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Editoriali
Francesco Viola - Calendimaggio di Assisi

CRONACHE DALL’UMBRIA

CALENDIMAGGIO  DI  ASSISI

LA  FESTA  DI  MADONNA  PRIMAVERA

(di  Francesco Viola)

 

Quant’è bella giovinezza,

che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

(Trionfo di Bacco e Arianna - Lorenzo de’Medici)


Rileggendo questi versi di Lorenzo de’Medici, detto il Magnifico, non possiamo non ricordare che, ancora ai nostri giorni, in diverse parti d’Italia si usa festeggiare il ritorno della Primavera, come da antiche tradizioni. Una di queste feste molto sentite dalla popolazione è il Calendimaggio di Assisi che anche quest’anno (2018) è stato celebrato nei giorni 2, 3, 4 e 5 maggio nella bellissima cornice della città umbra, alle pendici del monte Subasio.

Le origini del Calendimaggio si perdono nel tempo, si riallacciano a consuetudini pagane che celebravano con riti diversi, ma tutti improntati alla gioia, il ritorno della primavera e quindi il rinnovarsi del ciclo della vita.

Erano manifestazioni nate dal sentimento dell’antico popolo degli Umbri. Lo spirito con cui si conformava la festa della primavera era un inno all’amore e alla ritrovata gioia di vivere dopo le giornate aspre e fredde dell’inverno. Si ballava, si beveva il vino dell’annata precedente dopo il dovuto periodo di riposo, si cantava. Erano autentici canti poetici quelli che venivano recitati per rendere omaggio alla stagione dei fiori.

Le cronache antiche e gli stessi documenti che riguardano la vita di Francesco, figlio di messer Bernardone, attestano che nella sua giovinezza il futuro santo eccelleva nella composizione di poesie da ballo e di canti.

E’ appurato che in questo periodo l’influenza provenzale e francese dei trovatori fosse determinante soprattutto nella musica. E’ interessante notare che tali composizioni poetiche venivano chiamate “canzoni di maggio” e proprio all’inizio di questo mese erano eseguite da brigate di giovani che si spostavano, cantando e danzando, nei vari rioni della città, alla stregua dei menestrelli.

Le antiche cronache ci informano che Assisi, agli inizi del ‘300, raggiunse il massimo splendore. Lo confermano l’estensione delle mura cittadine, i castelli in suo possesso, la magnificenza delle sue chiese, la presenza in città dei più grandi maestri pittori, tra cui Giotto, Cimabue, Simone Martini, i fratelli Lorenzetti e altri. E’ più o meno di questo periodo anche la divisione della città (d’altronde non unico esempio in Italia) in “Parte de Sotto” e “Parte de Sopra”, facenti capo rispettivamente alle famiglie nobili rivali dei Fiumi e dei Nepis, assumendo così forma gli odi, le ambizioni e le ostilità delle due famiglie, collegate ai partiti politici dei Guelfi e dei Ghibellini.

A nulla valgono i provvedimenti dei magistrati, le censure degli ecclesiastici, l’esilio dei capi. Alternativamente, appoggiandosi anche a valenti capitani di ventura di altre città, una Parte sopraffà l’altra, ma solo per breve tempo, perché lo spirito dei cittadini e delle famiglie dei vinti cerca ed ottiene immediatamente la vendetta.

Il primo scontro cruento di cui si ha notizia risale al 1376. A questo ne seguiranno altri che costituiranno gli anelli insanguinati di una lunga catena di faide, conflitti, vendette e assassini.

Tuttavia durante questi periodi di lotte civili si mantiene sempre viva la consuetudine di celebrare la festa di primavera del Calendimaggio. Rivivono i canti, le musiche, le serenate sotto i balconi delle fanciulle (che sostituiscono il fragore delle armi nei vari punti della città), si danza per le strade e si eleggono il re e la regina della festa. Questa usanza si protrae per secoli.

La partecipazione popolare è viva. Madonne e messeri della città, durante queste notti, restano nelle piazze e nelle vie ad ascoltare i canti e le musiche dei menestrelli, interrompendo l’abitudine di rientrare in casa al suono della campana che annuncia le due ore dopo l’Ave Maria.

Nel 1954 la festa assume, con l’entusiasmo di tutta la cittadinanza, la suggestiva forma che fino ad oggi conserva. Fra le due “Parti” della città ritorna la sfida, questa volta non cruenta. Le due fazioni danno vita ad una contesa fatta di canti, danze, poesie, giochi, coreografie, rappresentazioni teatrali, sfilate e cortei, in bellissimi abiti medioevali, per aggiudicarsi l’ambito Palio del Calendimaggio.

La Città di Assisi è idealmente suddivisa, secondo le antiche tradizioni, in due unità territoriali e di popolo, denominate “Parti”.

Una è denominata “Nobilissima Parte de Sopra” e comprende i Sestieri di Porta Moiano, Porta San Rufino e Porta Perlici.

L’altra è chiamata “Magnifica Parte de Sotto” e comprende i Sestieri di Porta San Giacomo, Porta San Francesco e Porta San Pietro.

La “Parte de Sopra” è caratterizzata dal Vessillo di colore Azzurro ed ha come stemma uno Scudo italiano del XIV secolo contenente, in campo d’argento, due Gatti Mammoni affrontati, sostenenti una Torre a due piani con Merli Ghibellini di rosso.

La “Parte de Sotto” è caratterizzata dal Vessillo di colore Rosso ed ha come stemma uno Scudo italiano del XIV secolo contenente, in campo d’azzurro, una Torre con Merli Guelfi e bande verdi attraversate da acqua azzurra.

