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  • Ellenico Borrelli Stampa E-mail
    giovedė 27 dicembre 2007
    Note biografiche
    Ellenico Borrelli è nato in Puglia, ma rivela presto la vocazione di viaggiatore: giovanissimo, si reca a Roma, a Torino, a Bologna e Milano, e da allora il viaggiare è diventata la principale passione, accanto a quella letteraria, che apprende dagli studi classici e attinge dal suo vissuto. Da studente compone una parodia dell’Iliade e dell’Odissea, e il padre, profondo cultore del mondo antico, in particolare greco, dopo aver letto i suoi racconti lo sprona a continuare; fa altrettanto un' insegnante di lettere, entusiasta dei suoi scritti che mettono alla berlina alcuni docenti. A Milano lavora nel settore sanitario rinunciando ad allettanti proposte in campo letterario, perché poco remunerative. Nel ’69una casa editrice lo premia per un racconto, poi pubblicato. Il libro “Al di là del gioco” viene citato in un articolo del “Corriere della sera”, e il settimanale “L’Espresso” gli assegna un riconoscimento.

    Sample Image

    Si impegna nell’associazionismo culturale, viene più volte premiato in prestigosi concorsi, e da qualche anno è presente alla Fiera del Libro di Torino e a quella di Roma. Ancora oggi vive a Torremaggiore, in provincia di Foggia, ma si muove spesso verso nord, attratto dalle bellezze del Garda e dal fascino mai dimenticato della “sua” Lombardia.

    Note critiche
    Curioso della vita vissuta, lo scrittore pugliese affronta preferibilmente situazioni concrete, poco incline com’è all’indagine psicologica, a cui preferisce il reale. Sia in poesia che in prosa attualizza le sue composizioni inserendole, per lo più, in luoghi e situazioni reali, o realistiche, come si conviene alla letteratura, ispirandosi ai fatti di cronaca e agli eventi che lo circondano. Sempre attento e indagatore, si occupa prevalentemente del sociale, anche se non mancano, all’occorrenza, note introspettive, che sembrano subito fugate dall’effettualità della vicenda.

    Amante della natura e strenuo difensore dei valori della tradizione, pur nell’esigenza di un continuo e costruttivo rinnovamento, mostra nelle liriche e nei racconti un atteggiamento attento e partecipe.

    Il suo stile è efficace e concreto, come il suo carattere, e, seguendo la sua gioia di vivere e la sua innata cordialità, non si presenta quasi mai pervaso di malinconia: se talvolta l’ondata dei ricordi porta con sé qualche rimpianto, la reazione vitale è immediata e la comunicazione letteraria induce ad un sereno ottimismo.

     

    Recensioni

     

    “...Che per farcela non basta dirlo, ma bisogna scriverlo è del parere anche Ellenico Borrelli, un paramedico dell’Ospedale San Carlo Borromeo. Il signor Ellenico, che di sera lavora al pronto soccorso, scrive poesie e racconti densi di tristezza e di speranza; 43 anni portati con soavità e timidezza, un uomo delicato come una delle poesie raccolte nel suo “Al di là del gioco”. Anche per Borrelli scrivere è l’essenza della vita.”

    LINA SOTIS – “Corriere delle Sera” 15-6-1985

     

    Letture                                                 

                            

    Sample Image
    Puglia         

     

     

    Puglia, amata mia,

    nella natura

    ti riconosco.

    Io non son più

    di questi costumi,

    vecchi e nuovi.

    Ho perso le origini,

    che son altrove,

    di famiglia.

    E vivo lontano, trascinandomi tutto.

    Non so più di dove sono,

    tutto si mescola,

    vorrei restare,

    vorrei andare,

    finché non avrò pace

    per le vie del mondo.

    Continua l’avventura

    e la miseria

    genera violenza

    e la ricchezza pure.

    Ed io eppur le amo

    e le odio.

    Puglia, amata Puglia,

    tempo me ne hai dato

    per riflettere,

    per cercare

    l’interiore equilibrio.

     

    Provvisorietà 

     

    Da un paese alla città,

    tra quattro mura,

    col rumore della strada

    ed il silenzio dei vicini,

    di corsa al lavor,

    in fretta il rientro.

    Di sera parla,

    solo la televisione.

    Passan i giorni, gli anni,

    tutto è provvisorio:

    il lavoro, la casa,

    gli amici, la vita.

    Passan i dì, le ore,

    il tempo che resta

    è sempre provvisorio,

    col cuore giovane,

    il fisico stanco,

    l’animo deluso.

    Rincorri il tempo

    per non morire

    nella provvisorietà,

    per giacere in un campo

    di uno sperduto paese,

    ove qualcuno posi un fiore.     

     

    Natura selvaggia 

     

    Roccia scavata, striata,

    radi alberi ad ombrello

    che spuntano e si flettono

    a strapiombo sul mare.

    Rocce calve, macchie verdi

    calanti, tra anfratti ed arenili,

    come un pugno chiuso sull’acqua,

    in una storia di mare,

    di millenni, d’erosioni.

