• Home
  • Presentazione
  • Links
  • Amici e Sostenitori
  • Contatti
  • Iscrizioni
  •  
  • Eventi
  • Concorsi
  • Pubblicazioni
  • Autori
  • Piccoli Artisti
  • Editoriali
  • Narrativa e saggistica
  • Poesia
  • Arti visive
  • Poesia e narrativa
  • Teatro
  • Anna Maria Pes Stampa E-mail
    giovedė 10 gennaio 2008
    Note biografiche 
     

    Anna Maria Pes è nata e vive a Cagliari; ha insegnato nella scuola media statale e soltanto da pochi mesi è in pensione, potendo finalmente godersi il tempo da dedicare alle sue passioni artistiche: infatti opera in campo artistico dal 1978 con lavori ad acquerello, incisione e ceramica, e in campo letterario dal 1998. Da quel momento le sue poesie sono state pubblicate in riviste (SILARUS – Battipaglia; POESIA – Crocetti Editore) ed antologie di numerose case editrici e di associazioni culturali, mentre ha al suo attivo la pubblicazione di una silloge poetica “Trasparenze” ad opera della Ibiskos Editrice Risolo, ed un’altra, “Solo sentire”, per la stessa casa editrice. Numerosi anche i riconoscimenti ed i premi conseguiti in concorsi nazionali ed internazionali, in ogni parte d’Italia.

     

    Note critiche 
     Lo stile poetico dell’autrice cagliaritana è molto originale e moderno: rifugge dall’eccesso di aggettivazione, isola la parola in modo da attribuirle significato proprio, utilizza immagini concise, talvolta asciutte e scabre, per lasciare all’immaginazione e all’emozione del lettore lo spazio interpretativo. È evidente la tensione di ricerca che la anima, così come appare ormai consolidato l’esito di tale ricerca e la buona riuscita della sua sensibilità lirica. L’ispirazione trae spunto, come spesso avviene, dalle piccole cose quotidiane, che muovono una serie di emozioni sottili, talvolta prorompenti, che trovano una via di comunicazione soltanto nel verso. E i versi di Anna Maria Pes sono quasi sempre brevi, come sono brevi le sue composizioni: un modo evidente di tenere sotto controllo il sentimento, perché la misura è la condizione essenziale del suo poetare.

     

    Recensioni

     

    “Parole ripiegate e chiuse in sé, annotate e percorse da brividi ignoti, su paesaggi non sereni, ma anche parole salde su un futuro di cui non si ha spavento, e luci terse distese su campi nitidamente suggeriti. È questo un primo avviso che viene dal libro “Solo sentire” e che non intende definire, battezzare, circoscrivere, quanto suggerire, indicare, i sensi possibili della vena poetica di Anna Maria Pes, così come essa si manifesta attraverso la parola, la scansione metrica, la punteggiatura. Fili non necessariamente riconducibili ad unità, ma che si allungano attraverso i sentieri dell’anima, tutti, con un remoto avvio, e un approdo...”

     

    MARIA PES BOCCHINI – dalla Prefazione a “Solo sentire” – Ibiskos Editrice Risolo

     

     

    Letture

     

      Al pub

    (con Graziella) 

    Abbellisco la mia tristezza

    con le grottesche

    corrose dalle intemperie

    della vita

    quotidiana finché

    non cala il sole.

     

      San Giovanni Rotondo 

    Raggi di sole estivo

    di un giorno qualunque

    d’autunno

    accompagnano un viaggio

                            speciale

     

    Paure reali

    di tecnologie avanzate

    scompaiono

                            ali d’angeli

    sostituiscono il metallo

     

    Terra povera e deserta

    impreziosita e dissetata

    dallo Spirito Divino

                            di un umile saio

     

    Alba fredda e tenebrosa

    rischiarata

    da tremule fiammelle

    e preghiere mute

    della prima Messa

     

    Pietra bianca e maestosa

    incastonata nella rupe

    Rifugio per chi

                            inerme

    si affida alla Provvidenza

     

    Via Crucis

                            Sommessa

    Tra i viali

    Verso l’Immenso.

