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  • Maria Carla Baroni Stampa E-mail
    mercoledì 07 maggio 2008
    Note biografiche 

    Maria Carla Baroni è nata a Milano nel 1940, e lì vive e lavora. Ha frequentato il Liceo classico e la facoltà di Economia all’Università "Luigi Bocconi" di Milano. Economista ambientalista, è da decenni impegnata in politica e da qualche anno anche nel movimento delle donne. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli inerenti la città e il territorio. In merito all’attività poetica ha pubblicato: "Canti del divenire" (L’Autore Libri, Firenze, 2002), con cui ha vinto il primo premio per il libro di poesie edito al Premio letterario internazionale "Europa" (Lugano 2004); "Canti di amore e di lotta" (Ibiskos Editrice, Empoli, 2003); "Millenni di minuti" (Il Filo, Roma, 2005). Con la lirica "Millenni di minuti" (poi diventata quella di apertura nell’omonimo volume) ha ottenuto il primo premio per la poesia inedita al Premio "Città di Torino" 2004. Compare in varie antologie di premi letterari e nel "Dizionario ragionato degli scrittori italiani del ‘900" (Edizioni Helicon, Arezzo, 2004).

     

    Note critiche 

    Poetessa di forte impronta lirica, ha acquisito uno stile personale ben connotato, improntato alla sintesi espressiva, che si avvale di assoluta chiarezza e fluidità; ella sa cogliere di tutto ciò che la circonda i più minuti particolari, per poi interiorizzarli fino a renderli veramente parte integrante dell’anima. Grande viaggiatrice, trae spunti di riflessione dai luoghi che visita, e riversa una particolare attenzione all’uomo come parte integrante del luogo, senza mai abbandonare le suggestioni sensoriali. Ogni esperienza si trasforma in liricità grazie ad una potente propensione poetica che, senza languori o eccessi di sentimento, si sofferma sui riflessi che dall’esterno producono nell’interiorità una intensa ondata di emozioni.

    I versi brevi, molto controllati sia sotto l’aspetto linguistico che in quello musicale, tendono ad esaltare la parola come elemento significante fondamentale della poesia, in modo da eliminare qualsiasi dissonanza, privilegiando la stringatezza, e soprattutto il significato.

    Le scelte poetiche della scrittrice milanese sono inquadrabili nell’ambito della lirica contemporanea, pur mostrando una più che adeguata preparazione classica e una bella padronanza del mezzo espressivo.

     

    Letture

    Il tempo

    Il tempo

    che tutto trasforma

    è solo

    un infinito presente

    e noi siamo

    il nostro divenire.

     

    Inconsistenza

    L’incanto dell’amore

    è anche il non saperne nulla

    né come nasce

    né perché finisce.

    Forse

    anche un amore profondo

    è insicuro

    come sabbia di fiume

    inconsistente

    come carezza di vento.

     

    Per il rosso

    Bruciano i bimbi rom nelle baracche

    gli operai nelle officine

    i boschi nella calda estate.

    Non lasciamo svanire

    dalle nostre bandiere

    i simboli antichi del lavoro salariato

    non lasciamo che il rosso

    sia solo nei roghi di morte.

     

    Intorno ad un palo

    Un ciuffo di splendidi fiori

    multicolori

    intorno a un palo

    a ricordare per pochi giorni

    un incidente mortale

    e il divenire

    divoratore

    di ogni piccola vita

    e del suo svanire.

     

    Equilibrio

    L’equilibrio del mondo vivente

    si regge sulla vita e sulla morte

    la morte di viventi

    che per altri diventa vita.

    Solo gli umani

    sanno dare una morte

    non necessaria ad altra vita.

     

    Infanzia durante la guerra

    Sfollata in una vecchia casa

    sulla riva d’un lago lombardo

    e un asilo

    insieme a orfanelle

    dalle divise scure

    tra cui soffrivo di essere diversa

    e lontani bombardieri in volo

    verso Milano.

    Poi un pollaio in terrazza

    nel primo dopoguerra in città

    e un grande buco di cielo

    lasciato da una bomba in un soffitto.

    Racconti di guerra

    che mio padre e mia madre

    fecero per anni

    e domande che non avanzai

    e ora non posso più fare.

     

    Il Duomo di Milano

    Selva di guglie evanescenti

    come dita d’avorio

    elevate nel blu della notte

    da un messaggio di candido marmo

    tramandato da antichi maestri.

    Nelle chiare giornate di sole

    navate ascendenti

    a un miraggio di infinito

    ombrate di silenzio

    e innervate

    da presagi di luce ultraterrena

    attraverso la policromia delle vetrate.

