Note Biografiche Alberto Nessi è nato a Bergamo il 13 dicembre 1959, giorno di Santa Lucia, il “Gesú Bambino” dei bimbi orobici. È laureato in Scienze Agrarie all’Università degli Studi di Milano, e svolge con soddisfazione la professione di insegnante di Scienze Naturali alle medie superiori. Pensa di avere scelto tali discipline bucoliche in funzione della sua passione per la poesia, anche in rima, coltivata fin dalle scuole elementari. Sposato dal settembre 2001 con Rosanna, che ha conosciuto nel coro di cui fanno parte entrambi, hanno una bimba, Elisabetta, ed un bimbo, Giovanni. L’autore concepisce la poesia come il suo personale modo di comporre musica e di dipingere. Con la casa editrice Ibiskos Editrice Risolo ha pubblicato le plaquettes “Rime” (dicembre 2001), “Quartine” (2003) e la raccolta umoristica “R… i… m… e In… setti” (2004). La terzultima pubblicazione, “Gocce” (2005) è stata recensita su Famiglia Cristiana. Nel 2006 sono uscite la silloge umoristica astronomica “Che cosa guardate? Sole… rime” e la raccolta “Sfogliando la vita”. Nel 2002 ha versificato con fedeltà, in rime chiuse o incrociate (5556 versi), il libro della Genesi, in attesa di trovare l’occasione per pubblicarlo. Presto uscirà presso Ibiskos Editrice Risolo la raccolta umoristica “Vegetali”. Note critiche Poeta di grande e gentile fantasia, originale, ma sempre misurato, Nessi ama trarre dall’ambiente naturale l’ispirazione per le sue composizioni, divertenti e riflessive nello stesso tempo, che stende con una rima molto accattivante. Dotato di ironia e di curiosità, pieno di verve e di buona disposizione verso gli altri, crea liriche che uniscono la delicatezza d’animo al sorriso scanzonato. Poiché, per lui, ogni elemento del mondo che lo circonda è motivo e occasione di poesia, le sue composizioni nascono con immediatezza, ma non certo prive di quel controllo formale, che è necessario per produrre una lirica autentica. Infatti, rispettoso della metrica e dell’armonia dei versi, ripercorre la tradizione classica, introducendo tra le sue scelte poetiche, per esempio, il sonetto, caduto in disuso per il prevalere del verso libero. Mescolando, così, innovazione e tradizione, il poeta-agronomo è capace di creare liriche veramente nuove, che propongono un mondo naturale di estrema efficacia, oltre che assai preciso, grazie alle sue conoscenze scientifiche: un modo attuale per imparare i segreti dei vegetali, utile specialmente ai bambini, che potrebbero, dalla lettura delle sillogi di Alberto Nessi, avere il triplice vantaggio di apprendere, di divertirsi e di avvicinarsi alla poesia. Recensioni “Il gabbiano, bandera de dos alas, secondo Neruda, è il vero segnalibro e la guida di queste pagine. Si presenta quasi in apertura di libro come sentinella di salvezza sullo scoglio ma poi prosegue il volo accompagnando “l’aquilone” della silloge fra rondini, farfalle, delfini alati con la colonna sonora del condor andino. Il poeta però quando scende sulla terra con umiltà cristiano-religiosa si trasforma in vate, cioè prende dimensioni ottiche di un bambino... Fra le piccole cose che assurgono ala dimensione universale e si fanno simboli di visioni generali spicca l’esempio della tartaruga sotto la pioggia: tutta l’umanità è sotto lo stessa guscio, e non è solo quello meteorologico.” CRISTIANO MAZZANTI - dalla Prefazione a “Sfogliando la vita” – Ibiskos Ulivieri – 2006 “Forse a questo ha pensato Alberto Nessi quando, avendo composto un po’ per gioco, un po’ per passione, queste sue liriche, si è deciso a pubblicarle, nell’intento di allietare la lettura poetica e di rivolgersi ad un pubblico più vasto di quello che generalmente si accosta al verso. Forse ha pensato ai bambini, anche ai suoi bambini, che stanno così lontani dalla natura e dalla poesia, ed invece vi possono accedere con allegria, imparando da queste sue composizioni molte cose, dal ritmo alle nozioni di botanica. Forse ha pensato che la poesia aveva bisogno di semplicità, di sincerità, di evasione, di qualcosa di autentico che non fosse frutto di elucubrazioni mentali, ma di una immediata adesione alla vita. O, forse, ha seguito semplicemente il suo istinto di appassionato di botanica, ma anche irriducibilmente di poesia, ed ha sposato, come già altre volte, le sue conoscenze tecniche con il suo cuore volto alla natura vegetale ed animale! Poiché, più delle intenzioni, che pure hanno un loro bel ruolo, contano gli esiti che esse producono, che cadono sotto gli occhi di tutti, ecco che di questa raccolta di liriche non ci resta che godere l’originalità del contenuto e la gentilezza della forma, che con ritmica melodia si adatta ad esporre le piccole grandi storie dei prodotti della terra, il loro aspetto, il loro utilizzo, insomma, tutto ciò che può interessare