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  • Emidio Montini Stampa E-mail
    martedė 22 gennaio 2008
    Note biografiche

     

    Emidio Montini nasce l’8 maggio 1954, in una valle del Bresciano fra le più laboriose e chiuse a tutto ciò che non ha senso pratico. Diplomato geometra, dopo una giovinezza inquieta, si stabilisce nella sua città svolgendo varie professioni, tra le quali la scrittura resta la sua principale occupazione. Viaggiatore instancabile ed impegnato, ha compiuto viaggi in tutta Europa ed in Africa, dove ha avuto importanti esperienze di volontariato.

    Da dove sia nata la vocazione poetica, è difficile dire, forse, egli crede, da un elemento primitivo e sacrale, ereditato da parte materna: quel che è certo, invece, è che la scrittura l’ha condotto lontano, seguendo le tracce dei suoi studi e dei suoi viaggi, sempre compagna fedele e condiscendente.

    Al suo attivo ha molte pubblicazioni poetiche, a partire dal 1978: “Poesie”, del 1987, “A colloquio con l’Angelo”, del 1992, “Mutamenti e identità”, del 1992, “Cassandra la bella e altre cose”, del 2002. In prosa ha raccolto le sue esperienze in Africa in un libro-diario di grande interesse documentaristico e umanitario, “Uodishallo”, del 2007.

     

     

    Note critiche 

     

    Lo scavo psicologico che il poeta esercita nella sua anima e nella sua mente si trasforma con strabiliante facilità in lirismo: questa la caratteristica della poesia di Emidio Montini, poesia che nasce apparentemente a contatto con la vita, ma che, in realtà, si nutre di impulsi ed emozioni strettamente legate alla sua interiorità. In effetti gli episodi vissuti generano nel suo intimo una serie di sensazioni che lo spingono ad indagare dentro di sé, e ad amplificare la riflessione a ambiti più decisamente universali.

    Non che il poeta sia tenero con sé e con gli altri, anzi la crudezza del suo giudizio è indice di una moralità inflessibile, che, come per tutti coloro che hanno il rigore a misura di vita, concede l’errore e il perdono, purché sia salva la buonafede. In questa ottica la “verità” è soltanto quella pura e semplice dell’esistenza, con i suo mali e le sue ambiguità, ma anche, e soprattutto, con la grandezza dello spirito umano.

    La traduzione da reale a poetico, fa delle liriche di Montini delle visioni di vita, degli attimi in cui si coniugano illuminazioni improvvise con emozioni durature, su cui il linguaggio duttile e abilmente trasformato agisce da supporto e da spinta verso una concreta comunicazione con gli altri.

     

     

     

    Recensioni

     

    “...In quest’opera che comprende ottantasei liriche, scritte tutte tra il 1988 e il 1990, sembra proprio che gli strumenti espressivi che l’autore è andato via via affinando si adoperino per far affiorare emozioni, sensazioni e verità che, ancora non registrate e programmate, giungono dalle stanze più interne del suo io... Quella di Montini è certamente una poesia che predispone ad una lettura totale, consentendo così di coglierne il nucleo motivante; cioè perseguire una ricerca introspettiva, riflessa nel tono dolente della voce al contatto con le cose e con il mondo.”

    ANNA GUZZI – “A cuore aperto” - Il Giornale di Brescia – 2 febbraio 1991

     

    “...Emidio Montini si sforza, lungo trentasei componimenti, di volgersi alla divinità motu proprio, travalicando, saltando a piè pari convenzioni, obsolescenze, ritualità. L’unica ciclicità accettata è quella del “farsi” spirituale – elemento del quale la raccolta sovrabbonda. Non propriamente mistico-intuitivo, dunque, e tantomeno “simboleggiante”, è il tono onesto e veritiero resoconto di peregrinazione – umana ricerca di Umanità Trascendente...Lo stile, pacato, chiaro, ricco di riferimenti che comunque non appesantiscono mai la lettura, può essere visto come avvicinamento a più tradizioni...”

    GIORGIO BERTOLI – “A colloquio con l’Angelo” - La Valle – 17 gennaio 1991

     

    “Emidio Montini, la cui opera è pervasa da una netta tensione mistica chiarita dalla “lucida psicologia” del cristianesimo, scrive queste sue poesie come rivolgendosi ad un interlocutore immaginario: il suo angelo custode, qualcuno che sta accanto a lui come un mediatore tra due mondi e che tutti noi percepiamo quando ogni altra mediazione con l’ultraterreno sembra impossibile. Modello poetico di Montini è senz’altro Rimbaud,..., e tutti i poeti maledetti di cui riprende il concetto di poeta “vate”, non filologo o erudito ma semplicemente ispirato...”

