Edda Ghilardi Vincenti
Dimensioni carattere:

Note biografiche  

 

Note biografiche aggiornate al 27 gennaio 2011 

EDDA GHILARDI VINCENTI, poetessa, narratrice, saggista, vive a Bergamo. Già insegnante di Lingue Straniere anche a studenti universitari, scrive poesie sin dall’infanzia e ha vinto numerosi importanti premi letterari sia nazionali che internazionali, ottenendo in molte occasioni il 1° premio.

Sue poesie sono state tradotte anche in inglese, francese,tedesco e spagnolo.

Ha pubblicato le raccolte di poesie "Emozioni" (2002), "Sognando" (2003), Vele nell’anima" (2004), "Tra terra e cielo" (2005), "Lungo il fiume dei pensieri" (2006), "Sui sentieri della vita" (2006), "Paris, Paris…" – poesie in francese con traduzione italiana a fronte (2006), "Scorrono i giorni" (2006), "Più delle parole i silenzi" (2007), "Tra sentimenti ed incanti" (2007), "Come la bellezza l’amore" (2008), "Nel sole e nel vento" (2009), "Il respiro del silenzio" (2010). Inoltre è stato pubblicato il saggio "Il mito del mediterraneo in Camus" (Casa Editrice Ibiskos di A.Ulivieri, Empoli, Luglio 2010) e sono in preparazione altri due saggi critici, uno su André Gide e l’altro su Virginia Woolf. È inserita in oltre centocinquanta antologie ed è presente in diciassette pubblicazioni di Storia della Letteratura Italiana Contemporanea.

Di lei hanno scritto importanti critici, tra i quali Manrico Testi, Sirio Guerrieri, Rodolfo Tommasi, Michele Alemanno, Ninnj Di Stefano Busà, Fulvio Castellani, che le ha dedicato una monografia; è presente in riviste letterarie di rilievo, tra le quali "Oggifuturo", "La nuova Tribuna Letteraria", "Poeti e poesia", "Bacherontius", "La ballata", "L’Areopago letterario". È Senatrice e Procuratrice dell’ "Accademia Internazionale dei Micenei", "Senatore Accademico Leopardiano dell’Accademia Internazionale G.Leopardi", Accademica dell’ "Accademia Culturale S.Giorgio" di S.Margherita Ligure, dell’ "Accademia Internazionale Vesuviana" ("International Vesuvian Academy") di Napoli, dell’Accademia Internazionale della contea di Modica". Fa inoltre parte dell’A.N.P.A.I. (Associazione Nazionale Poeti, Autori ed Artisti d’Italia) di S. Margherita Ligure, del Centro Culturale "Il Porticciolo" di La Spezia e del "Circolo Poeti e Scrittori di Empoli. È Membro Onorario a vita del "Centro Divulgazione Arte e Poesia dell’Unione Pionieri della Cultura Europea" di Sutri (VT).

Da quando ha incominciato a partecipare ai Concorsi Letterari (fine anno 2002) ad oggi, ha vinto più di 280 tra premi e riconoscimenti ed ha scritto più di 900 poesie. 

 

Profili critici

L’istintiva liricità del suo discorso letterario porta la scrittrice a prediligere l’espressione poetica, sebbene abbia ottime qualità anche come narratrice. La raffinata fluidità dei suoi versi, la capacità di creare immagini di grandi ed intense suggestioni, l’armonia del suo verseggiare, l’eleganza del linguaggio sobriamente controllato, tutto concorre a fare della poesia di Edda Ghilardi Vincenti un momento magico di recupero di sentimenti, emozioni, introspezioni, che vanno ben oltre l’individualismo tipico della lirica moderna. La poetessa sa elevare il suo sentire a dimensioni che abbracciano tutto il vissuto umano, cosicché anche le sue esperienze più intime e personali ci inducono a  riflettere sulle vicende, soprattutto interiori, di ogni individuo. Poesia dell’anima, dunque, che svolge delicatamente e senza eccessi la sua analisi con atteggiamento partecipe e privo assolutamente di qualsiasi nota moraleggiante.

Recensioni

“Sa raccogliere perle di pioggia, ascoltare la voce del vento, inebriandosi del profumo di una sera di primavera...Edda Ghilardi Vincenti è poetessa raffinata e intelligente, che dipinge sulla tela dell’anima scene di intensa bellezza. Il linguaggio lirico ha uno stile inconfondibile, espressione di un mondo interiore ricco e luminoso...”
TINA PICCOLO in “Nuove gemme letterarie” settembre 2002.
 

 Immagini e presentazioni editoriali

Sample Image

Edda GHILARDI VINCENTI, poetessa 

 Sample Image       

Sample Image

Sample Image       Sample Image

  

12 Marzo 2010

AGGIORNAMENTI 

Tre nuove poesie di Edda Ghilardi Vincenti 

 

UNA SERA D’ESTATE

Serena scendeva la sera

sui leggiadri pini marittimi

immersi in un cielo di fuoco

mentre venivo da te,

e il canto dei grilli era eco

ai miei pensieri, così solitari,

così accesi di dolci immagini…

Il cupo alone della tristezza

non era in me quella sera:

la gioia sospesa dell’attesa

aleggiava silente e leggera

nel mio sguardo, nel mio cuore

e non udivo più suoni, né canti,

ma il lieve palpitare dell’emozione,

vivo come il palpitare delle stelle

in un limpido cielo d’estate…

E serena, e dolce scendeva la sera

mentre venivo da te…

 

