Note biografiche
Note biografiche aggiornate al 27 gennaio 2011
EDDA GHILARDI VINCENTI, poetessa, narratrice, saggista, vive a Bergamo. Già insegnante di Lingue Straniere anche a studenti universitari, scrive poesie sin dall’infanzia e ha vinto numerosi importanti premi letterari sia nazionali che internazionali, ottenendo in molte occasioni il 1° premio.
Sue poesie sono state tradotte anche in inglese, francese,tedesco e spagnolo.
Ha pubblicato le raccolte di poesie "Emozioni" (2002), "Sognando" (2003), Vele nell’anima" (2004), "Tra terra e cielo" (2005), "Lungo il fiume dei pensieri" (2006), "Sui sentieri della vita" (2006), "Paris, Paris…" – poesie in francese con traduzione italiana a fronte (2006), "Scorrono i giorni" (2006), "Più delle parole i silenzi" (2007), "Tra sentimenti ed incanti" (2007), "Come la bellezza l’amore" (2008), "Nel sole e nel vento" (2009), "Il respiro del silenzio" (2010). Inoltre è stato pubblicato il saggio "Il mito del mediterraneo in Camus" (Casa Editrice Ibiskos di A.Ulivieri, Empoli, Luglio 2010) e sono in preparazione altri due saggi critici, uno su André Gide e l’altro su Virginia Woolf. È inserita in oltre centocinquanta antologie ed è presente in diciassette pubblicazioni di Storia della Letteratura Italiana Contemporanea.
Di lei hanno scritto importanti critici, tra i quali Manrico Testi, Sirio Guerrieri, Rodolfo Tommasi, Michele Alemanno, Ninnj Di Stefano Busà, Fulvio Castellani, che le ha dedicato una monografia; è presente in riviste letterarie di rilievo, tra le quali "Oggifuturo", "La nuova Tribuna Letteraria", "Poeti e poesia", "Bacherontius", "La ballata", "L’Areopago letterario". È Senatrice e Procuratrice dell’ "Accademia Internazionale dei Micenei", "Senatore Accademico Leopardiano dell’Accademia Internazionale G.Leopardi", Accademica dell’ "Accademia Culturale S.Giorgio" di S.Margherita Ligure, dell’ "Accademia Internazionale Vesuviana" ("International Vesuvian Academy") di Napoli, dell’Accademia Internazionale della contea di Modica". Fa inoltre parte dell’A.N.P.A.I. (Associazione Nazionale Poeti, Autori ed Artisti d’Italia) di S. Margherita Ligure, del Centro Culturale "Il Porticciolo" di La Spezia e del "Circolo Poeti e Scrittori di Empoli. È Membro Onorario a vita del "Centro Divulgazione Arte e Poesia dell’Unione Pionieri della Cultura Europea" di Sutri (VT).
Da quando ha incominciato a partecipare ai Concorsi Letterari (fine anno 2002) ad oggi, ha vinto più di 280 tra premi e riconoscimenti ed ha scritto più di 900 poesie.
Profili critici
L’istintiva liricità del suo discorso letterario porta la scrittrice a prediligere l’espressione poetica, sebbene abbia ottime qualità anche come narratrice. La raffinata fluidità dei suoi versi, la capacità di creare immagini di grandi ed intense suggestioni, l’armonia del suo verseggiare, l’eleganza del linguaggio sobriamente controllato, tutto concorre a fare della poesia di Edda Ghilardi Vincenti un momento magico di recupero di sentimenti, emozioni, introspezioni, che vanno ben oltre l’individualismo tipico della lirica moderna. La poetessa sa elevare il suo sentire a dimensioni che abbracciano tutto il vissuto umano, cosicché anche le sue esperienze più intime e personali ci inducono a riflettere sulle vicende, soprattutto interiori, di ogni individuo. Poesia dell’anima, dunque, che svolge delicatamente e senza eccessi la sua analisi con atteggiamento partecipe e privo assolutamente di qualsiasi nota moraleggiante.