    ELENA SCHIAVO – “Il cuore duro delle cose – A colloquio con l’Angelo...” - La Gazzetta di Brescia – 24 febbraio 1991

     

    “...Un pensiero spietato e aggraziato, come tutti gli altri, nato da una forma che si ispira alla costruzione classica, a volte quasi latina; che attraverso ardite iperboli verbali tenta di scovare i sensi nascosti e preclusi dell’esistenza, di avvicinarsi ad un seme che abbiamo smesso di cercare, abituati ormai come siamo a dei frutti, prodotto artificiale di incroci pilotati. Pensieri poco rassicuranti, consci dell’impervia natura dell’esistere, lucidamente affondati in un tormento che si fa intima natura dell’uomo...”

    MIMMO VARONE – “I mutamenti e le identità del lumezzanese Montini” - La Gazzetta di Brescia – 9 giugno 1992

     

    “Non si sa mai se afferrarla con le braccia salde della mente o farla colare libera nell’animo, la poesia di Emidio Montini. E forse per questo è poesia vera. Il bresciano di Lumezzane ha il dono di pensare per immagini quasi ancestrali, fatte di suoni, odori, colori, forme d’una terra antica sospesa tra il mito e una perduta, immanente realtà....Dieci frammenti che evocano lo scorrere misterioso della vita, la concretezza brutale della nascita e della morte, e portano le cose mutevoli alla loro ultima ragione...”

    MI.VA. – “Le liriche filosofiche di Montini – Nuova silloge Eraclito” – Brescia Oggi – 21 giugno 2001

     

    “L’abilità poetica di Emidio Montini è duplice: da un lato questo autore ha la naturale inclinazione alla manipolazione della parola e della sua struttura e concatenazione sequenziale, dall’altra ha una capacità ritmico-metrica così ben cesellata da non far mai sentire la sua presenza. “Cassandra la Bella e Altre cose” è un insieme di divertimenti, riflessioni, appunti di viaggio, apparentemente discreti ma sempre pronti all’affondo smagato sul senso dell’esistenza e delle cose”.

    Rivista “Poesia” n° 176 – ottobre 2003

     

    “L’Africa è una malattia. Malattia di una terra dove la natura non fa sconti, dove il cielo «ride e duole», dove la povertà non ammette scampo e «questo la legge consente: un posto letto dove morire lentamente», dove l’arrivo per l’uomo bianco è «un trauma, una scoperta», e diviene un richiamo, un «malore che assorbe senza pietà. Una sottile angoscia, una strana pace». Così descrive la sua esperienza in Etiopia il bresciano Emidio Montini, nel libro-diario “Uodishallo”...”

    GIO.CA. – Etiopia, la selvaggia dolcezza di un Paese dell’anima” – Giornale di Brescia – 20 dicembre 2007

     

     

    Letture

     

     

      Seppur lo eleggi a tuo maestro,

    colui che tanto concepì d’Atlantide,

    e d’altre attonite Repubbliche,

    ella sappilo, ti smentirà, adesso,

     

      la vita immane nel suo corso

    zeppa d’acerbe voluttà, lo stesso,

    ella giovenca, tu sul dorso,

    non lo sai ma ti ha già morso.

     

    *

     

      Cala la rete, Pietro

    io sono colui che posso

    io e il Padre, lo stesso,

    nitidi come vetro.

     

      Cala la rete, Pietro

    ma se avvilito non farlo,

    conosco quel tuo tarlo,

    ciò che c'è dietro.

     

    *

     

      Tragico fu il confronto,

    tra i flutti alla fine del mondo,

    sotto stelle nitide ed aspre,

    sotto flagelli e giostre,

     

      fra l'anime mie diverse,

    e il Signore, delle tempeste.

    Da allora, io inghiottito,

    io Giona mai risalito.

     

     

    *

     

     Qui eccoci Socrate, ansiosi secondo

    l'accordo di ieri - sulle bianche scalee,

    là uno schermo d'ulivi profondo,

    qui suadenti le tue panacee.

     Tu che vìoli l'abisso del tempo,

    per noi così greve, a te tutto t'è chiaro,

    quasi vico spazzato dal vento,

    o vetro soffiato sapiente,

     ma tu nemmeno puoi quello,

    da un morbo sanare il fanciullo,

    d'un sopruso risolvere il caso,

    ristabilire rotto quel vaso.

     

     

     

     

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    16 Giugno 2008

     

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo un  frammento narrativo di Emidio Montini.

