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  • Rossana Pianigiani Stampa E-mail
    giovedė 25 settembre 2008
    Note biografiche

    Rossana Pianigiani nasce a Roma; ancora residente nella sua città natale, vi ha compiuto studi tecnici e lavorato come contabile e corrispondente, collaborando anche all’attività lavorativa del marito. Madre di tre figlie, ha trovato il tempo per coltivare l’arte, e non solo letteraria: ha frequentato corsi universitari di Giornalismo e di Psicologia; inoltre, corsi di pittura, sia con la tecnica acrilica che ad olio su tela, presso la Scuola d’Arte Ornamentale, conquistandosi lusinghiere gratificazioni in mostre personali e concorsi. La poesia le ha fatto conseguire numerosi primi e secondi premi in ogni parte della penisola e in alcune capitali europee. Rimasta di recente prematuramente vedova, continua a trovare nell’arte il rifugio consolatore della tristezza, offrendo agli altri la ricchezza del suo intenso sentire.

     
    Note critiche 
     

    L’impostazione di una lirica prevalentemente discorsiva, il rivolgersi ad un ipotetico interlocutore che si presti ad ascoltare le sue parole, la chiarezza di un linguaggio immediato ed articolato, la sintassi piana e sciolta, ne fanno una comunicazione di messaggi che si vanno ad incentrare sulle problematiche del vivere moderno. Sebbene alcune composizioni siano di carattere prettamente personale, in genere la poetessa predilige soffermarsi sui temi del vissuto per segnalare i mali che dilaniano il mondo di oggi ed ammonire per indirizzare l’umanità verso un avvenire di pace e serenità. Se compito della letteratura è anche creare una coscienza sociale, Rossana Pianigiani si assume il compito di chiarire i problemi e risvegliare le coscienze, ma lo fa con una forma poetica che riesce ad emozionare e coinvolgere.

     
    Letture 

     

     

               Cerco l’alba 

     

    Come mendico sono sulla strada,

    sconosciuto il cammino

    trepida avanzo, niuno m’è vicino,

    una folata m’avvolge, d’aria umida.

     

    La nebbia si dirada,

    un pallido sole appare

    che tenta di scaldare,

    immobili restano gocce di rugiada.

     

    La sofferenza è nel mio cuore,

    voglio allontanarla

    per dare spazio all’alba,

    anche se celata forte ne è il sentore.

     

    Poi l’anima torna a vibrare,

    gli occhi si perdono estasiati

    ammirando fiori appena nati,

    preme la linfa che vuole sgorgare.

     

    Un anelito sale dal profondo del cuore,

    in questo mondo senza fine

    solo un’ora vorrei di felicità sublime,

    e poi lasciarlo, mormorando amore!

     

             Ritorno alla vita 

     

    Fitto il buio che mi avvolge

    tremano le membra, tace il cuore,

    non v’è luce, né calore,

    il freddo mi travolge.

     

    Inerte mi lascio trascinare,

    questo oblio m’appare dolce,

    so che cela il vuoto,

    mi sto lasciando andare.

     

    Un tremulo puntino luminoso

    all’orizzonte appare,

    attonita mi soffermo a guardare,

    non se ne va, è fisso e silenzioso.

     

    S’intensifica la luce,

    ferisce gli occhi stanchi,

    sembra invitarmi avanti,

    la seguo, m’abbaglia, m’induce

     

    a vedere quello che ho dimenticato,

    mi scalda l’anima,

    il sangue riprende a defluire

    chissà…… forse ho sognato!!!

     

              Quale sarà il domani 

     

    Nel silenzio della notte,

    le sagome del mondo

    immense, s’intravedono.

     

    Vecchie effigi ritornano alla mente

    e danzano scomposte

    davanti ai miei occhi stanchi.

     

    Non riesco ad intravedere

    il nemico che invisibile,

    tenendosi in agguato, ci ha colpito.

     

    Come rondine dall’ala spezzata

    che starnazza impazzita,

    mille tentativi ho fatto, per rivolare,

    per non lasciarmi trascinare

    nel vortice buio di questo oblio.

     

    E all’ombra dei platani,

    che giganteschi elevano i rami al cielo,

    ho accarezzato un sogno!

     

    Mi sono lasciata cullare dal vento

    sull’altalena dei miei pensieri,

    ho chiesto a Dio di farmi leggere,

    sulle pagine, ancora vuote della mia vita,

    che sembra sbriciolarsi:

    quale sarà il mio domani!!!

     

     

     

             Richiamo alla pace

                                                                                                      

    Uomo del mio tempo, cosa fai?

    Coloro che comandano ti spingono alla guerra,

    tu vai ed uccidi e continui ad uccidere,

    come ti è stato imposto per conquistare.

     

    Parola maledetta “il potere”,

    la terra odora di sangue,

    uomini dilaniati dalle bombe,

    paesi distrutti, bambini che piangono,

     

    ovunque disperazione e miseria,

    quando vi sarà la pace?

    Quella pace lungamente invocata,

    che faccia cancellare le barbarie

     

    e rifiorire i campi coperti di morte.

    In riva al mare bisogna tornare

    a godersi il levarsi del sole,

    i rossi tramonti, il nascere di un fiore.

     

    Pace non farti aspettare!

     

     
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