Note biografiche Leda Panzone Natale è nata ad Aosta ed è di cultura italo-francese. Vive a Pescara, dove è sposata ed ha due figli; inoltre nella città abruzzese è impegnata in attività imprenditoriali, che, però, non la distolgono da quello che, fin dalla giovane età, è stato il suo interesse primario, la letteratura, prevalentemente poetica. Per la poesia, infatti, ha ottenuto vari riconoscimenti, che l’hanno spinta sempre avanti nella ricerca di un continuo miglioramento: così negli ultimi anni ha modificato la sua struttura culturale rivedendo le esperienze del passato e rinnovando le sue aspirazioni. Frutto di questo costante lavoro intellettuale sono: l’opera narrativa “Dalla neve alla nave” e le raccolte poetiche “Sensazioni”, “Pensieri vagabondi”, “Frammenti di vita”, “Trame inquiete”; ha pubblicato anche fascicoli di narrativa e poesia in lingua francese, ed attualmente sta curando la pubblicazione di un libro di poesie per bambini illustrate da quadretti a colori degli animali e dei personaggi, da lei stessa dipinti. Presente in riviste e antologie con poesie, racconti e note biografiche, negli ultimi tempi ha trovato stimolante esprimere le proprie emozioni attraverso la pittura. Note critiche Il fatto di appartenere contemporaneamente a due mondi diversi, invece di turbare l’esistenza della poetessa e determinarne un senso di instabilità, la stimola a percorrere la strada verso l’integrazione delle due culture, molto lontane tra loro per tradizioni: l’una, quella aostana, proiettata verso l’Europa e nutrita di monti e cascate, l’altra, quella adriatica, aperta verso i Balcani e i misteri dell’Oriente. Eppure i punti di contatto, come sempre, si trovano, e l’autrice percorre entrambe i suoi mondi con lo stesso affetto, con la medesima consapevolezza della loro importanza nella sua formazione spirituale. Così, sempre spronata ad andare oltre, ella ha seguito la strada dei ricordi, quella delle emozioni, quella della fantasia, a seconda dei momenti interiori, arricchendosi ogni volta di più, ed elaborando nuovi percorsi poetici. L’evoluzione del suo stile è frutto, quindi, di un lavorio interiore e tecnico di rilievo, e di una attenta elaborazione di linguaggio e sentimento. Un’attenzione particolare ella presta ai suoni, che cerca suggestivi e molto musicali, ben sapendo che da lì parte l’immedesimazione del lettore; poi si preoccupa di creare belle immagini, coinvolgenti e gratificanti; infine parla di cose quotidiane, intime, che tutti possono condividere. Recensioni “Due regioni, la Val d’Aosta e l’Abruzzo, ma anche l’intersecarsi di culture diverse che in quelle terre di frontiera si sono sviluppate, un viaggio dalle Alpi al mare Adriatico, attraverso ambienti, paesaggi, notizie e curiosità storiche, si mescolano in questo diario personale di un’avventura straordinaria, che si racchiude nell’esperienza unica, irripetibile dell’Autrice, la quale, grazie anche alla poesia, offre una testimonianza esistenziale affascinante e suggestiva, da cui il lettore potrà ricavare occasioni di meditazione, di riflessione, di piacevole intrattenimento.” MASSIMO PAMIO – Prefazione a “Dalla neve alla nave” – Edizioni NOUBS “Leda Panzone in “Trame inquiete” si esprime con concretezza di contenuti che è sinonimo di ricchezza di sentimenti e non si dà arie di saccente o di poeta depositario solo di certezze e di verità. Ella non vuole gabellare nessuno: da comune mortale sa di essere depositaria di dubbi e paure, ma anche di un timbro poetico che s’incentra nel canto delle cose umili e dei recessi nostalgici e sentimentali. La poesia per lei non è la verità, ma un mezzo per giungere alla verità, per comprendere e commuovere gli uomini; poesia destinata ad imprimersi nella mente e nel cuore mediante nuovi suoni, nuovi ritmi, nuove armonie. La sua poesia, ricca di metafore e di belle immagini, spazia in un circuito di spazi misteriosi, entra nelle ossa e nelle coscienze degli esseri umani e penetra nel cuore e nella mente senza mielosi moralismi, senza esortazioni retoriche.” ROMEO IURESCIA – Dalla prefazione a “Trame inquiete” – Ed. La Conca - Roma Letture Surplus Umano