PICCOLA CASA…

Tu non mi hai lasciato soltanto

testimonianza di vita e di esempio,

chiare parole scolpite nell’anima,

ma ricordi che vincono il tempo,

che riportano ad un altro spazio:

a quella piccola casa ove la gioia

si vestiva d’infinito e di colori,

di sogni cullati sul velluto della speranza,

di illusioni intessute d’intenso azzurro …

 

È sopravvissuta al tempo quella casa

e a quei dolci, teneri oblii

che spengono la luce dei ricordi

per ridonarla agli occhi e al cuore:

e quell’edera che abbracciava indomita

un vecchio muro ferito del giardino,

freme ancora, come allora,

alla prima brezza di primavera,

splende del verde novello

delle giovani foglie, come allora…

Com’è ancora viva la voce del tempo!

Ma dove sono, dove sono ora

quei lunghi anni vissuti lontano,

se il tempo mi parla con la stessa voce:

e sul vialetto che conduce all’ingresso

deciso risuona ancora il tuo passo

nella mia memoria,

e splende il tuo sorriso, come allora,

così luminoso e tenero, padre mio…

 

IL RESPIRO DEL MARE

Il mare non ha fondo.

Immagine dell’infinito.

Ispira grandi pensieri.".

(Gustave Flaubert)

 

"…tra questa

Immensità s’annega il pensier mio:

E il naufragar m’è dolce in questo mare."

(Giacomo Leopardi, "L’infinito")

 

Il respiro profondo del mare

in un mattino inondato di luce

accompagna i miei pensieri

oltre il promontorio di smeraldo,

oltre l’azzurro arco dell’infinito…

Solenne e misterioso è il mare,

culla sconfinata di una vita multiforme

che popola di colori i fondali viventi,

che accende la fantasia di timorosi incanti

e di ancestrali, inconsce paure…

Quasi più non percepisco ora il confine

tra reale ed irreale, verità e fantasia:

e vaga la mia mente, e si perde

in quell’azzurro, affascinante movimento

di onde inquiete, scintillanti…

E quasi una profanazione mi appare

il rumore di una barca a motore

in quella quiete, in quella intensa bellezza

di un paesaggio ove solo vorrei immoti silenzi

e gli alati voli del pensiero…

 

Una nuova raccolta poetica di Edda Ghilardi Vincenti

 

Sample Image

 “Dominano la scena poetica di Edda Ghilardi Vincenti una malinconia soffusa ed una nostalgia dell’ieri che solo a tratti si stempera nell’accarezzare le onde liete che si accompagnano alla dolcezza della brezza serale. Versi davvero belli, i suoi, eleganti e che danno l’opportunità di gustare in toto la solarità dell’insieme, che mettono a fuoco con mano maestra e con elementi mai marginali. Segmenti di paesaggio e dell’anima, pertanto, si miscelano e vengono amministrati con sensualità espressiva, con profondità e larghezza prospettica.”
FULVIO CASTELLANI in “Artisti Italiani per l’Europa” giugno 2003.

“Poesia germinata da un’anima colta, sensibile, generosa, innamorata della vita, dell’umanità, del creato, che si nutre di sentimenti alti, puri, intensi e profondi e si avvale di un linguaggio chiaro, limpido, lineare, tutta attraversata da un’ansia di comunicazione, da un intimo anelito di ricerca di corrispondenze, di sintonici incontri spirituali, di riappropriazione dei grandi valori etici che devono stare, come solide colonne, alla base della vita civile e della poesia stessa (sempre più arroccata, invece, nella sua esclusiva, parossistica ricerca di un’espressione criptica, da iniziati, nella sua turris eburnea, lontana dal gusto della gente). Il tutto accompagnato sempre da una liricità soffusa di virgineo pudore, di signorile grazia, di grandi delicatezza inusuali nella letteratura contemporanea. Ne scaturisce una poesia sobria, equilibrata, controllata, scevra di traboccanti effusioni del cuore e tuttavia, al tempo stesso, vibrante di palpiti interiori, di acute considerazioni filosofiche, di incisive immersioni nell’animus della natura e degli uomini che le conferiscono un timbro personalissimo, gradevole, coinvolgente”.
MANRICO TESTI, nota critica del luglio 2005.

“...Su tutti i testi la poetessa riesce ad infondere una disposizione d’animo ammirevolmente serena – dote così rara nella nostra epoca travagliata da incertezze e falsi miti – la cui linearità espressiva sollecita una piacevole lettura.”

GUIDO MAINO in “Storia della Letteratura Italiana – Il Secondo Novecento” gennaio 2004.

“Non vi è limite al profondo scandaglio degli effetti dell’essere nella vita quotidiana: se ciò rappresenta il filo conduttore poetico di un pensiero che, come magma interiormente compresso ma pronto a deflagrare, si fa linguaggio, allora i versi affondano la loro punta acuminata nel vero della comunicazione collettiva.”
RODOLFO TOMMASI in “Agenda Arte e Pensiero 2006”.

“Attraversata da una notevole valenza etica, la poesia di Edda Ghilardi Vincenti coglie quei diversi spunti del rapporto indispensabile che, nei veri poeti, sempre convive tra l’intelligenza espressiva e le immagini liriche. È, il suo, uno sguardo catalizzante degli eventi circostanti, di tutto ciò che contraddistingue la penetrante energia vitale: è un’energia che va verso la reazione, che non vuole permettere l’assopirsi delle sensazioni...”
MARGHERITA VERDI in “Al centro delle parole” marzo 2006.  

