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Paola Grandi
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Note biografiche

Paola Grandi, bolognese di nascita, residente a Torino, è laureata in Economia e Commercio e in Ingegneria Elettronica. Progettista di automatismi e ricercatrice per compagnie internazionali, ha contribuito agli studi sulla diffusione elettromagnetica con lavori presentati in congressi scientifici. Nonostante gli impegni legati al mondo della produzione coltiva da sempre l’arte: lo studio del pianoforte, sotto la guida della Maestra Gemma Baudissone, presso la sede di Torino del Centro Didattico Musicale Italiano, e la scrittura, che sono per lei lo sfogo dell’anima. Narratrice e poetessa, ha pubblicato le raccolte di liriche “Vicolo delle ginestre” e “Metropoli ed oltre”; il dramma “Cronaca di un contagio” e i saggi “Interdipendenza di massa e potere nell’opera di Elias Canetti” e “Lettere al padre non recapitate. Kafka e Keopardi”. Nella Rivista di Formazione e Cultura “Vernice”, ha pubblicato “Jack London, Il vagabondo delle stelle: Nietzsche e lo yoga reale di Patañjali rivisitati”; inoltre è presente in molte antologie. Ha vinto moltissimi premi in Concorsi Nazionali ed Internazionali.

 

Note critiche

 

Che la scrittura sia una componente fondamentale della vita dell’autrice si percepisce dal costante entusiasmo che emana dalle sue opere, siano esse in prosa o in versi; perfino nei saggi, in genere opere di approfondimento, si sente la sua vivace e appassionata partecipazione. La cultura variegata, e sempre approfondita, e la passione letteraria sono gli strumenti di una scrittura abile ed articolata in usi appropriati delle singole tecniche artistiche. Ella, infatti, si adatta perfettamente al tema che si propone di trattare, ed anche quando compone versi, lo fa con assoluta proprietà di forme e di linguaggio.

Sobrietà ed intensità sono le caratteristiche emozionali della sua scrittura, mentre quelle formali sono da individuarsi in un attento e ponderato utilizzo della parola e dello stile, sempre consono, come si conviene all’eleganza dell’opera scritta, a quelle che sono le regole fondamentali dei generi affrontati nel momento.

Se gli studi l’hanno portata verso la concretezza dell’indagine e la meticolosità della descrizione, l’ispirazione artistica la induce a creare istanze emozionali intense e sincere, senza mai dimenticare la base culturale che ne forma il substrato.

 

Letture

 

Giorno verrà

 

Giorno verrà che ci potremo incontrare

per leggere nelle pagine del tuo diario

accorati pensieri di interiore solitudine

destinati a coloro che alla fonte

della tua stessa bevvero malinconia.

Giorno verrà che percorreremo le viottole,

immerse nella penombra di salici e ontani,

della nostra comune esistenza impossibile.

Recherà il vento lo stormire di pini marini

e di mughetti una bianca fragranza;

incorrotto il tuo viso corrucciato e soave,

le viole apriranno i loro timidi occhi

ai raggi di un’alba che sarà senza fine.

 

Un senso sereno di attesa pervade questa gentile e bella lirica, in cui la poetessa esprime la sua fiduciosa speranza che si realizzi la sua aspirazione al nuovo incontro. La natura rigogliosa, pervasa di profumi e di colori, fa da ideale cornice all’immaginazione che spazia nel futuro, colmandolo di gioiosa e trepida apprensione. Le scelte linguistiche e ritmiche denotano una consuetudine poetica che porta fluidità ed appropriata espressività.

Da “Antologia Via Francigena 2008”

 

 

 

L'altrove

 

Non ci accoglie Trieste con tripudio di fiori

col bell’agio di case patrizie, di balsami e pini,

sotto un pallido cielo che ad oriente s’indora

di flutti un’inquieta distesa ci offre cangiante.

 

Grigie riposano le statue su portali e terrazzi

di barocche austere facciate corrose dal vento,

all’estremo di strade tra strette mura affossate

mesta lampeggia un’obliosa striscia di chiaro.

