Note biografiche Maria Carla Baroni è nata a Milano nel 1940, e lì vive e lavora. Ha frequentato il Liceo classico e la facoltà di Economia all’Università "Luigi Bocconi" di Milano. Economista ambientalista, è da decenni impegnata in politica e da qualche anno anche nel movimento delle donne. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli inerenti la città e il territorio. In merito all’attività poetica ha pubblicato: "Canti del divenire" (L’Autore Libri, Firenze, 2002), con cui ha vinto il primo premio per il libro di poesie edito al Premio letterario internazionale "Europa" (Lugano 2004); "Canti di amore e di lotta" (Ibiskos Editrice, Empoli, 2003); "Millenni di minuti" (Il Filo, Roma, 2005). Con la lirica "Millenni di minuti" (poi diventata quella di apertura nell’omonimo volume) ha ottenuto il primo premio per la poesia inedita al Premio "Città di Torino" 2004. Compare in varie antologie di premi letterari e nel "Dizionario ragionato degli scrittori italiani del ‘900" (Edizioni Helicon, Arezzo, 2004). Note critiche Poetessa di forte impronta lirica, ha acquisito uno stile personale ben connotato, improntato alla sintesi espressiva, che si avvale di assoluta chiarezza e fluidità; ella sa cogliere di tutto ciò che la circonda i più minuti particolari, per poi interiorizzarli fino a renderli veramente parte integrante dell’anima. Grande viaggiatrice, trae spunti di riflessione dai luoghi che visita, e riversa una particolare attenzione all’uomo come parte integrante del luogo, senza mai abbandonare le suggestioni sensoriali. Ogni esperienza si trasforma in liricità grazie ad una potente propensione poetica che, senza languori o eccessi di sentimento, si sofferma sui riflessi che dall’esterno producono nell’interiorità una intensa ondata di emozioni. I versi brevi, molto controllati sia sotto l’aspetto linguistico che in quello musicale, tendono ad esaltare la parola come elemento significante fondamentale della poesia, in modo da eliminare qualsiasi dissonanza, privilegiando la stringatezza, e soprattutto il significato. Le scelte poetiche della scrittrice milanese sono inquadrabili nell’ambito della lirica contemporanea, pur mostrando una più che adeguata preparazione classica e una bella padronanza del mezzo espressivo. LettureIl tempo Il tempo che tutto trasforma è solo un infinito presente e noi siamo il nostro divenire. Inconsistenza L’incanto dell’amore è anche il non saperne nulla né come nasce né perché finisce. Forse anche un amore profondo è insicuro come sabbia di fiume inconsistente come carezza di vento. Per il rosso Bruciano i bimbi rom nelle baracche gli operai nelle officine i boschi nella calda estate. Non lasciamo svanire dalle nostre bandiere i simboli antichi del lavoro salariato non lasciamo che il rosso sia solo nei roghi di morte. Intorno ad un palo Un ciuffo di splendidi fiori multicolori intorno a un palo a ricordare per pochi giorni un incidente mortale e il divenire divoratore di ogni piccola vita e del suo svanire. Equilibrio L’equilibrio del mondo vivente si regge sulla vita e sulla morte la morte di viventi che per altri diventa vita. Solo gli umani sanno dare una morte non necessaria ad altra vita. Infanzia durante la guerra Sfollata in una vecchia casa sulla riva d’un lago lombardo e un asilo insieme a orfanelle dalle divise scure tra cui soffrivo di essere diversa e lontani bombardieri in volo verso Milano. Poi un pollaio in terrazza nel primo dopoguerra in città e un grande buco di cielo lasciato da una bomba in un soffitto. Racconti di guerra che mio padre e mia madre fecero per anni e domande che non avanzai e ora non posso più fare. Il Duomo di Milano Selva di guglie evanescenti come dita d’avorio elevate nel blu della notte da un messaggio di candido marmo tramandato da antichi maestri. Nelle chiare giornate di sole navate ascendenti a un miraggio di infinito ombrate di silenzio e innervate da presagi