Note biograficheOliviero Verdinelli è nato a Sassari nel 1934 ed ancora oggi vive nella sua città natale. Ha ricoperto importanti incarichi sindacali e politici, tra i quali quello di direttore provinciale dell’Istituto Nazionale Confederale di Assistenza. Nel 1960 è stato eletto consigliere comunale della sua città, incarico in cui ha portato, oltre alla vasta e puntuale attività politica, l’impegno in battaglie per il diritto alla casa e per altri problemi, ch’egli ha trattato con scritti e con lotte indimenticabili.Da molti anni compone poesie, alcune delle quali sono state pubblicate su importanti antologie letterarie. Partecipa a premi nazionali ed internazionali, sempre con riconoscimenti lusinghieri. Nel tempo libero pratica intensamente lo yoga e lo zen; ha scritto più di 250 tra haiku e weka, a dimostrazione del suo interesse per ogni aspetto della cultura orientale. Note criticheOliviero Verdinelli porta nella sua produzione lirica tutta la solarità della sua terra, da cui trae, però, anche l’asprezza della realtà, che si affaccia regolarmente alla ribalta della sua poesia, come a chiarire, o a squarciare il velo dell’illusione e del sentimento. Alle eteree immagini dell’intimità dell’anima, infatti, si accostano visioni più concrete, con cui egli dimostra di non aver perduto di vista le insidie e i dolori del quotidiano, ma di aver scelto piuttosto di mitigarne il peso immergendosi, ed offrendo al lettore la possibilità di emularlo, nel mondo fatato e gratificante delle proprie emozioni. Poesia interioristica, dunque, la sua, che il linguaggio soffuso ed elegante rende ancor più delicatamente sobria, ma pur sempre inerente al vissuto, sebbene guardato, e rielaborato, con occhi diversi, decisamente intimi e personali. Letture Quando l’alba ti coglie In quest’ora della sera il cielo d’Oriente è soffuso di luce. Schiudetemi il cancello della luna e lasciate ch’io entri a nuotare nel fiume di latte profumato di lauro d’assenzio di timo tra sponde di capelvenere azzurro. Questo bagno di luna placherà la mia sete di conoscere dove sfocia il fiume. Forse lungo sconfinati arenili dell’oceano del tempo. Quando l’alba ti coglie sul nastro d’asfalto popolato di corvi e l’anima è ansiosa di luce non piangere il tremolio verde rosa dei germogli della vite. Appena sarà giorno guarderai i fiori d’oro del lauro il sangue dei lentischi e il violaceo albero di Giuda. Un cielo orientale, la luna che diffonde una luce perlacea tutt’intorno, il sogno che prende il poeta e lo trasporta in dimensioni irreali: questo nelle prime due strofe di una lirica che ha tono onirico e belle, fantastiche immagini. Poi spunta l’alba e le cose si ridimensionano: torna il dolore di sempre, ma saranno i colori della natura a portare consolazione. La strofa finale, più attualizzata delle precedenti, riporta con delicatezza alla realtà, ma lo fa ancora con un tono arioso e fantastico, con una grazia espressiva che permane. Da Antologia "Città di Salò" 2008 Verso l’ignoto Il perdersi nel nulla d’un estinto è lo svanire di un’ombra superflua? Tutto ciò che vive è eterno: si trasformano le piante appassite, il volo del rapace che si spegne e gli aneliti delle vite minime che scompaiono senza lasciar traccia. Caso o destino falciano nel tempo, o nel più breve istante, ogni forma ogni accenno di vita, in apparenza, con assurda, totale indifferenza. Nuovi valori troveranno nel loro eterno verso l’ignoto, i viventi che sono figli di questo finito e illimitato universo. Come l’autore sfugge alla sua notte avrà ogni stelo il suo ritorno, l’aquila una più vivida avventura, l’uomo un’altra missione continuando, con l’antica costanza ad interrogare l’immensità dei mondi e le più arcane e irraggiungibili potenze. La lirica nasce da una riflessione sulla morte, dal dubbio tormentoso sul disfacimento del tutto: il poeta, che ritiene eterna l’essenza della vita, si addentra nell’infinito universo del possibile, attraversando l’ignoto con la convinzione che si possa portare al di là del finito il bagaglio dei valori e delle virtù che fanno bello l’esistere. Una poesia costruita con cura, nella difficoltà di rendere comprensibile a tutti un ragionamento complesso e fortemente interiorizzato. Da "Antologia Via Francigena 2008" Tempo d’amore In sé non ha ritegno la solitaria vergine: perché non tendere la mano, aprire un varco alla dolce fiumana, al folle oblio? D’amore muoiano le ragazze e premono nel sangue impeti di travolgente profusione. Un tempo d’amore m’ha colto e nutre come frutto che matura dolce un aprile e tenera fa l’erba. E la canto e ne vivo. Tu riscatti i miei giorni, o sola donna che ho saputo amare. Dopo di te, baciare sarà triste abitudine, malinconico vizio: per provare che del tutto non son morto. Un amore prorompente, passionale, in cui il contatto fisico ha un ruolo importante, è quello che il poeta canta, sebbene le sue parole siano velate dal dubbio sulla durata di questo rapporto. La consapevolezza che non potrà mai più