Note biograficheRosa Elisa Giangoia, piemontese di origine, risiede a Genova; laureata in Lettere Classiche e specializzata in Filologia Classica, ha insegnato Materie letterarie e Latino nei Licei; attivamente impegnata nella ricerca didattica e nelle attività di aggiornamento per docenti, come direttrice e docente di corsi organizzati dal CIDI di Genova. È stata membro di commissione di concorso a cattedre per docenti di scuola secondaria superiore e ha lavorato anche come consulente di enti pubblici. Per l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Genova ha curato il ciclo di incontri tra autori (Arbasino, Maraini, Pomilio, Vassalli, Sanguineti, Bertolucci, Pagliarini) e studenti nelle scuole medie superiori, intitolato “Il piacere di leggere”. Per l’Assessorato alla Cultura del Comune di Genova, quale consulente per le celebrazioni per il Centenario della nascita di Eugenio Montale, ha curato, insieme a Laura Guglielmi, i 10 volumi plurilingue della collana “Liguria terra di poesia”, e l’organizzazione dei “Parchi culturali” finalizzati a valorizzare il rapporto di alcuni scrittori (Montale, Caproni, Sbarbaro, Calvino, Lawrence, Schelley, ed altri) con il territorio ligure. Collabora a varie riviste letterarie con testi creativi e di critica, e a riviste di didattica; partecipa anche a riviste on line ed ha ideato, e cura, la newsletter di poesia “Lettera in versi”. Si è attivamente impegnata per l’introduzione e la diffusione in Italia dell’insegnamento del Latino con il “metodo-natura” proposto dal linguista danese H.H. Oerberg, in stretta collaborazione con l’Accademia Vivarium Novum, presso la quale è in corso di pubblicazione il testo delle “Bucoliche” di Virgilio con un suo commento in latino. Per l’attività su questa tematica ha vinto, insieme al prof. Stefano Rocca, una borsa di ricerca didattica bandita dall’IRRSAE Liguria, nel 2003. Per l’Assessorato alla Cultura del Comune di Genova, insieme a Margherita Faustini, ha curato i volumi “Sguardi su Genova” (2005) e “Notte di Natale” (2005). Fa parte di numerose giurie di Premi letterari, sue poesie sono presenti in molti volumi antologici, ed ha vinto numerosi premi letterari; ha partecipato all’organizzazione di spettacoli teatrali. È attiva come conferenziera presso Associazioni professionali e culturali e biblioteche pubbliche e private. Ha scritto tre romanzi: “In compagnia del pensiero”, pubblicato nel 1994, “Fiori di seta”, del 1998, “Il miraggio di Paganini”, del 2005, che, inedito, aveva vinto il Concorso Internazionale “Città di Salò”, e un prosimetron “Agiografie floreali”, pubblicato nel 2004, nonché un saggio di gastronomia letteraria, “A convito con Dante”, del 2006. Note critiche Dopo aver letto un curriculum così nutrito e di livello così elevato, risulta assai difficile tracciare note critiche adeguate. Ciò che colpisce a prima lettura, nelle liriche della poetessa genovese, è il pesante bagaglio culturale che trapela dai versi: un vasto patrimonio che si manifesta nella perfetta struttura delle liriche, nelle pause ritmiche e concettuali, nella scelta del lessico, limpido e ricercato ad un tempo, nell’uso mai eccessivo degli artifici retorici. Poi ci si sofferma sui contenuti, e ci si rende conto che gli interessi principali dell’autrice sono tutti inerenti alla storia e alla cultura di ciò che sta osservando, al mistero del passato che trapela dai paesaggi, dai monumenti, perfino dagli uomini che incontra. Infine si esalta il suo spirito, che anela sempre di più a dimensioni infinite di sapere, a entrare nei segreti della conoscenza e a coglierne la profondità, ad immettersi nell’intimità più recondita della storia e delle sue arcane motivazioni. Leggere le sue opere, poi, è un arricchimento continuo di conoscenze e di emozioni: per limitarci alle ultime, la raccolta “Agiografie floreali”è di una assoluta originalità. Partendo dal fiore, dalla Rosa, che è anche uno dei suoi nomi di battesimo, racconta, in poesia, la vita e i miracoli di alcune sante che portano quel nome, o altri di derivazione da esso. Come esempio, nella sezione Letture, se ne potrà leggere un brano. Il romanzo “Il miraggio di Paganini” narra la storia, ambientata a Genova e a Praga, di un solitario intellettuale e di una giovane violinista che, incontratisi per caso, comunicano