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Il nuovo libro di Valerio Cremolini: Pagina 7

 

PREFAZIONE di Rina Gambini

 

Questa raccolta di articoli, che Valerio Cremolini ha pubblicato nell’arco di alcuni anni in un giornale locale, nasce dal duplice bisogno di offrirli in lettura ad un pubblico più vasto rispetto a quello riservato al “Contenitore” ed al contempo di preservarli dall’inevitabile dispersione. È uso comune, infatti, non conservare giornali e riviste, anche quando sono testimonianze di un tempo e di un luogo. L’autore, però, ha voluto che i suoi scritti, qui raccolti in successione cronologica, e non secondo gli argomenti trattati, siano salvati e custoditi, in quanto rappresentazione narrativa di un preciso momento della vita civile e sociale cittadina, e talvolta nazionale. I singoli articoli, che affrontano temi tra i più svariati, ma pur sempre legati all’attualità, partono da un evento, o un personaggio, contingente e sviluppano una sorta di storia più ampia, abbracciando vicende lontane, oppure rivisitando rapporti personali, quando si tratta di ricordare una personalità che ha lasciato il segno nella città. Avviene così che dalle pagine della bella raccolta di Cremolini, emergano le lunghe e travagliate storie di monumenti, chiese, musei, luoghi storici della Spezia, talvolta risolte felicemente, altre ancora faticosamente in divenire.

L’importanza di questa parte, come già detto non a sé, bensì frammista ad altri argomenti, è da considerarsi storicamente fondata e facente parte di un quadro di tutela di un patrimonio artistico e spirituale non certo indifferente, e orientata a far conoscere al lettore lo sviluppo di tale patrimonio, che spesso gli abitanti della Spezia ignorano o trascurano. Non dimentichiamo, del resto, che Valerio Cremolini è, prima di tutto, un appassionato cultore dell’arte e conoscitore attento di quella della nostra città, ed ha portato a termine da lunghi anni incarichi di critico d’arte commissionatigli da enti pubblici e privati artisti.

Da autentico esperto di storia dell’arte, dunque, l’autore porta avanti un segreto, non dichiarato anche se palese, progetto di avvicinare il grande pubblico alle opere artistiche di maggiore o minore importanza, agli scrigni che le conservano, alle curiosità ad esse legate. Sempre affinché la memoria si conservi, perché lo spirito di una città, il suo “genius loci”, risiede nel bello che la contraddistingue e che spesso la fretta del mondo moderno rende invisibile.

Soffermarsi e osservare: questo l’invito che l’autore rivolge tacitamente ai suoi lettori informandoli, incuriosendoli, rendendoli partecipi di una realtà che è di tutti e che tutti dovremmo amare.

Ci sono, poi, le pagine dedicate ai personaggi che hanno accompagnato la vita di molti di noi. Pagine di altra natura, più intime e personali, perché Cremolini, che li ha conosciuti a fondo e stimati con rispetto e fiducia nel loro operato, dichiara espressamente il suo affetto, la sua riconoscenza verso di essi. Sono quasi sempre i protagonisti della Spezia di ieri, gli uomini che hanno aiutato gli altri e che hanno amato la loro città. A costoro l’autore vuole rivolgere un doveroso omaggio rinnovandone e radicandone la memoria. Quando si tratti di persone ancora tra noi, l’atteggiamento affettuosamente riconoscente non muta, e l’intento è quello di farli conoscere meglio nel loro carattere e nel loro vero essere.

Che cosa troverà il lettore in questo libro?

La Spezia nella sua realtà più intima, che è poi quella dei suoi abitanti e di coloro che si impegnano per renderla degna di essere considerata bella, perché, tra colline e mare, bella la è senza ombra di dubbio, ricca di stimoli culturali, che le vengono dal suo glorioso passato e da un presente che cerca di superare gli ‘empasse’ dei cambiamenti epocali, in cerca di una identità moderna tra porto, turismo e salvaguardia della natura.

La Spezia è la vera protagonista di ogni pagina, anche quando, raramente a onor del vero, Cremolini si lascia sedurre dai fatti esterni: li commenta con la pacatezza e la lucidità di giudizio che gli è propria senza mai perdere di vista il ‘mondo piccolo’, per dirla con Guareschi, che si affaccia sul Golfo. E la sua scrittura, sempre precisa, circostanziata, attenta ai particolari, limpida e scorrevole, copre l’arco della recente storia spezzina con note di autentico amore per la sua città.

Donare agli spezzini questo libro è un atto di generosità letteraria, perché anche negli anni a venire resti vivo il ricordo di piccoli eventi (la grande storia è fatta proprio di piccoli eventi!) che costituiscono il vissuto autentico della città, che un tempo si perpetuavano nelle narrazioni familiari, ormai sempre più sporadiche perché soppiantate dai mezzi informatici e dalla mancanza di comunicazione e di ascolto. Eppure, è importante soprattutto per le giovani generazioni, conoscere il passato per comprendere il presente. Per questo motivo, la raccolta di Valerio Cremolini, dovrebbe costituire un testo utile anche a livello scolastico.

Con l’augurio che sia ampiamente compresa la sua importanza.

Rina Gambini

 

L'emozione della bellezza

la nuova antologia 2015 di Le Edizioni del Porticciolo

 

 

Prefazione di Rina Gambini

“Spinto dal desiderio di scoprire la verità ultima dell’esistenza, l’uomo cerca di acquisire quelle conoscenze universali che gli consentono di comprendersi meglio e di progredire nella realizzazione di sé. Le conoscenze fondamentali scaturiscono dalla ‘meraviglia’ suscitata in lui dalla contemplazione del creato: l’essere umano è colto dallo stupore nello scoprirsi inserito nel mondo, in relazione con altri suoi simili con i quali condivide il destino. Parte da qui il cammino che lo porterà alla scoperta di orizzonti di conoscenza sempre nuovi. Senza meraviglia l’uomo cadrebbe nella ripetitività e, poco alla volta, diventerebbe incapace di un’esistenza veramente personale”

Queste sono le parole con cui Giovanni Paolo II si rivolge agli uomini del nostro tempo nell’enciclica Fides et ratio, ed è affermazione che stimola ad abbandonare la dimensione dell’immanenza per ricercare più elevate dimensioni spirituali.

La meraviglia, pertanto, è da considerare un sentimento positivo, non solo foriero di conoscenza, ma soprattutto elevatore d’animo, veicolo per una maturazione interiore aliena dal materialismo e dallo scetticismo.

E quale miglior veicolo di meraviglia, se non la bellezza?

Non, si intende, soltanto la bellezza esteriore, quella che appaga il senso estetico, comunque importante per la gioia che produce dagli occhi alla mente e al cuore, bensì la bellezza dei sentimenti, dell’impegno, della passione per la natura, per l’umano e il divino. Una bellezza che sta dentro di noi e che dobbiamo saper scoprire facendola uscire per condividerla con gli altri, perché nulla è più bello della condivisione.

Ecco il motivo di questa raccolta: cantare un inno alla bellezza, quella palese delle cose e quella segreta, custodita nel nostro cuore, rivolta alle persone care, ai ricordi, agli impegni che ci spingono e ci stimolano, alle sensazioni che ci turbano o ci esaltano, insomma, a tutto ciò che è bellezza pura, incontaminata produzione dello spirito.

