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Maria Grazia Vacchina
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Note biografiche

 

ImageMaria Grazia Vacchina, novarese di nascita, è, a tutti gli effetti, una autentica valdostana, per elezione e per professione. Già Difensore civico della Regione Valle d’Aosta, Coordinatore della Conferenza nazionale dei Difensori civici delle Regioni e delle Province autonome, membro del Consiglio direttivo dell’E:O:I: - European Ombudsman Institute, Presidente della Commissione mista conciliativa U:S:L:-Valle d’Aosta, Sovraintendente agli Studi della Valle d’Aosta, Presidente rifondatrice della C.R.I.-Croce Rossa femminile valdostana, Secrétaire Générale e Présidente de l’A.O.M.F.-Association des Ombudsmans et Médiateurs de la Francophonie, svolge attività culturali in qualità di Segretaria nazionale e Prersidente valdostana dell’A.I.C.C.-Associazione Italiana di Cultura Classica e di Presidente del Circolo valdostano della Stampa. Tiene conferenze e relazioni congressuali pubblicate in Atti e Riviste scientifiche; organizza conferenze e convegni e ne pubblica gli Atti; è Membro e Presidente di Giurie di Concorsi letterari. Laureata in Lettere classiche e in Giurisprudenza, ha al suo attivo un centinaio di pubblicazioni storico-giuridiche e letterarie, tra cui spicca l’ultima, “Viaggi dentro e fuori”, del 2007; è membro di una trentina di Accademie culturali nazionali ed internazionali, ed ha ricevuto un centinaio di riconoscimenti ufficiali. 

 

 

 

Note critiche 

La sua prosa fluida e ricercata, che si orienta verso una comunicazione di alto profilo letterario, ma di presa immediata, percorre il sentiero della tutela del patrimonio umano e sociale, e della testimonianza dei valori più illustri della nostra tradizione nazionale e regionale. I suoi testi, da leggere con estrema attenzione per le sottili sfumature di messaggi etici che ne scaturiscono, forniscono messaggi ricchi di informazioni e di note interiori. Le esperienze professionali, gli interessi personali, le emozioni e le suggestioni affettive ed ambientali, si amalgamano a dare vita a pagine colme di coinvolgenti annotazioni e di suggestive emanazioni di sentimenti, cosicché si può affermare che ella, colta scrittrice, che non dimentica mai i suoi amati studi, non si abbandoni al freddo realismo, che pure potrebbe scaturire dalle sue descrizioni, ma prediliga una elegante e ben articolata prosa poetica.

Definire l’opera della Vacchina come esclusivamente in prosa sarebbe estremamente riduttivo: ella, infatti, spesso affida anche alla poesia i suoi sentimenti e le sue più intime emozioni, attenta alla struttura, come si conviene alla sua preparazione classicistica. Sono liriche profonde, ben meditate, ma sincere nella loro apparente immediatezza, che cela il controllo linguistico e formale cui la poetessa le sottopone costantemente. Poesie dell’anima, ed anche della mente, che non dimenticano le lezioni imparate a scuola, ma le superano con una stretta attinenza al presente personale e sociale.

 

Recensioni 

 “...Dalle pagine del libro emerge una netta presa di posizione contro i continui conflitti che dilaniano il mondo e contro il dilagare di quella strategia del terrorismo culminata negli atti dell’11 settembre. Come sottolinea Ilaria Grassi nella sua recensione al libro “è la fede in Dio a sorreggere la scrittrice nel suo fitto peregrinare, a volte appesantito da pericoli ed imprevisti non sempre piacevoli, che non riescono comunque ad intaccare la Fede e la speranza di potere, un giorno, cambiare le cose, mentre il ricordo per i cari rimasti nella sua terra, l’adorata Valle d’Aosta, l’accompagna in ogni sua nuova esperienza...”

Da “Tribuna Novarese” – 21 settembre 2007

 “Un libro ‘itinerante’, un delizioso diario che minuziosamente descrive i sapori e i paesaggi sublimi dei luoghi che l’autrice ha visitato, non per scelta, come fra le pagine più volte ribadisce, ma per necessità lavorative. Ogni Paese ed ogni civiltà suscitano nella scrittrice emozioni e forti sentimenti che ‘scuotono l’animo e le ossa’. Fra le parole, che sono intrise di poesia, non mancano riferimenti alla politica... L’amore per i bambini e la solidarietà femminile la spingono ‘oltre’ in questi viaggi, in cui riveste la carica di ‘difensore del cittadino’ e visita posti che non rientrano nel suo prefissato itinerario per scorgere occhi nuovi e donare il bene che abbiamo dentro, perché ‘quanto è meraviglioso il dare più che il ricevere’!...”

