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Francesco Viola - Azzurrina di Montebello
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CRONACHE DALLA ROMAGNA


AZZURRINA   DI   MONTEBELLO

UNA LEGGENDA ATTRAVERSO I SECOLI

(di   FRANCESCO   VIOLA)

 

 

Romagna solatìa, dolce paese

cui regnarono Guidi e Malatesta,

cui tenne pure il Passator cortese,

re della strada, re della foresta.

(Giovanni Pascoli)

Romagna, terra di briganti e di … fantasmi!

Nelle mie più che cinquantennali frequentazioni romagnole, spesso ho avuto modo di imbattermi nei ricordi e nei racconti delle tragiche e dolorose vicende di famosi briganti, come Stefano Pelloni, detto il “Passatore” (“Stuvenèn d’é Pasadòr”), oppure di negromanti e di alchimisti accusati di stregoneria ed eresia, come Giuseppe  Balsamo, meglio conosciuto come il conte Cagliostro, il cui cadavere, dopo la sua morte, scomparve misteriosamente dal “pozzetto”, la cella, della fortezza di San Leo, in cui era rinchiuso, e nella quale accadono ancora oggi fatti inspiegabili.

 

La Romagna popolare mantiene viva, per tradizione, la memoria dei suoi briganti, dalla fine del Quattrocento a tutta la prima metà dell’Ottocento, circa. Possiamo ricordare, tra gli altri, Alfonso Piccolomini, Sebastiano Bora, detto il “Puiena”, Tommaso Rinaldini, detto “Mason d’la Bona”, Michele Botti, detto “Falcone”, Antonio Cola, soprannominato “Fabrizi”, Antonio Ravaioli, detto il “Calabrese”, Angiolo Lama, detto il “Lisagna” e anche lo “Zappolone”, Giuseppe Afflitti, chiamato “Lazzarino”, nonché il notissimo Stefano Pelloni, detto il “Passatore”. Le loro bande operavano tra le Legazioni Pontificie e il Granducato di Toscana. Inutile dire che fecero tutti una bruttissima fine, o impiccati, o uccisi durante scontri a fuoco con le forze dell’ordine. Tuttavia, tra la popolazione romagnola sopravvive il mito del brigante buono, amato dal popolo, che ruba ai ricchi per donare ai poveri e che, in tal modo, realizza quella giustizia sociale e quella giusta ripartizione del reddito che lo Stato oppressore nega alle classi sociali più miserevoli.

 

La Romagna inoltre è tutta pervasa dalle inquietanti presenze dei fantasmi. La possiamo considerare come la regione d’Italia più “infestata” dagli ectoplasmi. Anche la scienza, un tempo negazionista, da alcuni anni, sta studiando con molta attenzione e cura il fenomeno. Voci misteriose e tenebrose presenze “catturate” da sofisticate attrezzature, confermano le antiche leggende che da diversi secoli aleggiano attorno ai tanti castelli della regione, nei quali sono avvenuti fatti inesplicabili ed oscuri, solitamente di sangue e in epoca medioevale, il cui ricordo è tramandato spesso per tradizione orale, con racconti che attraversano lo scorrere ineluttabile del tempo.

 

Ricordiamo tutti la tragedia d’amore degli amanti del V canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, che si consuma nel castello di Gradara. Lei è Francesca da Polenta, giovane e bella, data in sposa all’anziano, violento e rozzo Gianciotto Malatesta, per soddisfare la ragion di Stato. Lui è Paolo Malatesta, giovane, gentile e raffinato fratello di Gianciotto. Il matrimonio tra Francesca e Gianciotto avviene per procura per mezzo di Paolo, ma tra i due nasce ben presto un amore clandestino. La veridicità storica sfuma subito perché poche sono le tracce documentate di questo amore fatale: i due amanti, scoperti da un servo, vengono fatti uccidere e le loro anime in pena continuano a vagare, corrose dalla fiamma dell’amore, nel girone dei lussuriosi.

La storia oggi fa parte dell’immaginario popolare e viene spesso citata in opere d’arte, letterarie, cinematografiche e teatrali. Tuttavia, c’è chi asserisce che le anime in pena di Paolo Malatesta e Francesca da Rimini continuino a vagare, tra loro amorosamente avvinghiate, nelle stanze del castello, rivelando di tanto in tanto, ai visitatori, la loro arcana presenza.