Nella raccolta i lettori troveranno tutto questo. Troveranno le gioie e le sofferenze quotidiane, le esperienze eccezionali, le riflessioni, che sono state accolte qualsiasi fosse il loro contenuto, perché ognuno è libero di pensare e di esprimersi come crede e sente, e troveranno passi filosofici di profondo spessore. Sarà un’avventura nell’interiorità, uno svolgersi dell’umano attraverso gli aspetti palesi e quelli misteriosi di ciò che ci circonda, sarà un andare a ricercare se stessi nelle parole e nelle sensazioni di chi scrive, sarà perdersi nella bellezza dell’arte, della storia, della cultura e della quotidianità. E sarà gioire insieme a chi è felice, piangere insieme a chi soffre, sarà perdersi nei versi delle poesie e immergersi nelle narrazioni, cercare e trovare qualcosa di comune e qualcosa di contrastante, perché non è obbligatorio essere sempre d’accordo. L’importante è che la lettura stimoli la riflessione, affinché non ci si perda in una realtà che non è capace di coinvolgerci e farci crescere spiritualmente, affinché per ognuno di noi sia importante avvicinarsi alla verità e al senso ultimo del vivere.

Se queste pagine avranno ottenuto il loro scopo, quello di dare serenità e di invitare alla contemplazione di una bellezza che sia ideale di umanità, veicolo di solidarietà, allora potrò considerare riuscito il mio lavoro e utile la mia idea. E, per di più, se la bellezza avrà creato una rete ideale di amicizie basate sulla comune passione per la cultura, se lo stare insieme sarà davvero un legame tra anime che si elevano verso dimensioni più alte, allora avremo tutti reso un omaggio a ciò che di più importante c’è nell’esistenza: l’amore reciproco.

Ho iniziato questa mia virtuale conversazione con i futuri lettori della raccolta L’emozione delle bellezza con le parole di Giovanni Paolo II, ed ora voglio concludere con i versi di Carol Wojtyla, il poeta, che nella sua opera Ecce Homo descrive l’impressione di Adamo (simbolo di ogni singolo uomo) di fronte al quadro che rappresenta la sofferenza di Gesù. Vedendolo martoriato nel corpo, consapevole che ha dato tanto per tutti, dice: “Eppure sei rimasto bello. / Il più bello dei figli dell’uomo. / Una bellezza simile non si è mai più ripetuta. / O, come difficile è questa bellezza, come difficile. / Tale bellezza si chiama Amore.”

Rina Gambini

 

ELENCO PARTECIPANTI

CHIARA AGNETTI

Dove Cielo e terra s'incontrano

ANGELA AMBROSINI

Ora che dirama il grano

Sui colli dell’Umbria

Ancora so essere quiete

Ritorno in Dalmazia

Madrigale

CATIA ANGELOTTI

Golfo dei poeti

Tramonto su Parigi

Paracadutismo ascensionale

Ingresso nel mondo dei miei figli: ricordi e sensazioni

CLAUDIA ASTORI

La bellezza dell'acqua

ELENA BARTONE Pungolo d’immenso

Non so quando, non so dove

Ancella nei secoli

Quando i poveri sapranno

Quando sei al mio fianco

Dopo il silenzio

Nel silenzio ti aspetto

Spicchi di felicità

CAROLINA BASSI

Lo scempio della bellezza e della storia

EMANUELA BENEDETTI

Brezza

Libertà e Amore

La brace e l’isola

2  Novembre

La stagione vuota

Vita

Didone

Nomadi nel deserto

Edipo re o Enfant Terrible?

GIUSEPPE BENELLI

Solo la Bellezza ci può salvare?

NARDINO BENZI

L’alternarsi delle stagioni mi rivela la Forza del Cielo

Santa Chiara d’Assisi

La mia prima cuginetta si accosta a Gesù

Chi è un fotografo?

Il Padre terreno del Salvatore

Due cuori

Il viso di mia moglie in una giornata di giugno

C’è ancora la Bassa?

Una primula mi parla del mio Creatore

Il mare in burrasca si placa

RITA BIGGIO CASASSA

Salisburgo

Sul belvedere

Tutto è infinito

Sorriso

Il crocifisso

Rivedo…

MARIAGINA BONCIANI

L’emozione della Bellezza

Semplicità

L’arpa

La parlata fiorentina

A  Firenze

La Feria di Malaga

Bianchi villaggi

Verona

Notturno alpino

ANNA MARIA BORRELLI

Un cuore tra i sassi

La voce

Da una conchiglia

Sull’Armonia

FIORELLA BOSCHI

Emozioni

Eterna bellezza

Paesaggi del desiderio

Poesia

Acquarellista

MARIA BOSELLI

La Bellezza del mondo

RAFFAELE CAPUTO

Il volto dell’amore

Viaggio nella memoria

VITTORIO CASALI

Le Cinque Terre

ESTER CECERE

Incantato grazie

Un tramonto ancora a Poseidonia

Firenze

Nella pineta di San Rossore

Respirando Venezia

Barriera corallina

GIUSEPPE LUIGI COLUCCIA

Casa Branca

Nel tempo

GUALTIERO COMINI

Elogio della bellezza

SARA CORDONE

La Bellezza come riflesso dell’Infinito nel cuore dell’uomo

CATERINA COSTANZO

Il Tuo nome per sempre

Parlo al mondo

A mio Padre

Se Dio parla

GABRIELLA COZZANI

Astri

Estate

La  voce del mio mare

Clessidre

Lettera alla mia amica Paola

VALERIO CREMOLINI

Di ritorno da Bayreuth

NINO CUOMO

Sorrento patria della Canzone

MARINELLA CURRE

A proposito di cibo… La cucina futurista …

MARIA CARLA DEL BONO

La bellezza delle stagioni dei ricordi

Rosa di fine stagione

Se io fossi  così grassa, morirei…

Corpo

Il tuo Buio

EGIDIO DI SPIGNA

La bellezza

Manifesto d’artista

Venere

Sophie

Porto di Venere

FRANCESCA FAVARO

Pensieri sulla bellezza

Alfabeto di bellezza

MARIA GRAZIA FERRARIS

I luoghi del silenzio

L’Elba: mare bianco

Bocca di Magra: V. Sereni e “Un posto di vacanza”

