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Annalisa Rodeghiero
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Note biografiche

Annalisa Rodeghiero, nata ad Asiago (VI), residente a Padova, laureata in Scienze Biologiche, Docente di Matematica e Scienze.

Ha pubblicato:

“Percorrimi tutta” per Art & Print, 2013

“Di spalle al tempo” per Venilia Editrice di Natale Luzzagni, 2015

È presente in LEUCADE Antologia poetica a tema IL PADRE, curata da Nazario Pardini, Edizioni Enoteca Letteraria in collaborazione con IPLAC, 2016Si sono occupati della sua poesia: Nazario Pardini, Sandro Angelucci, Stefano Valentini (Nuova tribuna letteraria), Roberto Mestrone, Maria Grazia Ferraris, Francesco Mulè.

Collabora con riviste letterarie nazionali con recensioni, note critiche e testi poetici.

Nel 2015/16 ha ricevuto con la silloge “Di spalle al tempo”, numerosi riconoscimenti con Premi della Critica e della Giuria in Concorsi Nazionali e Internazionali. Per l’inedito è spesso rientrata nella terna dei vincitori.

 

Opere e recensioni

 

ANNALISA RODEGHIERO. DI SPALLE AL TEMPO.VENILIA ED. PADOVA. 2015. Pp.116. € 12,00

Mi è stata donata brevi manu, dalla stessa autrice, Di spalle al tempo: la raccolta di poesie che Annalisa Rodeghiero pubblica per i tipi di Venilia Editrice, con prefazione del Direttore de “La Nuova Tribuna Letteraria”, Stefano Valentini.

Premessa necessaria per comprendere appieno il valore aggiunto della pagina stampata, dell’oggetto-regalo e, dunque, della gratuità con la quale chi scrive elargisce la parte più vera di sé al destinatario della propria attenzione.

Ben predispone – tutto questo – ad una lettura partecipata, che favorisce una non comune e particolare trasmissione del pensiero. Ciò nonostante occorre ancora un altro passo, di stretta competenza dello scrittore; occorre che quest’ultimo abbia saputo – precedentemente – mettersi in contatto con il suo io più profondo.

Un passaggio indispensabile, che la Rodeghiero non solo compie, ma di cui ci dà sicura testimonianza fin dalla prima delle liriche qui contenute e forse, chissà, posta appositamente in apertura al testo.

Sto parlando di Perdermi senza un perché; nella strofa centrale si legge: “Io sono altro da me / e non so dirmi / perché fino a tal punto / e come e dove / mi sia persa. . .”

C’è un evidente senso di smarrimento ma lo stesso è largamente ricompensato dalla consapevolezza di sentirsi differente dal solito; voglio dire che il dolore (perché dalla sofferenza nascono i versi citati) permette l’estraniamento, che potrebbe sembrare un perdere l’orientamento ed è, invece, un ritrovarsi, un percepirsi “frammento di un sogno / smarrito nel tempo.”

In Trovami – poco più avanti –: “E adesso cercami / in questa solitudine / non mia, / nel profondo del mare / dove il raggio non arriva, / sulla vetta più aspra / dove l’aria è rarefatta. . .”; non è indicativo, decisamente esplicito, il “trovami”, il titolo voluto per questa poesia?

Ma veniamo al tema centrale del libro: l’amore; un amore, però, anch’esso rivissuto e non ricordato – come apparentemente, ancora, si sarebbe portati a pensare –; un amore che si palesa nel momento, quasi paradossale, in cui perde definitivamente ogni sembianza: “Ormai lo riconosco, / non ha più volto, / né un nome.”

Di nuovo didascalico il testo di pag. 89: “Inconoscibile amore / non svelarti / ai miei sensi avidi / prima che in me / muoia il giorno.”

Non una richiesta di concretezza, piuttosto un’istanza di mistero; non un bisogno di mera pacificazione ma un delirio costruttivo, foriero di tutto e del suo contrario: “Non l’avevi capito! / l’intera gioia voglio. . e il pianto intero.”

Il riferimento ad un interlocutore è costante, dall’inizio alla fine, ma non se ne rivela l’identità: “. . . il “Lui” che sembra tornare ripetutamente ad essere innesto di nuova linfa, gemma verde che impreziosisce il tronco – scrive, in quarta, Roberto Mestrone – altri non è che l’“Amore” dai cento volti...”

Essere Di spalle al tempo, allora, offre due grandi vantaggi – molto acutamente evidenziati da Stefano Valentini: primo, mantenere quello “stupore bambino” che, sempre, darà spazio alla fantasia; secondo, volgere le spalle al divenire così che mai lo vedremo, prematuramente, “andar via”.

Sandro Angelucci

 

N. PARDINI: LETTURA DI "DI SPALLE AL TEMPO" DI ANNALISA RODEGHIERO

Una poesia snella, fluente, armoniosa, duttile che sa sintonizzarsi con gli abbrivi emotivi. Vi ho trovato un dispiegarsi di euritmiche sonorità, una pluralità di slanci sentimentali che coinvolgono ogni aspetto del vivere: il tempo, la memoria, quel senso di saudade che fa bene al canto, e l’amore, quello totale, plurimo, che volge lo sguardo alla vita, al Cielo, alla terra, al sociale, ad astra.  Già dalla poesia eponima a pag. 66 risalta chiara la poetica della Rodeghiero: parole in un velo di silenzio, tace l’ultimo tormento, primavera mi sento.  C’è una storia, la coscienza della fragilità dell’ora e del giorno, e soprattutto l’intento di guardare avanti in attesa di una primavera che rinnovi la vita. Anche se il bagaglio prezioso del memoriale è lì pronto o a  farsi alcova in cui perdersi per sottrarsi alle melanconie del presente; o a ricordare che il tempo, nel suo improrogabile cammino, non tiene conto dei nostri numerosi perché:

Il ricordo percorre l’anima.