su di essi. In versi, s’intende, ché qui sta la novità di un libro di poesie inusuale, che se al primo approccio può sconcertare, subito appassiona e coinvolge per la delicatezza dell’esposizione e la sottile ironia che lo pervade. Se, poi, conta il messaggio, quello che vuole lanciare Alberto Nessi è certamente uno dei più nobili: l’amore e il rispetto per la natura. Che egli la ami incondizionatamente e la faccia oggetto di poesia non è una novità per chi ha seguito il suo iter di poeta, ma mai come questa volta il suo impegno si è dilatato e si è reso ancor più preciso del solito. Infatti, in questa vasta silloge, egli ha raccolto liriche della medesima struttura e della stessa lunghezza, segnate da una uguale forma metrica, in cui segue passo passo le caratteristiche di molte specie vegetali, quasi sempre quelle utili alla vita dell’uomo.” RINA GAMBINI – dalla Prefazione a “Vegetali” – Ibiskos Editrice Risolo - 2007 Letture Bergamo Adagiata sei sui Colli, circondata dalle Mura che nei secoli trascorsi Ti rendevan più sicura. Il profilo Tuo al tramonto, così netto e così ameno, mi saluta quando torno da Milano con il treno. Riposante è passeggiare Per Sudorno, per I Torni, San Vigilio, Il Monte Bàstia, per Fontana e i suoi dintorni. Come un fluido trasudan i Tuoi assai vetusti muri: un respir che, di passato, rassicura i dì futuri. Risalire Le Scalette d’ogni angolo fiorito, con i suggestivi scorcî, è fatica, ma è un invito. I rintocchi, a tarda sera, della Torre Campanaria, un po’ tristi, come un canto si diffondono nell’aria. Che piacere camminare per le antiche Tue viette: vorrei prenderTi per mano, imitando le coppiette. In un mescersi di luci e cullanti sentimenti dopo avere innamorato dolcemente Ti addormenti… Lungo l’Adda Tra sprazzi di quiete e ripe scoscese ammiro dell’Adda lo sciabordare; in un’altalena smeraldo e turchese cavédani e tuffoli si fan dondolare. Ontani e robinie ed altra verzura arieggiano i viali con saggia premura; famiglie festose s’incontrano liete a fare provviste per vincer la sete. Inebria il mattino d’augelli il bel canto, farfalle di bosco esplorano i fiori; lo storico fiume si narra con vanto guarnendo il suo corso di mille colori. L’altissimo ponte ci tende la mano: la nostra emozione potrà attraversare, così come il tempo che va verso il mare, il grande passato presente e lontano… Pantelleria Pantelleria, isola del vento, mi sei nel cuore come Tu ben sai, con il Tuo mare blu cobalto e sento che il Tuo ricordo non si spegnerà giammai. Vedo i dammusi1 e i muretti a secco con le Tue viti ad alberello e bacche ambrate e dolci sulle lave ed ecco il maestral che sferza l’acque e fa risacche. Giardini2, agrumi, olivi in abbondanza, zappini3, eriche, capperi regali, un monte eccelso avvolto dalla danza dei caldi venti sui pendii termali. La grande arancia scende all’orizzonte lenta, la luna piena illumina gli scoglî neri, come la notte dell’amata perla Cossyra4: nuovo Ulisse Tu m’accogli… 1dammusi: tipiche case pantesche con tetto a volta e muri di pietra a secco 2giardini: veri e proprî tempî di pietra costruiti per proteggere gli alberi da frutto dai forti venti che soffiano sull’isola 3zappini: pini marittimi così chiamati dagli isolani che, per alcune caratteristiche morfo-fisiologiche, si pensa rappresentino una specie esclusiva 4Cossyra: altro nome dell’isola datole da Greci e Latini; secondo la leggenda nella Grotta di Sataria avvenivano gli incontri tra Ulisse e Calipso Ascesa Un passo, un altro passo, di buon’ora: sudor, fatica, sete e ve ne è ancora! Di tanto in tanto brezza tra le fronde rinfresca il mio cammino e la mia fronte. Il luccichio del sole in mezzo ai rami e qualche colpo, a tratti, di un azzurro si mesce al gorgogliare d’un ruscello che parla al bosco a guisa di sussurro. Il lago, finalmente! le giovenche, le pecore, i cavalli, le marmotte, farfalle, prati verdi profumati bagnati un po’ dal pianto della notte. Torrenti e cascatelle dappertutto; rincorrersi di nuvole nel cielo; la nebbia sulle cime scintillanti distende lentamente il proprio velo. Sublimi monti, regali bianche vette protese all’infinito, come dita lodanti Chi comprendere mi fa, con tutto questo, il senso della vita… Incontro Sul muro a secco, presso il leccio ombroso, ove seduto stavo da piccino, ho visto il sosia del mio corpicino a cavalcioni, nel meriggio afoso. Profumo intenso di gelsomino accarezzava di me bimbo il sonno; coperto il sole era ché, vicino, in piedi stava il mio vecchio nonno. Mi risvegliò, con la man nodosa; poi chiacchierammo per tutto il vigneto; un’albicocca colse nel frutteto e me la porse, con gentile chiosa. Non saprò mai se sognò il bambino oppur l’adulto visse la realtà; ma certo è che quel dí, in giardino, provai un’immensa felicità.
 Alberto Nessi |