Recensioni
“Sa raccogliere perle di pioggia, ascoltare la voce del vento, inebriandosi del profumo di una sera di primavera...Edda Ghilardi Vincenti è poetessa raffinata e intelligente, che dipinge sulla tela dell’anima scene di intensa bellezza. Il linguaggio lirico ha uno stile inconfondibile, espressione di un mondo interiore ricco e luminoso...” TINA PICCOLO in “Nuove gemme letterarie” settembre 2002.
Immagini e presentazioni editoriali

Edda GHILARDI VINCENTI, poetessa

12 Marzo 2010
AGGIORNAMENTI
Tre nuove poesie di Edda Ghilardi Vincenti
UNA SERA D’ESTATE
Serena scendeva la sera
sui leggiadri pini marittimi
immersi in un cielo di fuoco
mentre venivo da te,
e il canto dei grilli era eco
ai miei pensieri, così solitari,
così accesi di dolci immagini…
Il cupo alone della tristezza
non era in me quella sera:
la gioia sospesa dell’attesa
aleggiava silente e leggera
nel mio sguardo, nel mio cuore
e non udivo più suoni, né canti,
ma il lieve palpitare dell’emozione,
vivo come il palpitare delle stelle
in un limpido cielo d’estate…
E serena, e dolce scendeva la sera
mentre venivo da te…
PICCOLA CASA…
Tu non mi hai lasciato soltanto
testimonianza di vita e di esempio,
chiare parole scolpite nell’anima,
ma ricordi che vincono il tempo,
che riportano ad un altro spazio:
a quella piccola casa ove la gioia
si vestiva d’infinito e di colori,
di sogni cullati sul velluto della speranza,
di illusioni intessute d’intenso azzurro …
È sopravvissuta al tempo quella casa
e a quei dolci, teneri oblii
che spengono la luce dei ricordi
per ridonarla agli occhi e al cuore:
e quell’edera che abbracciava indomita
un vecchio muro ferito del giardino,
freme ancora, come allora,
alla prima brezza di primavera,
splende del verde novello
delle giovani foglie, come allora…
Com’è ancora viva la voce del tempo!
Ma dove sono, dove sono ora
quei lunghi anni vissuti lontano,
se il tempo mi parla con la stessa voce:
e sul vialetto che conduce all’ingresso
deciso risuona ancora il tuo passo
nella mia memoria,
e splende il tuo sorriso, come allora,
così luminoso e tenero, padre mio…
IL RESPIRO DEL MARE
Il mare non ha fondo.
Immagine dell’infinito.
Ispira grandi pensieri.".
(Gustave Flaubert)
"…tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare."
(Giacomo Leopardi, "L’infinito")
Il respiro profondo del mare
in un mattino inondato di luce
accompagna i miei pensieri
oltre il promontorio di smeraldo,
oltre l’azzurro arco dell’infinito…
Solenne e misterioso è il mare,
culla sconfinata di una vita multiforme
che popola di colori i fondali viventi,
che accende la fantasia di timorosi incanti
e di ancestrali, inconsce paure…
Quasi più non percepisco ora il confine
tra reale ed irreale, verità e fantasia:
e vaga la mia mente, e si perde
in quell’azzurro, affascinante movimento
di onde inquiete, scintillanti…
E quasi una profanazione mi appare
il rumore di una barca a motore
in quella quiete, in quella intensa bellezza
di un paesaggio ove solo vorrei immoti silenzi
e gli alati voli del pensiero…
Una nuova raccolta poetica di Edda Ghilardi Vincenti
“Dominano la scena poetica di Edda Ghilardi Vincenti una malinconia soffusa ed una nostalgia dell’ieri che solo a tratti si stempera nell’accarezzare le onde liete che si accompagnano alla dolcezza della brezza serale. Versi davvero belli, i suoi, eleganti e che danno l’opportunità di gustare in toto la solarità dell’insieme, che mettono a fuoco con mano maestra e con elementi mai marginali. Segmenti di paesaggio e dell’anima, pertanto, si miscelano e vengono amministrati con sensualità espressiva, con profondità e larghezza prospettica.” FULVIO CASTELLANI in “Artisti Italiani per l’Europa” giugno 2003.
