Nardino Benzi
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Note biografiche

Nardino Benzi è nato a San Benedetto Po (MN) il 18 dicembre 1948 e risiede a Mantova. Studente modello, tanto da guadagnarsi la medaglia d’oro come media più alta dell’istituto durante le scuole medie, si è diplomato ragioniere col massimo dei voti, premiato di nuovo con medaglia d’oro della Provincia e con un viaggio premio di dieci giorni in Sicilia, quale uno dei 20 studenti migliori d’Italia. Laureatosi in Giurisprudenza con la lode, ha insegnato discipline giuridiche ed economiche negli Istituti Tecnici Statali, frequentando molti corsi di specializzazione. L’esordio poetico è avvenuto con la lirica "Il cuore", pubblicata sulla rivista di informazione trimestrale "Cuore Amico" di Mantova. Sue composizioni poetiche si sono aggiudicate premi in concorsi letterari nazionali ed internazionali, e sue poesie compaiono in prestigiose Antologie letterarie.

Note critiche 

La sua già profonda fede religiosa si è rafforzata attraverso le vicissitudini e i dolori della vita, fino a divenire una componente essenziale della sua esistenza, una "missione" alla quale dedica grandi energie. Anche la sua poesia sente e rappresenta con intensità vigorosa questo sentimento che gli riempie l’animo, tanto che nei versi non vi è distinzione tra l’elemento spirituale e la realtà della vita terrena. Lo possiamo constatare in ogni sua composizione, poiché ha instaurato un dialogo continuo con i lettori per superare il mistero stesso della morte, vista non come chiusura, ma come semplice attesa di ricongiungimento. Missione di pace e di amore, che va ben oltre la mera presa di coscienza, che investe tutto il vissuto con autenticità di sentimento e di intenti.

La liricità del poeta mantovano è colloquiale, mira diritto all’animo del lettore, ma non è priva di una eleganza classicamente intesa, con l’utilizzazione di un linguaggio scelto nella tradizione più illustre della nostra letteratura.

Letture 

Un anno finisce

Un turbinio

di fuochi

invade il Cielo.

Le stelle,

guide infallibili

per ogni bussola umana,

orientano

il mio Cuore

a lodare.

Il mio Io

si inginocchia

davanti

alla mia coscienza profonda.

Lì nasce

un interloquio.

Dalla pace profonda,

che mi viene donata,

spunta un concerto silente.

Mi metto in ascolto:

al mio udito

parla la mia Anima,

che ringrazia

il Suo Creatore.

Anche il tripudio di luci e scoppi di fuochi d’artificio del Capodanno è occasione per elevare il proprio cuore alla lode a Dio: è ciò che sente il poeta, che sa convogliare gioia e tristezza verso il Cielo nella consapevolezza che tutto ci viene da Lui. Nell’immagine delle stelle come guida dell’uomo dobbiamo vedere proprio il senso dell’orientamento delle azioni umane attraverso la fede: un messaggio vigoroso e gentile che l’autore vuole donare ai lettori.

[Da "Antologia Città di Salò 2010" a cura di Rina Gambini]

Un padre Ideale

Creato. Generato.

Potenti fili per una trama di Amore,

soprattutto, per i Figli.

Dà e ri-dà.

Sa seminare anche nei terreni più aridi.

Accoglie con gioia,

anche le poche spighe

che la Terra, Madre Riconoscente, gli dona.

Non si appropria:

di esse fa Tesoro.

E Gioioso torna a dissodare il terreno che il Cielo

ha a lui affidato.

Diventa, dipartito dal mondo,

l’Angelo Custode, di coloro che dalla sua benevolenza

hanno tratto nutrimento.

Beati quei figli

e benedette quelle anime che da lui beneficate ne conservano il ricordo

e, di giorno in giorno, ne tessono la trama di lode. 

 

Mio Padre muore

Lui, mio Padre, anche buono e mite,

chiude gli occhi al mondo della terra.

Il silenzio, che porta in sé riposo al corpo e all’anima,

silenzioso scorre.

Profondo, l’Essere di mio Padre avanza

con lenta gradualità nella luce dell’Eterno.

E allora, con rapidità, la Sofferenza infigge i suoi cardini

nel mio Cuore: dilaniato.

Inaspettatamente una voce mansueta,

quella di Lui, mio Padre, si erge solida e mi parla

con Saggezza. È un colloquio, tra il mio Essere di Figlio

e la sua Paternità di Padre già nel Cielo.

Entrambi concordi apriamo il libro della nostra storia.

Pagine fitte di scrittura si dipanano. E con breve sintesi

istruiscono e intridono di Vero il nostro capire. Emblema evidente

di un sentire acuto e aperto alla realtà del passato.

Ciò che di Bene e di Male

è transitato da me a lui e da lui a me,

ora illuminato e rischiarato, ci dona la sua voce,

schietta e possente nel tono della verità.

Il mio presente di Figlio triste,

amareggiato, adombrato dallo sconforto,

vessato dal dolore e confuso circa il mio futuro

si lascia filtrare dai ricordi.

Tracce, orme, segni tangibili di Amore proposto, donato,

ricevuto, rifiutato, ri-donato, accolto, ri-accolto e ricambiato

si allineano: e parlano, con tono soffuso, discreto, riservato, veritiero,

al mio cuore ferito, abraso e gonfio di lacrime pesanti.

La Verità, che nel suo profondo

porta l’impronta dell’Umiltà, prontamente

si presenta alla mia Coscienza che accoglie, registra

e asseconda la voce dell’assenso.