ANNA GEMMI D’ESTE

Frieda e Lawrence a Fiascherino

CESARE GIORIO

La stele dimenticata

SONIA GIOVANNETTI

Tra queste alture

Aspettando il saluto del tramonto

GIUSEPPINA GIULIANINI

Bellezza bugiarda

ADRIANA GUALANDI

La bella estate

A Padova

GIOVANNI LORÈ

Spegne la sera

Al roco respiro del vento

Il ritorno della primavera

Imbronciata luna

Al crepuscolo dell’infocata estate

Straluzza il sole l’ultimo suo raggio

MARIO MANFIO

Se fossi un cerilo…

Il treno

Il jet

La smania

Un abbraccio

Luoghi

Trieste

FRANCA MASCIOVECCHIO

Bell’uomo

Mare

A carnevale

Una poesia

Il sole

MANUELA MAZZAROL

Alberi come i Giusti

Un Altro

Goccia di bellezza

Pregare Statue

MAURO MONTACCHIESI

La vita è stupenda

Rileggo poesie

Venere luminosa

…di un fiore di Venus

Un'arida gleba deserta

LUIGI PALLADINI

Nonni

Autunno

I miei figli

Colpo di fulmine

Casetta dai robusti muri

LEDA PANZONE

Il treno della vita

Il vecchio poeta

Pensando a te

Triste notte di Natale

ANNA MARIA PAOLIZZI

Emozioni perdute

Andata e ritorno

GIANCARLO PERAZZINI

La Bellezza

ANNA MARIA PES

Luna sullo stagno

Dalla panchina

C’è il sole

Storia di un viale

Contrasti

LUCA PIERONI

L’epifania della bellezza

MARGHERITA PIZZEGHELLO

Felicità

Fenicotteri rosa

Vivere

Ogni volta mi commuovi

Con te fra le braccia

Adornami le braccia

ANGELO QUIETI 

Oltressenda Alta (BG)

DANIELA QUIETI

Bellezza di Virtù

FABIOLA QUIETI

I borghi dell’abbandono

GIAMPIETRO RIGOSA

Bello è la parola giusta

DINO ROMAGNOLI

Terra

Biondo Pensiero

Pace

GIUSEPPE ROMANO

Ambulante

Frammenti da una storia vera

ALESSANDRO SAMMARINI

La bellezza

Raggio di luna

Fuochi nella notte

Le bolle

Navigando

Dipinto d'inverno

LIDIA SELLA

Dal "kalòs kai agathós" alla religione della bruttezza

ANNALISA TACOLI

Era una casa vicina al mare...

GABRIELLA TARTARINI

Di cosa si parla quando si parla di Bellezza

NELIDA UKMAR

Le pagine della mia Terra

Brezza estiva

Almost blue

Mandala Hosta

Oasi tra le canne

Ognuno al suo posto

Profumo di lavanda

La casa degli Angeli

La Quercia

MARIO VIOLA

Il mare nello specchio

La tua canzone nel vento

Emozione

Velieri dell’Anima

L'anima della pianura

L'ansito possente del mare

MARIA TERESA ZANELLA

Sirmione ancella del lago

Riflessi

Da Pratello il mio Infinito

LORENZA ZANONI

Il bello che vive in noi

La Bellezza dell’Amore

A mio figlio Alessandro

Una nuova raccolta poetica di Mario Viola

con note critiche di Rina Gambini

L’infinito nel quale perdersi con un misto di curiosità e di paura, nel quale trovare se stessi e le energie per rinnovarsi. L’infinito: il magico nulla sconosciuto e inconoscibile dalla limitatezza dei nostri sensi. Scrive Leopardi nello Zibaldone: “L’anima s’immagina quello che non vede… e va errando in uno spazio immaginario, e si figura cose che non potrebbe, se la sua vista si estendesse da per tutto perché il reale escluderebbe l’immaginario”. Infinito, dunque, che è aspirazione alla libertà, al pensiero, alla fantasia.

“Scalare il cielo / per trovare nello spazio / l’abbagliare di un fulmine, / sospirare dell’universo / l’immensa luce vitale // l’energia lontano spinge…”, dice Mario Viola nella lirica Camminatore dell’infinito.

Che l’infinito sia una costante di questa silloge poetica lo indica il titolo stesso, Nostalgiche alchimie d’infinito: titolo in cui, in realtà, si condensano i temi salienti della poetica dell’autore. Infinito, nostalgia, magia delle parole e del pensiero: sentimenti che nascono in un animo gentile e sensibile e trovano nella poesia la loro espressione più congeniale.

L’infinito torna sovente, come già detto, nei versi che sconfinano nello spazio siderale alla ricerca di una meta interiore, di una luce che sia guida nel cammino e bagliore dello spirito: “Ho lanciato i miei cavalli / al galoppo sfrenato / verso il lontano orizzonte, / per raggiungere infine, / con la mia anima, / l’estremo confine. / I limiti sono barriere / da superare nella vita / per non restare / abbandonati all’oblio.” Così in Le stelle ed oltre. E in Armonia: “Al centro dell’occhio di luna / abbandonarmi alla corrente / della vita solare e notturna / sulla grande pianura dell’anima.”

Con altrettanta ricorrente intensità appare la nostalgia, che conduce il poeta nelle pieghe del ricordo e gli fa rivivere momenti felici, sentimenti sopiti seppure mai dimenticati, persone care che hanno lasciato impronte indelebili, oppure fugaci incontri ricchi di speranzose attese. “Ricordi che s’intrecciano / a futuri inespressi d’altri colori, / immensità a rifulgere d’altri mari / in orizzonti di tramonti infuocati. // Nostalgia e malinconia / del tuo essere sorriso d’anima, / fertile terra nel tuo sguardo / di donna persa nello spazio / come laguna nell’oceano.” (La tua canzone nel vento). E ancora nei versi finali di Poesia effimera: “Memorie d’attimi indefiniti / incalzano nel mio animo, / e ritrovo momenti di sentimenti / dolci e solari vissuti con te. // … // Sarà un altro ricordo da non perdere, / un platonico amore da non dimenticare”.

Ricordi, nostalgie, malinconie: tanti i temi trattati in questa sorta di capitolo inglobato nel contesto della silloge. Gli amici dell’infanzia e dell’adolescenza, perduti lungo il cammino della vita, “partiti per vite differenti, / traditi dai loro sogni.” (L’amicizia perduta), al massimo sentiti con una telefonata per gli auguri delle feste, ma divenuti estranei, vivi solo nella memoria. Il profumo del pane appena sfornato, come nei giorni dell’infanzia lontana, con la famiglia riunita intorno alla tavola per il rito gioioso del desinare. L’odore della terra nel declinare della stagione, quando cadono le foglie e il muschio esala effluvi umidi che inducono a mesti pensieri. Il rumore del vento che soffia sulla pianura e porta con sé il sentimento di appartenenza che il poeta sente vivace nel cuore. La mestizia del giorno dedicato ai defunti, pervaso dalla bruma di novembre, e dalla malinconia dei ricordi struggenti dei propri cari. La figura della madre, sempre presente anche nell’assenza, immateriale luce di sicurezza, d’amore e di speranza.

Ancora ricordi di luoghi visti, vissuti più col cuore che con la mente, impressi nella memoria e nella fantasia, vividi di emozioni interiorizzate. Il Golfo del Tigullio in una giornata di dicembre vibra del fragore del mare che sciaborda sulla riva e dello stridore dei gabbiani che volano vincendo l’attrito del vento; s’illumina dei colori vivaci delle case a ridosso del mare, della luce velata del sole; emoziona facendo presagire antiche storie di avventure e di pace. Per contro, Rimini d’estate, con l’afflusso dei turisti, le luci e la vita notturna, i bar sempre aperti, l’arenile infuocato. Il senso di libertà della Polinesia, la mesta armonia dei canti lusitani ascoltati a Lisbona, l’impressione di desolazione della martoriata città di Beyrouth. E poi Fatima, con la sua spiritualità che attira i pellegrini, “miracolo dell’anima / che ritrova l’esigenza della penitenza, / per conquistare la purezza della / nostra Signora del Rosario.” (Il sole danzò quel giorno a Fatima). Lourdes, carica del mistero del miracolo, meta di persone disperate e speranzose, “che accettano l’inspiegabile; / paradiso per molti in terra, / disseta l’arsura delle fiamme / pellegrine con la sua acqua. // Acqua di purezza e verità” (Lourdes).