“Autrice di notevole spessore culturale, capace di coniugare l’esperienza della prosa all’espressione lirica con percorsi autonomi, ma sempre con un’altissima tensione estetica, Edda Ghilardi Vincenti ci propone testi di sapiente costruzione, dove l’incontro tra il pensiero filosofico e la poesia avviene al centro di una stessa conoscenza, che nell’allegoria del trascorrere del tempo ci mostra i segni e i simboli di una vita in continuo divenire”. Itinerari e passaggi nei luoghi della mente e dei sentimenti, verso quella “sensazione sublime” che non è nei beni materiali ma in ognuno di noi, nel “magico equilibrio
RENATO CHIARI

“Delicatezza e forza, del cuore e della mente, convivono in equilibrio nei versi gentili e luminosi di Edda Ghilardi Vincenti. (…) E’ con il fascino lieve ma insistente della sua poesia, che l’autrice bergamasca, da quando ha pubblicato il suo primo libro, “Emozioni” nel 2002, riesce a conquistare i favori di un pubblico affezionato di lettori e a ottenere riconoscimenti prestigiosi (…)
La voce chiara dell’autrice si unisce alla fermezza etica nell’affermare, insieme alle bellezze che ci vengono offerte dalla vita, anche il fondamento della prima fra tutte le regole, quella dell’amore donato, in cui si rivela  “il senso della vita”. Non è mai la pur dolce e sottile malinconia di certi versi a prevalere (…) quanto la distesa radiosità di un’anima disposta sempre al bene e al bello (…)
Non esita, Edda Ghilardi Vincenti, a parlare della necessità di un “messaggio” per la poesia di oggi, che serva a “risvegliare le coscienze” e a farle riflettere “sui mali della società: l’egoismo, l’edonismo, l’indifferenza.”

MARIA TOSCA FINAZZI

“La fluidità e la raffinatezza del suo dire poetico si impongono all’attenzione del lettore con le ampie e felici immagini e con la sobrietà del sentimento, che si intravede potente sotto la gentilezza della parola.”

RINA GAMBINI

“L’aspetto internazionale dell’esperienza didattica ha certamente influito anche sui  toni della sua scrittura: la Ghilardi Vincenti, infatti, rivela ampie e talvolta felicemente insolite prospettive tematiche nell’originale procedimento di analisi e di autoanalisi da lei assunto quasi in funzione di base etica del linguaggio; ed è da qui che si diramano le peculiarità espressive nel registro testuale, il quale, sul piano enunciativo ed evocativo, trova, appunto, illustri riscontri di clima culturale tra alcune attuali tendenze e testimonianze poetiche europee, anche perché, su un impianto essenzialmente autobiografico, l’autrice sa rendere assoluto il proprio relativo, ossia
sa elevare a ipotesi di una collettiva “coscienza di essere” la cifra esistenziale del proprio vissuto.
(…) il nome e la produzione della poetessa (impegnata, tra l’altro, in diverse e importanti istituzioni e iniziative culturali (…) fanno ormai parte del patrimonio letterario contemporaneo.”

RODOLFO TOMMASI                                                                

 “Quanto valore, quanta ricchezza può contenere una parola! È la consapevolezza  di una poetessa come Edda Ghilardi Vincenti che ai versi affida la sua stessa anima.
Descrizioni bellissime, rapsodie di emozioni, danze di voli, senso di eternità, sono aspetti di una lirica che coinvolge  e fa volare i pensieri, come aquiloni colorati nel libero cielo. La Ghilardi Vincenti sa mettere in risalto anche l’assurdità del culto dell’immagine, quando questa diviene narcisismo e fa scaturire dai suoi versi dei moniti intelligenti e persuasivi: la società edonistica, egoistica, materialistica, sembra annullare i veri valori e i principi umani. La poesia, quando è vera e autentica, è anche impegno civile, è un itinerario di progetti di solidarietà, d’amore, di unione, di fratellanza.

TINA PICCOLO      
  

Letture

 

Un giardino incantato 

Uno splendido giardino tropicale
lungo un fiume dalle acque chiare:
era il giardino incantato
della mia infanzia,
il luogo dei miei sogni
ad occhi aperti
tra un verde di toni diversi
e fiori, in un turbinio di colori:
come mi rapiva, mi affascinava...

Quel giardino lussureggiante
era come i miei pensieri
ancora acerbi, incolti, selvaggi...
Difficile trovare il sentiero,
dare corpo a sogni così indistinti
eppure così affascinanti, misteriosi,
pieni di inconsci richiami...

E nella mia mente oggi
quel giardino è ricco di fascino,
ha il sapore delle cose perdute,
in un valzer di anni e ricordi
che ti sfiora come brezza d’estate,
che riscalda come fiamma del camino,
riportando i sogni di allora
sul candido greto di un fiume:
il fiume della vita...

 

A Cortona

Adagiata dolcemente
Su verdi colli fioriti
Tu sei, splendida Cortona,
Regina di bellezza ed arte,
Regina di armonia

E nel Museo Diocesano,
Incanta il Beato Angelico
Con la stupenda Annunciazione
Che cattura, avvince gli occhi
E l’anima di chi la contempla

Nelle tue strette vie del centro
Serena e tranquilla pulsa la vita
E un altro tempo ti accoglie
Un tempo senza fretta, senza affanno
Che invita alla contemplazione...

