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  • Paola de Lorenzo Ronca Stampa E-mail
    giovedė 20 novembre 2008
    Note biografiche

    Paola de Lorenzo Ronca vive ed opera in Avellino. Pervenuta alla poesia nella maturità, dopo un lungo percorso interiore, è vincitrice di numerosi premi di poesia nazionale. Sue composizioni liriche compaiono in numerose raccolte e nell’antologia “La persistenza del dubbio” (Scuderi Edizioni). Socia del circolo letterario LOGOPEA, collabora attivamente con ricerche storiche e poesie alla realizzazione del giornale mensile “L’Arco”, dell’Università del Tempo Libero di Avellino, di cui è socia da molti anni.

    Note critiche

    Una poesia protesa verso il passato, pervasa di affetti familiari, ricca delle sfumature dell’anima, che anela alla primigenia semplicità, nella purezza di un sentimento sincero: una poesia che non ricerca stili e forme raffinate, ma immediatezza di toni e di comunicazione, ricordo e rimpianto. Una poesia, dunque, che vola diritta al cuore di chi legge, come se si creasse un ponte ideale tra l’autrice e il lettore.Le immagini che l’autrice propone sono soffuse di malinconia, ma nitide e precise nel delineare ambienti per lo più legati al passato e intrisi della potenza della tradizione popolare, a cui spesso si riferiscono i versi. L’amore per il suo borgo natio, per le care consuetudini familiari, per le presenze dell’infanzia, sono sì intimi ricordi, ma anche importanti testimonianze di un passato che è non soltanto personale. Vi si innestano, infatti, il vissuto di una comunità semplice e serena e l’insieme dei sentimenti che l’hanno determinata e arricchita.

     

    Letture

    Pudicamente (Concerto a Loreto)

    Una piuma di luna
    su un albero in ombra
    una siepe fiorita
    una musica conturbante
    e la mia solitudine
      desolante

    una
    cento
    mille
    fuoriescono
    da un corpo bottiglia
    sensazioni
      bollicine effervescenti
    nell’incanto notturno

    si spandono
    rincorrono i si e i la
    struggente melodia
    che scrosta il dolore
    in un crescendo,
      danza vorticosa
    che mi trascina a sé

    un insieme di quadri
    l’un dietro l’altro
    mosaici di vita
    da ripercorrere insieme
    per ritrovare il senso
    sospeso del tempo
      che non è ma poteva essere

    coriandoli colorati
    popolano l’anima
    l’aprono a domande
    cercando risposte
    in un groviglio di perché
    sui sussulti del vento

    un tenue filo
    mi lega alla vita
    dolcemente
    come il capello scomposto
    che mi bacia la fronte
      pudicamente

    In punta di piedi

    Cammino, nel sogno,
    danzando in punta di piedi
    mi volto, mi fermo
    e prendo ridendo la manina tua calda

    Ti lascio e scappo
    correndo un po’ via,
    e nella scia mia fresca
    rimane un profumo di fiori

    Ritorno leggera, bagnata
    di fresca rugiada, di stille
    di fiori, di scintille d’amore
    e bacio la guancia tua rosea

    Ti lascio di nuovo
    e ritorno scontenta e
    non so se portarti in
    quel regno d’amore o lasciarti,
    piccino, in questo mondo cattivo

    Mi volto, mi giro,
    ritorno e t’abbraccio e poi,
    in punta di piedi, ti prendo
    e ti porto sospeso nel vento
    nel mondo fantastico del mio
    sogno sereno

    Antico mio paese
    (Mirabella Eclano)

    Paese mio gentile
    scintillante di rugiada
    profumato di grano
    ricamato di ulivi
    intessuto da rondini in volo
    sei tu
    la mia anima viva
    che pulsa nell’ombra
    del buio che a volte
    circonda il mio io

    Sorgeva la casa natia
    a mò di fortino
    nell’antica Via Borgo
    tra case odorose di pane
    brulicanti di mano operosa

    La chiesa era lì accanto
    quieta e nascosta
    testimone silente di storia
    e la volta di oro e di azzurro
    qual manto Madonna
    vegliava i miei sogni di bimba
    tra le braccia amorose di mamma

    Scendevano fiere le donne
    dai vari contadi
    nei giorni di festa
    i monili pendenti
    le ceste ricolme sul capo
    e le grosse sottane
    qual fiori di campo
    ondeggiavano morbide al vento

    Sedevano quiete sul bianco
    sagrato o sul nero pendio
    e fra le ceste odorose
    un cicalio allegro e festoso
    saliva nell’aria
    già alla luce dell’alba

    Sentivo confusa nel sonno
    quel suono così simile ad un canto
    che ancor oggi risento
    e mi aggrappo
    mi aggrappo per sentirmi ancor viva
    a quel piccolo borgo di fiaba
    - così come era allora –
    racchiuso in un campo di grano
    un campanile tra stormi di rondini
    e una casa natia tanto piena d’amore.

