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  • Oliviero Verdinelli Stampa E-mail
    mercoledì 17 dicembre 2008
    Note biografiche

    Oliviero Verdinelli è nato a Sassari nel 1934 ed ancora oggi vive nella sua città natale. Ha ricoperto importanti incarichi sindacali e politici, tra i quali quello di direttore provinciale dell’Istituto Nazionale Confederale di Assistenza. Nel 1960 è stato eletto consigliere comunale della sua città, incarico in cui ha portato, oltre alla vasta e puntuale attività politica, l’impegno in battaglie per il diritto alla casa e per altri problemi, ch’egli ha trattato con scritti e con lotte indimenticabili.Da molti anni compone poesie, alcune delle quali sono state pubblicate su importanti antologie letterarie. Partecipa a premi nazionali ed internazionali, sempre con riconoscimenti lusinghieri. Nel tempo libero pratica intensamente lo yoga e lo zen; ha scritto più di 250 tra haiku e weka, a dimostrazione del suo interesse per ogni aspetto della cultura orientale.

    Note critiche

    Oliviero Verdinelli porta nella sua produzione lirica tutta la solarità della sua terra, da cui trae, però, anche l’asprezza della realtà, che si affaccia regolarmente alla ribalta della sua poesia, come a chiarire, o a squarciare il velo dell’illusione e del sentimento. Alle eteree immagini dell’intimità dell’anima, infatti, si accostano visioni più concrete, con cui egli dimostra di non aver perduto di vista le insidie e i dolori del quotidiano, ma di aver scelto piuttosto di mitigarne il peso immergendosi, ed offrendo al lettore la possibilità di emularlo, nel mondo fatato e gratificante delle proprie emozioni.

    Poesia interioristica, dunque, la sua, che il linguaggio soffuso ed elegante rende ancor più delicatamente sobria, ma pur sempre inerente al vissuto, sebbene guardato, e rielaborato, con occhi diversi, decisamente intimi e personali.

     

     

    Letture

     

    Quando l’alba ti coglie

    In quest’ora della sera

    il cielo d’Oriente

    è soffuso di luce.

    Schiudetemi il cancello della luna

    e lasciate ch’io entri

    a nuotare

    nel fiume di latte

    profumato di lauro

    d’assenzio

    di timo

    tra sponde

    di capelvenere azzurro.

    Questo bagno di luna

    placherà la mia sete

    di conoscere

    dove sfocia

    il fiume.

    Forse

    lungo sconfinati arenili

    dell’oceano del tempo.

    Quando l’alba ti coglie

    sul nastro d’asfalto

    popolato di corvi

    e l’anima è ansiosa di luce

    non piangere

    il tremolio verde rosa

    dei germogli della vite.

    Appena sarà giorno guarderai

    i fiori d’oro del lauro

    il sangue dei lentischi

    e il violaceo albero di Giuda. 

    Un cielo orientale, la luna che diffonde una luce perlacea tutt’intorno, il sogno che prende il poeta e lo trasporta in dimensioni irreali: questo nelle prime due strofe di una lirica che ha tono onirico e belle, fantastiche immagini. Poi spunta l’alba e le cose si ridimensionano: torna il dolore di sempre, ma saranno i colori della natura a portare consolazione. La strofa finale, più attualizzata delle precedenti, riporta con delicatezza alla realtà, ma lo fa ancora con un tono arioso e fantastico, con una grazia espressiva che permane.

    Da Antologia "Città di Salò" 2008

     

    Verso l’ignoto

    Il perdersi nel nulla d’un estinto

    è lo svanire di un’ombra superflua?

    Tutto ciò che vive è eterno:

    si trasformano le piante appassite,

    il volo del rapace che si spegne

    e gli aneliti delle vite minime

    che scompaiono senza lasciar traccia.

    Caso o destino falciano nel tempo,

    o nel più breve istante, ogni forma

    ogni accenno di vita, in apparenza,

    con assurda, totale indifferenza.