 

Il mistero risiede in ogni angolo delle Terre dei Malatesta e dei Montefeltro. Attrazione, fascino e suggestione emanano dai loro castelli incantati, dai borghi assolati, dalle strade bianche di polvere che si inerpicano sulle dolci colline, dai sentieri ombrosi e fatati che attraversano la verde campagna soleggiata, “ove, andando, ci accompagna l’azzurra vision di San Marino” (Giovanni Pascoli).

Il mistero è di casa, per coincidenze naturali o per l’intervento dell’uomo, mosso sia da necessità contingenti che spirituali, influenzato dal dialogo con la natura e i suoi magici e reconditi segreti.

 

La città di Rimini emana pensieri filosofici ed esoterici soprattutto nel Tempio Malatestiano, in cui sculture, bassorilievi, affreschi, decorazioni si possono spiegare sia in termini di religione cristiana tradizionale (come per i simboli dei pianeti e quelli dello Zodiaco), ma può anche essere data loro una interpretazione  animistico-esoterica, come fece Pio II Piccolomini, nemico di Sigismondo, quando affermò che la chiesa era piena di dèi pagani e di cose profane, e imputò ciò a discredito del signore riminese, scomunicandolo.

Volendo districare la trama da uno qualsiasi dei suoi punti, lo Zodiaco o le nove Muse con Apollo, ad esempio, si può affermare che nel Tempio è rappresentata una metafora del mondo e della vita, e per leggere con una certa precisione il suo simbolismo iniziatico, possono essere d’aiuto i ventidue arcani maggiori dei tarocchi.

 

Esoterismo, magia, simbolismo iniziatico li possiamo riscontrare anche in altre località della Valle del Marecchia e della Valle del Conca, in quei borghi incantati, in cima a verdi colline, i cui pendii sono cosparsi di vigneti di sangiovese, trebbiano, albana e pagadebit, con i loro castelli, le fortezze, le rocche, le antiche pievi con i loro turriti campanili, quasi sempre abitati da tenebrose presenze di fantasmi, le cui leggende si tramandano oralmente attraverso i secoli.

Torriana, Poggio Berni, Verucchio, Pennabilli, San Leo, Novafeltria, Santarcangelo di Romagna, Sant’Agata Feltria, Montefiore Conca, Mondaino, Cerreto, Gradara, San Giovanni in Marignano, Casteldelci: sono solo alcuni dei borghi, tra i tanti, che registrano nei loro castelli le tenebrose ed inquietanti presenze di fantasmi, solitamente notturni, e di streghe, con i loro riti di magia, mistero ed occultismo, in contrasto con la serena e solare dolcezza del verde paesaggio, dei vasti panorami mozzafiato, dei declivi coltivati a vigneti, frutteti, uliveti, ortaggi e cereali delle armoniose colline dell’entroterra riminese, oltre le quali appare, in lontananza, la linea azzurra del mare.

 

La leggenda che mi appresto raccontare non è quella tenebrosa di fantasmi che si manifestano tra scuotimento di catene, sulfuree presenze, cigolii sinistri di porte che sbattono, lamentazioni, urla e pianti rabbrividenti, o altro ancora.

La mia è una leggenda più delicata, gentile, garbata, non spaventevole, spero, anche se misteriosa e ambigua, che riguarda la strana “sparizione” di una bambina di cinque anni, Azzurrina, avvenuta in circostanze inspiegabili, enigmatiche, tragiche e per nulla comprensibili.

 

La vicenda si svolge nel castello di Montebello, frazione del comune di Torriana, sulle colline della Bassa Valmarecchia, alle spalle dell’assolata e balneare città di Rimini, nell’anno 1375.

Il borgo medioevale di Montebello sorge su uno sperone roccioso, dominato da uno straordinario castello costruito intorno all’anno 1000. Le prime notizie di questo imponente castello risalgono all’anno 1186, quando fu acquisito da Giovanni Malatesta. Conteso per anni tra i Malatesta e i Montefeltro, palcoscenico di strenue battaglie, elegante e severo, esso testimonia la sua nascita a scopo difensivo ed il suo successivo sviluppo a residenza di tipo nobiliare, con l’adattamento che subì nella seconda metà del ‘400. Il mastio è parte dell’originale struttura, mentre gli ambienti interni e la bella corte risalgono al XV secolo, quando ai Malatesta subentrarono i conti Guidi di Bagno, infeudati dal papa Pio II nel 1463, e tuttora legittimi proprietari.