    Nostalgia d’estate

    Chissà perché mi prende
    d’estate, nell’aria foschiva
    e solare di fine agosto,
    quando i miei campi son
    tappeti rasati di giallo
    e la paglia è già pronta
    a portare Maria

    una nostalgia struggente
    dei miei anni lontani

    Non so perché io senta,
    tra i rumori del nulla,
    il tintinnio del rame
    abbagliato dal sole
    e il mormorio quieto
    tra le ceste ricolme di uova

    Un raggio di prima mattina
    entrava furtivo tra le
    persiane socchiuse e
    mi baciava i capelli

    Sentivo il calore
    sugli occhi ancor pieni di sonno,
    e un profumo di caldo e
    di amore scompigliarmi la pelle

    Mi piaceva quella mia
    grande famiglia seduta
    alla tavola imbandita,
    dove la festa era allegria
    e il pane sapeva d’amore

    Mi piaceva l’odore di buono
    del grembo di nonna o di zia,
    il canto del gallo in cucina
    e l’uovo rubato, poi... correndo in cantina

    Non sapevo cosa fosse l’odio
    e nemmeno il rancore tra le
    stanze enormi dipinte di fiori

    Il mio mondo era questo, a cui
    ancora ancorata mi sento,
    tra salone e cucina e,
    per scale e su scale
    a correre e giocare

    Dove siete cugini di sangue
    ma amici di fuga e scoperte,
    ladri per fame e bugiardi innocenti?
    E dove sono io?

    Io sono qua
    come nuvola in cielo vagante
    tra passato e presente,
    io che vi ho perduto per strada
    e più non ritrovo,
    io che vi porto nel cuore
    e cerco inutilmente l’oblio


    Il quadro

    Vorrei dipingere
    la mia anima
    così come è ora
    con larghe chiazze
    d’ombra e una
    infinità di sole

    Vorrei potervi
    imprimere i miei
    pensieri, così
    come sono ora:
    sperduti in un
    mare azzurro e
    protesi verso l’infinito

    Antico Natale

    Soffusa
    al calar della sera
    scendeva la nebbia
    sul mio paese innevato
    tra le bianche colline

    Brillavan
    come lucciol nei campi
    le case odorose di pane
    e un’aria così soave e
    avvolgente diceva
    che era Natale

    Splendeva la buia cucina
    tra guizzi di scintille vivaci
    e vicino al camino
    sulle panche accostate
    una serie di riccioli scuri
    rideva a sghimbescio

    Suonavano a festa
    nell’ora Divina
    le vecchie campane
    e un brusio allegro e confuso
    riempiva le viuzze sassose
    diretto alla Messa

    Mio dolce, antico Natale
    di bimba sognante
    sei tu la visione più viva
    che colmi ancora
    il mio intimo io
    di caldo e d’amore

    Nell’ora del buio
    che avanza e oscura il cammino
    sorrido, così come allora,
    al roseo Bambino
    nel suo bianco cestino
    e lieve una lacrima bagna
    il volto mio scarno

     San Lorenzo (10 agosto)

    Era festa grande,
    nella casa antica,
    il giorno di San Lorenzo.

    Risuonavano gli angoli bui
    di grida e di risate e,
    le scale si inondavano
    di passi e di fruscii

    Si rincorrevano i piccoli
    coi grandi e le ampie
    sale brillavano al
    tremolio delle candele

    I tavoli si coprivano
    di vivande e il profumo
    del pan fresco inebriava
    i nostri cuori di fanciulli

    Vorrei dare tutta la mia vita
    ora, per poter riviver un
    attimo di allora, quando la
    mano rassicurante di mio
    nonno si poggiava calda
    d’amore sulla spalla

    Chiudo gli occhi e sento
    ancora quell’amore che
    solo ora è sceso nel mio
    cuore arido e vuoto

    San Lorenzo. Dove sono
    i miei sogni di bambina
    implorati dietro alla
    scia delle stelle cadenti?

    Dove sono? Ho cercato
    inutilmente di avverarli.
    Ma la vita ha il suo
    percorso già tracciato.
    Mi è rimasto il profumo
    del ricordo, così intenso,
    così acuto, così puro.

    San Lorenzo. Come è freddo
    questo giorno così caldo
    senza l’ombra di un  abbraccio.
    Come è silenzioso questo
    giorno così gaio, senza l’eco
    di una risata.
    Com’è che non è più
    il mio San Lorenzo, ma
    solo un nome sul calendario?

    30 Gennaio 2010

    Presentiamo la nuova raccolta di poesie di Paola de Lorenzo Ronca

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