    Cime calve, rocce scolpite

    sembianti cartapesta cadente

    ad un soffio di vento,

    stagliate tra cielo azzurro

    e mare verde spumeggiante

    a riva, in un ventoso dì.

    Dall’alta rupe svetta un campanile

    del moresco antico paese,

    che scende verso il mare.

    Lungo la costa passa la nave,

    da cui s’ammira tutta la falesia

    e tra la torre ed il trabucco,

    tra scogli e sabbia,

    il promontorio degrada

    a forma di testuggine;

    mentre uomini e donne si crogiolano

    in un caldo sole africano,

    nella natura dolce e selvaggia,

    spento le passioni e l’amore.

     

     

    Amore senza frontiere 

               

    La giovane impiegata sta scrivendo a macchina, quando l’ufficiale tedesco entra nella stanza.

                - Marisa, sono pronti i documenti per il comando? – le chiede l’uomo, avvicinandosi alla scrivania ed osservandola attentamente.

                Ella se ne accorge e ricambia lo sguardo con un dolce sorriso: - Sì, capitano, un minuto ed ho finito. Cosa c’è, ti vedo pensieroso.

                Il giovane militare ci pensa su, poi risponde lentamente per esporre con proprietà di linguaggio le sue argomentazioni: - Son qui da oltre un anno e mi sembra che il tempo sia volato, per noi due.

                -Ah! – esclama la donna, togliendo i fogli dalla macchina – Vieni al dunque, io capisco bene quando i tuoi preamboli annunciano tempesta.

                L’uomo sospira e, preoccupato, le comunica: - La Resistenza armata ha superato la Linea Gotica, è alla porte di Bologna. Da un momento all’altro può giungere l’ordine di abbandonare la città. Possiamo vederci più tardi, Marisa?

                La donna assume un’espressione triste, ma i suoi begli occhi neri s’illuminano quando risponde: - Al solito posto, nel nostro rifugio in collina.

                L’uomo, di bella presenza, alto e sulla trentina, prende i fogli che la donna gli porge, li mette nella borsa, batte i tacchi e se ne va.

                La città è gravemente danneggiata dai bombardamenti, così come l’Arsenale.

    Marisa, dal lungomare, imbocca una via interna, che porta in collina. Molti edifici sono diroccati e tante case abbandonate. Dopo un cammino, che sembra interminabile per la salita in quella via deserta, la donna svolta a sinistra. Entra in un piccolo edificio miracolosamente intatto. Indossa un vestito chiaro a fiorellini. Sembra più giovane dei suoi ventidue anni, anche per i suoi lunghi capelli corvini, che coronano il suo bel viso.

    Albert scende da una camionetta, che riparte subito. S’avvia verso la casa e, quando entra nel tinello, chiede alla giovane il solito caffé alla napoletana, prodotto raro per i tempi. La giovane è già intenta a macinarlo. L’ufficiale si toglie il berretto, il cinturone, si sfila la giacca, appoggiandoli sul divano. Marisa gli sorride e lo redarguisce scherzosamente:

    -Voi uomini, italiani o tedeschi, siete tutti uguali!

    Afferra la giacca ed il berretto e li sistema sull’attaccapanni, guardandosi bene dal toccare la pistola. I due sono vicino alla finestra quando comincia ad imbrunire. Albert osserva le colline ormai scure ed il mare nel suo chiarore. È un bell’uomo dagli occhi azzurri e dai capelli insolitamente bruni per le sue origini. Ha aspetto e modi aristocratici. Marisa lo guarda con attenzione ed ogni volta rimane meravigliata nell’accorgersi di essere alta, senza tacchi, come l’uomo. Albert si volta ed ha di fronte la donna. Le sussurra: - Ecco, il golfo, l’antico Portus Lunae dei Romani. In fondo, proprio la conoscenza del latino mi ha permesso di dialogare con te e di capire l’italiano, naturalmente grazie al tuo impareggiabile insegnamento, professoressa.

    - Maestra, prego – sorride Marisa – avrei voluto proseguire gli studi, se non fosse stato per questa maledetta guerra, anche se...

    - Ci ha fatto conoscere, - l’interrompe l’ufficiale – il bello della vita, anche nella guerra che, come tutte, finirà. Ed io, non insegnante ma ingegnere, se sopravviverò, ho già un lavoro ed una promessa sposa.

    - Ogni mondo è paese – commenta lei.

    Albert prosegue: - Tu sarai sempre nei miei ricordi più belli.

    Marisa gli sorride: - Ah, stai diventando un romantico italiano, un poeta.

    - Non è questo il golfo dei poeti? – aggiunge il giovane.

    - Sì, di Shelley, di Byron. – precisa lei.

    - E di Portovenere. – rincalza lui.

    La donna, cogliendo l’allusione, l’interrompe: - Ahi, esagerato!

    Albert la guarda con intensità e le domanda: - Cosa farai, Marisa, dopo?

    La giovane non ci pensa su: - Vedi, anche in guerra ho trovato un lavoro, seppur provvisorio, presso il Comune. Spero, in seguito, di poter insegnare.