 

Quella tensione ad un altrove carezzevole e amaro

era del tuo sguardo pensoso un riflesso ammaliante

quando solo e senza letizia la tua città contemplavi.

 

Però a qualcuno i luoghi di tua giovinezza struggente

le pieghe degli aridi colli che abbracciano il golfo

gli indicibili tratti rimandano del tuo puro sembiante.

 

Il mio ragazzo

Il mio ragazzo nei chiari mattini di festa

viene a trovarmi con un mazzo di fiori

mia sorella corteggia per farmi arrabbiare

e dopo il pranzo mi porta fuori a ballare.

 

Il mio ragazzo gioca a fare l’aviatore:

assieme partiamo su di un monoplano,

dai raggi di luna tra ripide gole guidati

e pareti rocciose in Vienna atterriamo.

Il mio ragazzo sempre mi giura che m’ama,

ma vuole avvenente e gentile farsi guardare

brama infido e curioso cento bocche baciare.

Il mio ragazzo ha parcheggiato i suoi sogni

in un borgo lontano straniero al mio cuore:

scrive poesie e nel sonno mi viene a cercare.

 

 

 

Giovanile passione

 

Sei assorto

da un pensiero che ti tormenta

o che ti sorride.

 

Vorrei assorbire

ogni istante della tua vita,

vorrei penetrare la tua anima,

vorrei averti in me,

come io mi possiedo.


Ma la tua persona mi separa

da te come un muro

e mi dice che esisti

ma che non sei per me.

 

Paola Grandi ha pubblicato, oltre alle poesie, anche un interessante testo in forma di dramma dove si alternano prosa e poesia, quest'ultima quasi sotto forma di coro declamatorio, al modo greco: Cronaca di un Contagio, editore MEF L'Autore Libri, Firenze. Qui di seguito, la copertina ed una recensione di Carlo Alfieri.

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La lettura di Cronaca di un Contagio, di Paola Grandi, non è un’esperienza banale, né comune. Ci sono molte cose, nel libro, che balzano all’attenzione del lettore: la forma di tragedia greca in un contesto urbano moderno, suscita stupore. Poi quella forma di antifonario intellettuale tra la proclamazione di alti principi morali e la banalità del male, per dirla con Hannah Arendt, che turba il “lettore medio” e lo pone in crisi di fronte alla propria capacità di comprendere appieno ciò che sta leggendo. La banalità del male include il sesso problematico, il lavoro difficile, le sopraffazioni del sistema, la vita agraE poi lei, la Metafora, che impera su tutto il tessuto narrativo e declamatorio: la situazione che viene descritta è reale? O è la metafora di un’altra cosa reale, o la metafora di qualcosa che avrebbe potuto essere e che non è stata e che forse non sarà mai? Siamo di fronte ad un attacco di saudade portoghese, una nostalgia anteriore di un futuro che percepiamo oscuramente come irrealizzabile? E il comunismo? Aleggia sconfitto sulla trama, rimpianto dai protagonisti come un amante perduto, oppure odiato, nel profondo, come un amante traditore? Le chiavi di lettura sono molte, problematiche, attorcigliate su se stesse, come la doppia elica del DNA: un DNA figlio di molte mutazioni, alcune spontanee, altre dolorosamente subite, come una clonazione innaturale ed inutile di un OGM. Il pensiero ritorna ad una famosa frase di Thomas Bernhard, che si percepisce come personaggio occulto, come convitato di pietra, del testo: "Es ist alles lächerlich, wenn man an den Tod denkt" [Tutto è ridicolo, se paragonato alla morte]. Da questo DNA nasce una storia convulsa, coinvolgente, intrinsicamente assurda ed allo stesso tempo così semplice. Una lettura, dunque, che lascia il segno.

Carlo Alfieri


 

 

9 gennaio 2009

Altre poesie di Paola Grandi, due copertine dei suoi nuovi libri, e nuove recensioni.

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PAOLA GRANDI, poesie

Anno nuovo

C’è qualcosa di inquieto che indugia

sull’anno nuovo tra vapori arrivato

di nebbie che non sfumano ai raggi

freddi di un sole incerto e lontano.