Spesso ricorre l’immagine del mare, soprattutto il rumore del mare, la sua mesta armonia quando è tranquillo, il suo fragore quando è burrascoso. Il mare come gioia e come malinconia, come scorrere del tempo e come immanenza, il mare come libertà e infinito, nello scambio e nell’intersecarsi delle suggestioni dell’anima poetica.

In questa miriade di immagini, profumi, visioni, in questa selva di sentimenti e di emozioni, sta l’alchimia che plasma la vita, l’intensità di un’anima e di una coscienza che, pur aderente al presente, non dimentica il passato e i doni elargiti dalla natura. Il cuore di un poeta dei nostri giorni che sa viverli nella pienezza consapevole di realtà e illusione.

Mario Viola conosce bene la magia della poesia, la coltiva da anni, la sa interpretare e riprodurre con il suo linguaggio pacato e sicuro, con l’armonia di versi pieni, intensi, musicali. E la poesia è per lui rifugio e guida nell’arcano mistero della parola. “Sempre quando lo spirito si stanca, / mi affido all’anima, che sa navigare / in nuovi arcipelaghi, a rinfrancare / il mio stanco cuore di marinaio. // La parola è timone che dirige sulla rotta / le vele alzate dalla libera coscienza, / e ritrovo momenti infiniti di serenità / nel vento che spinge i velieri dell’anima” (Velieri dell’anima).

Rina Gambini

Il Fascino della Memoria, presentazione dell'antologia,

a cura di Rina Gambini

Prefazione alla raccolta di Pensieri ricordi testimonianze in poesia e in prosa
IL FASCINO DELLA MEMORIA

Nell’Ottobre 1984, in un’intervista comparsa sul quotidiano “Il Tempo”, il poeta italiano Luciano Luisi  chiese a Jorge Louis Borges se, secondo lui, ci fosse differenza tra la poesia e la prosa e Borges gli risponde: “La differenza è nel lettore più che nel testo. Chi legge una poesia si aspetta emozioni, chi legge una prosa si aspetta argomenti e informazioni, ma essenzialmente sono uguali. Io ho provato tutte le forme di espressione, ma non c’è differenza. Una differenza tipografica, forse, ma nient’altro”.
Dunque, come si evince dal pensiero del grande scrittore argentino, per esprimere le proprie idee, le emozioni e i ricordi, non esiste un genere letterario privilegiato, perché va indifferentemente bene la poesia come la prosa. Ecco perché, accingendomi a dare vita ad una raccolta di per sé ricca di sentimenti, ho pensato che vi dovesse essere spazio sia per coloro che prediligono la sintesi immaginifica e la metafora della poesia che per coloro che amano la chiarezza e la concretezza della prosa. Tanto, la comunicazione col lettore è comunque immediata e il fascino della memoria non subisce decadimenti in nessuno dei due generi.
E poi, non si può non tenere conto che il ricordo ha tante sfaccettature, tante angolazioni, a seconda delle sensibilità personali e delle esperienze che lo hanno generato, a seconda dei momenti in cui la memoria prende il sopravvento sulla quotidianità. Questo rende estremamente variegata una raccolta di testi lirici e narrativi, tanto da farne veramente uno spaccato dell’anima individuale e sociale del nostro tempo e della nostra appartenenza al mondo italiano.
Così è nata questa raccolta antologica, che come quelle che l’hanno preceduta, vuole tornare al passato, ma non per languore nostalgico, bensì col preciso intento di non disperdere quei sentimenti che più di altri ci rappresentano: l’amore per la famiglia, per gli amici, l’infanzia e l’adolescenza serena, la nascita dei figli, la perdita dei propri cari, e non ultimo, il piccolo mondo che ci ha formato, le strade, le case della città storica o del paese. E poi, le avventure che hanno accompagnato il lavoro e lo svago, i pericoli della guerra, le gioie, le emozioni destate dalla bellezza dei luoghi, insomma, una infinità di motivi che vanno raccontati e fermati sulla carta affinché ne resti testimonianza palpitante e vera.
Come sempre, ai testi degli autori contemporanei, ho voluto affiancare testi di grandi scrittori e poeti entrati ormai nella storia, ed ho scelto, quando possibile, brani meno noti, affinché si potesse verificare come, al di là di ciò che è ben conosciuto da tutti, vi siano pieghe segrete del cuore manifeste in pagine di grande pregio ingiustamente trascurate. Ed anche in questo caso, la scelta è tra le più varie, spazia tra poesia e prosa, tra nostalgia e rimpianto, tra avventura e sentimento. Volutamente ho privilegiato autori italiani, perché desideravo che questo spaccato di vita rappresentasse le nostre radici, i nostri sentimenti, il nostro retaggio culturale. Insomma, il nostro essere italiani, di cui dovremmo essere fieri.
I lettori potranno constatare quanta diversità di emozioni rivesta la memoria. Le persone rievocate, i fatti che emergono dalle narrazioni, i luoghi che si stagliano con profili nitidi e vivi nel sentimento, sono indicativi di quanto il passato si imprima in noi, nel cuore e nella mente, senza dissiparsi nonostante il trascorrere degli anni. Un passato che, anche quando è strettamente personale, sa accogliere gli altri in un comune percorso esistenziale. Le storie del passato, qualsiasi esse siano, diventano, tutte insieme, storia dell’uomo.
Le mie riflessioni sulla memoria non vanno oltre queste poche note: che io creda nel suo valore è più che evidente dalla volontà di portare avanti questa idea e di valorizzarla, facendo sì che molti siano i lettori di questa raccolta. Del resto, all’interno troverete brani “filosofici” estremamente esaustivi sul tema, tali da oscurare qualsiasi altra considerazione.
A me resta il piacere di aver raccolto tante testimonianze, di aver curato con amore questa pubblicazione commentando ogni autore e di essermi sentita in mezzo a tanti amici che hanno immediatamente accolto e condiviso il mio progetto. A tutti il mio grazie, nella gioia di aver dato un contributo, se pur piccolo e insignificante, alla nostra cultura nazionale.

