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Anna Maria Pes
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Note biografiche 
 

Anna Maria Pes è nata e vive a Cagliari; ha insegnato nella scuola media statale e soltanto da pochi mesi è in pensione, potendo finalmente godersi il tempo da dedicare alle sue passioni artistiche: infatti opera in campo artistico dal 1978 con lavori ad acquerello, incisione e ceramica, e in campo letterario dal 1998. Da quel momento le sue poesie sono state pubblicate in riviste (SILARUS – Battipaglia; POESIA – Crocetti Editore) ed antologie di numerose case editrici e di associazioni culturali, mentre ha al suo attivo la pubblicazione di una silloge poetica “Trasparenze” ad opera della Ibiskos Editrice Risolo, ed un’altra, “Solo sentire”, per la stessa casa editrice. Numerosi anche i riconoscimenti ed i premi conseguiti in concorsi nazionali ed internazionali, in ogni parte d’Italia.

 

Note critiche 
 Lo stile poetico dell’autrice cagliaritana è molto originale e moderno: rifugge dall’eccesso di aggettivazione, isola la parola in modo da attribuirle significato proprio, utilizza immagini concise, talvolta asciutte e scabre, per lasciare all’immaginazione e all’emozione del lettore lo spazio interpretativo. È evidente la tensione di ricerca che la anima, così come appare ormai consolidato l’esito di tale ricerca e la buona riuscita della sua sensibilità lirica. L’ispirazione trae spunto, come spesso avviene, dalle piccole cose quotidiane, che muovono una serie di emozioni sottili, talvolta prorompenti, che trovano una via di comunicazione soltanto nel verso. E i versi di Anna Maria Pes sono quasi sempre brevi, come sono brevi le sue composizioni: un modo evidente di tenere sotto controllo il sentimento, perché la misura è la condizione essenziale del suo poetare.

 

Recensioni

 

“Parole ripiegate e chiuse in sé, annotate e percorse da brividi ignoti, su paesaggi non sereni, ma anche parole salde su un futuro di cui non si ha spavento, e luci terse distese su campi nitidamente suggeriti. È questo un primo avviso che viene dal libro “Solo sentire” e che non intende definire, battezzare, circoscrivere, quanto suggerire, indicare, i sensi possibili della vena poetica di Anna Maria Pes, così come essa si manifesta attraverso la parola, la scansione metrica, la punteggiatura. Fili non necessariamente riconducibili ad unità, ma che si allungano attraverso i sentieri dell’anima, tutti, con un remoto avvio, e un approdo...”

 

MARIA PES BOCCHINI – dalla Prefazione a “Solo sentire” – Ibiskos Editrice Risolo

 

 

Letture

 

  Al pub

(con Graziella) 

Abbellisco la mia tristezza

con le grottesche

corrose dalle intemperie

della vita

quotidiana finché

non cala il sole.

 

  San Giovanni Rotondo 

Raggi di sole estivo

di un giorno qualunque

d’autunno

accompagnano un viaggio

                        speciale

 

Paure reali

di tecnologie avanzate

scompaiono

                        ali d’angeli

sostituiscono il metallo

 

Terra povera e deserta

impreziosita e dissetata

dallo Spirito Divino

                        di un umile saio

 

Alba fredda e tenebrosa

rischiarata

da tremule fiammelle

e preghiere mute

della prima Messa

 

Pietra bianca e maestosa

incastonata nella rupe

Rifugio per chi

                        inerme

si affida alla Provvidenza

 

Via Crucis

                        Sommessa

Tra i viali

Verso l’Immenso.

 

  Dalla panchina 

Il vento soffia leggero

cadono le foglie

alita ricordi, memorie

d’altri tempi.

 

La formica trasporta briciole

come madre che assicura

il giorno.

 

Bimbi allegri corrono

giovani donne guardano

temono.

 

La ghiaia scricchiola

al passaggio di vita

il sole debole appare

filtrato dalle stanche fronde.

 

È tardi, devo andare.

 

  26 Dicembre a Cagliari 

Gli pneumatici saltellano sul lastricato

mosso e rimosso dalle alterne Amministrazioni

lentamente percorrono il lungomare e i palmizi,

ruderi tra i bianchi gazebo aperti agli ultimi guadagni,

danno ombra a vecchie panchine che appoggiano

guardrail di nuovi tragitti in autobus

il sole riscalda il porticato e anziane coppie

alla ricerca di un passato vivace e signorile

colli di volpe avvolgono chiome

fresche ancora di parrucchiere

 

Salgono il colle verso la Statua che indica

e il Castello che ammiro,

un automobilista contromano

rievoca il passato senza traffico e le prime Fiat

lusso per pochi

 

Ridiscendono e sovrastano il mare che brilla

lasciano il Bastione ultimo baluardo

di un tempo ordinato ma sofferto

e vanno verso il progresso

Ma serrande abbassate, unico bar

in fila per un caldo caffé fumante,

mancano i bimbi nella piazza, stanchi

dal ricco Natale, mancano i giornali,

manca il caos della vita affannosa.

 

Oggi vado in compagnia di me stessa.

 

    10 Agosto a Nebida 

Luccichio di stelle

riflesso su mare increspato

diamanti su corpo di donna

 

Profumo salmastro

su pelle di bagno notturno

riversa sull’umida sabbia

 

Amplesso di sensi

nel solitario capanno

di un fiordo d’Agosto.

 

 Mio padre 

Ti ho visto chino

aspettando la ripresa dal malore

per mantenere la promessa

di una giornata al mare

 

Ti ho visto chino

sotto gli occhi della luna

tra il canto dei grilli

e i giochi d’ombre di un giardino

sperando nel domani

 

Altero e forte

dinanzi alle frustate della vita

per assicurare il futuro dei tuoi figli

Severo e immobile

davanti a me sessantottina

ribelle e incerta di vita nuova

 

Ricordi di vissuto

scomparsi in fondo al pozzo

del tempo che riemerge

se non con le ferite, le regole

valori ancora saldi

messaggeri perenni

ma oggi forse vani.

 

 Quando Michele dormiva 

Quando Michele dormiva

dopo prime fatiche di vita

proteso su nuovo mondo

candore di pelle

su bianca batista

 

Orfeo conduceva il suo carro

amniocentesi astrale

contrapposta a realtà

sconosciuta

 

Avviava su polvere d’oro

i suoi passi

che in clessidre raggianti

scivolavano lenti

acerbi e ignari

di nuovi percorsi.

 

Sinfonia d’archi fiati

cori angelici soffusi

lentamente affievolivano

i melodiosi suoni

 

nel viaggio del risveglio.

 

 A mia madre 

Forse quel sorriso

che ho sempre cercato

Forse non l’ho visto

nella volubilità del giorno

profusa nel tempo

laconico e perenne.

 

Con sguardo smarrito e passo incerto

tra suoni e voci di nuove generazioni

curiosamente avanzi in platea:

al tuo sorriso velato le mie poche parole

“Grazie di vivere”.

   

 

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Fiera del Libro di Torino, 2006
Da sinistra a destra: l'editrice Antonietta Risolo, Alessandro Quasimodo, Anna Maria Pes, Rina Gambini