Bello è lasciare la frenesia
Della vita di ogni giorno
Che ci affanna il cammino
Ed errare senza meta
Per le vie che salgono
Incontro al cielo...

E di notte più vicine sembrano le stelle,
Più luminose, più incantatrici
Nell’aria tersa di primavera,
Quando sulla città antica,
Sulle severe mura etrusche,
Scende un silenzio pieno di mistero...


Il sentiero dei ricordi

Ricordo un erto sentiero alpino
Tra il profumo di resina
Di pini e abeti dalle ricche fronde,
Di larici dalle chiome leggere
Che il vento muoveva dolcemente
Destando i miei pensieri più segreti.

Abile tessitore di esperienze
E di sentimenti è il tempo,
Che ci avvolge instancabilmente
Con la sua preziosa tela trasparente
E leggera, ci dona nuove identità,
Nuove sensazioni ed emozioni,
In un continuo divenire
Che rapisce i giorni per mutarli
In ombre leggere: i nostri ricordi...

E nel mio ricordo ora
Più verdi sono i boschi
Di pini e abeti dalle ricche fronde,
Di larici dalle chiome leggere,
Più freschi i voli di vento
Di quel giorno lontano,
Più teneri quei primi segreti pensieri
Intessuti di eterei sogni...


Firenze

Come sei bella Firenze, bella
E altera, nobile, vera sovrana
Delle arti e di quella dolce favella
Della prima poesia toscana...

Un incanto sei e fulgida stella
Di civiltà e bellezza...Arcana
Luce ti diede il cielo, novella
Grandezza ti venne dalla lontana

E mai spenta fama di artisti degni
Che ti fecero tempio immortale
Dell’arte...E tu Florentia insegni

All’Europa e al mondo, dove regni
Incontrastata dal tuo trono naturale,
Arno e colline in soavi disegni...


Al Lago di Bolsena

Com’eri dolce, Lago di Bolsena
Circondato da un verde tenero
In un mattino di primo aprile...

Come sarai ora, sul limitar
D’Autunno, quando le foglie coloran
Di morte i boschi, e le prime brume,
Lievi come cortine chiare, scolorano
Il lago, e sulle colline intorno
Scende un silenzio greve, attonito

Ma dalla Rocca, sempre scintillante
Ti immagino, sempre meraviglioso,
Romantico, pur nella tenue luce
Della triste stagione, delle sere
Che si tingono di caldi tramonti
Dorati, dalla luce più tremula

E negli occhi rimane ancora
La splendente, radiosa immagine
Di un lago di intenso azzurro,
Dalle acque quiete, dolce pace
Per gli occhi e per l’anima, uno scrigno
Splendido per il sole al tramonto...


Dalla riva del lago

Guardo dalla riva del lago
Il canneto illuminato
Dal sole al tramonto,
Le piccole case
Aggrappate alla roccia
E un vecchio maniero
Che dalla sommità del colle
Sorride con le sue finestre vuote
Alla serenità del paesaggio...

Come sei verde e tranquillo
Vecchio borgo lacustre,
Che pensieri di dolce serenità
Mi ispiri, pensieri
Come onde leggere,
Come voli di vento,
Come battiti d’ali...
Come vorrei vivere qui
Nel silenzio odoroso della sera!

 

Il tempo dei ricordi

Solo ieri la nave della vita
Carica di speranze, illusioni,
Attese, veleggiava con il vento
In poppa, sulle onde increspate
Di un mare scintillante di luci

E oggi, immagini immutate
Rimanda il tempo alla memoria,
Giorni lontani, dolci immagini
Di serenità, e la mente torna
Ad accendersi di luci riflesse

È il tempo dei ricordi, il tempo
Più dolce e insieme più amaro
Della vita, quando come conchiglie
Marine rimanda echi passati
Il tempo, echi di gioie lontane

Nulla cancella il tempo e nulla
Può essere ricreato ma vive
Custodito nel nostro cuore sempre
Per donarci serenità e forza,
E forse una nuova felicità...

 

Ricordando mio padre

Ti vedo ancora chino sul muretto
Guardare pensoso il mare, assorto
Nei tuoi pensieri, silenzioso,
A contemplare una vela lontana...

Guardi il mare come se lo vedessi
Per l’ultima volta, quel verde mare
Di Versilia pieno di dolce incanto,
Poi mi guardi, gli occhi luminosi
Color del mare, chiari, sorridenti
Lodando quella serena bellezza
Ristoro per gli occhi e per l’anima

Mi guardi cercando nei miei occhi
La stessa gioia, lo stesso incanto,
Perché tu mi hai trasmesso l’amore
Per la bellezza, tu mi hai insegnato
A contemplare la natura, dono
Meraviglioso di Dio all’uomo,
Fantastico scrigno di emozioni...

Come ti sento ancora vicino a me
Padre mio, con la tua dolcezza,
La tua serenità... Quando guardo
Il verde mare di Versilia, vedo
Ancora il tuo sguardo sereno
Contemplare quella dolce bellezza
E quanta forza mi doni ancora...

 

Malinconia

Chissà perché ti prende
La malinconia
Quel malessere sottile,
Quei ricordi
Che credevi sopiti,
Quella voglia di piangere
Che credevi sconfitta...

E invece eccola
Quella lacrima tenace
Che vuole rigarti il volto
E liberarti
Da quell’angoscia indicibile
Che ti prende quando sei sola
Quando vorresti qualcuno
Accanto a te...