provare un sentimento di tale intensità gli detta questa lirica, in cui sensazioni contrastanti si amalgamano armonicamente tra loro. Con immagini metaforiche e slanci di entusiasmo, la composizione è gradevolmente coinvolgente. Da "Poesia all’ombra della Fortezza" 2008 Argenteo disco Lascia che ti consideri una dea, splendida perla d'un oceano di pace. Con la tua faccia specchiata tu respiri ricoprendo di bianco le montagne, tramutando gli alberi in fiamme verdeggianti, facendo danzare i passeri sulle tue ali e distendendo le onde in lunghi sospiri. Da te al mare scivola buia l’Asinara coi fianchi lucidi; stasera, ogni sera la tua forma è perfetta, la tua presenza sublime e ci raggiungi nel raggio che oscilla fra mille lacrime vivide di luce in un fiume che solca il mare di baci amari come l’acqua quando non ha la tua luce. Lo sai anche tu, appari prima ancora che il sole sia tramontato avvolta nel glorioso mantello della notte e ci guardi, argenteo disco, rendendo idilliaco il nostro mondo. 25 Dicembre Oggi il cielo è sceso sulla terra col Salvatore. Mamma! Virtù rara In mezzo a vento e neve, forse, mi è venuta un’idea molto cara che voglio cantare a te o dolce mamma! Della mia vita virtù rara. In questa bella notte invernale mi appari come una stella, luce splendente di Natale fai vivere e illumini la neve boreale. Vedo la stanza ora quasi deserta dove c’è il presepe e canto e tu vicino a me in pianto. Casa e mamma nell’idea pensando sono la stessa cosa di quando per me vegliavi in letto di rosa. Ninna nanna dedicata al Bambin Gesù L’angelo ha avvisato i pastori è arrivato il Signore il Verbo Incarnato dormi vita e cuore e riposa ninna nanna. I tre re d’oriente vengono mandati portano il regalo tutti inginocchiati dormi vita e cuore e riposa ninna nanna. I tre re d’oriente portano in regalo mirra incenso e oro per te vita e cuore dormi e riposa ninna nanna. Natale La più gioiosa delle feste religiose è stata sempre quella della Natività. Sin dai primi di dicembre, in ogni casa, ricca o povera che fosse, fervevano i lavori per la preparazione del pane speciale da consumarsi in quella circostanza. Un tempo, in occasione del Natale, non si usava confezionare dolci, ma si provvedeva a preparare il pane in diverse forme e qualità. La panificazione del pane di grano avveniva sempre in minore quantità rispetto a quella dell’orzo, e la sua lavorazione richiedeva minor fatica, ma più fantasia. La sera della Vigilia la gente rimaneva alzata fino a tardi in attesa di recarsi alla messa di mezzanotte, detta "messa del gallo", con gran divertimento soprattutto dei bambini, che partecipavano assai numerosi. Si recitava il rosario e si cantavano le ninne nanne in onore del Bambinello, naturalmente in lingua sarda. A Natale dobbiamo essere capaci di accogliere Gesù non nella fredda mangiatoia del nostro cuore, ma in un cuore colmo di amore e di umiltà, un cuore caldo d’amore degli uni per gli altri. 12 luglio 2010 Aggiorniamo la sezione LETTURE di Oliviero Verdinelli, con alcune nuove poesie. Solstizio d’inverno Vorrei che questa notte mi lasciasse dormire un sonno senza sogni e l’alba mi dicesse di restare ad occhi chiusi nel tiepido torpore fin quando l’Oriente è una lama infuocata e gli alberi lucenti di rugiada lasciano cadere le gemme sulla terra e gli uccelli sussurrano il canto del mattino Questa sera vedrò calare il sole dietro i banchi di nubi d’Occidente e la soffusa chiarità del cielo getterà un trepidare di luce nel tenebroso lago del mio cuore Un bagliore un afflato d’infinito dove l’anima smarrita si conforta ritrovando i volti più noti e cari Il desiderio di una pace appagante, che porti finalmente l’agognato riposo alla mente perennemente tormentata, trova nella prima strofa della poesia una visione che tutto illumina e rasserena; subito, però, sopravviene il pensiero che vi sarà un tramonto, che riporterà le solite ansie nel cuore, facendo desiderare al poeta l’annullamento nell’infinito mistero della vita. Una serie di immagini suadenti, pervase si soffusa mestizia, interessanti e intense. Da Antologia Via Francigena 2010 – Un itinerario di poesia La mia mente Azzurri ricordi planano nella mia mente sembran scolpiti dal mare Affioramenti solcati da argentee onde premono sulle sponde della mia coscienza La mente bellissimo fiore su acque ghiacciate occhio circondato da tantissimi petali che ha vissuto il muovere dal nulla alla corolla riservandole amorevoli cure. Originale accostamento, quello che l’autore crea tra la sua mente ed il mare: le sue sensazioni, infatti, sono riportate in forme poetiche al movimento delle acque sulla costa, come se il pensiero e la coscienza gli dessero una sensazione di fluidità. Le quattro brevi strofe offrono momenti di suggestione che affiorano piano piano da un contesto lirico che va in crescendo, probabilmente al seguito del crescere d’intensità dell’ispirazione del poeta. Da Antologia Città di Salò 2010
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