporre nel cassetto
che non ha nessuna chiave.

Il tour nell’animo di Bruna è articolato ed emozionante. Partiamo dal suo mondo più intimo e introspettivo col primo gruppo di poesie, introspezione che sfocia nel letto del fiume del tempo che troviamo alla prima fermata. Proseguiamo con l’elemento che è tratto d’unione tra passato e presente, il mare, fonte di forza, vita, amore, coraggio, ma anche malinconia, orizzonti ignoti, possibilità non colte, impeto incontrollabile e minaccioso. Le poesie che seguono sono più descrittive, circostanziate, spesso dei preziosi e drammatici frammenti di vita evocati con poche e precise pennellate, con un universo del non detto complesso e definito. Viviamo con Bruna il suo mondo dove il tempo è relativo, come d’altronde la scienza ci dice che dovrebbe essere.

L'occhio si inganna, 
propone il miraggio di fragole acerbe
nel solito vaso ora vuoto,
nascosto tra l'erba già secca.
Tra le begonie, sul davanzale,
mi spia l'amica lucertola,
mi illudo sia sempre la stessa
per ogni estate che passa;

Il viaggio avvolgente e coinvolgente prosegue con le note tiepide e pullulanti di vita e malinconica speranza della primavera,  metaforicamente anche a rappresentare gli infiniti risvegli e rinascite che Bruna, come ognuno, si è trovata con meraviglia a compiere.

fruscio di fiori

introduce l'aurora

scroscia la vita

Primavera che è anche risveglio dei sensi, e i versi seguenti sono quelli che ci restituiscono le passioni di Bruna, la sua sensualità femminile, il suo donarsi all’amato, la sua ricerca della felicità e salvezza attraverso l’amore. E anche qui, il mare torna prezioso ed evocativo in più occasioni:

C'è l'onda che avvinghia

ghermisce ed innalza,

ti prende alle spalle

rubandoti il fiato.

Tra questi versi d’amore, mi ha colpito particolarmente una quartina, per forma e potenza:

Nulla lascia sterile questa terra acerba.

Siamo solitudine affamata

eppure in fuga

verso gli opposti.

Ultima tappa del viaggio nel mondo di Bruna, una mai banale, spesso sperimentale e divertente, raccolta di pensieri e opere che definisce “pensieri sparsi”. Tra raffinati giochi di parole, momenti rubati alla sua vita, divertenti quadretti sul rapporto con tecnologia e internet, Bruna, proprio come farebbe un romanziere o uno sceneggiatore, conclude l’opera con un anticlimax in grado di farci terminare il viaggio con un sorriso e il cuor leggero. Senza però rinunciare a essere, fino all’ultimo, incisiva e in grado di generare riflessioni ed emozioni.

Per quanto la frase del titolo sia molto musicale ed estrapolata da una poesia molto valida, personalmente non l’avrei utilizzata perché contiene la parola “antica”, che legata a una raccolta di poesie rimanda l’immaginario del lettore a un sottobosco poetico un po’ stantio, uguale a se stesso, continuatore di una mediocre tradizione che ingrassa l’elenco delle opere poetiche pubblicate senza ragione d’esistere. Se mi state leggendo, per fortuna non vi siete fatti scoraggiare da tale richiamo poco attraente per molti, e l’avete correttamente interpretato per quel che è: fascinazione per l’antico, riflessioni sul tempo, rispetto e interpretazione del passato, ma espressi in un’opera decisamente moderna.

L’elemento vincente di Bruna, del suo modo di scrivere, è proprio la modernità della sua opera. Originalità, profondità, sintesi, sperimentazione. Niente suona come antico o stereotipato nella poesia di Bruna, mai si nota sterile autocompiacimento nelle sue parole, anche i versi più ben scritti sono al servizio di un’urgenza narrativa. Solitamente, in una silloge le poesie memorabili sono una percentuale bassissima, anche di quelle degli scrittori immortali passano al vaglio dei ricordi davvero poche. Qui me ne sono rimaste nel cuore a decine, e se ne scorderò ben presto la maggior parte delle parole per limiti di memoria, la sostanza e le emozioni che sono state in grado di suscitarmi resteranno vive e rinnovate nel tempo.

Bruna sarà ogni silenziosa figura femminile che scorgerò seduta in riva al mare fuori stagione. Senza guardarci ci sorrideremo complici, senza parlarci ci racconteremo storie di nostalgie e speranze, in un flusso del tempo impetuoso e incostante. E il rombo delle onde, che tutto riplasmano e niente distruggono, ci farà meno paura.

Dario Folchi

 

 

Tra rovi e pietre preziose (dove il sogno si consuma)

Prefazione a cura del Prof. Dario Folchi

L'ha rifatto. Due anni e mezzo fa c'era una Bruna emozionata, timida, a tratti quasi nel panico, svuotata dall'atto creativo sfrontato e coraggioso, eppure così necessario, della pubblicazione della sua prima silloge, “Tra dune di lava antica”. Eravamo dietro le quinte di una presentazione del libro, in una vera e propria cucina domestica là dove non te l'aspetti, in una stanza in fondo a un corridoio in un bel circolo culturale, e nel segreto di quel luogo surreale mi raccontava dei suoi timori, dei suoi ripensamenti, di quanto l'esperienza l'avesse svuotata. Troppe emozioni accavallate, la sensazione di aver messo il punto a una fase creativa lunga una vita intera, il vuoto dell'ispirazione.