È triste ricordare
I momenti felici
Quando la solitudine
È la tua compagna più fedele
E non può più bastare
Una fotografia, un ricordo
A scacciare la tua tristezza
A ridonarti un sorriso...
Lungo il fiume dei pensieri

Sto camminando
in compagnia del fiume
dei miei pensieri,
un fiume dalle acque
sempre abbondanti
sempre chiare
E nuove immagini
mi accompagnano,
immagini di un tempo
così vicino
eppure già coperto
dalla cenere dei ricordi...

Come una conchiglia
mi riporta il tempo
l’eco di giorni ormai spenti,
di albe senza sole
di tramonti senza luce,
di affetti perduti
Passato e presente
convivono spesso in noi,
sono le onde
della nostra memoria,
le ancelle
del nostro futuro

E il fiume del tempo scorre
trascinando le sue acque chiare 
verso altri lidi...

 

Come l’autunno

Come l’autunno è la mia stagione
di frutti dorati, purpurei, dolci
maturi eppure amari spesso
o teneri come la nostalgia

Come l’autunno è la mia stagione
e i ricordi, i dolci rimpianti
riempiono la vita di tenere
visioni, giorni che non torneranno

Perché solo l’inverno è atteso,
con il suo freddo sole e la neve,
i suoi malanni, la tristezza
di giorni senza luce e calore

Come l’autunno è la mia stagione
ma tu inverno non venire! No, no,
ti prego, non venire, non ancora...
Rimani autunno, sì, rimani!

 

Le stelle d'agosto

Il cielo inondato di stelle
tremule di luce e d’infinito
nel silenzio immoto
di una notte d’agosto
e un lieve stormir di foglie
che riporta allo scorrere della vita;
un suono dolce e leggero
che accompagna i pensieri
sulla via della meditazione,
lungo i sentieri affascinanti
della nostra mente
ove la consapevolezza
si fa percezione, sensazione,
emozione intensa…

Un senso di eternità
trattenuta, sospesa
come se il tempo si fermasse,
come se non esistesse nulla
più di quella immensa bellezza,
che fa più lieve il respiro,
più forte il battito del cuore:
e l’uomo si scopre
infinitamente piccolo, fragile
al cospetto di quelle luci lontane,
alla sconfinata energia
di quei fuochi accesi sopra di lui
nell’universo infinito…

 

Tramonto sul mare
               
S’incendia il mare al tuffo del sole
al tramonto, ed una lingua di fuoco
lambisce l’orizzonte…
Si abbracciano il mare e il sole,
e dolcemente fremono le acque
alla calda, dolce carezza
di quegli ultimi, deboli raggi…

Un altro giorno conclude sereno
 il suo affannato corso,
e tra poco fameliche le ombre
inghiottiranno le ultime luci:
e sarà sera, e sarà buio intorno,
poi sarà notte… Ritmi sapienti
della vita della natura,
che dona le ombre dopo la luce,
il riposo dopo la fatica del giorno.
Ma gli occhi sono di nuovo avvinti
all’immagine rosseggiante del sole,
alle acque palpitanti del mare,
alla triste serenità di un tramonto
che accende delle sue ultime luci
il curvo orizzonte della terra
cullato da quiete onde scintillanti…   
                              
 

La notte della coscienza
               
Seduto, accasciato
te ne stai tutto solo
in un angolo di un parco,
guardandoti le mani,
estraniato da tutto, da tutti,
lo sguardo perso nel vuoto
come se nulla, nessuno esistesse…
Sei giovane, forse sei stato bello,
ed ora ti trascini così, larva umana,
oggetto di sguardi pietosi
o forse solo infastiditi, turbati…
Ma perché, perché abbandoni la vita,
perché non la dedichi a qualcuno,
a qualcosa che te la faccia amare?
Sei giovane, forse puoi ancora vincere
la notte della coscienza, coraggio!
Riprenditi la vita, la tua vita,
abbi il coraggio di vivere,
rifiuta i “paradisi artificiali”
che scatenano l’inferno nella mente
e nel cuore! Scegli la vita, ti prego…

 

Cera, sì c'era...

Lieve come volo di farfalla
il sogno mi ha portato lontano,
dove i pensieri si vestono d’azzurro
come il mare, come il cielo,
e le chiare cime dei monti
illuminano il verde intenso dei pini
e dei lecci, e sono luce nella luce,
incanto nell’incanto…
C’era, sì c’era, una magica atmosfera
in quel sogno ad occhi aperti,
in quella bellezza che ferma il respiro,
in quel mirabile equilibrio di colori
e di forme e c’era, sì c’era, la felicità
del cuore e della mente, l’armonia
impareggiabile dell’anima
immersa in quel paesaggio sublime…

Lieve come volo di farfalla
il sogno mi ha portato lontano… 

 

Quello che vorrei dirti…

Vorrei dirti parole meravigliose
mentre il vento sussurra tra gli alberi
un dolce canto,
mentre il cielo si tinge di rosso
e poi scolora…

Vorrei dirti quanto è bello guardarti
e leggere nei tuoi occhi l’emozione
quando sei accanto a me,
quanto è dolce fantasticare
di essere ancora vicino a te…

Vorrei dirti…vorrei dirti…
ma c’è tanta emozione nella tua voce
quando mi parli
ed io divengo muta
e  lascio parlare gli occhi e il cuore…

 

 