Rina Gambini

 

Sono inclusi nell'antologia i seguenti autori:

SIBILLA ALERAMO
Nostalgia di Sorrento

CLAUDIA ASTORI
Un salto di qualità

GIUSEPPE BENELLI 
Una memoria collettiva contro la paura dello spaesamento - I luoghi come «casa per l’anima»

NARDINO BENZI
Io pellegrino davanti a mio Padre conseguo la gioia della Pace - Don Dante Lasagna - Un’ostia consacrata - Gli anni di mia nonna - Albeggiava - Bambino mi accosto a Gesù

SERENA BEONI
Il velo da sposa

MARIAGINA BONCIANI
11 Settembre - Un volto, un violino, una voce - L’incontro -Vecchia Milano -Il maniscalco - Il mio quartiere

ELLENICO BORRELLI
Puglia – Tavoliere – Milano –Sfida su pei monti – Ricordi di un bambino

LIA BURIGANA
Eccoci qua…

FRANCO CAMPEGIANI 
Storia e destini dell’hinterland romano

ORNELLA CAPPUCCINI
Memoria – Dilatar del tempo! – Calendola – Sulla via Appia Antica – Luci e suoni – Vigilia di Natale – 3 Giugno – Reginetta per un giorno

RAFFAELE CAPUTO
Ombre dei ricordi – Il ricordo di un’amante Sul viale del tramonto - Saint-Christophe

GIOSUÈ CARDUCCI
Nostalgia

VITTORIO CASALI 
Pensieri sotto le stelle

ENZO G. CASTELLARI
Ricordi di un giovane regista

ESTER CECERE 
Testimoni del tempo - A pesca con la fiocina

GUALTIERO COMINI
Lunga fuga per la libertà

ANTONINO CUOMO
Un evento che cambiò la vita - Sorrento incontrò l’Inghilterra

CLAUDIO DE FERRA
Come in un film

EGIDIO DI SPIGNA
Terra di Liguria – Filastrocca di una sera d’inverno – Exodus - L’odò de Portivene

FRANCESCA FAVARO
Per la poesia, dalla poesia, la memoria

MARIA GRAZIA FERRARIS
Ombrellopoli

ALBERTO GATTI  
Uragano

IGNAZIO GAUDIOSI
Arsura – Altane di Carozzo

EDDA GHILARDI VINCENTI
Oh, ricordi! – Era primavera – Come un dono – Brillavano le foglie… - La dimora di campagna – Non permettere…

ANNA GIACALONE
Nel tempo dei ricordi - Marsala - Nel ramo dei ricordi

GUIDO GOZZANO 
L’analfabeta – L’amica di nonna Speranza

ADRIANA GUALANDI
Memoria – La pastasciutta – Mia Madre – Mio padre

HAFEZ HAIDAR 
Giuro che vi salverò

RITA IACOMINO 
Il tempo come fili sospesi – Mancanze – Petali e parole

GIACOMO LEOPARDI
Pensieri XIII – da: Zibaldone

MARIO MANFIO
La cicatrice – Rimpianto – Disincanto – Il tempo del Liceo – “Correva l’anno…” - Al mio maestro delle elementari

VERA MARCOLINI 
Premessa – L’ultima vela – L’argine

FULVIA MARCONI 
Viola - Giovinezza

MANUELA MAZZAROL
Un ricordo d’estate

STEFANO MELANDRI
Tre generazioni raccontano...

NADIA MOGINI 
Trapassati molto prossimi – Il passo educato – Reperita iuvant – Separazioni – Ricongiunzioni – La su balia – Frizze – Haiku del tempo passato

EUGENIO MONTALE
Non recidere forbice quel volto… - Cigola la carrucola del pozzo…

CRISTIANA MUGERLI
Zia Rosa

ALBERTO NESSI 
Sorelle, rovina dei poeti – Lutto - Grazie, Signore, del memento…caudato – Arrivano gli Unni – A rivederVi… - Addio – Pattume – Decantazione – Perché? – Padre nostro…

IPPOLITO NIEVO 
Una vecchia cucina

LUIGI PALLADINI 
Un lutto improvviso – In cerca di lavoro

ORIETTA PALMA NOTARI
Il fascino della memoria

LEDA PANZONE NATALE 
Gli zampognari – Nonostante tutto – Scuola d’Antan – Le quattro stagioni – Ad un grande amore

DOMENICA PARRINO
Era la guerra…

GIOVANNI PASCOLI
Allora – Sogno

ALESSIO PASQUALI
Chimere – Camposanto di campagna – Un altro luogo, un altro tempo – Non c’è altro - Dipinta d’azzurro profondo

GIANCARLO PERAZZINI
C’era una volta L’Africa

GIANPIERO PERLASCO
Viaggio con i libri

ROSSANA PIANIGIANI
I silenzi – Nei ricordi della memoria – Ricordi - Il tempo meraviglioso dell’infanzia e adolescenza

LUCIA PIGIONA
Viaggio in Sicilia: il mito greco, terra dei nostri avi

DANIELA QUIETI
Rivedo un gelso – Le Virtù che non tramontano

GIAMPIETRO RIGOSA
Il colloquio con l’ex comandante partigiano

DINO ROMAGNOLI 
La grande corsa – Vecchio mio

GIUSEPPE ROMANO
Pane caldo – Il volo dell’airone – Sipario – Impronte –   In attesa dell’arca…

MARINELLA ROSIN BELTRAMINI
A Versa – Erano undici sul lago – Abu Ghraib – Vecchia stazione – La stalla di Martina – Un volo in musica

GIULIANA ROSINI
La “Sciapetta”

MAEROSA RUSSO
Cinquanta lire per un gelato

UMBERTO SABA
Sopra un ritratto di me bambino – da: Infanzia

RENATO SERRA 
Ritratto di Carducci vecchio

VIRGINIA SORRENTINO
Quel pioppo altissimo – Mi tornano alla mente – Preferisco, mamma - Parentesi di ferragosto – Tra i cespugli di more – Cammino assorta – È come - “È pronto a… tavola!”

VALENTINA SPINETTI
La terrazza dei ricordi

GIUSI TAMBORINI 
Saluti e baci

GABRIELLA TARTARINI
Otto

FERNANDA TESTA 
Signore molisane dell’Ottocento: il gusto della pazienza

CARMELA TUCCARI
Cum grano salis

GIUSEPPE UNGARETTI
Se tu mio fratello – I ricordi

MARIA GRAZIA VACCHINA
Tra aquile e aironi – Vivere tra i monti Vecchio bordo – A Superga Radici

MARIA TERESA VERONESI
Il mio cane “cattivo”

MARIO VIOLA  
Sassi – In questa corte dei miracoli  Nell’harem della fantasia Storia contadina - Suadente stella di giovinezza Memorie inattese

RITA VITTOZZI 
Noi che…

FABRIZIO VOLTOLINI
Caffè felicità

PIERFRANCESCO ZEN
Poesia – Eternità e dissolvenze – Sentinelle dell’ignoto

 

IL MARINAIO CHE DIALOGAVA CON LE STELLE
di Alberto Gatti

PREFAZIONE

Della navigazione o della vita.  "Quando si prende a voler bene, spesso se ne deve pagare lo scotto". Quando troverete - a romanzo avanzato -  questa frase, il vostro livello di partecipazione alla storia sarà già senza ritorno. È il fado, qualcuno potrebbe dire, l'inestinguibile nostalgia che anima il ventre di ogni angolo del Portogallo. Una nostalgia che si incrementa ancora quando le finestre guardano il mare e nel mare si perdono inseguendone infiniti e irraggiungibili gli orizzonti. E di orizzonti nella narrativa di Gatti non ne mancano certo, né di contrasti forti tra i caratteri che entrano in scena: opposti che si attraggono perché nascondono nel profondo affinità insospettabili, opposti che si respingono e si combattono, animi rudi che rivelano dietro il turpiloquio e le cicatrici di una vita un cuore puro, il semplice che intuisce il complesso, perché anche il più burbero marinaio protagonista di queste vicende ha sempre un cielo di stelle che lo guida. Dal Maine al Portogallo, da Kupang alla Nuova Guinea, tra un oceano e l'altro, in cerca di qualcosa, in fuga da qualcos'altro...  Quando sarete sulla "Logan Star", sulla "Hudson" o sulla "Marianas", guidati dalla Stella del Sud o risaliti nell'emisfero boreale, in rotta verso Setubal, Porto o Lisbona, i sentimenti dominanti di questo romanzo saranno i vostri, che vi troverete partigiani al fianco di qualcuno, indignati di fronte a qualcun'altro, con lo sguardo rivolto a un firmamento di stelle che nasconde o rivela risposte, guidati da una penna sapiente, ricca di esperienze, appassionata, appassionante, ispirata.
Buona lettura, dunque. Il viaggio è cominciato.