Nata intorno al 1370, Azzurrina sarebbe stata figlia di Ugolinuccio o Uguccione di Montebello, feudatario di Montebello di Torriana, vassallo dei Malatesta che erano i titolari del feudo, e sarebbe tragicamente e misteriosamente scomparsa nel giorno del solstizio d’estate, il 21 giugno del 1375, nei sotterranei del castello, mentre fuori imperversava un furioso temporale.

 

Si dice che fosse una bambina albina, dai capelli bianchi, occhi azzurri ed incarnato chiarissimo.

Poiché la superstizione popolare dell’epoca collegava l’albinismo ad eventi di natura diabolica, la madre decise di tingerle periodicamente i capelli di nero. Tuttavia, siccome usava per la tintura pigmenti di natura vegetale estremamente volatili, questi, complice la scarsa capacità dei capelli albini di trattenere il pigmento, avevano dato alla carnagione chiarissima e ai capelli stessi della bimba riflessi azzurri come i suoi occhi: così avrebbe avuto origine il soprannome di “Azzurrina”.

 

 

A causa di questo fatto il padre decise di far sorvegliare la bimba da due armigeri, Domenico e Ruggero, e non le permetteva mai di uscire dal castello, per proteggerla sia dalle dicerie che dal pregiudizio popolare. Infatti, la bambina per il suo albinismo, considerato di natura diabolica, avrebbe potuto essere creduta una strega e, quindi, correre il grave rischio di finire sul rogo.

 

Si dice che il 21 giugno del 1375, solstizio d’estate, mentre il padre era fuori impegnato in una violentissima battaglia contro i Montefeltro, Azzurrina, sempre vigilata dai due armigeri, giocasse, da sola, nei saloni del castello di Montebello con una palla di stracci, mentre tutt’intorno alla rocca imperversava un tremendo temporale.

Secondo il successivo resoconto delle guardie, la bambina avrebbe inseguito la palla caduta dalla scala nella botola, aperta, che immette dall’alto all’interno della ghiacciaia (o nevaio) sotterranea, nel vano tentativo di recuperarla.

Avendo sentito un urlo agghiacciante, le guardie sarebbero accorse nel locale ghiacciaia passando dall’unica porta d’ingresso sotterraneo, ma non vi avrebbero trovato traccia né della bambina né della palla. Pur percorrendo in lungo e in largo i cunicoli sotterranei della fortezza il corpicino di Azzurrina non sarebbe mai più stato ritrovato.

Il terribile temporale sarebbe cessato improvvisamente al momento della scomparsa di Azzurrina.

 

Pare accertato che il padre, preso dall’ira, facesse giustiziare i guardiani della sua piccola, così il mistero e il sospetto ricaddero anche su di lui. Qualcuno avanzò il sospetto che fosse proprio il padre il mandante di questa scomparsa, preoccupato per le malelingue e la mala sorte che Azzurrina avrebbe potuto procurargli.

 

La leggenda vuole che il fantasma della bambina sia ancora presente nel castello e che torni a farsi sentire, con lamentazioni, pianti, ma anche con risate, ogni cinque anni (cioè ogni lustro, quando l’anno termina per zero o per cinque), in concomitanza con il cadere del solstizio d’estate.

 

Secondo la versione più diffusa, la leggenda di Azzurrina sarebbe stata tramandata oralmente per tre secoli, presumibilmente venendo di volta in volta distorta, ampliata e abbellita. Solo intorno al 1620 un parroco della zona l’avrebbe messa per iscritto insieme ad altre leggende e storie popolari, in una miscellanea di racconti della Bassa Valmarecchia. Si tratterebbe del primo ed unico documento scritto su Azzurrina e riporterebbe il titolo di “Mons Belli et Deline” (“Montebello e Adelina”).