     

    IL CASTAGNO 

     

    Era immenso, il vecchio castagno. Tre uomini ci volevano per abbracciarlo. Dal tronco rugoso come il volto di Merlino, e con una chioma di venti metri. Nelle sere d'estate era bello contemplarlo, nel suo placido stormire, dalla finestra del bagno o dal balcone. I rami d'un folto verde si muovevano come carezze, autonomi, l'uno intersecando l'altro, come soggetti a divergenti brezze. Era antico, un avo per me, per me paterno.La sua esistenza mi dava sicurezza, un senso di duraturo. E seppure fisso, era di compagnia. Seguivo i suoi mutamenti, di stagione in stagione, e gli parlavo, talvolta, col rispetto dovuto alla sua possanza. Ma erano gli anni del"boom" economico, della furia americana. Per costruire si distruggeva, incautamente, con leggerezza, tutto quel che si parava davanti. E così le vecchie cascine, e i campi, e i residui di muri a secco di diroccati confini: e così i frutteti e le distese di verde fra un condominio e l'altro.Fu un dolore quando vidi abbattere la recinzione in rete,arrugginita, e aprire varchi nelle siepi, e entrare in scena ruspe e camion. Il tempo era venuto, il tempo impietoso nei confronti di uomini e cose. Il destino del vecchio castagno era segnato. Ogni giorno più vicini, tecnici e operai gli giravano intorno, piantando picchetti e tirando fili. Lui era in mezzo, in mezzo a qualcosa che non lo riguardava ma a cui recava disturbo. E un bel giorno lo attaccarono. Per sradicarlo. Guardavo pieno di tristezza quello scempio, quelle fronde vilipese, quel tronco macerato dalle funi. Unica soddisfazione fu che resistette a lungo, che diede loro filo da torcere. Nonostante i potenti mezzi, quasi un giorno impiegarono per abbatterlo. E anche quando riverso, ancora vivo, giorni ci vollero per smantellarlo, portarlo via.Poi rimase un gran vuoto. Fui l'unico forse a accorgersene, a sentirlo appieno. Un grande vuoto. Un buco nel tempo, nel cielo. Forse fui l'unico a dolersene, l'unico insieme al vento.

     

    12 Febbraio 2008 

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo, un breve ricordo letterario di gioventù, di Emidio Montini

    ROUSSEAU & PLATONE     Rousseau. Fu forse il primo libro che acquistai, con quel po' di denaro. Due volumetti della BUR, con la copertina in cartoncino beige, stampati fitti fitti, dalle pagine sottili.   Capitava in quel periodo stessi a casa da scuola, soffrivo di coliti, e le crisi erano acute, i dolori forti. Ma nelle pause fra le une e gli altri, le “Confessioni” me le lessi tutte, non tutto capendo, ma abbastanza per comprendere che è possibile descrivere l'unità del mondo.   E che l'interno e l'esterno si corrispondono, in maniera sottile ma non per questo meno reale, e che descriverlo è  un modo magico per ringraziare il Creatore. Per dare fondo alle potenzialità dell'essere, assumendosi integralmente la responsabilità di vivere.  Dopo Rousseau toccò a Platone. Il suo “Fedone” divenne il mio dio, trasudante un'aria talmente rarefatta da non credermi più su questa terra. Un'anima si dispiegava, e una coscienza, d'un matematico nitore, inconfutabile.   Dopo i rossori da contadino evoluto, finalmente incontravo un saggio, dalle parole diamantee, un eroe dalla tunica bianca, così tenero e insieme così duro.    Qualcuno che finalmente non incolpava la vita, né d'essa si lagnava, ma che la viveva forgiabile, al fuoco dell'intelletto: rendendo semplice ciò che era complesso, domabile il caos, e intatto ciò che per sua stessa natura debole e frammentario.   Mi ero fatto fare da mia madre un nastrino a misura, per tenere insieme i due volumetti di Rousseau, ma per Platone non mi passò mai per la testa. Decorativo l'uno quanto l'altro essenziale, lo sfogliavo e sfogliavo – il secondo – fino a sgualcirne le pagine.   La mia sete non aveva fine. Trovata la fonte d'acqua viva, era venuto il tempo della calata all'abbeveraggio. Non passava giorno che non vi mettessi mano, e sempre, ogni volta, io stesso con lui sollevavo la ciotola: sacrificavo a Esculapio... 

     

     

     

     

    11 Gennaio 2009

     

    Abbiamo il piacere di presentare due nuovi libri di poesia del nostro socio Emidio Montini.

     

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    16 Febbraio 2010

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo alcune nuove recensioni, riguardanti l'opera poetica di Emidio Montini

     

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    8 luglio 2010

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo la copertina della nuova edizione di UODISHALLO, Diario Africano, con prefazione di Piera Maculotti

     

     

     

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