usando il latino, che assurge a dimensione di linguaggio unitario, al di là del tempo e delle divisioni linguistiche. Una bella storia d’amore e di arricchimento spirituale, con personaggi ben delineati e una perfetta ambientazione. “A convito con Dante”, ultima sua fatica letteraria, è una dotta esposizione della cucina medievale, riletta attraverso i versi della Commedia e suffragata da altre testimonianze di letterati dell’epoca: un percorso interessante e curioso, ricco di annotazioni letterarie e storiche, ma anche di aneddoti e golosità decisamente poco conosciute. Letture In Grecia In Grecia ho bevuto la fresca acqua che scorre in lago di memoria, ho abitato l’azzurro immenso del cielo e del mare squarciati dal sole nell’abisso dell’incanto degli ulivi di Delfi, dove la luce diffusa e tagliente rivela il passato e ridisegna la storia, mentre il pensiero fugge in miraggi d’infinito. Ho incrociato sguardi di divinità e di uomini di pietra e di metallo vivi nel tempo della loro assenza; ho visto l’enigma del sorriso dei kouroi e delle kore distendersi nella perfezione fino a estenuarsi nella malinconia composta del congedo dagli affetti nel concludersi di un arco di storia. Ma alle Meteore ho incontrato chi ha cercato la purezza dello spirito incarnandosi nell’aridità della pietra dell’aria della luce: fuori dal mondo per convincere e salvare. Navigando sul Volga
Sulla grande strada fluviale incontri tutta la Russia, vecchia e nuova. Tra passato e futuro lo scorrere delle acque trascina la storia. Il viaggio è lento, ma inesorabile tra i quattro punti cardinali di ogni esistenza vagante: il cielo l’acqua il sole il vento. A poppa il tempo trascorso disegna gorgoglii di schiuma inghiottiti dall’oblio dell’acqua. La prua fende la verginità dell’ignoto. Mentre il vento eccita narrandoli sul volto gl’invisibili approdi venturi, la storia avanza in cerca di futuro. A terra la vita quotidiana è scritta sul viso a quelli che incontri. Santiago di Compostela
Quando le chiome respirano libere nel vento dell’oceano, il fruscio delle lunghe foglie scure attraverso i boschi d’eucalipto cerca il meglio della luce e dice il mistero di finis terrae: lontani richiami di leggende e fiducia in una stella fraterna a quella di Betlemme, luminosa nel buio di lunghi secoli di storia. La pietra scolpita del grande portale conferma la fede e rasserena con il sorriso dell’apostolo giovane, dentro, al centro, lo sfolgorio barocco dell’oro dell’altare disvela il cuore prezioso della fede. Un popolo ha creato il suo paesaggio, sull’erba pesante di semi lungo i bordi dei fiumi: credenza senza parole. Rosa da Lima (1586 – 1617) La battezzarono Isabella, ma il suo nome divenne Rosa quando, ancora in culla, il suo viso si trasformò in una rosa di fiorita bellezza. Si consacrò a Dio nella difficile semplicità della vita laicale. Guardò a Santa Caterina da Siena come modello di perfezione ed entrò nel Terz’Ordine Domenicano. Visse il martirio della penitenza volontaria e della desolazione interiore, come itinerario per conquistare la divina tenerezza. Operò meraviglie, prodigi e miracoli. Umanamente semplice, è patrona dei giardinieri, divinamente grande si è fatta raggio luminoso per diffondere la fede cristiana in America Latina. La sua ricorrenza, in agosto, è sempre stata di festa in casa mia per il mio onomastico, nel ricordo della mia omonima nonna paterna. Ora la venero nell’estasi mistica in cui l’ha raffigurata Gregorio De Ferrari. Nei giorni della sua vita in visione d’eterno contemplava luce di pace e mormorava parole di preghiera mentre la sua carne riposava in speranza. Abitò il cammino dell’andare sempre più in alto, sempre più in fondo dentro la sua anima, dove una nube di buio rischiarava la notte. Per istanti d’estasi pagò angosce e desolazioni del cuore con misura esatta e trepidazioni sconvolgenti nell’essere sproporzionate. Il viso luminoso si faceva testimone di Dio per gli uomini. Impregnò di dolore la polvere, per darle un’anima in ansia di riscatto nello stupore dell’immensità. S’addormentò nell’oblio perenne di travagliati ricordi per entrare in un letto d’eterna resurrezione con lenzuoli nuziali di gigli e rose di passione: bevve con le pupille larghe l’anima bianca della luce.
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