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  • Mario Viola Stampa E-mail
    martedė 28 aprile 2009
    Note biografiche 

     

    Sample ImageMario Viola è nato a Volpiano, in provincia di Torino, nel 1961; diplomato in Ragioneria, lavora presso una grande industria torinese. Fin dal 1982 ha iniziato a scrivere poesie, passione che, insieme alla pittura, gli consente di esprimere le emozioni e le sensazioni più profonde, liberando l’animo dalle pene del vivere ed aprendolo all’infinito. Scrivere e dipingere sono per lui strumenti di espressione, ma anche gratificazioni: infatti, partecipando a concorsi letterari ha ottenuto lusinghieri apprezzamenti e un successo di critica encomiabile. Dalla sua attività poetica sono nati alcuni volumi di versi: “Portolani”, del 1994, “Rapsodie”, del 1996, “Fuochi fatui”, del 2002, “Strade del deserto” del 2005, “Onora il padre e la madre”, del 2009, silloge con la quale, da inedita, aveva vinto il secondo premio al Premio “Iniziative letterarie” dell’Unione Nazionale Scrittori della Lombardia. Oltre ai volumi personali, le sue poesie sono inserite in molte antologie letterarie di pregio, che lo fanno conoscere come una delle voci nuove della poesia italiana.

        
    Note critiche 

     

    Mario Viola è poeta intimista, dalle ricche sfumature di sentimento, che nel verso sanno trasformarsi in sfumature liriche, con un dettato limpido ed una sobria ed elegante stesura ritmica. I suoi versi non sono mai espressione di tripudio, bensì di meditazione sul vivere, e talvolta di stanca malinconia: lo colpiscono nel profondo le disavventure dell’esistere e le assenze dei sui cari, intorno ai quali ruota, per lo più, la sua ispirazione lirica. I sentimenti ed i valori ch’egli esprime sono complessivamente di alto potere suggestivo, in quanto coinvolgono qualsiasi lettore, inducendolo a riflettere sull’importanza degli affetti familiari e dell’amore per i propri simili. Sentimenti talvolta ritenuti obsoleti, o forzatamente dimenticati, ma che possono ricreare intorno all’uomo moderno quella fitta rete di emozioni, cui l’autore aspira col suo dire poetico. E sulle emozioni si snoda ogni suo verso, intenso e sincero, come le parole ch’egli sceglie, ma anche armonicamente determinato e gentilmente espresso, in grazie di un linguaggio puro, attento e gentile.

        
    Recensioni 

     

    Sample Image“Queste poesie sono l’affannoso racconto dei viaggi di un’anima che vuole ritrovarsi ardentemente negli spazi intrecciati d’infinite ombre e guizzi gioiosi di sole nell’arco pesante del cielo di gravide nubi e di grande silenzio. L’eterno mistero dell’essere e dell’apparire dell’uomo che è coscienza di sé ed insieme certezza o il tormento del dubbio, sia che si veda oppure che sembri, in mezzo al groviglio di voci e di pensieri di questo nostro percorrere la vita....”

    Dalla Nota Introduttiva di “Rapsodie”

     

    “Una sofferta liturgia del dolore si fa strada in questa poesia di Mario Viola, ma allo stesso tempo, si stempera ad una configurazione sodale per l’assenza della madre, alla quale sono dedicati questi versi. Il poeta si svincola dai ritmi di una dimenticanza che potrebbe interferire sul suo viatico di fede e di amore per incamminarsi verso una perenne immaginazione che ne fortifichi e ne amplifichi il sentimento filiale.  La sensazione non è di oblio, ma di una vivificata narrazione affidata alla bellezza esaustiva del tempo, della nostalgia, del rimpianto. ...”

    NINNJ DI STAFANO BUSÀ – Prefazione a “Fuochi fatui”

     

    “Vi sono alcuni elementi primari che saltano all’occhio in questa raccolta di Mario Viola, e sono nell’ordine: la compostezza delle immagini, la sintesi dei concetti, la più speculare e allusiva raffigurazione delle metafore. Si direbbe che l’autore ha fatto sue alcune regole fondamentali di un processo riconducibile all’esigenza di equilibrare, ancor più, il  linguaggio  lirico ad una granitica ricerca interiore, senza nulla togliere all’ispirazione immediata che si finalizza semmai in una maggiore coesione e compattezza, dal momento che se ne riducono strutture e procedimenti fuorvianti, dove la verbalità potrebbe sopraffare o violentare la voce che il processo di ricerca conduce....”