Da questo documento si evince che Azzurrina potesse chiamarsi Adelina (Deline), diminutivo del nome Adele o Delia, molto diffuso in età medievale.

Tuttavia, secondo la versione diffusa ai nostri tempi dagli attuali proprietari del castello (la famiglia dei conti Guidi di Bagno) e dagli operatori turistici che vi lavorano, il vero nome di Azzurrina sarebbe stato “Guendalina”. Trattasi di un nome forse meglio spendibile attualmente ai fini turistici, ma molto improbabile per l’epoca medievale in cui si sarebbero svolti i fatti.

Va tuttavia precisato che il documento del parroco può considerarsi solo presunto, poiché nessuno degli attuali contemporanei ha mai avuto modo di leggerlo nella sua versione originale del XVII secolo, o anche solo di appurarne con certezza la sua stessa esistenza, in quanto la nostra conoscenza si basa su altri scritti posteriori che lo citano, o sulla tradizione orale tramandata nel tempo. Pertanto, non esistono fonti storiche dell’epoca che attestino che Azzurrina sia esistita realmente, né che la leggenda si sia realmente tramandata. Le prime menzioni della leggenda di Azzurrina risalgono, di fatto, alla fine degli anni Ottanta del Novecento. Un altro particolare che sembrerebbe non avere fondamento è la sfumatura particolare (i riflessi azzurri) che i capelli della bambina avrebbero assunto: qualsiasi pigmento ricavato nella zona non poteva portare a un colore azzurro, ma solo a tinte marroni o verdastre. Tuttavia, non dimentichiamo che nel medioevo erano presenti, in ogni borgo, diverse fattucchiere e alchimisti in grado di ottenere dalla natura dei sorprendenti risultati.

 

Esistono inoltre anche altri documenti che rimandano in generale a leggende riguardanti il Castello (e che sovente citano quanto scritto nel 1620 dal parroco della zona), come ad esempio “Memorie sul Castello di Montebello di Romagna” scritto da Tommaso Molari (1875-1935) ed edito agli inizi del 1900, in cui il Molari, mettendo per iscritto antichi racconti popolari del borgo di Montebello, scrive: “La leggenda popolare vi intesse intorno il suo mondo di spiriti e di folletti, tanto che, nella notte per chi vi si attarda, sente salire dai trabocchetti rumori strani, tonfi e vagiti paurosi di anime chiedenti pace”.

 

Nel 1989 il castello, che è inserito tra i monumenti nazionali italiani, è stato restaurato ad opera dei proprietari, la famiglia dei conti Guidi di Bagno, e aperto al pubblico a pagamento.

A partire da questa data vengono fatte ricerche da parapsicologi, da medium e da studiosi al fine di catturare, tramite registratori audio ad attivazione sonora, rumori all’interno del castello, chiuso ed isolato, prodotti dal presunto fantasma di Azzurrina. Le registrazioni finora effettuate vengono normalmente fatte sentire ai visitatori, al termine della visita guidata della rocca.

Solitamente si avverte un pianto, lieve e delicato, quasi sospirato, mentre sul pavimento riecheggia il suono di passi, frettolosi e ravvicinati. A volte sembra di percepire, tra il pianto, una invocazione di aiuto alla mamma, mentre spesso si possono avvertire scrosci di pioggia e borbottii di tuoni in lontananza, oppure un pianto angoscioso confuso tra il frastuono del temporale, strani rumori, voci e presenze inquietanti e misteriose.

 

Il 21 giugno 2010, nel giorno della ricorrenza quinquennale della scomparsa di Azzurrina sono state effettuate dai ricercatori del CICAP (organizzazione educativa senza fini di lucro, fondata nel 1989 a Padova, per promuovere l’indagine scientifica e critica sui cosiddetti fenomeni paranormali e, più in generale, sulle pseudoscienze) altre registrazioni utilizzando apparecchiature professionali molto sofisticate, dalle quali si riscontra la totale assenza di rumori o suoni udibili dall’orecchio umano o attribuibili ad un’entità intelligente.

Come ha affermato Piero Angela, questo sarebbe uno di quei casi nei quali “quando il livello di controllo è molto elevato, il fenomeno scompare”.

Ma Piero Angela è troppo razionale!