Pierluigi Iviscori.

PRESENTAZIONE


Una cittadina dalla lunga storia, che è rimasta presente e viva nelle vie e nelle piazze, nel castello che la sovrasta e nei ricchi palazzi signorili, nelle torri e nelle chiese; un teatro settecentesco, vero e proprio scrigno di arte e poesia; una tradizione, anche culinaria, gelosamente custodita e preservata dall’incalzare della modernità; un alone di mistero che si conserva nelle narrazioni dei vecchi; un senso dell’ospitalità di origine antica, radicato nel costume locale e portato avanti anche dall’Amministrazione Comunale. Queste, e molte altre ancora, le caratteristiche che fanno di Pontremoli il luogo ideale per un Concorso che vuole rendere omaggio all’arte, in primis letteraria, poi anche in ogni sua manifestazione.
Nella scorsa edizione del Concorso, la prima, quella dell’esordio, i convenuti a Pontremoli hanno colto con pienezza il significato di una scelta non casuale e le positività di un incontro di pura cultura, che ha accompagnato i nuovi e vecchi estimatori della città a visite e convegni atti a conoscerla meglio. Una manifestazione culminata nella premiazione, nel Teatro della Rosa, che lo ha colmato di gente gioiosa, felice dell’esperienza, paga dell’opportunità di conoscere un luogo così affascinante. Infine, secondo la tradizione di cui ho accennato, un rinfresco di saluto che gli Amministratori hanno voluto offrire, affinché della giornata restasse anche il sapore.
Questa è Pontremoli, e questo il Concorso dedicato alle sue memorie, alle sue bellezze. Questo il percorso che ci proponiamo di rinnovare ogni anno, con il medesimo entusiasmo provato nel concepirlo e nel crearlo.

Siamo ben consapevoli che ogni evento letterario impostato come “gara” fa degli scontenti. È inevitabile che qualcuno, che aspirava ad un riconoscimento, che ambiva ad un premio, rimanga deluso. Fa parte del “gioco”: ogni giuria ha un suo metro, ha una sua visione dell’arte dello scrivere, e pertanto può accadere che opere giudicate diversamente da altre giurie si distinguano o si perdano. C’è, inoltre, il confronto con le altre opere partecipanti: accade che giungano numerose opere di elevato valore, pertanto, se pure con difficoltà, bisogna fare delle scelte, e la Giuria di “Città di Pontremoli” le opera nel massimo rispetto della neutralità.
Insomma, chi resta deluso non deve prendersela, potrà rifarsi in altra occasione, potrà cimentarsi con altri autori in una “gara” stimolante. Del resto, anche nei “certami” poetici di cui è costellata la storia della letteratura fin dalle origini, c’era un vincitore e un perdente, e, alla fine, tutto veniva rimandato all’anno successivo, affilando gli artigli per un nuovo incontro.
Diceva De Coubertain, riferendosi allo sport, che l’importante è partecipare; nella fattispecie essere letti, dato che siamo in una società dove la lettura è privilegio e passione di pochi, dove i nuovi autori hanno scarse possibilità di essere conosciuti. E poi, gareggiare significa, a prescindere dai risultati ottenuti, anche essere stimolati a fare di più e meglio oltre a mettersi umilmente a confronto con gli altri.
In questo, mi pare, stia il vero significato di un Concorso di letteratura, anche se, lo sappiamo bene, ed è umanamente comprensibile, essere premiati è gratificante per tutti.
Nel darci appuntamento per il prossimo anno, sperando che questa antologia riscuota il successo che ha sempre accompagnato le raccolte delle Edizioni Il Porticciolo, e soddisfi coloro che vi hanno aderito, saluto calorosamente ogni singolo partecipante al Concorso esprimendo la mia soddisfazione nell’averlo incontrato e conosciuto, anche solo idealmente, perché la poesia è il veicolo più efficace di conoscenza.

Rina Gambini

La nuova antologia edita da Le Edizioni del Porticciolo, in occasione del X Premio Europeo di Arti Letterarie Via Francigena 2012

 

Un editoriale di Giampietro Rigosa

Contrariamente al passato, quest’anno la cerimonia di premiazione del Concorso letterario “Via Francigena” non si tiene in una delle località poste sull’originario, omonimo tracciato medievale. Mentre le località che ci hanno ospitato durante le precedenti edizioni del Premio, come Fidenza, Pontremoli, Sarzana e Massa, nacquero come centri abitati proprio in ragione della “francigena”, Brescia è una città che, apparentemente, non sembrerebbe avere la pur minima relazione con tale importantissima arteria viaria, tuttavia si incorrerebbe in un grave errore di valutazione storica se si pensasse che la città, che si fregia del titolo di “Leonessa d’Italia”, e il suo esteso territorio abbiano avuto una storia avulsa dal contesto della viabilità medievale, che ebbe nella “Francigena” il suo fulcro. Anzi, si può viceversa affermare che Brescia, come Milano e Verona, sia stata una delle città dell’Italia Settentrionale ad essere maggiormente toccata dall’evoluzione che ebbe la viabilità facente capo alla “francigena” a partire dal XIII° secolo.
Il Duecento fu infatti il secolo che vide la grande fioritura del commercio internazionale anche grazie a quel processo che è stato definito di “moltiplicazione delle Vie Francesche”.
Il grande tracciato ad orizzonte sovra-regionale, per il fatto di mettere in collegamento l’Europa settentrionale con quella mediterranea, rappresentava per le regioni prossime, e anche meno prossime allo stesso, un fattore di attrazione e allo stesso tempo di irradiazione straordinario. Ciò contribuì a determinare una sempre maggiore articolazione della viabilità che portò ad affacciarsi sullo scenario internazionale regioni fino ad allora interessate da comunicazioni e traffici limitati. Si arrivò così alla valorizzazione e al potenziamento dei percorsi cisalpini e in particolare di quelli che conducevano ai valichi alpini (Sempione, Gottardo e Brennero) in alternativa al Gran San Bernardo e al Moncenisio. Si assisterà così alla proliferazione delle vie “francigene” o “francesche” così chiamate perché la loro destinazione finale era appunto la “regione dei Franchi” e a tale destinazione si giungeva comunque, una volta attraversati territori sino ad allora decentrati, grazie alla “francigena”.
“Via Francisca” sarà così il nome che assumerà il tracciato che, staccandosi dalla “francigena” vera e propria presso Vecelli, collegherà Milano, Brescia e Verona, nei pressi della quale transitava il percorso proveniente dal Brennero da poco affermatosi. Un percorso, quello tra Milano, Brescia e Verona, che diverrà, come rimane tuttora, l’arteria economica dell’Italia Settentrionale.
La notevole crescita economica indotta da questo processo di irradiazione della viabilità a partire dalla “francigena” sarà, paradossalmente, all’origine della perdita progressiva di importanza della stessa a favore dei nuovi tracciati colleganti il mondo germanico e il Mediterraneo.
Questo fatto, lungi dall’impoverire di significato il tracciato medievale per antonomasia, ci deve semmai invitare a guardare alla “francigena” per quello che effettivamente fu, un fenomeno con un suo intrinseco e incontenibile dinamismo evolutivo. Cosa, a ben guardare, ben poco circoscrivibile nell’orizzonte a-temporale e cristallizzato di certa pubblicistica a scopo turistico, la quale non aiuta certo a comprendere un fenomeno complesso e articolato quale è, appunto, quello della relazione culturale ed economica delle popolazioni europee che, grazie alla viabilità di orizzonte sovra regionale nata per ragioni religiose sull’asse Canterbury-Roma, porterà alla formazione del patrimonio culturale della nostra casa comune.