Essa diventa una spinta dinamica, forte, indiscutibile,

inoppugnabile, incontrovertibile, inespugnabile verso la Quiete

del mio Interiore. La Speranza, dapprima compressa, vessata, schiacciata in me,

e calpestata dal dolore, ora ri-nasce.

Attraverso timidi, ma consistenti, impulsi di Vita rinvigorisco

con rarificata lentezza. Da due ali, segno di Custodia e di Protezione

gratuita dell’Anima di mio Padre, scende sull’intimo del mio sentire sensibile

la solidità della Consolazione proposta.

Lì, essa si trasforma nella Fiducia che il Conforto

sa germinare in me, uomo spesso amico della Fede. Una voce,

quella della Ri-conciliazione, rinnova tra me Figlio senza mio Padre,

e mio Padre ancora Padre, un nuovo Patto.

È l’Amore Ristabilito che ri-suggella il legame dell’Amicizia

e della Confidenza. E il mio Presente resta inondato dalla Luce

intensa e forte dell’Azzurro del Cielo. Là, dove Lui ospite per l’Eternità,

Paziente e Vibrante di Amore intenso,

con Amore mi attende. 

Mio padre mi invita ad accettare i miei ricordi

I miei occhi: nella luce pacata della sera.

L’aria, con il suo umore umido mi avvisa:

"il giorno ormai stanco volge al suo declino".

La mia mente si volta all’indietro.

La mia memoria la soccorre e sfoglia, lenta e lucida,

nel libro della storia con mio Padre.

Attirato: rinvengo tra le foglie verdeggianti

del passato, i rami frondosi del suo Amore

che si inclinano e si toccano.

Trovo un tronco di denso spessore nella linfa

che ancora fluida scorre pacata nel letto del suo fluire.

Ma incontro anche un rivolo d’acqua, spesso offuscata

dal fango dell’incomprensione, e in molti tratti

capace di non dare trasparenza all’iride delle mie pupille

in cerca della Luce dell’affetto.

Mi inquieto. Mi amareggio. Rimbrotto.

Nel rimprovero il mio sfogo trova e ritrova

la densità del suo lamento.

Osservo: ri-osservo. Lui allora traendo forza

dal vigore naturale della sua Paternità,

non si stanca di essermi Padre responsabile:

vigile nella spontaneità della Sua accoglienza. Mi parla:

"Tu stai rovistando tra le cose che sono tramontate:

e ora ravvivano e ora turbano la scena del tuo presente.

Ma se ti avvicini alla dimora che stabile accoglie la mia

Anima nella volta alta che il Signore del Cielo dei Cieli,

per Sua Misericordia, gratuitamente mi ha offerto,

il paesaggio sussultante della tua interiorità

sperimenterà raggi sereni di tranquillità.

È vero: se ti fermi e se consideri

le gioie e le tristezze del "buono e del meno bello"

di ciò che ci ha uniti ed anche separati emergerà,

ancor più spesso, quel tratto di Vita

che talora ha diviso e più volte ha ri-unito

il nostro Essere profondo di Padre e di Figlio.

Però, se l’umiltà e la verità riusciranno

stabilmente ad insediarsi nel vero del vero,

e nell’umile dell’umile, troverai la forza di accettare

ciò che realmente, io Padre e Tu, mio Figlio,

nella libertà delle nostre scelte abbiamo depositato

nel mondo dell’agire, del pensare, del riflettere,

del considerare, del sentire, del ri-sentire,

del manifestare, del respingere e del ri-accogliere.

E così, ri-temprato dalla sostanza più reale del reale,

diventerai amico della Pace,

orma e figlia duratura dell’accettare".

Accolgo: e lucido, sveglio, volitivo allineo

le mie forze sull’asse saggio del Suo consiglio.

Rinvigorito: i miei occhi si ritirano veloci dal passato

e, nell’avanti del futuro, lasciano filtrare il bagliore

sfavillante del Bene che transitando,

da me a Lui e da mio Padre ancora verso di me,

Suo Figlio, ha costruito un ponte.

Il legame serio della benevolenza

e dell’Amore mi trovano deciso e spedito

sull’orizzonte della Pace rinsaldata. 

Io e mio Padre, famiglia in cammino, ci parliamo

È giorno.

La tiepida brezza dell’Alba sfiora il mio viso.

La Luce del Sole, dapprima tenue

e, poi, man mano

più intensa attira la mia memoria,

sui declivi del passato,

a ricordare.

Percorro, e ri-percorro le scale di un vissuto

ormai trascorso.

Gioiosa,

mi fermo. Lì, mi incontro con colui che,

insieme a mia Madre,

mi ha generato

alla Vita della Terra e a quella futura

del Cielo.

Il volto interiore

di mio Padre si accosta soave,

al mio Cuore di adulto.

Parliamo.

Discutiamo. Dibattiamo, indaghiamo. Analizziamo.

Facciamo sintesi.

E, poi

concordi, Lui, mio Padre, Lieto

si distacca.

Ritorna

con passo spedito e animato dal vigore della serenità,

e di una nuova pace ri-trovata,

nel Cielo:

là, dove il Creatore, largo in Misericordia,

gli ha permesso,

da tempo,

di innalzare la tenda del Suo Riposo.

Gioioso, d’un tratto, si volta.

Mi chiama.

Di fretta, avvicino il mio udito alla Sua voce:

essa è lontana, ma capace,

nel timbro forte

delle sue corde, di lasciarsi captare.

Le sue parole, pregnanti di sicurezza e profumate

Di benedizioni,

incontrano il mio Io sensibile, attento,

premuroso, commosso.

Mi sussurrano,

con vivace trasparenza: "Torna nella realtà

della Tua Vita e prosegui il tuo

Cammino nella Bontà".