La Festa di Calendimaggio dura tre giorni. Per alcuni decenni la data è stata sempre la stessa, dal 29 aprile al primo maggio, così come imponeva la tradizione medioevale. Da diversi anni, però, si è deciso di celebrare la Festa in una data fluttuante, per evitare la coincidenza con altre celebrazioni  laiche, e cioè nei primi mercoledì, giovedì, venerdì e sabato di maggio che non comprendano il primo maggio.

La Festa inizia con la “Benedizione dei Vessilli”, che per la Parte de Sotto ha luogo nella Basilica di San Francesco, mentre per la Parte de Sopra avviene nella Cattedrale di San Rufino. Si tratta di due  cerimonie religiose molto brevi ma sentite che costituiscono l’unico momento religioso di una Festa assolutamente laica e profana.

Successivamente sulla Piazza del Comune avviene la “Consegna delle Chiavi”, atto simbolico con il quale il Sindaco della Città offre al Maestro de Campo la potestà giudiziaria per il periodo della manifestazione.

Seguono diversi cortei per le vie e le piazze, al termine dei quali vengono letti i “bandi di sfida”: è l’occasione per colpire verbalmente la Parte avversaria con le armi dell’ironia e del sarcasmo.

L’elezione di Madonna Primavera avviene, dopo le sfilate dei cortei delle Parti, a seguito di tre gare di forza ed abilità fra i rappresentanti di Parte de Sopra e Parte de Sotto.

Si tratta del tiro della fune, della corsa con le tregge e del tiro con la balestra.

La Parte che avrà vinto almeno due delle tre competizioni, potrà eleggere, fra le sue cinque Madonne, la regina della Primavera.

Ogni Madonna viene abbinata, a sorte, ad un balestriere. Sarà eletta colei abbinata al balestriere che avrà totalizzato il punteggio più alto.

La Parte che elegge Madonna Primavera acquisisce la possibilità di rappresentare per prima le scene nell’edizione successiva.

Il protocollo parla di rievocazione di vita medioevale, anziché di “scene”. In realtà non si “rievoca”, semmai si “evoca”, ma è ancora più giusto dire che si “vive” una notte di Medioevo. Ogni Parte organizza questo veridico salto nel passato, in una zona di città di propria pertinenza.

Sono ammesse a partecipare alle scene soltanto persone in abiti medioevali, appartenenti alla Parte di turno. Si canta, si recita e si declamano poesie solamente in lingua volgare antica o in vernacolo umbro o assisiate.

La sera le Parti si sfidano di nuovo in Piazza del Comune attraverso cortei caratterizzati da fuochi e dolci atmosfere, che recano con sé la sottile mestizia per la fine del sogno.

Durante il giorno avvengono le “sfilate”, che di fatto sono cortei in costume in cui si raccontano storie e vicende, spesso fantastiche, ma pur sempre attinte a modelli narrativi medioevali, in un alternarsi di effetti scenografici, coreografici e azioni teatrali.

Dopo i cortei della notte, la manifestazione si realizza con la sfida canora.

I cori delle due Parti si alternano nella conchiglia, appositamente allestita nella Piazza del Comune, per garantire una migliore diffusione acustica, ed eseguono tre brani a testa.

Il primo brano detto “di sfida” è comune alle due Parti. Gli altri due vengono liberamente scelti da ciascuno dei cori, nell’ambito del repertorio di musiche medioevali.

La piazza gremita ascolta in un silenzio assorto e sacrale.

Conclusa la sfida canora, i “partaioli” frementi aspettano in Piazza il responso dei Giurati, riuniti presso gli uffici del Comune nel palazzo del Capitano del popolo.

Ricevuto il responso, il Maestro de Campo annuncia il verdetto declamando la fatidica frase:

“Popolo de ASCESI, noi Maestro de Campo, avvalendoci dei pieni poteri conferitici, udito lo parere dell’Eletto Collegio dei Giudici ai quali abbiamo demandato lo compito di indicarci quale delle due Parti abbia raggiunto maggior lode nella cavalleresca contesa per lo saluto alla nascente Primavera, mentre esprimiamo alle Parti la nostra incondizionata riconoscenza per l’alta prova morale e civica espressa in questa contesa, degna delle più nobili tradizioni della nostra Città, assegniamo lo PALIO DE CALENDIMAGGIO alla Parte de …”.

Dobbiamo dire che il Palio del Calendimaggio di Assisi per l’anno 2018 è stato assegnato alla NOBILISSIMA PARTE DE SOPRA.

Nell’Albo d’Oro delle Vittorie dal 1954, alla Nobilissima Parte de Sopra risultano essere 31 vittorie, mentre alla Magnifica Parte de Sotto sono ascritte 30 vittorie.

A conclusione di questa mia breve ricerca, si può rilevare che la partecipazione popolare è così intensa che per tre giorni la città rivive in ogni sua dimensione quell’atmosfera che l’aveva caratterizzata nei secoli passati. Calendimaggio è sognare un passato e tornare a vivere in esso nel modo più bello e giocoso, inneggiando al creato, all’amore e alla gioia che da essi scaturisce.

Mi tornano in mente alcune reminescenze scolastiche relative al vecchio padre Dante, … al dolce Stil Novo, … alla donna angelicata, … all’amor cortese, … al canto XI del Paradiso:

 

“PERO’ CHI D’ESSO LOCO FA PAROLE, NON DICA ASCESI, CHE’ DIREBBE CORTO, MA ORIENTE, SE PROPRIO DIR VUOLE”.

 
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