A volte la devasta

ma è pur sempre

preziosa eredità.

Un “poema” che si affida ad una comunicabilità linguistica basata su verbi che spaziano oltre il senso comune del lessico. Verbi che allungano il tiro per sintonizzarsi ad un animo zeppo di abbrivi da confessare. Si ricorre a figure stilistiche di ampio respiro, ad allusioni figurate che dànno colore alla visività delle immagini. Spesso il canto è frutto di rielaborazione e di decantazione. Sono tante le note che, rimaste da tempo a covare in sordina, tornano a vita in spartiture di generosa effusività; di urgente resa connotativa; anche se un velo di tristezza, che non trabocca mai in pessimismo o in becera lamentatio, fa da leitmotiv al percorso della plaquette:

Nessun giorno nasce

ed io non esisto

su asfalti bagnati

trascino il cammino.

la foglia caduta

non trova il suo ramo (Foglie morte ad Alda Merini).

 

Ma è al dolore, alle lacrime dell’anima, che sembra attingere la Poetessa per un realismo intimistico e lirico di efficace resa:

Quando l’anima piange

i versi scorrono come lacrime

ma la poesia danza

tra due labbra

tra due labbra che si sfiorano (Ma la poesia).

 

È lì che l’anadiplosi delle due labbra offre consistenza ad una architettura poetica che spesso beneficia del motivo classico-odisseico del nostos, nostoi. Andate e ritorni che dànno corpo ad una storia di forte intimità esplorativa:

Seguendo i venti

a te ritorno

perché a te

ero destinata (A te ritorno).

Eros e Thanatos mettono del loro in questa versificazione, rendendola umana, fortemente umana, e dolcemente complessa come d’altronde è la vita:

Volgo anch’io lo sguardo

a chi mi dona

un giorno nuovo da vivere

e si piega su di me

con amorevole carezza (Preghiera all’alba).

 

Ti amo,

te lo dico così,

di primo mattino… (Ti amo).

E come è presente un impegno storico-sociale, un mordace ricordo delle vittime di Auschwitz, così è sentito e fortemente vissuto l’amore plurale; quello alla madre, a Marco, agli affetti più sacri. E, al fin fine, a dominare su tutto sembra sia proprio questo  nobile sentimento con cui la Rodeghiero si diletta raccontandocelo con diversi usi metrici; con diverse estensioni emotive, dacché è quello che alimenta la vita, la sacrosanta vicenda a cui la Poetessa offre tutta se stessa affidandola all’altare della poesia. E lo fa con una padronanza prosodica di tutto rispetto: poesie in metrica  (anche un sonetto non classico), senari, settenari, ottonari, novenari. E versi, se pur liberi, inanellati in armonie liriche di piacevole assonanza.

 

Nazario Pardini

 


Poesie

 

UNA MADRE LO SA

Lo senti?

E’ muto il dolore del silenzio

questa notte.

Come se l’universo

non avesse la risposta,

come se il grembo

non avesse  voce

nel richiamare a sé, le stelle.

-Lo so- ci vorrà un urlo

più forte ancora

di quello con cui ti ho messo al mondo.

Servirà graffiare

la terra fino alle sue viscere.

Ma una madre lo sa

come si arriva al nucleo,

come si partorisce

la vita dalla morte.

 

DELIRIO

(ovvero tutto e il suo contrario)

 

Allora dimmi, c’è un modo di amare?

Un più, un meno. Un forse, un casomai.

Un più in là, un giorno, un tempo.

Un per sempre, un mai.

Un intero. Una metà.

 

Ma se tu non avessi scritto,

se io fossi stata fuori.

Ma se prima, se poi.

Se lei fosse stata distratta,

se tu per caso altrove.

 

Se quel giorno, se mai.

Se fossi stata prima,

se fossi stata l’ultima.

Se non fossi passata di là.

 

In questa vita. In questa morte.

Io più di te, tu più di me.

E io mi nascondo e tu corri.

Ma io ti avevo detto e tu pure lo sapevi.

In questo andare, in questo venire.

 

Non l’avevi capito!

l’intera gioia voglio… e  il pianto intero.

da Di spalle al tempo Venilia Editrice di Natale Luzzagni (2015)

 

ERANO DISTESE DI LAVANDA

Come se niente fosse

sempre su corolle appena schiuse

ulula obliqua la tormenta e strappa.

Erano distese di lavanda al sole

a inebriare il grido dei voli.

Deliranti il tutto pieno

e il niente.

Cosa cercavi allora

quando mi invitavi al sogno?

Nei sogni la felicità spesso s’infrange.

E se d'eterno

fosse stato il bisogno,

non nei voli d'ali

imporporate a festa,

dovevamo noi cercare

ma in quell'essere noi angeli

in altra dimensione.

 

DI SPALLE AL TEMPO

Di spalle al tempo,

a parole che non torneranno,

chiuse ormai in un velo di silenzio,

oggi tace anche l’ultimo tormento.

 

Di spalle al tempo,

soltanto sola tutta mi comprendo,

oltre i miei occhi,

sghembi ad altri sguardi.

 

Primavera divento spalle al tempo

e pianta mi sento

e frutto e rosa e mano preziosa

che su candida pelle si posa.

 

da Di spalle al tempo Venilia Editrice di Natale Luzzagni (2015)