     

    Sera estiva a Chiaravalle

    Alle porte della mia città

    le grandi cascine tranquille

    e i fiori e gli orti

    le parole d’amore

    sussurrate sul ciglio

    fra il prato e la strada

    e tra i pioppi

    lontano

    il bel tiburio dell’Abbazia.

     

    Vibrazioni

    Quinte di pioppi ondeggianti

    al vento

    nella pianura

    come filamenti di quanti in vibrazione

    nell’universo.

     

    Risaie

    Piccoli laghi di cielo

    le risaie di Lombardia

    finché non spunta il giovane riso

    a intersecare l’acqua e l’azzurro.

     

    Roma

    Senso della Storia

    incarnato

    in una fioritura di pietre

    di ogni tempo.

    Cupole

    come concave carezze

    sulla distesa dei tetti.

    Piazze

    come uteri accoglienti

    nella trama delle vie.

     

    Trani

    Acque di madreperla

    al tramonto

    nell’abbraccio del porto

    incoronato

    da una bianca scogliera

    di palazzi e case.

    Dietro

    nei vicoli

    color dell’avorio antico

    gruppi di donne

    a sera

    intorno agli usci.

     

    Mare a Vulcano

    Chiarìa di liquida perla

    il mare al tramonto

    velario di seta cangiante

    sopra la vita degli abissi.

     

    Saintes Maries de la Mer

    Bianca città turrita

    nascente da candide sabbie

    lambita da un pallido mare.

     

    Elafonisi

    Come il sorriso dell’alba del mondo

    le lagune di Elafonisi

    adagiate

    tra impalpabili colori

    aleatori

    al variare del sole e delle nubi.

     

    Dopo la corrida

    Arena deserta.

    Muto colloquio di colori

    tra il cielo e la polvere gialla

    sparsa di fiori rossi

    e macchie di sangue.

    Muta desolazione

    di ogni cosa che finisce.

     

    Il castello di Segovia

    In una terra

    inebriata di colori e di sole

    in cui la vita è muta

    e pare morte vestita a festa

    un castello

    dalla sua rupe

    leva le torri al cielo

    a ricevere l’ultimo sguardo

    di ogni tramonto

    quando l’aria s’annera

    sul piano silente e brunito.

     

    Tempio preistorico

    Grandi pietre sorgenti dai millenni

    dal caldo colore di avorio antico

    a corona di un lento colle

    che digrada verso il mare lontano.

    Tempiogrembo della Grande Dea

    fecondato di sole.

    Silenzio splendente del tutto.

     

    Africa

    Grandi spazi di terra e di cielo

    dilatati

    da immensi giochi di nubi.

    Talora

    distese abbandonate.

    Altrove

    il guardarsi pietrificato

    tra cielo di cobalto

    e suolo riarso che si espande.

    Sconfinata terra

    che è stata sconvolta

    nei suoi millenari bioritmi.

    E ovunque

    gente che ne muore.

     

    Deserto

    Dune in lento continuo divenire

    morbide carezze di sabbia color ocra

    sotto infiniti invisibili fili

    di oro ardente

    tra cui pare di avanzare

    verso il cuore della luce.

     

    Notte di luna sul deserto

    Laghi di luna d’argento

    le conche

    tra le rupi di rosso granito

    laghi di immoto silenzio.

     

    Vietnam

    Paese di fiumi color di terra

    che non sanno riflettere il cielo

    e liquide luci perlate

    sul verde di rupi e di monti

    sorgenti

    da laghi di risaie

    solitarie.

    Paese punteggiato

    d’oro e amaranto in templi e pagode

    e di monumenti ai caduti in guerra.

     

    Neve di notte in città

    Lucente neve biancargento

    sotto le luci della città

    prima che piedi e ruote

    la riducano a fango.

    Cielo grigioviolarossastro

    schiarito dal lucore di neve

    e silenzio di rumori attutiti.

     

    Paura del morire

    Paura

    non della fine in questa vita

    preludio ad altra forma

    quale che sia

    nel ciclo infinito delle forme.

    Paura del dolore del corpo

    e della paura in sé

    del corpo che dispera

    e dell’annaspare finale

    in cerca d’aria.

     

    Le due liriche ("Neve di notte in città" e "Paura del morire") hanno contenuti tematici profondamente diversi: l’una, la prima, descrittiva di un momento della giornata e della stagione, l’altra una confessione che riflette sulla paura della morte. Entrambe, però, hanno caratteristiche comuni. Innanzi tutto, la concisione, poiché la poetessa limita l’uso dei vocaboli a quelli essenziali ad esprimere il suo sentire; poi la mancanza di spiegazioni, che nulla aggiungerebbero alla profondità del dettato poetico; infine l’attenzione scrupolosa, ma liricamente interpretata, ad ogni minimo dettaglio della realtà affrontata. (da "Antologia Città di Salò 2008).

     
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