Falso ottimismo per dare spettacolo

di personaggi inneggianti al futuro,

zuccherini lanciati per tacitare le voci

di assiderati sotto tettoie di fortuna.

Sugli schermi di un mondo fittizio

volti lisciati da un benessere ipocrita

ad un pietismo si atteggian mendace.

Si riaprono armadi da tempo serrati,

ne escono fuori rinsecchite cantaridi,

salutano l’alba del privilegio rinato.

 

Quando a fine Gennaio

Quando a fine Gennaio

dal grigiore sciolto invernale

il cielo di rosso si infiamma

e l’aria tersa e frizzante

ha un pungente alitare

di primavera precoce,

levando in alto lo sguardo

per un momento ti perdi

in quell’etere limpido,

divenuto sostanza lucente

sottile e leggero volteggi

nello spazio infinito,

da una delizia sommerso

che ti priva di ogni memoria.

Dio della vita possente,

del nostro corpo padrone,

Kama, sei tu che al fulgore

ci sottrai dell’eterno volere

e nelle spire ci avvolgi

della nostra terrena prigione.

 

Porto Venere

Della rupe scoscesa l’aspro sperone

i denti frastagliati protende

verso il turchino nitore del mare.

Pigro adagiato sulla scogliera

il corpo brunito lambito dall’onda

con occhi scruta ardenti di Eros

un pescatorello i naviganti all’approdo.

La chiesa arroccata sul picco

che dal pelago pare sulla pietra scolpita

dello scalo esibisce alla vasta spianata

un bianco e verde di strisce decoro.

Screziato borgo di case svettanti

di vetusta fortezza alle mura addossate,

in vicoli da alte pareti adombrati

avvincente tripudio di taverne e botteghe.

Sull’acrocoro invita a salire

la luce cristallina e dorata

che assieme ai cangianti sfumati colori

dell’acqua del golfo nei cuori si effonde:

per l’istante della creatura trovare

sospeso dallo scorrer del tempo,

per l’incanto mirare di compiuta natura

che in pensiero l’eterno risolva.

Le ignare statue dell’altura sul bordo,

tra le rovine di un coraggioso passato,

non sono turbate dal ronzio dei motori

della macchina bellica nell’eter librata

che dirimpetto alla costa a puntare si esercita

del tristo suo cargo le armi letali.


Recensioni

“La poetessa Paola Grandi, che conosciamo come valida scrittrice con una forte passione civile e morale, espressa in un linguaggio fascinoso e simbolicamente deciso, mostra anche in questi testi antologici le qualità che la distinguono e che non sono in contrasto tra loro, anzi si congiungono armonicamente in una poesia fondamentalmente torturata, ma non priva di aperture di serena bellezza.”

RODOLFO TOMMASI – da “Letteratura italiana contemporanea” – Edizioni Helicon

 

“Una poesia, quella di Paola Grandi, che sotto l’apparente veste di pura liricità cela la denuncia di una società opulenta che ignora il disagio economico ed esistenziale degli umili e degli oppressi. Una denuncia, certo, ma anche una presa di coscienza degli inganni della politica, dell’indifferenza della società, dell’egoismo degli uomini. Resta, e si esalta nella sua solitaria potenza, il sentimento di giustizia della poetessa, quel suo protendersi verso gli altri, pur nella consapevolezza di una inevitabile sconfitta. Per contro, alta, maestosa e perfetta, si erge la natura, che ignora le bassezze umane, benché tentino di piegarla, e si impone per la sua armonia e per la sua forza consolatrice. Nonostante questa presenza, peraltro sempre distaccata dal tormento degli uomini, restano alla poetessa il senso di disagio esistenziale e la malinconia della propria impotenza. Per questa varietà di motivi “Vicolo delle ginestre” si presenta come una raccolta di versi stimolante alla meditazione, rivolta ad un pubblico maturo ed attento a ciò che la realtà circostante ci impone di accettare.”

Motivazione della Giuria per il Terzo Premio Libro Edito di Poesia al Concorso LE RIVIERE 2002

 

6 Febbraio 2010

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