Giampietro Rigosa

 

 

 

Un concorso letterario dedicato a Pontremoli: un atto dovuto verso il patrimonio artistico e naturalistico di una città che affonda la sua storia in un passato lontano, una storia ricca di eventi, di testimonianze, di retaggi culturali.
Un concorso che coniuga poesia e arte figurativa, in un gemellaggio che rende omaggio al talento e alla creatività della regione lunigianese, in cui pittori e scultori trovano infiniti stimoli al loro spirito artistico, e sanno mettersi al servizio della poesia donando le loro opere per una competizione stimolante e per gratificare gli autori premiati.
Arte e poesia a Pontremoli si sono rivelate subito un’idea vincente, visto l’alto numero di partecipanti che si sono messi in gioco in questo nuovo concorso, a dimostrazione che il bisogno di confrontarsi e di essere letti è vivo e sentito, sebbene i premi di letteratura nel nostro Paese si moltiplichino sempre. Forse, questo bisogno necessita delle garanzie di serietà che noi abbiamo cercato di dare fin dalla stesura del bando, primo biglietto da visita verso gli autori, di una serietà animata dalla passione, dal condividere sinceramente le gioie del successo e la tristezza della sconfitta, nella certezza di un giudizio onesto ed equo.
I premi assegnati dimostrano la nostra apertura ad ogni tipo di poesia e di prosa, non soltanto a quella tradizionale, aulica, come spesso avviene, ma anche a quella giovane, innovativa, frutto di ricerca, o di un nuovo sentire. La presenza, poi, di tanti giovani adolescenti apre il cuore alla speranza che l’amore per la poesia, ed anche per la scrittura in generale, non vada perduto…

Dalla presentazione di Rina Gambini

 Opere donate dagli artisti come premi del Concorso Città di

 Pontremoli 2012

 

Matteo Arfanotti 

Nato a Sarzana l’8 marzo 1974, residente a Fosdinovo di Massa, è artista affermato. Assai noto in Lunigiana e alla Calandriniana. Dopo la laurea in architettura (Firenze) si è dedicato alla pittura, la sua musa che dà ritmo e luminosità ai dipinti, come in questa icona di bellezza femminile realizzato a Nicola di Ortonovo. La dimensione fiabesca avvolge il mito della Grande Madre, la Terra. Matteo ha scelto qui la donna, espressione di dolcezza e di forza, ma è anche via all’eterno. Nel dipinto si nota nell’eterea levità di natura e sopranatura il decisivo orientamento dell’artista all’ allegoria, cioè alla realtà trasfigurata dalla luce e dall’essenzialità cromatica. Esiti prodigiosi dell’ocra e sue variazioni. Impiega spesso la tecnica mista, ma il colore preferito (ocra) attraversa i giochi chiaroscurali, trasfigurando la donna in movimento. Arfanotti prende spunto dalla cinematografia, dal teatro e dal fumetto, che estendono gli spazi su legno, pur conservando nella levità il mito e i riferimenti alla cultura delle stele. Il suo triangolo creativo abbraccia Liguria-Toscana-Emilia.
Info: 339 4163854; e.mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Lorella Consorti

E' nata a Prato e risiede a Empoli (FI). Ha frequentato un corso di pittura con il Maestro Nardoni. È socia del Circolo Arti Figurative Empoli e Fornace Pasquinucci - Capraia Fiorentina (FI). Nel 2010-2011 ha esposto in varie Mostre collettive: Pisa Expo, Il Ghibellino – Empoli, Fornace Pasquinucci FI, Mostra Casole D’Elsa, Premio Presidente della Repubblica G. Gronchi di Pontedera. Nel luglio 2011 ha esposto in una Mostra personale alle Cantine Verdi di Cerreto Guidi. È stata premiata con il I Premio Assoluto per le Opere artistiche al Concorso Artistico Letterario “Ho diritto a…” 2010, patrocinato dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Massa-Carrara, dal Comune di Aulla, dal Comune di Licciana Nardi, per la celebrazione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia, approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1989 e istituita in Italia dalla legge 451/97. artista selezionata dal GAMEC, centro d’Arte Moderna di Pisa, “Dalla macchia al contemporaneo” anno 2011 e 2012, e dal Festival Piccolo Formato.
Ha avuto il riconoscimento come Artista Affermato al Premio Gronchi 2011 ed è stata finalista al Premio Kosmos 2011; è stata inoltre selezionata al Concorso OPEN-ART 2012 con esposizione nelle Sale del Bramante in Piazza del Popolo a Roma.

 

Luciana Lucchesi

pittrice autodidatta, nata ad Aulla, si specializza nella pittura ad olio ottenendo nel corso della sua opera un risultato molto personale di questa tecnica. I suoi quadri sono l’espressione naturale dei suoi pensieri, della sua vita, dei suoi sogni. Il suo soggetto preferito è la natura. Della sua produzione artistica si sono interessati, con vivo apprezzamento, autorevoli critici contemporanei.

 

 

 

 

 

Cristiana Mugerli

Residente a Levanto (SP), insegnante, coltiva da sempre l’hobby della pittura.
Rappresentare la natura (campagna. casolari, campi e prati, il fiume, il lavoro dell’uomo…), ma specialmente il mare, quel mare di  Liguria e di Levanto, in particolare, città in cui vive e lavora, è per lei il modo migliore per trasmettere agli altri, attraverso la sua pittura, sensazioni ed emozioni che scaturiscono dal  più profondo suo animo d’artista. Non paga della sola pittura per testimoniare il legame con la sua terra, trasfonde nella poesia e nella delicata prosa dei suoi racconti, sentimenti  e passioni che paiono essere l’estensione ed il completamento dei suoi quadri. Ha esposto i suoi quadri in mostre personali a Portofino, nell’agosto 2004, a La Spezia - Centro Allende, nel luglio 2007, ed in  collettive a La Spezia - Città delle donne – Centro Allende – nel marzo 1998; a Levanto - Sala mostre del Comune, nel marzo 2002; a Levanto - “ Donne, colori e creatività” Sala mostre del Comune, nel giugno 2003.