di luce ultraterrena attraverso la policromia delle vetrate. Sera estiva a Chiaravalle Alle porte della mia città le grandi cascine tranquille e i fiori e gli orti le parole d’amore sussurrate sul ciglio fra il prato e la strada e tra i pioppi lontano il bel tiburio dell’Abbazia. Vibrazioni Quinte di pioppi ondeggianti al vento nella pianura come filamenti di quanti in vibrazione nell’universo. Risaie Piccoli laghi di cielo le risaie di Lombardia finché non spunta il giovane riso a intersecare l’acqua e l’azzurro. Roma Senso della Storia incarnato in una fioritura di pietre di ogni tempo. Cupole come concave carezze sulla distesa dei tetti. Piazze come uteri accoglienti nella trama delle vie. Trani Acque di madreperla al tramonto nell’abbraccio del porto incoronato da una bianca scogliera di palazzi e case. Dietro nei vicoli color dell’avorio antico gruppi di donne a sera intorno agli usci. Mare a Vulcano Chiarìa di liquida perla il mare al tramonto velario di seta cangiante sopra la vita degli abissi. Saintes Maries de la Mer Bianca città turrita nascente da candide sabbie lambita da un pallido mare. Elafonisi Come il sorriso dell’alba del mondo le lagune di Elafonisi adagiate tra impalpabili colori aleatori al variare del sole e delle nubi. Dopo la corrida Arena deserta. Muto colloquio di colori tra il cielo e la polvere gialla sparsa di fiori rossi e macchie di sangue. Muta desolazione di ogni cosa che finisce. Il castello di Segovia In una terra inebriata di colori e di sole in cui la vita è muta e pare morte vestita a festa un castello dalla sua rupe leva le torri al cielo a ricevere l’ultimo sguardo di ogni tramonto quando l’aria s’annera sul piano silente e brunito. Tempio preistorico Grandi pietre sorgenti dai millenni dal caldo colore di avorio antico a corona di un lento colle che digrada verso il mare lontano. Tempiogrembo della Grande Dea fecondato di sole. Silenzio splendente del tutto. Africa Grandi spazi di terra e di cielo dilatati da immensi giochi di nubi. Talora distese abbandonate. Altrove il guardarsi pietrificato tra cielo di cobalto e suolo riarso che si espande. Sconfinata terra che è stata sconvolta nei suoi millenari bioritmi. E ovunque gente che ne muore. Deserto Dune in lento continuo divenire morbide carezze di sabbia color ocra sotto infiniti invisibili fili di oro ardente tra cui pare di avanzare verso il cuore della luce. Notte di luna sul deserto Laghi di luna d’argento le conche tra le rupi di rosso granito laghi di immoto silenzio. Vietnam Paese di fiumi color di terra che non sanno riflettere il cielo e liquide luci perlate sul verde di rupi e di monti sorgenti da laghi di risaie solitarie. Paese punteggiato d’oro e amaranto in templi e pagode e di monumenti ai caduti in guerra. Neve di notte in città Lucente neve biancargento sotto le luci della città prima che piedi e ruote la riducano a fango. Cielo grigioviolarossastro schiarito dal lucore di neve e silenzio di rumori attutiti. Paura del morire Paura non della fine in questa vita preludio ad altra forma quale che sia nel ciclo infinito delle forme. Paura del dolore del corpo e della paura in sé del corpo che dispera e dell’annaspare finale in cerca d’aria. Le due liriche ("Neve di notte in città" e "Paura del morire") hanno contenuti tematici profondamente diversi: l’una, la prima, descrittiva di un momento della giornata e della stagione, l’altra una confessione che riflette sulla paura della morte. Entrambe, però, hanno caratteristiche comuni. Innanzi tutto, la concisione, poiché la poetessa limita l’uso dei vocaboli a quelli essenziali ad esprimere il suo sentire; poi la mancanza di spiegazioni, che nulla aggiungerebbero alla profondità del dettato poetico; infine l’attenzione scrupolosa, ma liricamente interpretata, ad ogni minimo dettaglio della realtà affrontata. (da "Antologia Città di Salò 2008).
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