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  • Maria Grazia Pisani Stampa E-mail
    domenica 22 giugno 2008
    Note biografiche

    Maria Grazia Pisani, nata alla Spezia, risiede a Arcola, nelle vicinanze della città. Pensionata delle Poste Italiane, si dedica da molti anni, in ogni attimo libero sottratto agli impegni di nonna, alla poesia, nella quale ha avuto riconoscimenti molto lusinghieri in ogni parte d’Italia, anche con premi molto prestigiosi. Le sue poesie, oltre ad avere vinto numerosi premi di alto livello, sono state selezionate ed inserite in svariate antologie poetiche.

     

    Note critiche

     

    Persona schiva e molto attenta alla produzione lirica, più che ad apparire pubblicamente, concepisce la scrittura come un percorso personale, che nasce dal suo intimo e si nutre del suo vissuto. Ciò che colpisce immediatamente dalla lettura dei suoi versi, oltre alla padronanza del mezzo tecnico, è la misura su cui fonda le sue composizioni. Sobrio e pacato, il sentimento si presenta sommesso, eppure prepotente nella sua intensità: sentimento che spazia dall’amore coniugale alla percezione dello scorrere del tempo, ma che soprattutto si concentra sui moti più intimi dell’anima, con le sue delusioni ed il suo rammarico per ciò che non è stato, o non è più. Questa tematica, che inserisce la produzione lirica nell’ambito della poesia intimistica, sa elevarsi a dimensione universale interpretando il sentire che accomuna l’uomo, o meglio, la donna moderna.

    L’attenzione alle forme metrico-musicali e all’uso del lessico, lineare, eppure elegante e di decisa espressività, il buon utilizzo delle figure retoriche, con predilezione per la metafora, conferiscono al contenuto quella misura che è segno di capacità compositiva e di propensione autentica verso la composizione lirica.

     

      
    Letture

     

     

    Questo amore 

    Questo amore

    era falena impazzita

    intorno all’ardore degli anni,

    era arcobaleno disteso sul fiume

    e regalava promesse di sole

    per domani,

    era fervore di bianche vele

    al vento del maestrale,

    era il battito dell’onda

    nei nostri cuori selvaggi.

    Questo amore

    che ha cantato

    come cicala assolata

    e ha sbocciato sui rami

    germogli di sogni,

    si è arreso alla stretta del tempo

    ma...ritorna...

    ...come irrequieto scirocco

    fra le braccia estenuate degli olivi,

    come rantolo di risacca nella rena,

    come obliquo volo di vorace gabbiano

    che urla la sua fame al mare

    ...ritorna nel delirio

    dei miei troppi sterili silenzi.

     L’amore sopito dal tempo, che ha frenato gli impeti del cuore e dei sensi, l’amore che è stato un vortice ed ora spira tenue e leggero, è l’amore vissuto per tanti anni e logorato dai casi e dagli impacci. Ma è anche rimpianto, che di volta in volta torna a gridare il suo bisogno di rinnovarsi, di rivivere interi gli ardori della giovinezza: così lo percepisce la poetessa, e così lo descrive nella sua bella, intensa lirica, che scorre veloce e suggestiva a dare voce agli impeti dell’anima. Lo fa con una abile struttura lirica ed un elegante ritmo dei versi. (dall’Antologia “Città di Salò 2008”) 

    È naufragato il tempo 

    È naufragato il tempo

    in nuvole di fumo che s’alzano  stanche

    dal mio falò di sogni e delusioni:

    vibrano in cielo corolle di faville,

    (ultimo segno di speranze vuote)

    e muta cenere cade a seppellire

    i miei pensieri che s’aprono nel vento.

    Stanca nuoto nell’ombra della fiamma e

    scopro perché il quieto vivere del tempo

    si riveste di ombre e di colori

    e indifferente accompagna la clessidra

    in un tacito complotto:

    attende certo

    che l’estrema eclissi del mio cielo

    beva lenta le gialle, lunghe ore della terra.

     

    Tramonto 

    Là dove finisce il mare

    il tramonto graffia l’azzurro

    lasciando rosse ferite

    aperte sul domani.

    Annega l’acceso sole nell’inchiostro,

    imbrunisce sui pendii

    il guizzo d’argento dell’ulivo,

    l’alito umido del vento

    si stende sulla valle

    in gocce di cristallo.

    S’accende lo stupore della luna

    mentre con occhi vuoti e spalancati

    galoppa a cavallo della notte

    verso un’alba che stringe fra le dita

    fili di speranza con cui legare

    le nuove ore di domani.

     Un uso perfetto della metafora e una musicalità delicata e suadente, animano una composizione che si accende di bagliori di luci e di improvvise oscurità. La poetessa possiede un ottimo strumento lirico, e lo dimostra l’utilizzo che fa del lessico, il ritmo armonioso del verso libero, le immagini che sa proporre in versi equilibrati e sobri. Il suo sentimento, intenso e malinconico, viene controllato da un pudore del proprio animo, che preserva la sua poesia dall’effusione. (Dall’Antologia “Via Francigena 2008)                                      

     
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