Note biografiche Mario Viola è nato a Volpiano, in provincia di Torino, nel 1961; diplomato in Ragioneria, lavora presso una grande industria torinese. Fin dal 1982 ha iniziato a scrivere poesie, passione che, insieme alla pittura, gli consente di esprimere le emozioni e le sensazioni più profonde, liberando l’animo dalle pene del vivere ed aprendolo all’infinito. Scrivere e dipingere sono per lui strumenti di espressione, ma anche gratificazioni: infatti, partecipando a concorsi letterari ha ottenuto lusinghieri apprezzamenti e un successo di critica encomiabile. Dalla sua attività poetica sono nati alcuni volumi di versi: “Portolani”, del 1994, “Rapsodie”, del 1996, “Fuochi fatui”, del 2002, “Strade del deserto” del 2005, “Onora il padre e la madre”, del 2009, silloge con la quale, da inedita, aveva vinto il secondo premio al Premio “Iniziative letterarie” dell’Unione Nazionale Scrittori della Lombardia. Oltre ai volumi personali, le sue poesie sono inserite in molte antologie letterarie di pregio, che lo fanno conoscere come una delle voci nuove della poesia italiana. Note critiche Mario Viola è poeta intimista, dalle ricche sfumature di sentimento, che nel verso sanno trasformarsi in sfumature liriche, con un dettato limpido ed una sobria ed elegante stesura ritmica. I suoi versi non sono mai espressione di tripudio, bensì di meditazione sul vivere, e talvolta di stanca malinconia: lo colpiscono nel profondo le disavventure dell’esistere e le assenze dei sui cari, intorno ai quali ruota, per lo più, la sua ispirazione lirica. I sentimenti ed i valori ch’egli esprime sono complessivamente di alto potere suggestivo, in quanto coinvolgono qualsiasi lettore, inducendolo a riflettere sull’importanza degli affetti familiari e dell’amore per i propri simili. Sentimenti talvolta ritenuti obsoleti, o forzatamente dimenticati, ma che possono ricreare intorno all’uomo moderno quella fitta rete di emozioni, cui l’autore aspira col suo dire poetico. E sulle emozioni si snoda ogni suo verso, intenso e sincero, come le parole ch’egli sceglie, ma anche armonicamente determinato e gentilmente espresso, in grazie di un linguaggio puro, attento e gentile. Recensioni “Queste poesie sono l’affannoso racconto dei viaggi di un’anima che vuole ritrovarsi ardentemente negli spazi intrecciati d’infinite ombre e guizzi gioiosi di sole nell’arco pesante del cielo di gravide nubi e di grande silenzio. L’eterno mistero dell’essere e dell’apparire dell’uomo che è coscienza di sé ed insieme certezza o il tormento del dubbio, sia che si veda oppure che sembri, in mezzo al groviglio di voci e di pensieri di questo nostro percorrere la vita....”
Dalla Nota Introduttiva di “Rapsodie” “Una sofferta liturgia del dolore si fa strada in questa poesia di Mario Viola, ma allo stesso tempo, si stempera ad una configurazione sodale per l’assenza della madre, alla quale sono dedicati questi versi. Il poeta si svincola dai ritmi di una dimenticanza che potrebbe interferire sul suo viatico di fede e di amore per incamminarsi verso una perenne immaginazione che ne fortifichi e ne amplifichi il sentimento filiale. La sensazione non è di oblio, ma di una vivificata narrazione affidata alla bellezza esaustiva del tempo, della nostalgia, del rimpianto. ...” NINNJ DI STAFANO BUSÀ – Prefazione a “Fuochi fatui” “Vi sono alcuni elementi primari che saltano all’occhio in questa raccolta di Mario Viola, e sono nell’ordine: la compostezza delle immagini, la sintesi dei concetti, la più speculare e allusiva raffigurazione delle metafore. Si direbbe che l’autore ha fatto sue alcune regole fondamentali di un processo riconducibile all’esigenza di equilibrare, ancor più, il linguaggio lirico ad una granitica ricerca interiore, senza nulla togliere all’ispirazione immediata che si finalizza semmai in una maggiore coesione e compattezza, dal momento che se ne riducono