Da “La Gazzetta” n° 7 / 8 , 2007

 “...”Viaggi dentro e fuori, poesia del ricordo di un difensore dei cittadini”, opera che la Vacchina ha dato alle stampe nell’aprile 2007, è una raccolta che lascia un segno indelebile soprattutto per il contenuto che va oltre il racconto, oltre la narrazione, infatti in ogni pagina, in ogni vicenda c’è soprattutto l’estro culturale dell’autrice che evidenzia l’importanza del rapporto umano... Lo stile diaristico rafforza l’aspetto contenutistico aprendo immagini solari e dialoghi interiori. Un rapporto particolare, quello della Vacchina, con la società. Infatti è sempre pronta ad intervenire per risaldare l’unione tra gli uomini, un vero e proprio cammino che si apre al lettore svelando stati d’animo, esperienze e osservazioni...”

ENZA CONTI – “Il Convivio” n° 4 – Ottobre – dicembre 2007

 

“Maria Grazia Vacchina è una donna straordinaria. È testimone del nostro tempo precario e turbinoso, tempo che vive con grande partecipazione e di cui coglie aneliti e speranze. I suoi interessi sono molteplici ed essi derivano dalla molteplicità dei suoi incarichi... Maria Grazia Vacchina non è una che riempie carte per il gusto di riempirle: inseguendo amori e disamori secondo le mode degli umori-malumori... ha solida confidenza con le parole...”

LUIGI PUMPO –  “Fiorisce un cenacolo” - 31 ottobre 2007

 

“Nelle esperienze vissute dalla Vacchina ci sono sempre incontri con nuovi personaggi, ma anche con nuove situazioni personali e geografiche, ambientali e storiche, che propongono poi un ricordo indelebile lungo il sentiero esistenziale delle proprie attività giornaliere. In questa prospettiva la memoria diventa lo scrigno prezioso del passato ed il ricettacolo della vita vissuta....

ORAZIO TANELLI – “Il Ponte Italo-Americano” – Settembre- Ottobre 2007

 

“... Maria Grazia, dalla amata e a lei familiare Parigi al misterioso e doloroso Brasile, ci offre una bellissime serie di incontri, di pittorici quadri e di civili attestazioni, sempre attraverso capitoli poetici, talora anche brevi, ed in una prosa ritmica, com’è ‘in questa Lituania d’aprile, tra raggi di timido sole e spruzzi di neve diffusa. Chiese unite a due e a tre...’. ...”

ANTONIO BRUNELLI

  

Letture

 

 

La mia valle

 