“Poesia germinata da un’anima colta, sensibile, generosa, innamorata della vita, dell’umanità, del creato, che si nutre di sentimenti alti, puri, intensi e profondi e si avvale di un linguaggio chiaro, limpido, lineare, tutta attraversata da un’ansia di comunicazione, da un intimo anelito di ricerca di corrispondenze, di sintonici incontri spirituali, di riappropriazione dei grandi valori etici che devono stare, come solide colonne, alla base della vita civile e della poesia stessa (sempre più arroccata, invece, nella sua esclusiva, parossistica ricerca di un’espressione criptica, da iniziati, nella sua turris eburnea, lontana dal gusto della gente). Il tutto accompagnato sempre da una liricità soffusa di virgineo pudore, di signorile grazia, di grandi delicatezza inusuali nella letteratura contemporanea. Ne scaturisce una poesia sobria, equilibrata, controllata, scevra di traboccanti effusioni del cuore e tuttavia, al tempo stesso, vibrante di palpiti interiori, di acute considerazioni filosofiche, di incisive immersioni nell’animus della natura e degli uomini che le conferiscono un timbro personalissimo, gradevole, coinvolgente”. MANRICO TESTI, nota critica del luglio 2005.
“...Su tutti i testi la poetessa riesce ad infondere una disposizione d’animo ammirevolmente serena – dote così rara nella nostra epoca travagliata da incertezze e falsi miti – la cui linearità espressiva sollecita una piacevole lettura.”
GUIDO MAINO in “Storia della Letteratura Italiana – Il Secondo Novecento” gennaio 2004.
“Non vi è limite al profondo scandaglio degli effetti dell’essere nella vita quotidiana: se ciò rappresenta il filo conduttore poetico di un pensiero che, come magma interiormente compresso ma pronto a deflagrare, si fa linguaggio, allora i versi affondano la loro punta acuminata nel vero della comunicazione collettiva.” RODOLFO TOMMASI in “Agenda Arte e Pensiero 2006”.
“Attraversata da una notevole valenza etica, la poesia di Edda Ghilardi Vincenti coglie quei diversi spunti del rapporto indispensabile che, nei veri poeti, sempre convive tra l’intelligenza espressiva e le immagini liriche. È, il suo, uno sguardo catalizzante degli eventi circostanti, di tutto ciò che contraddistingue la penetrante energia vitale: è un’energia che va verso la reazione, che non vuole permettere l’assopirsi delle sensazioni...” MARGHERITA VERDI in “Al centro delle parole” marzo 2006.
“Autrice di notevole spessore culturale, capace di coniugare l’esperienza della prosa all’espressione lirica con percorsi autonomi, ma sempre con un’altissima tensione estetica, Edda Ghilardi Vincenti ci propone testi di sapiente costruzione, dove l’incontro tra il pensiero filosofico e la poesia avviene al centro di una stessa conoscenza, che nell’allegoria del trascorrere del tempo ci mostra i segni e i simboli di una vita in continuo divenire”. Itinerari e passaggi nei luoghi della mente e dei sentimenti, verso quella “sensazione sublime” che non è nei beni materiali ma in ognuno di noi, nel “magico equilibrio RENATO CHIARI
“Delicatezza e forza, del cuore e della mente, convivono in equilibrio nei versi gentili e luminosi di Edda Ghilardi Vincenti. (…) E’ con il fascino lieve ma insistente della sua poesia, che l’autrice bergamasca, da quando ha pubblicato il suo primo libro, “Emozioni” nel 2002, riesce a conquistare i favori di un pubblico affezionato di lettori e a ottenere riconoscimenti prestigiosi (…) La voce chiara dell’autrice si unisce alla fermezza etica nell’affermare, insieme alle bellezze che ci vengono offerte dalla vita, anche il fondamento della prima fra tutte le regole, quella dell’amore donato, in cui si rivela “il senso della vita”. Non è mai la pur dolce e sottile malinconia di certi versi a prevalere (…) quanto la distesa radiosità di un’anima disposta sempre al bene e al bello (…) Non esita, Edda Ghilardi Vincenti, a parlare della necessità di un “messaggio” per la poesia di oggi, che serva a “risvegliare le coscienze” e a farle riflettere “sui mali della società: l’egoismo, l’edonismo, l’indifferenza.”