    Nuovi valori troveranno

    nel loro eterno verso l’ignoto,

    i viventi che sono figli di questo

    finito e illimitato universo.

    Come l’autore sfugge alla sua notte

    avrà ogni stelo il suo ritorno,

    l’aquila una più vivida avventura,

    l’uomo un’altra missione continuando,

    con l’antica costanza ad interrogare

    l’immensità dei mondi e le più arcane

    e irraggiungibili potenze.

    La lirica nasce da una riflessione sulla morte, dal dubbio tormentoso sul disfacimento del tutto: il poeta, che ritiene eterna l’essenza della vita, si addentra nell’infinito universo del possibile, attraversando l’ignoto con la convinzione che si possa portare al di là del finito il bagaglio dei valori e delle virtù che fanno bello l’esistere. Una poesia costruita con cura, nella difficoltà di rendere comprensibile a tutti un ragionamento complesso e fortemente interiorizzato.

    Da "Antologia Via Francigena 2008"

     

    Tempo d’amore

    In sé non ha ritegno

    la solitaria vergine:

    perché non tendere

    la mano, aprire un varco

    alla dolce fiumana,

    al folle oblio?

    D’amore muoiano le ragazze

    e premono nel sangue

    impeti di travolgente

    profusione.

    Un tempo d’amore

    m’ha colto e nutre

    come frutto che matura

    dolce un aprile

    e tenera fa l’erba.

    E la canto e ne vivo.

    Tu riscatti i miei giorni,

    o sola donna che ho saputo

    amare.

    Dopo di te, baciare

    sarà triste abitudine,

    malinconico vizio:

    per provare che del tutto

    non son morto.

    Un amore prorompente, passionale, in cui il contatto fisico ha un ruolo importante, è quello che il poeta canta, sebbene le sue parole siano velate dal dubbio sulla durata di questo rapporto. La consapevolezza che non potrà mai più provare un sentimento di tale intensità gli detta questa lirica, in cui sensazioni contrastanti si amalgamano armonicamente tra loro. Con immagini metaforiche e slanci di entusiasmo, la composizione è gradevolmente coinvolgente.

    Da "Poesia all’ombra della Fortezza" 2008

    Argenteo disco

    Lascia che ti consideri

    una dea, splendida perla

    d'un oceano di pace.

    Con la tua faccia specchiata

    tu respiri ricoprendo

    di bianco le montagne,

    tramutando gli alberi

    in fiamme verdeggianti,

    facendo danzare i passeri

    sulle tue ali

    e distendendo le onde

    in lunghi sospiri.

    Da te al mare

    scivola buia l’Asinara

    coi fianchi lucidi;

    stasera, ogni sera

    la tua forma è perfetta,

    la tua presenza sublime

    e ci raggiungi

    nel raggio che oscilla

    fra mille lacrime vivide

    di luce in un fiume

    che solca il mare

    di baci amari

    come l’acqua quando

    non ha la tua luce.

    Lo sai anche tu,

    appari prima ancora

    che il sole sia tramontato

    avvolta nel glorioso mantello

    della notte e ci guardi,

    argenteo disco,

    rendendo idilliaco

    il nostro mondo.

     

    25 Dicembre

    Oggi il cielo

    è sceso sulla terra

    col Salvatore.

     

    Mamma! Virtù rara

    In mezzo a vento e neve, forse,

    mi è venuta un’idea molto cara

    che voglio cantare a te o dolce

    mamma! Della mia vita virtù rara.

     

    In questa bella notte invernale

    mi appari come una stella, luce

    splendente di Natale fai vivere

    e illumini la neve boreale.

     

    Vedo la stanza ora quasi deserta

    dove c’è il presepe e canto

    e tu vicino a me in pianto.

     

    Casa e mamma nell’idea pensando

    sono la stessa cosa di quando

    per me vegliavi in letto di rosa.