    NINNJ DI STAFANO BUSÀ – Prefazione a “Strade del deserto”

     

    “In questa nuova raccolta Mario Viola tende ad illuminare il vuoto lasciato dai genitori, attraverso un linguaggio che fluisce limpido e chiaro dalla consapevolezza del suo vissuto. L’autore, rielaborando in chiave metafisica il disagio delle sue perdite familiari, fa un bilancio sincero ed avvertito in interiore mettendo in atto gli insegnamenti di un credo religioso che sa accogliere tutte le risorse per trovare una risposta più naturale e appropriata al suo animo in lutto. Una sorta di indagine esplorativa che deve calarsi nelle latebre di una sconfitta per dissolvere dubbie  interrogativi, tentando di scoprire la melodia della notte con occhi diversi, avvicinandosi alle varie circostanze con la purezza del cuore e con quella tensione che scandisca i frutti della joie de vivre per sfuggire alla costrizione del male senza esibire debolezze, centellinando i ricordi cari di un tempo passato, come grani di un rosario che sfiorando le variazioni cromatiche dell’evento umano vita-morte sappiano trarre dal turbamento pessimistico della fine di tutto, l’innegabile conforto dei luoghi, delle immagini, dei pensieri che hanno imboccato il viale del carpe diem per difendersi dal lucreziano naufragio della fragilità umana che si ripiega in se stessa per sopravvivere...”

    NINNJ DI STAFANO BUSÀ – Prefazione a “Onora il padre e la madre”

    Letture 

    Sample ImageIn memoria

    Sei volata via, angelo,

    come farfalla hai lasciato

    la stanca crisalide,

    fiore reciso dalla morte

    nell’invernale notte.

     

    Presenza generatrice

    d’instancabile amore,

    eri dolce tenerezza

    nell’aspra giornata,

    eri luce e strada

    nella difficile oscurità.

     

    La sofferenza del male

    ha strappato una vita

    di mite e forte certezza,

    lo spirito ha dovuto

    rinunciare al mondo

    dei sentimenti terreni.

     

    Nel silenzio capivi e sapevi,

    gustavi gli ultimi attimi

    d’una luminosa esistenza

    dal dolore segnata.

     

    Nell’inconsolato pianto

    gli insegnamenti restano

    per seguire la giusta via,

    ci rinnoviamo al cospetto

    della marmorea lapide

    nel campo sempre verde.

     

    L’inesorabile dipartita

    è malinconica pioggia

    d’immensa tristezza,

    è mazzo di colorati profumi

    a parlare della tua anima

    fertile di gemme e frutti.

     

    Vive la speranza

    del ritrovarti domani

    in cielo e terra nuovi.

         

    Essenze floreali

     

    Ancora cerco di vederti

    sulla rugiada dei petali

    nel giardino al mattino,

    immagino di sentirti

    parlare nel chiarore

    del cielo terso.

    Torni spesso nei pensieri

    a malinconica situazione

    orfana della tua presenza,

    ci manchi indefinitamente

    nei limitati paesaggi

    di crepuscolari momenti,

    nella vita che scorre,

    ormai, come ruscello

    lentamente cheto.

    Latitante freschezza

    di primule sbocciate

    ai bordi della casa

    che muta accoglieva

    intrecci di miti cuori,

    avvinghiati come edera,

    su sentimenti leggeri.

    Ritrovarti in effluvi

    d’essenze floreali

    al di sopra delle nubi,

    sperando che la tua

    scintillante anima

    possa rimembrare

    il tenero rifugio

    sulla terra silente.

    Voglia l’infinito

    sostenere quello

    che hai generato,

    radicandolo profondo

    a queste foglie d’erba

    di sentieri conosciuti.

       

    Mamma

     

    Sei

    un fiore

    colto da Dio.

     

    Vorrei

    sognare

    di te

    questa

    notte

    per poter

    risentire

    la tua voce,

    e rivedere

    il tuo sorriso.

     

    Quanto

    mi manchi,

    eri il mio nido,

    e mi proteggevi

    con le tue mani

    dalla pioggia

    del tempo.

     

    Ora i giorni

    sono passati,

    e il male

    ti ha rapita

    a me e ai

    miei cari,

    non sei più

    in questo mondo,

    ma da altra

    dimensione

    mi segui

    e proteggi

    sul mio cammino.

     

    Spero

    che la luce

    dell’immenso

    ti rischiari

    la vista, e tu

    possa vedermi

    in fondo

    al mondo,

    e possa tu

    portarmi

    sogni felici

    di tempi

    percorsi

    insieme,

    per poter

    ancora

    sentire

    la tua

    dolcezza.

     

    Eri

    rondine di primavera,

    farfalla di prato,

    fiore di margherita,

    tu...

     

    Mamma...