Ritorno a casa

                                                                     
Avevo amato sin dal primo momento la nuova casa in una via tranquilla della città in cui erano sorti di recente bei palazzi circondati da giardini fioriti…
Questa zona era sempre stata chiamata “La Conca d’Oro” per il suo clima più mite rispetto ad altri quartieri della città e per il verde da cui era circondata essendo situata nella fascia pedecollinare sottostante la città antica.
qui era nato mio padre, che da anni stava cercando una sistemazione definitiva  che lo riportasse nel luogo in cui era nato e vissuto fino all’anno del suo matrimonio.
Le vie tranquille e fiorite de “La Conca d’Oro” erano molto familiari anche a me, perché vi aveva abitato una mia cugina della stessa mia età,  che aveva frequentato la stessa mia scuola. Molto spesso in primavera, dopo aver fatto i compiti insieme, mia cugina ed io eravamo solite fare una breve passeggiata nelle vie attigue e casa sua (a quel tempo io abitavo in un’altra zona della città) gustando il verde e il profumo dei fiori che proveniva dai giardini delle belle ville di questo quartiere incantevole della città.
Così, quando finalmente mio padre trovò la sistemazione che desiderava alla “Conca d’Oro”, fu una festa per tutti: l’avevamo così desiderata da sentire che in qualche modo quella casa ci avrebbe portato fortuna…
A quel tempo mia sorella ed io eravamo due giovani ragazze che ancora non avevano realizzato il sogno che ritenevano più importante: quello di una famiglia. Forse per questo il cambiamento di abitazione era stato caricato di significati che erano lo specchio dei nostri desideri e di quelli dei nostri genitori che volevano vederci “sistemate” e felici…
La mia vita sentimentale in particolare era stata fino a quel momento sfortunata, e il fatto che io non fossi ancora fidanzata destava in chi mi conosceva un poco di meraviglia… Non si capiva la ragione di tanta difficoltà nella scelta; anche perché io non parlavo mai, nemmeno con le amiche più care, dei miei sentimenti. Fiorivano quindi le più svariate congetture, ma la ragione in realtà era molto semplice: mi ero innamorata a diciassette anni del fratello di una mia cara amica, ma non avevo mai avuto il coraggio di confidarmi con lei…Era, così io pensavo allora, un amore unilaterale, e forse lui nemmeno aveva intuito i miei sentimenti…
Così io non riuscivo a legarmi a nessun altro, e, anno dopo anno, mi ero ritrovata a ventiquattro anni ancora sola, dopo aver respinto la corte di persone degnissime, e la cosa mi faceva soffrire moltissimo, oltre a preoccupare i miei genitori.
Poco tempo prima di venire ad abitare alla “Conca d’Oro”, durante una gita sciistica, avevo però conosciuto un ragazzo che per la prima volta, dopo quel primo amore lunghissimo e infelice, mi aveva colpito. Per alcuni mesi mi ero illusa di essere ricambiata, ma lui non si decideva a dichiararsi ed io ero diventata sempre più triste e sfiduciata.
Mi trovavo in questo difficile stato d’animo quando un mio collega incominciò ad avvicinarsi a me; io però ancora una volta non riuscivo a considerare quel ragazzo dolce ed educato come mio probabile fidanzato e non volevo dargli illusioni. Avevamo fatto un corso aziendale di tedesco insieme, ma i nostri rapporti erano rimasti quelli formali di sempre: proprio non riuscivo a vederlo che nella veste di collega…
Passarono alcuni mesi, durante i quali cercai di “tenere le distanze” tra me e lui;
certo non era facile questa situazione ma non volevo farlo soffrire. Pensavo che illuderlo che qualcosa potesse nascere tra noi sarebbe stato decisamente disonesto…
Qualcosa tuttavia cambiò improvvisamente in una chiara sera di primavera, mentre stavo tornando a casa immersa nei miei pensieri, come ero solita fare quand’ero sola.
Il mio pensiero ricorrente in quel periodo era ancora l’amore che nutrivo per quel mio compagno di gite sciistiche che frequentavo in compagnia con altri amici e che probabilmente nemmeno immaginava i miei veri sentimenti nei suoi confronti. Forse anche lui, come altri, mi giudicava “irraggiungibile” a causa della mia eccessiva timidezza che mi faceva apparire ingiustamente altera. Inoltre il fatto che fossi anche carina aggiungeva difficoltà a difficoltà, perché poteva farmi sembrare troppo orgogliosa del mio aspetto fisico.
Quante volte in questo periodo avevo pensato di telefonargli, con un pretesto qualsiasi, ma alla fine non ne avevo trovato il coraggio o avevo rimandato la telefonata per l’ennesima volta…
Quella sera, rientrando a casa, ero più triste del solito e stavo camminando a passo sostenuto; ma proprio mentre stavo per raggiungere l’ingresso, mi sentii chiamare. “Dedy, posso parlarti un momento?”, mi chiese una voce a me ben nota: era Alberto, il mio collega. “Sì, dimmi pure”, fu la mia risposta gentile ma un poco timorosa. E quando lui incominciò a parlare, i miei timori aumentarono. “Dedy, non ti sei mai accorta che io…che io ho sempre avuto un’ammirazione speciale per te?”, mi disse Alberto tutto d’un fiato. “Davvero non hai mai pensato che… che io ti amassi?”, aggiunse Alberto arrossendo vistosamente. E aggiunse “Da almeno un anno non penso che a te, non è possibile che tu non te ne sia mai accorta…”
Quella dichiarazione così chiara, esplicita, mi fece tanta tenerezza ma mi mise anche in seria difficoltà: come avrei potuto dirgli che ero innamorata di un altro, senza che tutto questo apparisse una scusa?
Raccolsi tutte le mie forze e con un fil di voce dissi ad Alberto: “Tu sei un bravo ragazzo e come tale ti ho sempre stimato, ma vedi…sono innamorata di un altro: ti prego, non volermene…Mi dispiace veramente, credimi…”
Alberto stette per un attimo immobile, come impietrito, poi mi guardò senza parlare, ma nei suoi occhi c’era tutta la disperazione e la delusione che provava in quel momento. A me quello sguardo fece venire i brividi, anche perché mi fece ricordare altri sguardi disperati di ragazzi ai quali in quegli anni aveva dovuto dire le stesse parole trovandomi in una situazione analoga. “Ma perché”, mi chiesi, “Perché devo sempre trovarmi in situazioni così dolorose? Perché devo vedere persone soffrire a causa mia? Io vorrei portare solo gioia: mai e poi mai vorrei essere causa di dolore per qualcuno…”
Alberto notò il mio sguardo triste e capì che ero sinceramente dispiaciuta; ci salutammo con un certo imbarazzo e lui certamente aveva notato che i miei occhi si erano riempiti di lacrime, perché mi guardò con apprensione, ma non disse nulla.Era troppo sconvolto... 
