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  • Rita Barbetti Stampa E-mail
    lunedė 24 novembre 2008
    Note biografiche

    Rita Barbetti è nata a Pietrasanta (LU) nel 1947 e vive a Querceta. Sposata e madre di un figlio ormai adulto, ha lavorato per molti anni come commessa in un negozio di abbigliamento a Forte dei Marmi. Appassionata di ogni lavoro creativo, cuce, ricama, crea piccole cose con i tessuti, lavora la creta e utilizza il decoupage; nei momenti liberi fa lunghe passeggiate sulla riva del mare, specialmente in inverno, raccoglie conchiglie, che utilizza per piccole creazioni, e si ispira per le sue poesie, che compone anche per ricordare i momenti di maggiore intensità emotiva ed affettiva. Legge molto e da qualche tempo partecipa ai concorsi di poesia, dai quali trae molte soddisfazioni. Sebbene non abbia ancora pubblicato un testo personale, è presente in molte antologie letterarie, con ottime recensioni critiche e apprezzamenti da parte dei lettori.

     
    Note critiche 
     

    Poesia come rifugio per le proprie sensazioni, come immediata espressione di sé, come mezzo per superare la ritrosia e la timidezza del proprio sentire: questa è, per Rita Barbetti, la composizione poetica, alla quale crede ciecamente, conoscendone l’alto valore artistico. Per questo, schiva e consapevole com’è, si guarda bene dal proclamarsi autenticamente poetessa, preferendo affermare un diritto indiscutibile ad esternare i propri sentimenti nel modo che le è più congeniale, cioè attraverso i versi. Il risultato di tutto ciò, come spesso accade quando si affronta con umiltà un cimento, è più che positivo, in quanto le sue poesie sono di buon livello.

    Poetessa delicata e gentile, infatti, mette nei versi tutta la ricchezza della sua anima, senza mai eccessi né illanguidimenti, preferendo restare fedele a quell’equilibrio interiore che ha raggiunto nella serenità di un sentire che ha superato le prove della vita con uno sguardo sempre teso verso più ampi e spirituali confini. Le sue liriche sono, così, sobrie e suadenti nella loro semplicità strutturale e nella loro istintiva espressività: è ciò che l’autrice aveva ricercato, che le dà soddisfazione, e la induce a proseguire lungo un cammino che ha preso molto seriamente, ma con la giusta visione.

     

    Letture

     

     

    Riposo...

     

    La notte...
    adagio pietre
    sul comodino
    spargo capelli
    nel morbido cuscino
    quando i sogni
    vengono a cercarmi
    nell’abbraccio
    di candide ali voglio
    riposarmi.

     

    Speranza nel futuro

     

    Come sagome
    di verdi colline
    sono gli alti, bassi
    della vita.
    Ma ricordiamo
    che per una faticosa
    salita, troveremo ancora
    una strada in discesa.

     

    Amato, odiato, mare

     

    Seduta sulla riva,
    fissando la corrente
    di un’acqua trasparente,
    mi sento altrove andare,
    mi lascio trasportare
    come un sasso sul fondo,
    scoprendo e ……..
    immenso oceano d’acqua
    e cristalli di sole,
    amato e odiato mare,
    sai sempre affascinare


    Ardente estate

     

    Il sole scioglie
    su di noi, chiare
    gocce di vita.
    Un mare di spighe
    si accende al fuoco
    del papavero rosso.
    Ondeggia, l’aria
    profumata di ricordi
    la bionda marea.
    Una carezza d’amore,
    amore eterno


    Guardare lontano

     

    Lontano, laggiù,
    all’orizzonte
    dove il mare
    arriva al cielo
    e l’universo
    abbraccia il mondo,
    laggiù lontano
    dove il sole
    muore, nei colori
    del tramonto


    L’oblio

     

    Chiare acque
    bianche nebbie, 
    quiete
    e avvolgenti,
    nel silenzio
    profondo
    date pace
    a chi cerca, l’oblio.


    Nebbia

     

    Stasera c’è la nebbia
    Nelle strade.
    Le luci sono opache,
    i rumori sordi,
    sembra di muoversi nel tempo,
    dove tutto è lontano.
    Anche se puoi toccarlo,
    la nebbia ti avvolge
    come fosse una nuvola
    e non sai
    se la tua strada
    è il cielo.


    Stagioni di vita

     

    Lungo il muretto a secco
    aggrappato alla collina,
    s’avvinghia la vite.
    Guardando il mare,
    ma nel paesaggio spento,
    di un inverno pallido
    aspetta la stagione
    per me una nuova vita


    Amo, d’inverno

     

    Amo, d’inverno
    in solitudine, passeggiare
    sulla riva del mare
    amo, quel silenzio, la brezza
    leggera, il frangere dell’onda
    verso sera.
    Amo, inseguire con lo sguardo
    stormi, di candidi gabbiani
    nell’aria volteggiare.
    Amo, questo paesaggio scolorito
    ma di pace totale,
    quando il cuore mio
    si apre all’emozione del creato
    la mia mente si annulla,
    tra cielo e mare.