strutture e procedimenti fuorvianti, dove la verbalità potrebbe sopraffare o violentare la voce che il processo di ricerca conduce....” NINNJ DI STAFANO BUSÀ – Prefazione a “Strade del deserto” “In questa nuova raccolta Mario Viola tende ad illuminare il vuoto lasciato dai genitori, attraverso un linguaggio che fluisce limpido e chiaro dalla consapevolezza del suo vissuto. L’autore, rielaborando in chiave metafisica il disagio delle sue perdite familiari, fa un bilancio sincero ed avvertito in interiore mettendo in atto gli insegnamenti di un credo religioso che sa accogliere tutte le risorse per trovare una risposta più naturale e appropriata al suo animo in lutto. Una sorta di indagine esplorativa che deve calarsi nelle latebre di una sconfitta per dissolvere dubbie interrogativi, tentando di scoprire la melodia della notte con occhi diversi, avvicinandosi alle varie circostanze con la purezza del cuore e con quella tensione che scandisca i frutti della joie de vivre per sfuggire alla costrizione del male senza esibire debolezze, centellinando i ricordi cari di un tempo passato, come grani di un rosario che sfiorando le variazioni cromatiche dell’evento umano vita-morte sappiano trarre dal turbamento pessimistico della fine di tutto, l’innegabile conforto dei luoghi, delle immagini, dei pensieri che hanno imboccato il viale del carpe diem per difendersi dal lucreziano naufragio della fragilità umana che si ripiega in se stessa per sopravvivere...” NINNJ DI STAFANO BUSÀ – Prefazione a “Onora il padre e la madre” Letture In memoria Sei volata via, angelo, come farfalla hai lasciato la stanca crisalide, fiore reciso dalla morte nell’invernale notte. Presenza generatrice d’instancabile amore, eri dolce tenerezza nell’aspra giornata, eri luce e strada nella difficile oscurità. La sofferenza del male ha strappato una vita di mite e forte certezza, lo spirito ha dovuto rinunciare al mondo dei sentimenti terreni. Nel silenzio capivi e sapevi, gustavi gli ultimi attimi d’una luminosa esistenza dal dolore segnata. Nell’inconsolato pianto gli insegnamenti restano per seguire la giusta via, ci rinnoviamo al cospetto della marmorea lapide nel campo sempre verde. L’inesorabile dipartita è malinconica pioggia d’immensa tristezza, è mazzo di colorati profumi a parlare della tua anima fertile di gemme e frutti. Vive la speranza del ritrovarti domani in cielo e terra nuovi. Essenze floreali Ancora cerco di vederti sulla rugiada dei petali nel giardino al mattino, immagino di sentirti parlare nel chiarore del cielo terso. Torni spesso nei pensieri a malinconica situazione orfana della tua presenza, ci manchi indefinitamente nei limitati paesaggi di crepuscolari momenti, nella vita che scorre, ormai, come ruscello lentamente cheto. Latitante freschezza di primule sbocciate ai bordi della casa che muta accoglieva intrecci di miti cuori, avvinghiati come edera, su sentimenti leggeri. Ritrovarti in effluvi d’essenze floreali al di sopra delle nubi, sperando che la tua scintillante anima possa rimembrare il tenero rifugio sulla terra silente. Voglia l’infinito sostenere quello che hai generato, radicandolo profondo a queste foglie d’erba di sentieri conosciuti. Mamma Sei un fiore colto da Dio. Vorrei sognare di te questa notte per poter risentire la tua voce, e rivedere il tuo sorriso. Quanto mi manchi, eri il mio nido, e mi proteggevi con le tue mani dalla pioggia del tempo. Ora i giorni sono passati, e il male ti ha rapita a me e ai miei cari, non sei più in questo mondo, ma da altra dimensione mi segui e proteggi sul mio cammino. Spero che la luce dell’immenso ti rischiari la vista, e tu possa vedermi in fondo al mondo, e possa tu portarmi sogni felici di tempi percorsi insieme, per poter ancora sentire la tua dolcezza. Eri rondine di primavera, farfalla di prato, fiore di margherita, tu... Mamma... Mistral L’aspra bellezza