Non volendo mostrare oltre il mio turbamento,  mi infilai velocemente nell’atrio e chiamai nervosamente l’ascensore: non vedevo l’ora di entrare in casa, di rifugiarmi nella mia cameretta… Entrai di corsa, mi buttai sul letto, e piansi, piansi a lungo.
“Ma perché sono sempre così sfortunata?” mi chiesi, “Le persone che amo nemmeno lo sanno o lo capiscono, e devo far soffrire le persone che mi amano…”
Avevo la disperazione nel cuore e quando la mamma mi chiamò per la cena, dissi di avere l’emicrania e di non voler mangiare. La mamma accese le luci e vedendomi con gli occhi umidi, mi disse: “A chi altro hai detto di no, oggi?”
“Mamma”, risposi, “Come lo sai?” “Non occorre essere un indovino per capire che qualcosa ti ha scosso profondamente ed io ho già visto in altre occasioni la tua reazione a momenti come questi…”, rispose la mamma. “Ma se vuoi, non ne parliamo ora”, aggiunse, “Me ne parlerai quando ti sentirai più serena, vuoi?” “Sì, mamma, è meglio. Te ne parlerò io, quando me la sentirò. Intanto lasciami qui, ti prego… Ho bisogno di tranquillità, scusami se non vengo a cena stasera…”
La mamma si allontanò preoccupata, ma desiderava rispettare come sempre il mio stato d’animo. Pochi minuti dopo sentii che stava raccontando al babbo il motivo per cui avrei disertato la cena quella sera, e la cosa non mi sorprese. Tra la mamma e il babbo c’era una confidenza piena, meravigliosa, che io aveva già avuto occasione di ammirare in molte occasioni. “Perché non sono così fortunata anch’io”, mi chiesi,”perché a me non è mai dato di avere la persona che amo?…”
L’indomani, quando mi alzai, ero più serena,  ma l’idea di incontrare Alberto mi metteva in difficoltà. “Come potrò essere spontanea e naturale con lui?” mi chiedevo. “E se lui riprendesse il discorso,  se insistesse?”
Quando lo incontrai durante la pausa di metà mattina, mi sentii decisamente in difficoltà, ma Alberto mi si avvicinò con decisione. “Scusami per ieri sera”, mi disse con un poco di tremore nella voce, “Non avrei dovuto esprimerti così chiaramente i miei sentimenti senza prima aver almeno cercato di intuire i tuoi…” “Non ti devi scusare per nulla”, gli dissi, “Mi spiace di farti soffrire, vorrei tanto non provocare sofferenze a nessuno, sia pur involontariamente”. “L’ho capito benissimo, non preoccuparti”, mi rispose Alberto con un sorriso triste. Poi mi disse cercando di controllare l’emozione:  “Vorrei tanto che rimanessimo buoni amici…”
Non riuscii a rispondergli, ero troppo tesa, ma cercai di sorridergli: non so quanto questo mio tentativo fosse riuscito…Lui si allontanò in fretta, e per alcuni giorni non lo incontrai più; seppi più tardi che si era preso alcuni giorni di ferie, e la cosa mi preoccupò perché pensai che non stesse bene.  Ero un po’ angosciata, mi sentivo in colpa…
Finalmente potei parlarne con la mamma, e questo mi diede un po’ di sollievo; lei fu d’accordo con la decisione che avevo preso e  con la sincerità con cui avevo risposto ad Alberto, ma mi esortò anche a prendere una risoluzione nei confronti della persona che amavo. “Se non hai il coraggio di fargli intuire i tuoi sentimenti”, mi disse la mamma, “cerca di non vederlo più, evita le occasioni di incontrarlo. Non vorrai che si ripeta la situazione che hai portato avanti per anni con il tuo primo amore…Sarebbe assurdo, anche perché ora hai un’altra età”.
C’era molta preoccupazione nelle parole della mamma, e non potevo non tenerne conto. Ma l’idea di non vedere più la persona che amavo, mi sembrava intollerabile.
Per alcuni giorni evitai di parlare di questo argomento sia con la mamma che con mia sorella, che, pur essendo più giovane, sembrava desiderosa di darmi consigli…
Poi venne il momento della decisione, dolorosa ma necessaria; non dovevo più partecipare a gite in cui fosse presente la persona che amavo. Soffrii molto, ma mantenni la mia decisione. In alcuni momenti mi sentivo come se il mondo mi stesse per crollare addosso: non avevo più entusiasmo per nulla, non avevo più voglia di sorridere. Il lavoro mi era diventato pesantissimo, alla sera ero stremata. Temevo di non farcela più: la mia buona conoscenza delle lingue mi aveva consentito di ottenere un posto di Assistente di Direzione Amministrativa in una importante azienda della città. Era un lavoro di grande soddisfazione ma molto impegnativo: sulle mie giovani spalle erano piovute grandi responsabilità, e temevo di non aver più la lucidità di portare avanti il mio lavoro e quello delle persone che dipendevano da me. Passai un periodo durissimo, e leggevo negli occhi dei miei genitori tanta preoccupazione anche per la mia salute. Ma ressi, grazie a Dio, e ricominciai a uscire la domenica con mia sorella ed altri amici. E il destino aveva in serbo per me un’altra sorpresa…
Altri due colleghi incominciarono a farmi una corte discreta ma tenace. Pensai subito ad Alberto: non volevo altre esperienze dolorose come quella, quindi cercavo ancora una volta di “tenere a distanza” i miei corteggiatori. Ma non potevo negare che uno di loro mi aveva colpito per la sua gentilezza e per gli interessi che mostrava in molti campi. Mi capitava di incontrarlo casualmente a teatro, ai concerti di musica classica, ai cineforum. Era molto discreto:  lo trovavo dovunque ma non mi imponeva mai la sua presenza. Anche questo mi piaceva molto, era molto simile al mio modo di comportarmi. Incominciai a trovarlo “per caso” alla fermata dell’autobus, e parlavamo un po’ di tutto. Qualche volta tornavamo a casa a piedi: anche lui abitava a pochi metri da me, alla “Conca d’Oro”.
Era molto maturo per i suoi ventiquattro anni;  mi aveva manifestato il desiderio di formarsi una famiglia e voleva progredire nel lavoro. Più lo conoscevo e più avevo modo di apprezzare la sua serietà e maturità. Ma passarono alcuni mesi prima che il nostro rapporto passasse dall’amicizia al rapporto sentimentale. I miei genitori avevano avuto modo di conoscerlo durante una festicciola a casa nostra ed avevano avuto una buona impressione di lui. Finalmente era tornata la serenità: forse, diceva la mamma, la nuova casa aveva davvero portato fortuna. Pochi mesi più tardi ci fu il fidanzamento ufficiale, e meno di due anni dopo il matrimonio.   
Tre anni dopo, anche mia sorella si sposò; in meno di cinque anni, i miei genitori si erano ritrovati soli, ma erano felici di averci visto formare la nostra famiglia. Tutto era avvenuto secondo i loro desideri. Inoltre abitavamo a pochi metri di distanza gli uni dagli altri e ci sentivamo sempre molto uniti. La “Conca d’Oro” avrebbe custodito da allora la storia della nostra famiglia…     