     

    Ninna nanna dedicata al Bambin Gesù

    L’angelo ha avvisato

    i pastori

    è arrivato il Signore

    il Verbo Incarnato

    dormi vita e cuore

    e riposa ninna nanna.

     

    I tre re d’oriente

    vengono mandati

    portano il regalo

    tutti inginocchiati

    dormi vita e cuore

    e riposa ninna nanna.

     

    I tre re d’oriente

    portano in regalo

    mirra incenso e oro

    per te vita e cuore

    dormi

    e riposa ninna nanna.

     

    Natale  

    La più gioiosa delle feste religiose è stata sempre quella della Natività.

    Sin dai primi di dicembre, in ogni casa, ricca o povera che fosse, fervevano i lavori per la preparazione del pane speciale da consumarsi in quella circostanza.

    Un tempo, in occasione del Natale, non si usava confezionare dolci, ma si provvedeva a preparare il pane in diverse forme e qualità.

    La panificazione del pane di grano avveniva sempre in minore quantità rispetto a quella dell’orzo, e la sua lavorazione richiedeva minor fatica, ma più fantasia.

    La sera della Vigilia la gente rimaneva alzata fino a tardi in attesa di recarsi alla messa di mezzanotte, detta "messa del gallo", con gran divertimento soprattutto dei bambini, che partecipavano assai numerosi.

    Si recitava il rosario e si cantavano le ninne nanne in onore del Bambinello, naturalmente in lingua sarda.

    A Natale dobbiamo essere capaci di accogliere Gesù non nella fredda mangiatoia del nostro cuore, ma in un cuore colmo di amore e di umiltà, un cuore caldo d’amore degli uni per gli altri.

     

    12 luglio 2010

    Aggiorniamo la sezione LETTURE di Oliviero Verdinelli, con alcune nuove poesie. 

    Solstizio d’inverno

     

    Vorrei che questa notte

    mi lasciasse dormire

    un sonno senza sogni

    e l’alba mi dicesse di restare

    ad occhi chiusi nel tiepido torpore

    fin quando l’Oriente è una lama infuocata

    e gli alberi lucenti di rugiada

    lasciano cadere le gemme sulla terra

    e gli uccelli sussurrano

    il canto del mattino

    Questa sera vedrò calare il sole

    dietro i banchi di nubi d’Occidente

    e la soffusa chiarità del cielo

    getterà un trepidare di luce

    nel tenebroso lago del mio cuore

    Un bagliore

    un afflato d’infinito

    dove l’anima smarrita

    si conforta ritrovando

    i volti più noti e cari

     

    Il desiderio di una pace appagante, che porti finalmente l’agognato riposo alla mente perennemente tormentata, trova nella prima strofa della poesia una visione che tutto illumina e rasserena; subito, però, sopravviene il pensiero che vi sarà un tramonto, che riporterà le solite ansie nel cuore, facendo desiderare al poeta l’annullamento nell’infinito mistero della vita. Una serie di immagini suadenti, pervase si soffusa mestizia, interessanti e intense.

    Da Antologia Via Francigena 2010 – Un itinerario di poesia

     

    La mia mente 

    Azzurri ricordi

    planano

    nella mia mente

    sembran scolpiti

    dal mare

    Affioramenti solcati

    da argentee onde

    premono

    sulle sponde

    della mia coscienza

    La mente

    bellissimo fiore

    su acque ghiacciate

    occhio circondato

    da tantissimi petali

    che ha vissuto

    il muovere

    dal nulla alla corolla

    riservandole

    amorevoli cure.

     

     Originale accostamento, quello che l’autore crea tra la sua mente ed il mare: le sue sensazioni, infatti, sono riportate in forme poetiche al movimento delle acque sulla costa, come se il pensiero e la coscienza gli dessero una sensazione di fluidità. Le quattro brevi strofe offrono momenti di suggestione che affiorano piano piano da un contesto lirico che va in crescendo, probabilmente al seguito del crescere d’intensità dell’ispirazione del poeta.

    Da Antologia Città di Salò 2010

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     
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