Non gettarmi sulla via sol perché invecchiato e con l’avvenire corto prossimo al fossato Non gettare sulla via il mio più vecchio stato che non registra torto da me giammai recato Facile gettarmi via o pormi relegato in un adatto porto per scafo sconquassato Considera quella scia sanguinante sul sagrato se sarò non sol morto ma pur assassinato Indiscussa villania è, sprezzar quanto dato per amor o per malia da chi, ha sol passato Il glicine
Alla sua ombra nonna filava tra canti e risate di contadinelle e sotto il pergolato cantava al chiaror tenue delle stelle. Poi, raccontava mia madre, di quando il glicine profumava e splendeva e lei, negli occhi innamorati di mio padre, cercava bagliori e si perdeva. Con gli anni, il glicine ha quintuplicato ed induriti i rami, ha offerto i grappoli in gloria a più generazioni ed io l’ho sempre amato perché della mia infanzia ha fatto la storia. Scatenati, durante l’estate Giocavano i miei diavoletti E poi, in stagioni passate, all’ombra dormivano i loro figlioletti. Adesso, che pure l’età mia è in decadenza cerco tra il glicine le care figure di allora e mi par di scorgere la loro presenza di mattina, di sera ed anche all’aurora. Rimangono flash, nel cuore della gioventù trascorsa in allegria però anche l’amaro sapore della persistente malinconia. Il bello in controcampo
Ho camminato per la stessa strada che già percorrevo lo scorso giorno ma l’ho trovata fredda e brada solamente con brutture attorno. Ho camminato sulla sporca sabbia che mi era parsa adamantina cercandovi le impronte che senza rabbia, vi avevamo impresso la mattina. Rimasti soltanto quei gradini cui demmo persino un nome che facevano da altare senza lumini pur non giustificandoci come. Quel che vedemmo furono giardini, ma erano luoghi abbandonati dai quali emergevano schegge di catini rotti appositamente e frantumati. Di vero ci fu quindi sol la fantasia, ma su quel falso fondo la memoria che costituisce l’esistenza mia, fa di quei ricordi la mia storia. Silenzio
Silenzio... s’inorgoglisce il bosco al profumo dei mirtilli; sorride il sole, canta l’usignolo, s’assopisce il grillo all’ombra d’un fungo... Colori, fiori, voci, poesia, poi... silenzio... L’amicizia
È importante quasi come il pane e può durare l’intera tua vita così come può fare solo un cane che la dedica, chiara e pulita. Dell’esistenza è un gran tesoro ed alla fedeltà è sempre unita gratificandoti pur nel lavoro quando la fatica, divien gradita. 
Leda Panzone Natale, "L'Amicizia", olio su tela, cm 50x40 Testimonianza Un vivido fiore sulla roccia nuda attesta l’amore in un’aria cruda. Al buio sul monte vive l’amore mio e gronda la fronte perché sono con Dio. Sera campestre
Tra grappoli di glicine e petali di cristalli farfalle gioiose intrecciano giochi d’estate. Appare la tua figura... ................................... Biondi filari di viti, ciliegi assolati, papaveri di corallo... Mani esperte accarezzano covoni di fieno maturi. Ti attardi nella sera campestre al pigro canto dell’ultimo usignolo; s’addormenta il sole dietro la collina... Notte
Odo il pianto tranquillo del mio cuore in questa notte che sale dai campi tra l’intenso profumo di gelso; nel silenzio il passo di qualcuno sulla ghiaia ancora calda. In lontananza, tra le fronde, il crepitar del vento... Contatto
Sola, sulla sabbia che brucia in questo agosto appena iniziato. Il sole che ammicca, le rare nuvole paiono batuffoli di cotone. Dipingo il vento e la malinconia dell’anima mentre le onde, sulla battigia, sfiorandomi adagio, mi accarezzano. Tu mi guardi senza sapere, senza capire. I nostri occhi s’incontrano intensamente. È un attimo. Lontano, sugli scogli baciati dall’acqua, giocano i bimbi. Un attimo. Un anno, un secondo, una vita. L’inizio, la fine.
Le copertine di Leda Panzone Natale  |