      

    Mistral

     

    L’aspra bellezza della Provenza, il soffio impetuoso del suo vento, le rocce riarse, il calore del sole, la luce accecante del tramonto, tutto concorre ad ispirare nel poeta versi intensi di passione e di emozione. La descrizione dei luoghi procede con annotazioni cromatiche ed intuizioni istantanee, mentre il sentimento emerge con lampi di suggestioni ambientali, dalle intense tonalità cromatiche. Una lirica ricca di sensualità, di impeto e di partecipazione.

    Da “Antologia Via Francigena 2008” – Le Edizioni del Porticciolo 2008

     

    Vagano veloci ombre

     

    piegarsi di terra e foglie

    all’urlare lontano del mare

     

    la conca verde brunito

    ai piedi delle fronde cerca riposo.

     

    Il monte è masso di donna addormentata

    nelle sue curve impazzisce il cielo

    d’un gusto pieno, ma impavido

    nel vagare di cirri e cumuli

    sferzati in movimenti dipinti.

     

    Mistral, fuoco indimenticabile,

    vento corsaro nel cielo che vive...

     

    Trafiggimi del tuo calore

    fragile sole sfuggente al garrire

    di vividi contrasti pregnanti.

     

    Provence, acre tramonto su me...

     

    Cromatico aroma d’ubriacanti paesaggi.

      

    ricordo si apre

    si spalanca il ripostiglio.

       

    La giostra del mondo

     

    Molte strofe della poesia sono dedicate alla descrizione della situazione dell’uomo, e ciò che ne scaturisce non è certo confortante: dolore disillusione, solitudine popolano i giorni inutili degli individui. Resta salvifico l’amore: il poeta lo offre come ancora di salvezza finale, purché sia totale e donato con generosità. Un messaggio di vita di alto valore, per una composizione decisamente effusiva, che abbonda di immagini e di sensazioni emozionanti.

    Dall’Antologia “Poesia all’ombra della fortezza” – Le Edizioni del Porticciolo 2008

     

    Il giorno chiede pietà alla sera,

    un brivido resta sul viso ocra,

    il sole vivo non lascia ombra

    calando denso nello sguardo.

     

    In questa vita un cuore scuro,

    dove poeti declamano pensieri

    e minimali eteree canzoni silenti

    afferrate nelle mani dell’amore.

     

    Il sangue ancora grida dalla terra,

    come fiume che scivola al delta,

    non credo a spogli fiori finti

    quando la luna diviene pallida

    sul ponte del dolore infinito.

     

    Abbandonando l’oscurità della notte

    mi sveglio inerme, sotto le sferzate

    della tempesta che sale distante,

    cercando di prevedere il destino.

     

    Andiamo con occhi rossi per le strade,

    come se non avessimo mai ricevuto amore

    troviamo facilmente qualcuno da incolpare,

    in bocca il gusto d’un pianto amaro

    fra nere nuvole e portali d’oro.

     

    Nel taglio del brillante cielo

    nuota profondo un mare acceso,

    il vento che passa sulla mente

    perde la scintilla nel cammino,

    muta all’anima la stagione.

     

    Fatui illusori lumi affiorano,

    colori ruotano sul tenue passato,

    gelidi moniti angoscianti scorrono,

    se in bugie i monti franeranno

    corri, non guardare indietro.

     

    Siamo  uguali, insieme diversi,

    certo ci sosteniamo a vicenda,

    siamo un vago passaggio d’allodole,

    un volo e cadiamo oltre il cuore.

     

    Sulla giostra del mondo,

    se risparmi il tuo amore

    non risparmiarlo tutto.

     

      

    Suadente stella di giovinezza

     

    Un novello arcobaleno mi guida

    a solcare la scintillante distesa

    dei fili dell’erba nel prato,

    seguendo l’alitare del vento

    cantare sull’arpe della pioggia,

    in acqua di sparsi vetri colorati

    su delicati profumi iridescenti.

     

    La melodia dell’infanzia lontana

    si riaffaccia nei liberi pensieri

    ricordando i tuoi occhi rilucenti,

    sull’indecisione di qualche dove

    inesistente nel violetto riflesso

    dello specchiare la soffusa vita.

     

    Canto tinte di lavanda,

    variate sensazioni di seta,

    nelle blu corolle verdi

    d’immaginari tenui giochi

    d’un bambino smarrito,

    nato con un cuore di loto.

     

    E la canzone è per te,

    che tenevi la mia mano

    nei giorni spesi dal tempo,

    suadente stella di giovinezza.

     

    E quel bambino ero io,

    nato con un cuore di loto.