    L’ufficiale le chiede all’improvviso: - Hai notizie di tua cognata e di tuo nipote?

    Marisa sospira: - Dopo la morte di mio fratello Franco, ucciso in uno scontro coi partigiani sul Cadore, ho saputo che Elda è ancora a Trieste e chissà se ritornerà col figlio in questa casa. Sono venuta a conoscenza che a Franco era stato consigliato, da gente del luogo, di scappare, di abbandonare, di liberarsi della divisa repubblichina, ma non l’ha fatto per non lasciare sola la moglie col figlio appena nato.

    Albert la scruta di nuovo e s’informa: - Marisa, supererai da sola questa tragedia?

    La donna sorride per rassicurarlo: - Sì, e con l’aiuto anche dei miei genitori.

    La giovane ci pensa ancora e poi impreca: - Maledetta guerra, maledetti tutti. Italiani traditori.

    Albert l’interrompe con un gesto della mano. Cerca di calmarla ed esprime il suo pensiero: - Italiani traditori, lo diciamo noi. Chissà cosa dirà più tardi la storia. Nella vita bisogna fare delle scelte ed a volte sono obbligate e non senza dolore.

    S’avvicina alla donna, la bacia e l’abbraccia. Un’ora dopo si risente il rumore della camionetta che arranca in collina, proveniente dal vicino comando.

    I tedeschi abbandonano la città, dopo alcuni giorni, sotto l’incalzare della Resistenza, che precede l’arrivo degli Alleati.

    In una mattina di maggio, un gruppo di partigiani, dopo l’imbarcadero, imbocca una via a sinistra. Gli uomini son vestiti in foggia diversa e ciò che li accomuna è il mitra a tracolla.

    Stanno controllando alcune abitazioni, in cerca di collaborazionisti. A mezzogiorno si fermano davanti ad un portone di un palazzo dei primi del Novecento.

    Il comandante Sergio, un giovane sui ventisette anni dall’aspetto austero, si rivolge al suo vice con voce concitata: - Toni, non possiamo transigere, anche se Marisa è stata una nostra amica ed il fratello Franco il mio più caro amico d’infanzia. È stata una collaborazionista dei tedeschi, va punita, comunque dobbiamo fermarla.

    Toni poggia la mano destra sulla spalla sinistra dell’amico per calmarlo: - Ero sicuro che oggi ti saresti presentato, per entrare nel vivo della questione. Pertanto mi sono ben informato e, senza ombra di dubbio, posso assicurarti che Marisa non è mai stata una collaborazionista del nemico, ma soltanto una semplice ragazza in cerca di lavoro, di sopravvivenza, che ha preso una cotta per un ufficiale tedesco, quindi non una puttana opportunista.

    - Che differenza fa? – sbotta iroso il comandante – non possiamo transigere.

    Toni, un giovane biondo dai capelli ricci, fa l’atto di asciugarsi la fronte col dorso della mano, alza la testa per fissare negli occhi il suo superiore e cerca di portarlo alla ragione:

    - Lo so, me l’hai detto, ma a cosa serve una punizione esemplare, cosa ti muove adesso, vendetta o gelosia, od entrambi?

    Il comandante si liscia i folti capelli neri e risponde con tono più pacato: - Hai ragione, anch’io avevo preso una cotta per Marisa e tu lo sapevi...

    Toni l’interrompe e gli dice la sua: - Ed è proprio per questo che vuoi dare l’esempio? Allora dallo davvero, nel senso giusto. Non pensi che Marisa abbia il dente avvelenato? In fondo, noi partigiani le abbiamo ammazzato il fratello.

    Sergio vorrebbe rispondergli per le rime, ma togliendosi le mani dalle tasche del giubbotto, osa solo dire: - A noi ci hanno ammazzato migliaia e migliaia di persone e tutta l’Europa, e non solo, è insorta contro la dittatura.

    Il vice annuisce con un cenno del capo: - Allora, comandante, incominciamo a parlare di pace, altrimenti Marisa non capirà.

    Il comandante si muove dal marciapiedi e si porta in mezzo alla strada. Il vice e tre uomini del gruppo lo seguono e lo circondano per proteggerlo. Gli altri due si spostano sul marciapiedi opposto per stare all’erta.

    Sergio guarda all’insù e scorge Marisa, che da una finestra del secondo piano lo sta osservando con viso triste.

    - Comandante, - implora Toni – Sergio, tra poco deporremo le armi per percorrere la lunga via della pace, della democrazia e della civiltà. Se ci dai l’ordine, facciamo una pausa. Continueremo l’operazione più tardi, proseguendo oltre ed intanto tu, in forma privata, potrai parlare con Marisa e chiarire tutto.

    Secco il comandante gli risponde: - Toni, non c’è nulla da chiarire, non doveva succedere, non siamo stati noi gli artefici. Andiamo avanti!

    Prima di muoversi il comandante guarda di nuovo in su verso la donna. I loro sguardi s’incrociano per l’ultima volta.

     

     
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