    Fiume dei ricordi

     

    Fiume mio, di ghiaia e ciottoli
    verdi acque profonde
    erbe palustri
    alte sponde
    eri la forza  pura
    dell’energia nella natura.
    Adesso no, sei spento:
    ti hanno imprigionato
    in sponde di cemento
    hanno, addomesticato l’animo tuo
    selvaggio.

     

    Il pescatore

     

    Chi attraversa la notte
    nel mare
    si perde tra silenzi
    e lampare.
    Con il pensiero ritorna
    alla casa, ai bambini
    al suo letto, alla sposa.
    Com’è scuro quel mare d’intorno.
    Passano l’ore
    ritornerà il giorno.

     

    La prima neve

     

    Oggi con la prima neve,
    e scesa la pace
    nel mio cuore,
    dopo lunghi
    giorni, di affanni
    provo ancora,
    a sognare


    Nel frutteto

     

    Sono tornato al frutteto
    dei miei giovani anni
    dove...
    non si vivono affanni
    dove la frutta succosa
    e matura
    mentre adesso la vita
    e più dura.
    Li nutrito
    felice, giocondo
    ora invece
    a combatter nel mondo.


    L’abbraccio

     

    Come volo d’aquilone
    l’anima sospesa
    si spinge
    più in alto, a stringere
    nell’abbraccio
    del mio cuore
    tutti i popoli
    sofferenti della terra.


    Stagioni

     

    Rocciose pareti
    dove tenaci radici
    si aggrappano alla vita
    colorando il paesaggio
    di sempre, nuove stagioni.


    Una vivida partecipazione alla comune esistenza contrassegna la prima lirica, che, come la successiva, ha il pregio della concisione e dell’essenzialità. La seconda lirica è, invece, una emozione immediata, un sentimento spontaneo di vita: entrambe, però, si ambientano in seno ad una natura aspra e sofferta, in cui gli elementi divengono facilmente simboli, come accade per l’aquilone, segno di libertà, o per le radici che si tengono fermamente legate al suolo.
    Da “Antologia Via Francigena 2008”

     

    Natale

    Mi ricordo il Natale
    mi rivedo bambina
    mi ritrovo piccina
    alla misera culla
    con mio babbo
    vicino
    tracciavamo il cammino
    dei re magi alla stalla
    era bella la notte
    che nasceva Gesù
    eran tempi felici:
    ricordi di gioventù

     

    Magico Natale

    Brruuu… che freddo, del resto si presenta così il periodo dell’anno in cui si festeggia il Santo
    Natale.
    a passo veloce raggiungo casa, scuoto battendo i piedi un po’ di neve rimasta,girando la chiave
    entro nell’intimità del mio mondo.
    È la vigilia, ho ancora mille cose da fare, gli ultimi preparativi, gli ultimi pacchetti regalo, adesso
    però cerco affannosamente le calde pantofole e mi accoccolo davanti al camino, nell’abbraccio
    della mia comoda poltrona.
    Chiudendo gli occhi torno indietro negli anni ‘20-‘30-‘50 forse più.
    Sono una bambina ed è la sera del 24 dicembre, la mia mamma tutta affaccendata nei preparativi
    della festa, intanto il mio babbo Redento sta sistemando nell’angolo della piccola cucina l’albero,
    con delle piccole assi di legno (lui è falegname) costruisce la base del presepe.
    Insieme sistemiamo gli addobbi di vetro colorato, candeline rosse, i nastri e babbi natali di
    cioccolato.
    Nel muschio profumato di bosco laghetti di specchi, paperelle, pastori con il gregge, gli altri
    personaggi compresi, i Re Magi.
    La grotta della natività e per raggiungerla le stradine di farina bianca.
    A mio babbo piace suonare l’armonica così intona vari canti natalizi, io con lui canto “tu scendi
    dalle stelle” allo scoccare della mezzanotte mettiamo il bambinello nella mangiatoia ed è Natale.
    Mio padre sa creare quell’atmosfera magica che fa si che io mi senta parte di un presepe vivente
    “tanti auguri Rita”, sto sentendo la sua voce … apro gli occhi, non ho sognato ero lì con lui.
    Adesso i miei natali sono da moglie, da mamma, ma nel mio cuore vivranno sempre quelli preziosi
    da figlia.
    Nella nostra casa l’albero è tradizione prepararlo la notte di Natale, come omaggio a mio padre e
    per sentire ancora la sua magica presenza insieme a noi.

     

     
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