 

Antonio Piola

è nativo di Virgoletta, lo splendido borgo medievale situato a soli due chilometri da Villafranca Lunigiana, ed ha trascorso buona parte della sua vita a Milano. Appassionato di arte, ha alternato l’attività lavorativa con quella pittorica, occupandosi anche di promozione di mostre e di valorizzazione delle nuove leve dell’arte. Entrato in contatto con i frati della Certosa di Garegnano, in Milano, ha iniziato a collaborare con loro allestendovi importanti esposizioni. Non si è però mai allontanato dalla sua Virgoletta, in cui torna appena può, e in cui allestisce, con la collaborazione del Comune di Villafranca e con l’Associazione Manfredo Giuliani, di cui è socio, sue mostre. Pittore istintivo di grande sensibilità, ama rappresentare  i luoghi cari alla sua anima e le persone che vi vivono.

 

 

 

Sergio Scantamburlo

Nato alla Spezia nel 1948, ha rivelato fin dalla più tenera infanzia un grande amore per il disegno, che lo ha portato a frequentare scuole d’arte e a dedicarsi alle più svariate tecniche artistiche. La sua prima personale data dal 1970; da allora ha partecipato a molte mostre collettive e ha allestite tante personali, è stato più volte premiato ed è apparso su numerosi cataloghi d’arte. “La pittura di Sergio Scantamburlo raccoglie la esperienza di mezzo secolo. Nei riflessi dell’impressionismo francese e italiano ha tracciato la proiezione della pittura, definendone le tematiche familiari e sociali, a lui congeniali. Pittore naturalista e con problematiche sociali, ha rappresentato con eguale talento angoli e scenari di Lunigiana e l’incanto degli interni, sia domestici che pubblici. Privilegia tanto i paesaggi quanto l’umile gente e i personaggi della storia locale. Grazie all’impiego di tecnica mista imprime ai dipinti un movimento e una grazia che li distinguono dalla pittura ufficiale, anche per il corredo cromatico centrato sulle linee di china, su violetto e ocra. I suoi azzurri sono sontuosi, i rossi caldi e pastosi. Più volte premiato, ha raccolto nel dossier insieme ai mecenati della sua pittura i consensi e gli apprezzamenti di un pubblico selezionato. La interiore liricità di Scantamburlo si espande in proiezioni di bellezza, che costituiscono oggi le istantanee più indovinate della sua ispirazione”, scrive di lui Giuseppe Luigi Coluccia.

 

Francesco Vaccarone

E' nato alla Spezia, dove tutt’ora risiede. Ha iniziato a dipingere giovanissimo, e fin dal 1957 ha esposto in mostre personali e collettive in numerose città italiane. Assurto a fama internazionale, negli ultimi dieci anni ha esposto in Polonia, dove ha tenuto anche un ciclo di conferenze all’Università, a Cuba, in alcune città degli USA, a San Pietroburgo, a Strasburgo, presso il Parlamento Europeo e a Bruxelles.
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, in musei e università di tutto il mondo. Della sua pittura si sono occupati i nomi più famosi dell’arte, a partire dal pittore Renato Guttuso al poeta Edoardo Sanguineti, al giornalista Aldo Forbice, fino a molti critici internazionali di grande rilievo.


 

Alberto Sparapani

Nato nel 1911 a Casale Marittimo, in provincia di Pisa, muore a Carrara il 10 gennaio 2004, dopo aver lasciato segni tangibili della sua arte incomparabile di scultore in
molte piazze e chiese d’Italia. Suoi, infatti sono il monumento ai Ragazzi del ’99 a Bassano del Grappa, il Monumento al Cavatore di Colonnata, sulle Alpi Apuane, il Monumento a Michelangelo a Caprese (AR) per il V centenario della nascita dello scultore, il Monumento a San Francesco a Santa Margherita Ligure (GE), il Monumento a San Giovanni Bosco, a Borgo San Martino (AL), la Sacra Famiglia di Pisa, e molti altri, oltre ad amboni, Via crucis e pulpiti. Bellissime le sue piccole sculture, innovative nelle forme e nei significati. Il bassorilievo donato dal figlio Silla, anche lui egregio scultore, vuole ricordare la figura magistrale di Alberto Sparapani.

 


 

 

Roberto Giansanti

Nato a Marino (RM) nel 1979, vive in Versilia, dove ha realizzato la sua attività artistica, e dove insegna Discipline plastiche presso l’Istituto d’Arte “S.Stagi” di Pietrasanta.
Si è laureato a pieni voti all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ed ancora collabora con i docenti dell’Accademia per la realizzazione di opere scultoree. Dal 2003 partecipa a mostre collettive e ha esposto in prestigiose mostre personali.
Scolpisce preferibilmente il marmo, ma anche il ferro e la terracotta, con uno stile innovativo,  fortemente plastico.
La sua ricerca si basa sul movimento in equilibrio dei suoi personaggi, in una tensione che è fisica, ma soprattutto interiore. “Sono forme scultoree sostenute da una tensione straordinaria, dove le masse materiche sfidano la forza di gravità, mentre un equilibrio sorprendente si instaura tra moto e stasi, quiete e velocità. Improvvisi sbilanciamenti vengono corretti in corso d’opera e bilanciati con scatti imprevedibili, arditissime torsioni.”, scrive di lui il critico Franco Campegiani.

 

 

 

Il nuovo libro di Maria Grazia Ferraris

 

OCCHI DI DONNE

di Maria Grazia Ferraris

 

Le donne di cui ci parla Maria Grazia Ferraris sono donne vere, donne che hanno sofferto ingiustizie e privazioni, che soffrono ancora nel fondo del loro animo pur continuando ad amare, e affrontano la loro condizione con coraggio, tenacia, forza d’animo, anche quando la ribellione serpeggia o la vendetta ha il suo corso. Donne che appartengono alla storia, ma che spesso la storia, scritta al maschile, ha trascurato o travisato; donne che nella storia hanno cercato, quasi sempre con scarso successo, di portare il contributo della loro intelligenza, del loro cuore, impedite dal dominio del maschio, che esercita potere decisionale sulla loro esistenza.

Dieci storie, quelle che la scrittrice ci propone, di dieci diversi personaggi femminili: diversi per epoca di vita, diversi per appartenenza geografica, diversi per vicende personali. Ma il fil rouge che lega questi racconti è il loro essere donne a pieno titolo, interpretando e dimostrando, in casi tutti diversi ed uguali allo stesso tempo, il coraggio delle proprie azioni, la forza del proprio cuore, la poesia della propria anima.

Queste dieci storie, narrate con una stile asciutto ed elegante come fossero singoli brevi romanzi, intrecciate ad arte per appassionare il lettore, storicamente documentate e fantasiosamente interpretate, come si conviene ad una autentica opera letteraria, propongono uno spaccato del mondo femminile che farà meditare tutti sul ruolo sociale e civile delle donne. E fanno vedere il mondo di ogni epoca con i loro occhi. 

Dalla presentazione di Rina Gambini

 

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