della Provenza, il soffio impetuoso del suo vento, le rocce riarse, il calore del sole, la luce accecante del tramonto, tutto concorre ad ispirare nel poeta versi intensi di passione e di emozione. La descrizione dei luoghi procede con annotazioni cromatiche ed intuizioni istantanee, mentre il sentimento emerge con lampi di suggestioni ambientali, dalle intense tonalità cromatiche. Una lirica ricca di sensualità, di impeto e di partecipazione. Da “Antologia Via Francigena 2008” – Le Edizioni del Porticciolo 2008 Vagano veloci ombre piegarsi di terra e foglie all’urlare lontano del mare la conca verde brunito ai piedi delle fronde cerca riposo. Il monte è masso di donna addormentata nelle sue curve impazzisce il cielo d’un gusto pieno, ma impavido nel vagare di cirri e cumuli sferzati in movimenti dipinti. Mistral, fuoco indimenticabile, vento corsaro nel cielo che vive... Trafiggimi del tuo calore fragile sole sfuggente al garrire di vividi contrasti pregnanti. Provence, acre tramonto su me... Cromatico aroma d’ubriacanti paesaggi. ricordo si apre si spalanca il ripostiglio. La giostra del mondo Molte strofe della poesia sono dedicate alla descrizione della situazione dell’uomo, e ciò che ne scaturisce non è certo confortante: dolore disillusione, solitudine popolano i giorni inutili degli individui. Resta salvifico l’amore: il poeta lo offre come ancora di salvezza finale, purché sia totale e donato con generosità. Un messaggio di vita di alto valore, per una composizione decisamente effusiva, che abbonda di immagini e di sensazioni emozionanti. Dall’Antologia “Poesia all’ombra della fortezza” – Le Edizioni del Porticciolo 2008 Il giorno chiede pietà alla sera, un brivido resta sul viso ocra, il sole vivo non lascia ombra calando denso nello sguardo. In questa vita un cuore scuro, dove poeti declamano pensieri e minimali eteree canzoni silenti afferrate nelle mani dell’amore. Il sangue ancora grida dalla terra, come fiume che scivola al delta, non credo a spogli fiori finti quando la luna diviene pallida sul ponte del dolore infinito. Abbandonando l’oscurità della notte mi sveglio inerme, sotto le sferzate della tempesta che sale distante, cercando di prevedere il destino. Andiamo con occhi rossi per le strade, come se non avessimo mai ricevuto amore troviamo facilmente qualcuno da incolpare, in bocca il gusto d’un pianto amaro fra nere nuvole e portali d’oro. Nel taglio del brillante cielo nuota profondo un mare acceso, il vento che passa sulla mente perde la scintilla nel cammino, muta all’anima la stagione. Fatui illusori lumi affiorano, colori ruotano sul tenue passato, gelidi moniti angoscianti scorrono, se in bugie i monti franeranno corri, non guardare indietro. Siamo uguali, insieme diversi, certo ci sosteniamo a vicenda, siamo un vago passaggio d’allodole, un volo e cadiamo oltre il cuore. Sulla giostra del mondo, se risparmi il tuo amore non risparmiarlo tutto. Suadente stella di giovinezza Un novello arcobaleno mi guida a solcare la scintillante distesa dei fili dell’erba nel prato, seguendo l’alitare del vento cantare sull’arpe della pioggia, in acqua di sparsi vetri colorati su delicati profumi iridescenti. La melodia dell’infanzia lontana si riaffaccia nei liberi pensieri ricordando i tuoi occhi rilucenti, sull’indecisione di qualche dove inesistente nel violetto riflesso dello specchiare la soffusa vita. Canto tinte di lavanda, variate sensazioni di seta, nelle blu corolle verdi d’immaginari tenui giochi d’un bambino smarrito, nato con un cuore di loto. E la canzone è per te, che tenevi la mia mano nei giorni spesi dal tempo, suadente stella di giovinezza. E quel bambino ero io, nato con un cuore di loto. Il sapore della malva Una descrizione estremamente “poetica” della condizione dei vecchi, quasi consunti dal vivere, che si sostengono a vicenda e, nonostante tutto, continuano a coltivare i