Non si può sempre contrapporre la razionalità della scienza ai fenomeni metafisici o paranormali inspiegabili con la ragione, come non si può sempre contrapporre la scienza alla religione.

Gli aspetti filosofici, religiosi, spirituali o esoterici sono utili all’umanità come è utile la scienza: sono due aspetti, il razionale e l’imperscrutabile, che convivono nel cuore umano. In ogni caso quel che è certo è che per alimentare la leggenda bisogna sempre tenere vivo il mistero e non svelare mai nulla di quanto si è appreso razionalmente. Tuttavia, non è mai stato provato che anche l’irrazionale non possa essere vero!

 

Ma torniamo alla leggenda, perché bisogna ancora esaminare alcune varianti della secolare vicenda.

Dobbiamo considerare che della leggendaria Azzurrina, fino ad ora si è scritto e detto quanto era possibile, altro ancora lo sarà in futuro, perché la fantasia umana è sconfinata sia in positivo che in negativo.

In occasione della tanto attesa manifestazione del solstizio d’estate del 21 giugno 2015, si sono moltiplicati gli studi e i servizi televisivi da parte di esperti esoterici, parapsicologi, medium che si sono dati un gran daffare per investigare e spiegare l’arcano avvenimento.

Uno fra i tanti studiosi, che con qualche particolare in più, frutto di un lungo lavoro portato avanti nel tempo, ha dedicato anni a scoprire cosa si cela veramente dietro il racconto tramandatoci nei secoli, è il forlivese Leo Farinelli. Autore di libri e di trasmissioni che riguardano il paranormale e, in particolare, proprio il fantasma che abita la rocca di Montebello, il Farinelli spiega e porta alla nostra conoscenza quanto gli è stato permesso di raccogliere durante venti anni di ricerche storiche e oggettive, fatte di studi, di contatti psichico-fisici, di riscontri tangibili, documentati e notificati.

 

Secondo Farinelli il vero nome di Azzurrina era Guendalina Della Faggiola, figlia di Uguccione Della Faggiola e di Costanza Malatesta, uniti in matrimonio per la mediazione del papa Urbano VI affinché terminasse la guerra tra le due famiglie e si formasse una forte alleanza in funzione anti Montefeltro, con il beneplacito della Chiesa, che poteva così aumentare il suo potere nella regione. Uguccione era discendente del più famoso condottiero Uguccione Della Faggiola, capostipite del casato e mecenate di Dante Alighieri. Costanza Malatesta era diretta discendente degli omonimi Signori di Rimini, il cui casato era originario di Verucchio: di lei si racconta che fosse un’abile stratega e “che amava donarsi a più amanti”.

Le ricerche condussero il Farinelli ad appurare che il nome della bambina lo aveva proposto il musico di corte, l’irlandese Gael Duggan, vedendo il candore della piccola nata con i capelli molto chiari, appena biondi. Nella lingua irlandese antica “Guendeline” significa “bambina con le ciglia bianche”. Il nome poi fu tramutato in Guendalina.

Gael Duggan era giunto al castello insieme a Hubert Jean Joseph, soldato di ventura chiamato dalla Francia a comandare il corpo di guardia composto da armigeri francesi, che lui stesso aveva voluto lo seguissero, per il compito della difesa.

Guendalina non era nata albina come vuole la tradizione della leggenda, ma era bionda, con occhi azzurri e carnagione chiara, a dispetto dei suoi famigliari tutti di capelli scuri e carnagione mediterranea. Forse chi la descrisse albina lo fece per ingraziarsi i Signori del castello, cioè i genitori della piccola, che adottarono quella menzogna molto volentieri.

La bambina, bionda con occhi azzurri e con intelligenza fuori del comune, fin dalla nascita aveva messo a disagio i due casati. Infatti, la sua caratteristica fisica aveva fatto dubitare che fosse una figlia impura. Uguccione per primo aveva posto il dubbio sul tavolo e, nonostante la madre Costanza replicasse la sua fedeltà e innocenza, non volle mai riconoscere “quella piccola parte del suo sangue”. Il capo delle guardie Hubert, alto, occhi di ghiaccio e dalle sembianze nordiche, era divenuto il simbolo biondo del tradimento carnale di Costanza!