      

    Il sapore della malva

     

    Una descrizione estremamente “poetica” della condizione dei vecchi, quasi consunti dal vivere, che si sostengono a vicenda e, nonostante tutto, continuano a coltivare i loro sogni. Uno sguardo attento e affettuoso, che sa scavare nelle pieghe recondite della psiche senile, ma anche nell’anima di chi ha già percorso tanto cammino, ed è ormai stanco: una lirica che parla al cuore per la gentilezza del dettato e delle parole, per la capacità di puntualizzare ed astrarre allo stesso tempo, per le belle immagini che vi sono delineate.

    Da “Antologia Città di Salò 2009”

     

    La pioggia è obliqua, scroscio su scroscio,

    con un cielo così basso che porta umiltà.

     

    I vecchi mormorano solamente in punta d’anima,

    sono senza illusioni, hanno in due un cuore solo,

    per aver troppo pianto gli occhi si perlano,

    per aver troppo riso le voci si screziano,

    se tremano un po’ è nel vedere scorrere

    ineluttabilmente i ricordi del tempo passato.

     

    Parlano della morte, come si parla d’un fiore,

    guardano il mare, come si guarda un pozzo,

    non si muovono più, i gesti hanno troppe rughe,

    un giorno s’addormentano a lungo nei pensieri,

    mentre si tengono per mano hanno paura di perdersi,

    e si perdono, malgrado tutto, nel paese senza sogni.

     

    La loro casa odora di timo, di lavanda,

    d’insonnoliti libri e desueti verbi

    dal sapore della malva.

       da: “Fuochi fatui” - Lineacultura 

     

    12 luglio 2010

    Aggiorniamo la sezione Letture di Mario Viola, con alcune recenti poesie:    

    Vetrofanie 

     

    un altro posto

                quante volte

    un altro giorno

     

    galleggiare in dimensioni

                            trasparenti

    come uomo invisibile

                con il viso volto a cercare

    l’ombra dell’irreale

     

                … tra aghi di pino

    nel refrigerio del sottobosco

                segni di sanguinosa ferita

    nelle siepi d’inchiostro stellato

    nelle sussurranti cortecce

                di dimensioni appena accennate

     

                i miei viaggi

                            portano lontano

    nell’umidità verde dell’insondabile

     

                … tra parole scivolate via

                            nella sera

    d’arcipelaghi ed atolli racchiuse

    affondate nelle profondità

                            dell’esistenza

     

                colare dell’acqua

                            le mille spore

    in luccicanti vetrofanie diamantine

     

                nell’estasiarsi dell’anima

    migrante alla ricerca

                di scenari infiniti

    nella certezza dell’immensità

                assolutamente perfetta

                            nell’irrealtà

                                       dell’assoluto    

    Frutto di una ricerca stilistica innovativa, che si allontana dai canoni consueti della lirica, per percorrere nuove vie espressive, la composizione si muove tra immagini naturalistiche e visioni interiori puntualizzando l’eterea e insondabile realtà che circonda l’uomo e la sua vita. Interessante e coinvolgente, denota una vigorosa introspezione e la capacità di esprimere con lucidità una miriade di moti dell’anima.

    Da Antologia Via Francigena 2010 – Un itinerario di poesia

     

     

      Parole fuori margine 

     

    Poter essere poesia nel vento,

    errante trovatore appassionato,

    di strumenti suonatore esperto,

    pittore di corolle e ali in volo.

     

    Poter essere poesia nel mare,

    culla di onde avvolgenti e trepide,

    nel delicato anelito di spuma,

    nel sospiroso approdo alla scogliera.

     

    Poter essere una chiara voce

    nella coscienza dell’umanità,

    nei tristi momenti della gente

    dissolvere le trame dell’iniquità.

     

    Quando si desta l’ispirazione,

    nel silenzio del sonno, un sorriso

    carezza la mente e dà nettare

    al mio inquieto pensiero.

     

    Sono ciò che il passo calpesta

    oltre ogni frontiera del reale,

    sono l’universo che è nel cuore,

    sono sussurro e rumore assordante.

     

    L’armonia dell’intrinseco tutto

    che nasce dal possibile niente,

    in frasi su pagine senza tempo

    con parole fuori margine.

     

    Guazzi di stelle frugano il cielo.

     

    Versi solcano strade del deserto.

     Questa è una poesia che nasce da una ispirazione autentica, che desta il cuore e i sensi del poeta risvegliando il bisogno acuto di scrivere. Questi versi, distribuiti in quartine composte, misurate nel ritmo e nel linguaggio, denotano il desiderio di dare voce a sentimenti che, senza essere chiamati, sorgono repentini dall’interiorità per fissare sulla carta ciò che muove da dentro. E il poeta mostra umilmente la sua aspirazione a migliorarsi continuamente.

    Da Antologia Città di Salò 2010

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      

     
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