loro sogni. Uno sguardo attento e affettuoso, che sa scavare nelle pieghe recondite della psiche senile, ma anche nell’anima di chi ha già percorso tanto cammino, ed è ormai stanco: una lirica che parla al cuore per la gentilezza del dettato e delle parole, per la capacità di puntualizzare ed astrarre allo stesso tempo, per le belle immagini che vi sono delineate. Da “Antologia Città di Salò 2009” La pioggia è obliqua, scroscio su scroscio, con un cielo così basso che porta umiltà. I vecchi mormorano solamente in punta d’anima, sono senza illusioni, hanno in due un cuore solo, per aver troppo pianto gli occhi si perlano, per aver troppo riso le voci si screziano, se tremano un po’ è nel vedere scorrere ineluttabilmente i ricordi del tempo passato. Parlano della morte, come si parla d’un fiore, guardano il mare, come si guarda un pozzo, non si muovono più, i gesti hanno troppe rughe, un giorno s’addormentano a lungo nei pensieri, mentre si tengono per mano hanno paura di perdersi, e si perdono, malgrado tutto, nel paese senza sogni. La loro casa odora di timo, di lavanda, d’insonnoliti libri e desueti verbi dal sapore della malva. da: “Fuochi fatui” - Lineacultura 12 luglio 2010 Aggiorniamo la sezione Letture di Mario Viola, con alcune recenti poesie: Vetrofanie un altro posto quante volte un altro giorno galleggiare in dimensioni trasparenti come uomo invisibile con il viso volto a cercare l’ombra dell’irreale … tra aghi di pino nel refrigerio del sottobosco segni di sanguinosa ferita nelle siepi d’inchiostro stellato nelle sussurranti cortecce di dimensioni appena accennate i miei viaggi portano lontano nell’umidità verde dell’insondabile … tra parole scivolate via nella sera d’arcipelaghi ed atolli racchiuse affondate nelle profondità dell’esistenza colare dell’acqua le mille spore in luccicanti vetrofanie diamantine nell’estasiarsi dell’anima migrante alla ricerca di scenari infiniti nella certezza dell’immensità assolutamente perfetta nell’irrealtà dell’assoluto Frutto di una ricerca stilistica innovativa, che si allontana dai canoni consueti della lirica, per percorrere nuove vie espressive, la composizione si muove tra immagini naturalistiche e visioni interiori puntualizzando l’eterea e insondabile realtà che circonda l’uomo e la sua vita. Interessante e coinvolgente, denota una vigorosa introspezione e la capacità di esprimere con lucidità una miriade di moti dell’anima. Da Antologia Via Francigena 2010 – Un itinerario di poesia Parole fuori margine Poter essere poesia nel vento, errante trovatore appassionato, di strumenti suonatore esperto, pittore di corolle e ali in volo. Poter essere poesia nel mare, culla di onde avvolgenti e trepide, nel delicato anelito di spuma, nel sospiroso approdo alla scogliera. Poter essere una chiara voce nella coscienza dell’umanità, nei tristi momenti della gente dissolvere le trame dell’iniquità. Quando si desta l’ispirazione, nel silenzio del sonno, un sorriso carezza la mente e dà nettare al mio inquieto pensiero. Sono ciò che il passo calpesta oltre ogni frontiera del reale, sono l’universo che è nel cuore, sono sussurro e rumore assordante. L’armonia dell’intrinseco tutto che nasce dal possibile niente, in frasi su pagine senza tempo con parole fuori margine. Guazzi di stelle frugano il cielo. Versi solcano strade del deserto. Questa è una poesia che nasce da una ispirazione autentica, che desta il cuore e i sensi del poeta risvegliando il bisogno acuto di scrivere. Questi versi, distribuiti in quartine composte, misurate nel ritmo e nel linguaggio, denotano il desiderio di dare voce a sentimenti che, senza essere chiamati, sorgono repentini dall’interiorità per fissare sulla carta ciò che muove da dentro. E il poeta mostra umilmente la sua aspirazione a migliorarsi continuamente. Da Antologia Città di Salò 2010
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