MARIA TOSCA FINAZZI
“La fluidità e la raffinatezza del suo dire poetico si impongono all’attenzione del lettore con le ampie e felici immagini e con la sobrietà del sentimento, che si intravede potente sotto la gentilezza della parola.”
RINA GAMBINI
“L’aspetto internazionale dell’esperienza didattica ha certamente influito anche sui toni della sua scrittura: la Ghilardi Vincenti, infatti, rivela ampie e talvolta felicemente insolite prospettive tematiche nell’originale procedimento di analisi e di autoanalisi da lei assunto quasi in funzione di base etica del linguaggio; ed è da qui che si diramano le peculiarità espressive nel registro testuale, il quale, sul piano enunciativo ed evocativo, trova, appunto, illustri riscontri di clima culturale tra alcune attuali tendenze e testimonianze poetiche europee, anche perché, su un impianto essenzialmente autobiografico, l’autrice sa rendere assoluto il proprio relativo, ossia sa elevare a ipotesi di una collettiva “coscienza di essere” la cifra esistenziale del proprio vissuto. (…) il nome e la produzione della poetessa (impegnata, tra l’altro, in diverse e importanti istituzioni e iniziative culturali (…) fanno ormai parte del patrimonio letterario contemporaneo.”
RODOLFO TOMMASI
“Quanto valore, quanta ricchezza può contenere una parola! È la consapevolezza di una poetessa come Edda Ghilardi Vincenti che ai versi affida la sua stessa anima. Descrizioni bellissime, rapsodie di emozioni, danze di voli, senso di eternità, sono aspetti di una lirica che coinvolge e fa volare i pensieri, come aquiloni colorati nel libero cielo. La Ghilardi Vincenti sa mettere in risalto anche l’assurdità del culto dell’immagine, quando questa diviene narcisismo e fa scaturire dai suoi versi dei moniti intelligenti e persuasivi: la società edonistica, egoistica, materialistica, sembra annullare i veri valori e i principi umani. La poesia, quando è vera e autentica, è anche impegno civile, è un itinerario di progetti di solidarietà, d’amore, di unione, di fratellanza.
TINA PICCOLO
Letture
Un giardino incantato
Uno splendido giardino tropicale lungo un fiume dalle acque chiare: era il giardino incantato della mia infanzia, il luogo dei miei sogni ad occhi aperti tra un verde di toni diversi e fiori, in un turbinio di colori: come mi rapiva, mi affascinava...
Quel giardino lussureggiante era come i miei pensieri ancora acerbi, incolti, selvaggi... Difficile trovare il sentiero, dare corpo a sogni così indistinti eppure così affascinanti, misteriosi, pieni di inconsci richiami...
E nella mia mente oggi quel giardino è ricco di fascino, ha il sapore delle cose perdute, in un valzer di anni e ricordi che ti sfiora come brezza d’estate, che riscalda come fiamma del camino, riportando i sogni di allora sul candido greto di un fiume: il fiume della vita...
A Cortona
Adagiata dolcemente Su verdi colli fioriti Tu sei, splendida Cortona, Regina di bellezza ed arte, Regina di armonia
E nel Museo Diocesano, Incanta il Beato Angelico Con la stupenda Annunciazione Che cattura, avvince gli occhi E l’anima di chi la contempla
Nelle tue strette vie del centro Serena e tranquilla pulsa la vita E un altro tempo ti accoglie Un tempo senza fretta, senza affanno Che invita alla contemplazione...
Bello è lasciare la frenesia Della vita di ogni giorno Che ci affanna il cammino Ed errare senza meta Per le vie che salgono Incontro al cielo...
E di notte più vicine sembrano le stelle, Più luminose, più incantatrici Nell’aria tersa di primavera, Quando sulla città antica, Sulle severe mura etrusche, Scende un silenzio pieno di mistero...
Il sentiero dei ricordi
Ricordo un erto sentiero alpino Tra il profumo di resina Di pini e abeti dalle ricche fronde, Di larici dalle chiome leggere Che il vento muoveva dolcemente Destando i miei pensieri più segreti.