 

Più il tempo passava e più la piccola mostrava la sua anomalia per quei tempi: era intelligente da stupire, canticchiava in francese, conosceva la musica, sapeva conciare ogni specie di pianta erbacea e ottenerne oli, profumi, medicinali. Erbe che poteva raccogliere nei prati attorno al castello e dalle quali sapeva anche ottenere tinte di varie tonalità. La balia Gorianna al suo servizio e il frate Gregorio, insegnante di più discipline, erano l’unica compagnia permessa. Non poteva uscire dalle stanze assegnatele, né poteva lasciare il castello: doveva sempre essere sorvegliata da qualcuno perché non uscisse o non incontrasse altre persone. Ma più il tempo passava e più cresceva la sua somiglianza con il capo delle guardie Hubert!

Su ordine di Uguccione le venivano tagliati i capelli molto corti dalla balia Gorianna e nascosti da un copricapo che sembrava un tegame senza manico. La madre Costanza ben presto, però, pensò di tingerle i capelli di un celeste verdognolo con la tinta bluastra derivata dal guado, pianta ancora oggi usata per ottenere il blu che si usa per tingere i jeans. I genitori avevano così accettato di buon grado (o meglio, “ob torto collo”) la novità azzurrognola: in tal modo la bambina avrebbe potuto nascondere momentaneamente la sua “vergognosa differenza”, a ogni occhio estraneo ed indiscreto.

“Vergognosa differenza” che aveva generato però una situazione disagevole che avrebbe dovuto essere risolta. Era meglio considerare Guendalina affetta da albinismo e quindi, secondo i canoni del tempo, figlia del demonio, oppure ammettere il grave adulterio compiuto dalla madre Costanza, della nobile famiglia dei Malatesta?

 

Secondo gli studi e le ricerche di Leo Farinelli, si può solo immaginare cosa sia stato deciso nel conciliabolo, convocato da Uguccione e tenuto nel castello di Montebello, fra tutti gli imparentati dei due casati, Malatesta e Della Faggiola.

Fatto sta che, da un giorno all’altro, la piccola Guendalina scomparve improvvisamente dal castello. La leggenda dice che scomparve nei sotterranei, nella ghiacciaia, il 21 di giugno. Le indagini e i contatti medianici del Farinelli (il Farinelli è anche un noto medium) sostengono che il suo corpo rimase per poco tempo in un ambiente particolare nei sotterranei del castello (il medium conferma echi murali ed energetici dell’antica presenza di Guendalina in una certa stanza), per essere poi trasferito altrove, dove ha trovato definitiva e segreta sepoltura.

Dopo la misteriosa scomparsa di Azzurrina iniziò a diffondersi la prima versione della leggenda che, con il trascorrere del tempo e il passare dei secoli, si infiorò di ulteriori particolari, testimoni

e racconti sempre più particolareggiati e fantasiosi, come la natura della mente umana a volte sa concepire e realizzare.

Leo Farinelli asserisce di essere spesso in contatto con lo spirito di Azzurrina/Guendalina, la cui presenza si annuncia con il profumo della lavanda, poiché ella amava in modo molto particolare e speciale la “lavandula”, con la quale realizzava oli profumati e medicamentosi e faceva anche ottimi dolci con i suoi fiori azzurro-lilla.

Che fosse davvero una strega, figlia del demonio?... Erano tutte vere quelle accuse di stregoneria?...

Leo Farinelli, in una intervista a “Rimini Today”, alla vigilia del solstizio d’estate del 2015, disse che avrebbe resi pubblici i risultati di tutte le sue ricerche in un libro di prossima pubblicazione.

Non sono riuscito a sapere se il libro sia mai stato dato alle stampe!

Non ci resta che attendere il prossimo solstizio d’estate che cadrà il 21 giugno del 2020, per poter nuovamente leggere o vedere sui mass-media i risultati di nuove ricerche, studi, testimonianze di medium e di esperti extrasensoriali che ci renderanno sempre più edotti sulla verità nascosta della ormai plurisecolare leggenda di Azzurrina.

 

Anzi, si poterebbe andare, tutti insieme, al castello di Montebello, la notte del solstizio d’estate del 21 giugno 2020, per…vedere l’effetto che fa!...