Lasciatevi alle spalle la città ed entrate con noi in una Valle antica, resa ora più allettante dalle facili vie di comunicazione e dai servizi efficienti, da sempre carrefour internazionale per naturale elezione. Abbiamo bellezza uniche e maestose da offrirvi, tradizioni gloriose e gelosamente conservate da aprirvi: quel fascino indefinito e indefinibile, impalpabile e realissimo, che segna l’inizio di un amore, con gelosia. Farsi prendere dalla Valle d’Aosta significa incominciare un’avventura che affascina ogni giorno di più e che il ritorno in città non vale a spezzare: un filo rosso nella nebbia e nel caos della vita quotidiana.
Perché la Valle d’Aosta e non un’altra valle o qualunque luogo, a seconda dei gusti e degli affetti? Perché la Valle d’Aosta ha quello che hanno tutti i paesi del mondo e qualcosa di più: il fascino del mistero. Lasciatevelo dire da chi è arrivato bambino in Valle desiderando in cuor suo di uscirne presto, da chi è giunto senza volerlo – magari per lavoro – pensando ad un ripiego momentaneo, da chi è capitato – chissà perché – qualche giorno in vacanza. In Valle d’Aosta si arriva spesso per caso, quando per caso non si nasce, ma è impossibile staccarsene: un cordone ombellicale lega sempre, anche quando si esce per necessità o per ribellione.
 Vogliamo tentare con voi un itinerario nuovo e insieme antichissimo: la scoperta di una terra e di una gente, un incontro insomma che sempre cerchiamo, in ogni ambito del nostro vivere. Un incontro con il bello, con gli altri, con noi stessi anche e con il silenzio: perché non si può vivere senza incontrarsi e anche la solitudine è necessaria per preparare questo abbraccio.
C’è una valle centrale in cui si respira profondo, segnata da due nastri che si intrecciano: un fiume e una strada. Ti senti assorbire da essa, sorretto come sei dalle montagne che ti fanno ala senza costringerti, guidato da quei due segni luminosi che sembrano ammiccare, promettendoti, sul finale, il senso di una storia misteriosa e affascinante in cui sei coinvolto da protagonista. Se ti lasci prendere, sei di colpo a Courmayeur e poi, superata la tentazione di entrare prima in una e poi nell’altra delle due ali terminali, se ancora ti afferra la vertigine del fondo, sei d’un tratto a Chamonix, attraverso quel buco nero che ti ha risucchiato, miracolo della tecnica o – forse – magia della barriera più maestosa del vecchio mondo.
Ma se sfuggi alla voglia di conoscere subito la fine della storia e ti fermi per un attimo soltanto a guardare a destra o a sinistra all’imbocco della valle, un’altra vertigine ti prende: la voglia di vedere tutto, la paura di non cogliere qualche opportunità, quella sensazione unica che provi quando – ne sei certo – l’oggetto del tuo sguardo è proprio ciò che da sempre hai atteso.
Noi ti veniamo dietro, perché un gusto e l’altro devi saziare: e l’appetito ti verrà mangiando.
Attento: qualunque via tu prenda, qualunque sentiero ti attiri, non saprai scegliere tra una buona bevuta paesana, l’ammirazione per il silenzio rustico dei montanari, il richiamo di un castello, il dialogo muto con gli animali, gli alberi, i fiori, il gioco dei colori e dei rumori.
E Aosta, che pure incrocerai sempre, ti passerà tra le dita senza che tu te ne avveda: sarà triste la vecchia signora se tu non la prendi in giusta considerazione, impreziosita com’è dalla intatta struttura romana, dai gloriosi monumenti medioevali, dai reperti megalitici persino, moderna ed efficiente, da sempre ombellico culturale, politico ed economico e, oggi più che mai, incrocio di razze e di popoli. Ma il nuovo, il diversi di cui hai bisogno è soprattutto fuori, e tu esci con garbo dalle sue braccia, ti inchini cortese con abile mossa di minuetto, e te ne vai, preso da altri richiami...

 

A Roma e ritorno, quante volte


Se fai tanto e dimentichi quelli di casa, hai fatto nulla o poco più. E così per l’Italia mi sono mossa, su e giù per lo stivale, per lo più nella capitale, quasi sempre sul volo valdostano, a risparmio dovuto di tempo e risorse, per le scuole di montagna che sovraintendevo, prima, e, poi, per quella difesa del Cittadino che è ben ravvicinata in Italia, quando c’è, ma che in tanti luoghi non c’è, creando problemi cui volevo e dovevo provvedere.
 Fino a quando, avendo la responsabilità di coordinare questi sparsi tasselli, ti metti in testa di collegarli tutti e di renderne efficiente e sussidiaria la presenza, di ogni tipo, dovunque sia. E, non ostante i litigi feroci in cui i latini son bravi, ce la fai, dopo anni in minoranza (tu sola e donna a volerlo), a far desiderare ai colleghi regionali di lavorare insieme, piccoli e grandi in apparenza, perché forse i piccoli – come vuole un martire valdostano, vedono di più e meglio.
Pranzo veloce, quando si può, per parlare ancora con i colleghi e per la gioia del collaboratore di turno, nel più bel cielo del più bel paese del mondo, che ti colpisce solo quando si è visto tanto attorno, tra un viaggio e l’altro, senza trovare un Cervino più Cervino, appeso com’è lassù, o una capitale che regga al confronto.
 Poi via in auto, ripassando i segni grandiosi di un antico impero che hai conosciuto e amato sin dai tempi di scuola, ma ti prende sempre come fosse la prima volta, e che i Romani offrono così, senza metterlo in mostra, persino quando si tratta del Colosseo o di San Pietro, tra una battuta e l’altra, tra mangiate e bevute, in allegria, nell’aria scanzonata della capitale, dove i taxisti si preoccupano più di evitare come generi i “laziali” che quelli di pelle scura e sanno giudicare i Politici come nessuno, perché, si sa, la gente impegnata si lascia andare in vettura.
Non è Parigi, insomma, che pure è bellissima, ma dove tutto è programmato, imposto, organizzato: anche il potere, come ho visto per l’Africa nera (guai a chi si ribella, oggi come ieri), mentre gli abitanti della bella Roma ci scherzano su sul potere di un tempo, ben sapendo che non è più se la storia è eredità, sì, ma anche ricordo, senza nostalgia.