Abile tessitore di esperienze E di sentimenti è il tempo, Che ci avvolge instancabilmente Con la sua preziosa tela trasparente E leggera, ci dona nuove identità, Nuove sensazioni ed emozioni, In un continuo divenire Che rapisce i giorni per mutarli In ombre leggere: i nostri ricordi...
E nel mio ricordo ora Più verdi sono i boschi Di pini e abeti dalle ricche fronde, Di larici dalle chiome leggere, Più freschi i voli di vento Di quel giorno lontano, Più teneri quei primi segreti pensieri Intessuti di eterei sogni...
Firenze
Come sei bella Firenze, bella E altera, nobile, vera sovrana Delle arti e di quella dolce favella Della prima poesia toscana...
Un incanto sei e fulgida stella Di civiltà e bellezza...Arcana Luce ti diede il cielo, novella Grandezza ti venne dalla lontana
E mai spenta fama di artisti degni Che ti fecero tempio immortale Dell’arte...E tu Florentia insegni
All’Europa e al mondo, dove regni Incontrastata dal tuo trono naturale, Arno e colline in soavi disegni...
Al Lago di Bolsena
Com’eri dolce, Lago di Bolsena Circondato da un verde tenero In un mattino di primo aprile...
Come sarai ora, sul limitar D’Autunno, quando le foglie coloran Di morte i boschi, e le prime brume, Lievi come cortine chiare, scolorano Il lago, e sulle colline intorno Scende un silenzio greve, attonito
Ma dalla Rocca, sempre scintillante Ti immagino, sempre meraviglioso, Romantico, pur nella tenue luce Della triste stagione, delle sere Che si tingono di caldi tramonti Dorati, dalla luce più tremula
E negli occhi rimane ancora La splendente, radiosa immagine Di un lago di intenso azzurro, Dalle acque quiete, dolce pace Per gli occhi e per l’anima, uno scrigno Splendido per il sole al tramonto...
Dalla riva del lago
Guardo dalla riva del lago Il canneto illuminato Dal sole al tramonto, Le piccole case Aggrappate alla roccia E un vecchio maniero Che dalla sommità del colle Sorride con le sue finestre vuote Alla serenità del paesaggio...
Come sei verde e tranquillo Vecchio borgo lacustre, Che pensieri di dolce serenità Mi ispiri, pensieri Come onde leggere, Come voli di vento, Come battiti d’ali... Come vorrei vivere qui Nel silenzio odoroso della sera!
Il tempo dei ricordi
Solo ieri la nave della vita Carica di speranze, illusioni, Attese, veleggiava con il vento In poppa, sulle onde increspate Di un mare scintillante di luci
E oggi, immagini immutate Rimanda il tempo alla memoria, Giorni lontani, dolci immagini Di serenità, e la mente torna Ad accendersi di luci riflesse
È il tempo dei ricordi, il tempo Più dolce e insieme più amaro Della vita, quando come conchiglie Marine rimanda echi passati Il tempo, echi di gioie lontane
Nulla cancella il tempo e nulla Può essere ricreato ma vive Custodito nel nostro cuore sempre Per donarci serenità e forza, E forse una nuova felicità...
Ricordando mio padre
Ti vedo ancora chino sul muretto Guardare pensoso il mare, assorto Nei tuoi pensieri, silenzioso, A contemplare una vela lontana...
Guardi il mare come se lo vedessi Per l’ultima volta, quel verde mare Di Versilia pieno di dolce incanto, Poi mi guardi, gli occhi luminosi Color del mare, chiari, sorridenti Lodando quella serena bellezza Ristoro per gli occhi e per l’anima
Mi guardi cercando nei miei occhi La stessa gioia, lo stesso incanto, Perché tu mi hai trasmesso l’amore Per la bellezza, tu mi hai insegnato A contemplare la natura, dono Meraviglioso di Dio all’uomo, Fantastico scrigno di emozioni...
Come ti sento ancora vicino a me Padre mio, con la tua dolcezza, La tua serenità... Quando guardo Il verde mare di Versilia, vedo Ancora il tuo sguardo sereno Contemplare quella dolce bellezza E quanta forza mi doni ancora...
Malinconia
Chissà perché ti prende La malinconia Quel malessere sottile, Quei ricordi Che credevi sopiti, Quella voglia di piangere Che credevi sconfitta...
