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Cinzia Della Ciana
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Note biografiche

Cinzia Della Ciana

Nata a Montepulciano (Siena) nel 1964, consegue la laurea in giurisprudenza nel 1988 ed esercita la professione di avvocato in Arezzo dal 1991, dedicandosi prevalentemente alla materia del diritto di famiglia e del diritto del lavoro.

Da sempre appassionata di arte, dalla letteratura alla pittura alla musica, parallelamente all’Università ha studiato pianoforte col maestro Carlo Alberto Neri del Conservatorio Morlacchi di Perugia.

L’‘opera prima’ di narrativa è Quadri di donne di quadri (raccolta di racconti incentrati su figure femminili), edita settembre 2014 da Narrativaracne, con la prefazione di Andrea Matucci, docente di letteratura presso l’Università di Siena: il libro è stato premiato a Parigi con il “premio della giuria” al Concorso Internazionale di Letteratura Word Literary Prize 2015; nonché gli è stata conferita una "segnalazione di merito" al Premio Tagete 2015 presso la Sala dei Grandi  di  Arezzo il 26.11.15.

Con il racconto Lacrimosa è stata tra i vincitori di “Racconti nella Rete 2014” e premiata al Festival di Luccautori; il racconto è stato edito da Nottetempo nell’ottobre 2014, all’interno dell’omonima antologia, a cura di Demetrio Brandi.

Riceve menzione d'onore al Concorso Internazionale di narrativa “Le grazie - Portovenere”, proprio con il racconto inedito Luce, il 4.10.15.

Le è stato assegnato in data 3.4.2016 il “Premio della giuria” per la narrativa inedita per l'opera Grumi sciolti al Premio Internazionale Città di Pontremoli 2016; nonché in data 20.3.2016 la “menzione d'onore” al Premio Internazionale Città di Cattolica Pegasus 2016 con il racconto inedito Canne d'organo.

Si è classificata seconda, per la sezione poesia inedita, alla 41esima edizione del Concorso Internazionale del Premio Casentino 2016, Presidente di Giuria, Prof. S. Ramat, l'11.6.2016.

Nel maggio 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo Acqua piena di acqua, Ed. Effigi, postfazione di Andrea Matucci. Il libro allo stato ha ricevuto i seguenti riconoscimenti:

1) premio speciale "Pianeta donna" al Premio Internazionale Montefiore 2016 (presidente di giuria Hafez Haidar) il 25.9.2016;XXX2) 2^ classificata al Concorso Internazionale Le Grazie - Portovenere 2016, Presidente onorario di giuria Alessandro Quasimodo il 2.10.2016.

 

Opere e note critiche

Cinzia Della Ciana

Quadri di donne di quadri

Aracne editrice

 

 

 

 

 

 

 

Cinzia Della Ciana

Acqua piena di acqua

Effigi 2016

Dopo una fortunata raccolta di racconti, “Quadri di donne di quadri” (Aracne 2014), Cinzia della Ciana ha pubblicato recentemente un romanzo, dal titolo “Acqua piena di acqua”, che è la libera traduzione dell’espressione russa per “fiume in piena”. Ed è in effetti una trama che scorre proprio come un fiume attraverso la vita di tre donne, madre figlia e nipote, fra memorie, dolori, ansie, speranze e voglia di vita. Un romanzo familiare, dunque, ma non nel senso tradizionale del termine, perché la scrittura più che descrivere e raccontare analizza, indaga il pensiero delle tre protagoniste, e ogni fatto narrato appartiene alla loro soggettiva ricostruzione e al loro ricordo, a una memoria spesso dolorosa che rischia, negli anni, di trasmettersi come ossessione; da questa è necessario liberarsi, e il romanzo costruisce una faticosa e orgogliosa ricerca della pienezza della vita, che infine si troverà: ogni fiume, qualsiasi sia il suo corso, arriva al mare. Questo focalizzarsi su una tematica intimamente femminile, e questo non uscire mai, o quasi mai, dall’ottica delle protagoniste fa sì che anche il tempo narrativo non sia quello tradizionale di un romanzo familiare, lineare e continuo, ma intermittente, che sembra all’inizio tornare indietro quanto la narrazione va avanti, per poi procedere velocissimamente verso l’epilogo; pur coprendo un’estensione temporale di tre generazioni, e quindi di alcuni decenni, la trama del romanzo prende vita infatti dall’evento centrale, a cui tutto poi si riferirà: una morte teatralmente drammatica e non facilmente spiegabile. Da questa sorta di “buco nero” che tutto concentra partono fili di memoria, indietro a scandagliarne le premesse, avanti a lottare disperatamente contro un’ossessione che sempre rinasce, come lottare contro un fiume che tende continuamente a impaludarsi e fermarsi in gorghi: il narratore annoda e tende sapientemente questi fili, mai abbandonando la metafora dell’acqua come vita che torna nei titoli di tutti i capitoli, nei continui riferimenti del pensiero ossessivo delle protagoniste e infine nell’ultima bellissima poesia in cui, come nel capolavoro di Elsa Morante, “Menzogna e sortilegio”, la voce narrante è finalmente libera e autoriflessiva. Né stona questo finale passaggio al verso, perché in ogni pagina lo stile di una scrittura che, affidando al pensiero soggettivo il ricordo dei fatti, non narra o indica ma evoca, e per questo sconfina spesso in un tono lirico, più adatto a dipingere le emozioni che gli eventi da cui tali emozioni nascono: uno stile dunque che spinge spesso il lettore a soffermarsi sulla costruzione della frase, sul ritmo, sulle immagini metaforiche, sull’assonanza stessa delle parole. Ed è proprio in questo contrasto fra l’ansia di arrivare alla soluzione di ataviche ansie, quasi si trattasse di un giallo in attesa del suo scioglimento, e la lentezza quasi meditativa che questa scrittura impone che sta il grande fascino di questo libro: un romanzo da leggere e rileggere.