Da “Viaggi dentro e fuori” – Ibiskos Editrice Risolo – Aprile 2007 

 

Eredità (A mio padre)


Mite e cocciuto
come un bambino
hai sognato una vita

Come inattesa disdetta
il pessimismo del male
ha sfiorato soltanto
le tue spalle piagate
mentre l’occhio
fissava lontano
il trionfo sognato

Neppure un lamento
hai lasciato cadere
Ed è questa tua fede
la mia eredità

 

Donna oggi

Tra fiori che non colsi
e luci che non chiesi
sta scivolando la vita
Ma lo stupore rimane
e la voglia di vedere
e rivedere i volti cari
si fa carezza sul mondo
che il gesto della mano
coglie e regala

Finché venga la Vita
a colorare promesse
e nostalgie sul ritmo
di un tempo che
non muore.

Maternità 

Se tu fossi arrivato in frotta
come rondini sotto il tetto
non avresti riempito
la mia vita come
fai di forti gridi

Dovevi essere solo
e portare come in
dono il tuo destino

Primo e unico
forse per me
Ma divino

 

 

Alcune pubblicazioni di Maria Grazia Vacchina

 

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Il nuovo libro di Maria Grazia Vacchina, pubblicato da Le Edizioni del Porticciolo, Collana La Bitta. 

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Racconti di vita  

(Dalla presentazione di Rina Gambini) 

... questo libro... nasce occasionalmente dal conseguimento, per la Narrativa Inedita, del Primo Premio nel Concorso Fortezza di Castruccio 2008, con il racconto che apre questa raccolta, ma è maturato attraverso l’idea di pubblicare un volume, in cui « Una coppia d’altri tempi » potesse fare da fil rouge per un percorso di « testimonianza », nel senso sopra indicato.*Attraverso episodi della sua vita, appunto, l’autrice ripropone quei valori che le sono cari, e che ritiene di dover custodire, ma non come patrimonio personale, bensì come condivisione con altri. Le figure potenti dei nonni, della zia suora, del suo maestro, il Cardinale Michele Pellegrino, ma soprattutto i luoghi formativi, la cascina, l’aia, la chiesa nei campi, le montagne, la valle, assumono nei racconti i ruoli incisivi di protagonisti di una maturazione interiore, che porta alla comprensione dei popoli diversi ch’ella ha incontrato nella vita adulta, di donna impegnata nella cultura e nella società. Figure e luoghi emblematici, come emblematici saranno quelli di paesi esotici, dei quali sarà capace di cogliere l’essenza, non la superficiale esteriorità turistica, fondata sul gusto della diversità.*Inutile ribadire che l’esperienza della lettura di questo libro di racconti travalica ampiamente i limiti del mero passatempo, immette, senza soluzione di continuità, nella dimensione del messaggio etico, non per questo tedioso o ponderoso. Complice, una scrittura agile, che cela la raffinatezza del dettato sotto una apparente immediatezza, capace di entrare in diretto contatto con il lettore, quasi in una simbiosi tra anime. Dote che è certamente innata nella scrittrice aostana, ma che è indubbiamente stata coltivata, eletta a scelta letteraria, e potenziata dalla lunga felice militanza nel campo delle lettere, mai però, finalizzate a suo uso esclusivo, bensì, piuttosto messe al servizio degli altri. 
 
 
24 Febbraio 2012
 
Una recensione pubblicata dal Corriere della Valle, Aosta, 23 Febbraio 2012, sul nuovo libro di Maria Grazia Vacchina "Ancora Racconti" 
 
 

Corriere della Valle 20.12.2012  Un articolo su Maria Grazia Vacchina
  
   

 

2 Febbraio 2013 Una recensione di Maria Grazia Vacchina del libro "E la luna mi disse..."  di Josè-Daniel Solorzano Aragon