E invece eccola Quella lacrima tenace Che vuole rigarti il volto E liberarti Da quell’angoscia indicibile Che ti prende quando sei sola Quando vorresti qualcuno Accanto a te...
È triste ricordare I momenti felici Quando la solitudine È la tua compagna più fedele E non può più bastare Una fotografia, un ricordo A scacciare la tua tristezza A ridonarti un sorriso... Lungo il fiume dei pensieri
Sto camminando in compagnia del fiume dei miei pensieri, un fiume dalle acque sempre abbondanti sempre chiare E nuove immagini mi accompagnano, immagini di un tempo così vicino eppure già coperto dalla cenere dei ricordi...
Come una conchiglia mi riporta il tempo l’eco di giorni ormai spenti, di albe senza sole di tramonti senza luce, di affetti perduti Passato e presente convivono spesso in noi, sono le onde della nostra memoria, le ancelle del nostro futuro
E il fiume del tempo scorre trascinando le sue acque chiare verso altri lidi...
Come l’autunno
Come l’autunno è la mia stagione di frutti dorati, purpurei, dolci maturi eppure amari spesso o teneri come la nostalgia
Come l’autunno è la mia stagione e i ricordi, i dolci rimpianti riempiono la vita di tenere visioni, giorni che non torneranno
Perché solo l’inverno è atteso, con il suo freddo sole e la neve, i suoi malanni, la tristezza di giorni senza luce e calore
Come l’autunno è la mia stagione ma tu inverno non venire! No, no, ti prego, non venire, non ancora... Rimani autunno, sì, rimani!
Le stelle d'agosto
Il cielo inondato di stelle tremule di luce e d’infinito nel silenzio immoto di una notte d’agosto e un lieve stormir di foglie che riporta allo scorrere della vita; un suono dolce e leggero che accompagna i pensieri sulla via della meditazione, lungo i sentieri affascinanti della nostra mente ove la consapevolezza si fa percezione, sensazione, emozione intensa…
Un senso di eternità trattenuta, sospesa come se il tempo si fermasse, come se non esistesse nulla più di quella immensa bellezza, che fa più lieve il respiro, più forte il battito del cuore: e l’uomo si scopre infinitamente piccolo, fragile al cospetto di quelle luci lontane, alla sconfinata energia di quei fuochi accesi sopra di lui nell’universo infinito…
Tramonto sul mare S’incendia il mare al tuffo del sole al tramonto, ed una lingua di fuoco lambisce l’orizzonte… Si abbracciano il mare e il sole, e dolcemente fremono le acque alla calda, dolce carezza di quegli ultimi, deboli raggi…
Un altro giorno conclude sereno il suo affannato corso, e tra poco fameliche le ombre inghiottiranno le ultime luci: e sarà sera, e sarà buio intorno, poi sarà notte… Ritmi sapienti della vita della natura, che dona le ombre dopo la luce, il riposo dopo la fatica del giorno. Ma gli occhi sono di nuovo avvinti all’immagine rosseggiante del sole, alle acque palpitanti del mare, alla triste serenità di un tramonto che accende delle sue ultime luci il curvo orizzonte della terra cullato da quiete onde scintillanti…
La notte della coscienza Seduto, accasciato te ne stai tutto solo in un angolo di un parco, guardandoti le mani, estraniato da tutto, da tutti, lo sguardo perso nel vuoto come se nulla, nessuno esistesse… Sei giovane, forse sei stato bello, ed ora ti trascini così, larva umana, oggetto di sguardi pietosi o forse solo infastiditi, turbati… Ma perché, perché abbandoni la vita, perché non la dedichi a qualcuno, a qualcosa che te la faccia amare? Sei giovane, forse puoi ancora vincere la notte della coscienza, coraggio! Riprenditi la vita, la tua vita, abbi il coraggio di vivere, rifiuta i “paradisi artificiali” che scatenano l’inferno nella mente e nel cuore! Scegli la vita, ti prego…
Cera, sì c'era...