     

      Dalla panchina 

    Il vento soffia leggero

    cadono le foglie

    alita ricordi, memorie

    d’altri tempi.

     

    La formica trasporta briciole

    come madre che assicura

    il giorno.

     

    Bimbi allegri corrono

    giovani donne guardano

    temono.

     

    La ghiaia scricchiola

    al passaggio di vita

    il sole debole appare

    filtrato dalle stanche fronde.

     

    È tardi, devo andare.

     

      26 Dicembre a Cagliari 

    Gli pneumatici saltellano sul lastricato

    mosso e rimosso dalle alterne Amministrazioni

    lentamente percorrono il lungomare e i palmizi,

    ruderi tra i bianchi gazebo aperti agli ultimi guadagni,

    danno ombra a vecchie panchine che appoggiano

    guardrail di nuovi tragitti in autobus

    il sole riscalda il porticato e anziane coppie

    alla ricerca di un passato vivace e signorile

    colli di volpe avvolgono chiome

    fresche ancora di parrucchiere

     

    Salgono il colle verso la Statua che indica

    e il Castello che ammiro,

    un automobilista contromano

    rievoca il passato senza traffico e le prime Fiat

    lusso per pochi

     

    Ridiscendono e sovrastano il mare che brilla

    lasciano il Bastione ultimo baluardo

    di un tempo ordinato ma sofferto

    e vanno verso il progresso

    Ma serrande abbassate, unico bar

    in fila per un caldo caffé fumante,

    mancano i bimbi nella piazza, stanchi

    dal ricco Natale, mancano i giornali,

    manca il caos della vita affannosa.

     

    Oggi vado in compagnia di me stessa.

     

        10 Agosto a Nebida 

    Luccichio di stelle

    riflesso su mare increspato

    diamanti su corpo di donna

     

    Profumo salmastro

    su pelle di bagno notturno

    riversa sull’umida sabbia

     

    Amplesso di sensi

    nel solitario capanno

    di un fiordo d’Agosto.

     

     Mio padre 

    Ti ho visto chino

    aspettando la ripresa dal malore

    per mantenere la promessa

    di una giornata al mare

     

    Ti ho visto chino

    sotto gli occhi della luna

    tra il canto dei grilli

    e i giochi d’ombre di un giardino

    sperando nel domani

     

    Altero e forte

    dinanzi alle frustate della vita

    per assicurare il futuro dei tuoi figli

    Severo e immobile

    davanti a me sessantottina

    ribelle e incerta di vita nuova

     

    Ricordi di vissuto

    scomparsi in fondo al pozzo

    del tempo che riemerge

    se non con le ferite, le regole

    valori ancora saldi

    messaggeri perenni

    ma oggi forse vani.

     

     Quando Michele dormiva 

    Quando Michele dormiva

    dopo prime fatiche di vita

    proteso su nuovo mondo

    candore di pelle

    su bianca batista

     

    Orfeo conduceva il suo carro

    amniocentesi astrale

    contrapposta a realtà

    sconosciuta

     

    Avviava su polvere d’oro

    i suoi passi

    che in clessidre raggianti

    scivolavano lenti

    acerbi e ignari

    di nuovi percorsi.

     

    Sinfonia d’archi fiati

    cori angelici soffusi

    lentamente affievolivano

    i melodiosi suoni

     

    nel viaggio del risveglio.

     

     A mia madre 

    Forse quel sorriso

    che ho sempre cercato

    Forse non l’ho visto

    nella volubilità del giorno

    profusa nel tempo

    laconico e perenne.

     

    Con sguardo smarrito e passo incerto

    tra suoni e voci di nuove generazioni

    curiosamente avanzi in platea:

    al tuo sorriso velato le mie poche parole

    “Grazie di vivere”.

       

     

    Sample Image
    Sample Image
    Fiera del Libro di Torino, 2006
    Da sinistra a destra: l'editrice Antonietta Risolo, Alessandro Quasimodo, Anna Maria Pes, Rina Gambini
     
    < Prec.   Pros. >