Era un libro potente il suo, non sarebbe stato facile, dopo aver messo il punto a un periodo così ampio, ricominciare da capo in un'opera successiva. Il foglio vuoto la perseguitava, e avrebbe continuato a farlo ancora per un po' di tempo. Ma non troppo a lungo, perché quando la passione e il talento sono straripanti come in Bruna è solo questione di tempo, e il fiume di parole riprenderà a scorrere, più tumultuoso e roboante di prima. Lo sapevo, glielo dicevo rassicurante, forse lei non mi credette, lì per lì, ma a soli due anni e mezzo da quella presentazione stringo tra le mani la sua nuova raccolta di poesie, stavolta non la sintesi di una vita, ma della Bruna nuova, che a talento e passione ha aggiunto vette di consapevolezza su un piano ancora superiore.

Anche stavolta, Bruna ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio fantastico, quello nei meandri dei suoi mondi: il mondo onirico, il mondo reale, il mondo sentimentale, e a ogni passo che compiamo è in grado di stupirci con versi puliti, puntuali, incredibilmente curati nel linguaggio, vividi nell'immaginario che rievocano, tanto in modo diretto quanto con metafore mai banali e scontate.

Per essere una brava poetessa non basta saper scrivere, e Bruna lo sa fare molto bene. Bisogna avere una sensibilità superiore, un'educazione alla riflessione, al cogliere le piccole sfumature della vita e delle sue leggi, un occhio che sappia sgretolare montagne e incantarsi di fronte alle piccole cose. Bisogna avere pazienza, costanza, senso estetico. Bisogna sapersi mettere in gioco e superare limiti e ostacoli, senza pudori compiacenti, assecondando solo quelli dettati dalla propria natura. Bruna fa tutto questo in quest'opera, sa fare tutto questo, è tutto questo, e molto di più.

Anche stavolta la visita guidata nell'universo di Bruna è agevolata dall'autrice, che ha fatto un encomiabile lavoro nel selezionare ogni poesia, metterla al posto giusto, ordinare il tutto per categorie che rendono la raccolta avvincente come un romanzo, coerente come un saggio.

Versi, tanti, alcuni impetuosi, altri delicati, sempre dotati di anima e corpo, sono intervallati da alcune riflessioni e piccoli frammenti di prosa e sono impreziositi da acrostici.

Una prima sezione è dedicata al viaggio, inteso come spostamento, cambiamento, metafora dell'umano percorso, ma anche come saliscendi emozionale e umorale. C'è l'inquietudine, la gratitudine, la voluttà, l'insoddisfazione in queste prime poesie, e tanto amore, dato e negato, tradito e confermato.

La seconda parte è dedicata anche stavolta all'elemento che più caratterizza l'immaginario di Bruna, donna ligure, abituata al linguaggio codificato delle immense distese d'acqua che hanno accompagnato le fasi salienti della sua vita. Il mare torna a essere protagonista, un mare carico di misteri, promesse, forza, a volte solitudine, malinconia, a volte portatore di ricordi, nostalgie, inattese sorprese. Moti irregolari o placidi, sempre da scoprire e assecondare, come quelli dell'anima di Bruna.

La terza parte raccoglie versi dedicati al tempo. Tempo passato, frammenti di ricordi, ma anche riflessioni e fotografie dal presente, fantasie sul domani. Un tempo interiore, così raramente coincidente con quello scandito dalle lancette. Un tempo inafferrabile, crudele, capace di dilatarsi all'infinito nei momenti peggiori e sfuggire tra le dita nei momenti di felicità, un tempo che ci strappa ricordi, o li sublima, non sempre dandoci la possibilità di scegliere cosa conservare.

La quarta parte è una raffinata e profonda riflessione sulla poesia, un omaggio all'arte amata e rispettata da Bruna, che non sempre si rende conto di quanto importante sia il proprio contributo, quanto il suo gesto d'amore sia ricambiato e viva in una relazione intensa e profonda.

Le parole che introducono la sezione esprimono alla perfezione la visione di Bruna sulla poesia, il suo approccio, la sua spinta:

La poesia si nutre di parole e d’immediatezza emotiva, la poesia non è

retorica e non è un dizionario dimostrativo di parole “alte” o un'accozzaglia di

sillabe assonanti a caso.

Parole che non posso che sposare, e che farei leggere a chiunque si volesse cimentare nell'arte del componimento poetico.

La quinta parte, in un crescendo di emozione e vibrazioni, è incentrata sulla tempesta. Tempesta come elemento naturale, tempesta come modo tumultuoso e di cuore di affrontare la vita.

Nella sesta parte, la dedica è ai fiori, da sempre elementi ispiratori per i poeti, che trovano in Bruna significati, forme, colori, odori nuovi, vividi e inaspettati, in grado di sorprendere e ammaliare, in giochi sinestetici preziosi.

Chiude la silloge una raccolta di undici haiku, undici gemme incastonate in un gioiello prezioso, dove l'essenzialità del componimento e la pulizia lasciano senza parole il lettore, che ha il privilegio di vedere da quelle poche parole aprirsi un ventaglio di sensazioni e rimandi personali, che lo metteranno in sintonia con l'autrice.

In una sorta di appendice, che appare più come un omaggio ai suoi più cari e stimati amici che come un autocompiacimento, Bruna ripropone versi che le sono stati dedicati da altri poeti, che la stanno accompagnando in questo straordinario percorso di crescita artistica, come Paola Bosca, Claudia Piccinno e Alba Corrado.

Se “Tra dune di lava antica” ha rappresentato un esordio sorprendente e brillante, in “Passeggiando tra rovi e pietre preziose” Bruna è riuscita non solo a non tradire le alte aspettative che c'erano su un suo secondo lavoro, ma a dimostrare una maturità, tanto stilistica quanto di pensiero, che ne fanno una poetessa piena, consapevole, godibile.

Oltre cento poesie appena lette, e comincio ad attendere trepidante di leggerne altre cento.

Lasciatevi prendere per mano da Bruna, è una guida amabile ed esperta, e i viaggi che offre non deludono mai.

Dario Folchi