 

27 gennaio 2011

AGGIORNAMENTI 

Tre nuove poesie e due nuovi libri di Edda Ghilardi Vincenti 

UN MATTINO AL MARE

Profumo di mirti odorosi

nell’aria lieve del mattino

e il mio pensiero solitario

vaga oltre le colline festanti,

oltre quell’azzurra distesa

di acque palpitanti…

E quell’immensa bellezza,

cattura il mio sguardo,

"cura" la mia anima triste:

il mio pensiero ora vaga sereno…

E sono con te, solo con te,

nell’aria lieve del mattino…

 

NEL VENTO

Ora lo so, sei nell’aria, nel sole,

nella pioggia, nel vento:

appartieni alla natura,

sei vicino a Dio, lo sento…

Non devo più cercarti nelle cose

che ti sono appartenute sulla terra!

 

E forse era proprio quella folata improvvisa

di vento il tuo saluto, o questa brezza leggera

che mi accarezza il viso: ora lo so,

hai modi diversi per dirmi che mi sei accanto,

che non mi hai abbandonato,

che breve è stata la tua assenza.

Ricordo la notte della tua dipartita:

d’improvviso così tetra la strada verso casa,

e quanto buio dolore nei miei occhi!

Poi il rifiuto della tua perdita

e quel fiume dalle acque cupe

di angoscia, quel peso al cuore!

Ma ora so che sei ancora con me,

sei tornato, sì…, sei tornato!

E mi pare di udire ancora la tua voce

nel ticchettio della pioggia, nelle onde del mare,

perché ora appartieni alla natura, sei vicino a Dio:

ma sei anche nel mio cuore, padre mio!

 

ERA PRIMAVERA

Soltanto ieri (ricordi?),

sbocciavano candide e rosa

le magnolie gentili

e una brezza leggera

ti accarezzava i capelli

ancora umidi di inverno,

e sorridevi felice…

Soltanto ieri i ricordi

erano soltanto

dolci vele nel vento,

squarci di sereno,

cieli trasparenti

di memorie,

dolci, verdi immagini…

Chissà perché ora,

improvvisamente,

più lontani, sbiaditi,

si fanno i ricordi,

e la tristezza

di un autunno ormai vicino

scolora la luce del cielo…

Soltanto ieri (ricordi?),

sbocciavano candide e rosa

le magnolie gentili…