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Editoriali
Rina Gambini - Cos'è la poesia?
16 gennaio 2008

Rina Gambini

Cos'è la poesia?

All’alba della civiltà fu epica. Furono i canti degli dei e degli eroi, furono le grandi gesta di uomini privati della volontà, le fila della vita tessute da un disegno superiore a cui non potevano sfuggire. Una poesia a carattere narrativo, insomma, che trasfigurava la storia in leggenda, contraddistinta dal tono solenne, a volte magniloquente, della lingua aulica.

Poi, in età classica, quando l’uomo divenne individuo ricco di sentimenti e passioni, fu lirica, poesia cantata accompagnandosi con la lira, quindi fondata sulle suggestioni che solo la musica può creare.

Nonostante il progressivo distacco tra poesia e musica, si intese per “lirica” la poesia caratterizzata da una più immediata effusione del sentimento, il genere poetico più chiaramente soggettivo perché esplicazione delle sensazioni personali e individualmente rivissute dal poeta.

Fu il Rinascimento a conferire dignità di genere letterario alla lirica, ed il valore del termine si è perpetuato fino a noi, che la consideriamo coincidente con la poesia stessa, in quanto ogni composizione vale per quel pathos di commozione che in essa si rivela, per la sua liricità.

A darne una autorevole definizione filosofico-culturale che l’ha connotata per tutto il Novecento, intervenne Benedetto Croce, che considerò la lirica non più un genere fra gli altri, bensì l’attributo essenziale dell’espressione poetica.

La poesia vive di immagini e di suoni: l’uomo si è riconosciuto poeta nel momento in cui ha preso coscienza dell’intima relazione tra suono ed immagine, della magica atmosfera che il verso crea. La poesia stringe l’animo nei nodi invisibili di un incanto che allontana dalla realtà, dalle dure necessità quotidiane, per immettere in una vita più intensa ed intima, fatta di sensazioni e sentimenti. Le passioni, le fatiche, i bisogni, l’amore e la morte escono così trasfigurati dalle apparenze illusorie, si elevano nella limpida sfera dell’eterno, ed il ritmo del canto diffonde sui sentimenti e sugli eventi un velo di magia.

L’attività produttiva, che non ha altro scopo che il suo compiersi, la “poiesi” aristotelica, è il momento creativo per eccellenza dello spirito umano, e pertanto deve essere costantemente tenuta in vita come espressione autentica e pura delle potenzialità insite nell’individuo.

 
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