Lieve come volo di farfalla il sogno mi ha portato lontano, dove i pensieri si vestono d’azzurro come il mare, come il cielo, e le chiare cime dei monti illuminano il verde intenso dei pini e dei lecci, e sono luce nella luce, incanto nell’incanto… C’era, sì c’era, una magica atmosfera in quel sogno ad occhi aperti, in quella bellezza che ferma il respiro, in quel mirabile equilibrio di colori e di forme e c’era, sì c’era, la felicità del cuore e della mente, l’armonia impareggiabile dell’anima immersa in quel paesaggio sublime…
Lieve come volo di farfalla il sogno mi ha portato lontano…
Quello che vorrei dirti…
Vorrei dirti parole meravigliose mentre il vento sussurra tra gli alberi un dolce canto, mentre il cielo si tinge di rosso e poi scolora…
Vorrei dirti quanto è bello guardarti e leggere nei tuoi occhi l’emozione quando sei accanto a me, quanto è dolce fantasticare di essere ancora vicino a te…
Vorrei dirti…vorrei dirti… ma c’è tanta emozione nella tua voce quando mi parli ed io divengo muta e lascio parlare gli occhi e il cuore…
Ritorno a casa
Avevo amato sin dal primo momento la nuova casa in una via tranquilla della città in cui erano sorti di recente bei palazzi circondati da giardini fioriti… Questa zona era sempre stata chiamata “La Conca d’Oro” per il suo clima più mite rispetto ad altri quartieri della città e per il verde da cui era circondata essendo situata nella fascia pedecollinare sottostante la città antica. qui era nato mio padre, che da anni stava cercando una sistemazione definitiva che lo riportasse nel luogo in cui era nato e vissuto fino all’anno del suo matrimonio. Le vie tranquille e fiorite de “La Conca d’Oro” erano molto familiari anche a me, perché vi aveva abitato una mia cugina della stessa mia età, che aveva frequentato la stessa mia scuola. Molto spesso in primavera, dopo aver fatto i compiti insieme, mia cugina ed io eravamo solite fare una breve passeggiata nelle vie attigue e casa sua (a quel tempo io abitavo in un’altra zona della città) gustando il verde e il profumo dei fiori che proveniva dai giardini delle belle ville di questo quartiere incantevole della città. Così, quando finalmente mio padre trovò la sistemazione che desiderava alla “Conca d’Oro”, fu una festa per tutti: l’avevamo così desiderata da sentire che in qualche modo quella casa ci avrebbe portato fortuna… A quel tempo mia sorella ed io eravamo due giovani ragazze che ancora non avevano realizzato il sogno che ritenevano più importante: quello di una famiglia. Forse per questo il cambiamento di abitazione era stato caricato di significati che erano lo specchio dei nostri desideri e di quelli dei nostri genitori che volevano vederci “sistemate” e felici… La mia vita sentimentale in particolare era stata fino a quel momento sfortunata, e il fatto che io non fossi ancora fidanzata destava in chi mi conosceva un poco di meraviglia… Non si capiva la ragione di tanta difficoltà nella scelta; anche perché io non parlavo mai, nemmeno con le amiche più care, dei miei sentimenti. Fiorivano quindi le più svariate congetture, ma la ragione in realtà era molto semplice: mi ero innamorata a diciassette anni del fratello di una mia cara amica, ma non avevo mai avuto il coraggio di confidarmi con lei…Era, così io pensavo allora, un amore unilaterale, e forse lui nemmeno aveva intuito i miei sentimenti… Così io non riuscivo a legarmi a nessun altro, e, anno dopo anno, mi ero ritrovata a ventiquattro anni ancora sola, dopo aver respinto la corte di persone degnissime, e la cosa mi faceva soffrire moltissimo, oltre a preoccupare i miei genitori. Poco tempo prima di venire ad abitare alla “Conca d’Oro”, durante una gita sciistica, avevo però conosciuto un ragazzo che per la prima volta, dopo quel primo amore lunghissimo e infelice, mi aveva colpito. Per alcuni mesi mi ero illusa di essere ricambiata, ma lui non si decideva a dichiararsi ed io ero diventata sempre più triste e sfiduciata. Mi trovavo in questo difficile stato d’animo quando un mio collega incominciò ad avvicinarsi a me; io però ancora una volta non riuscivo a considerare quel ragazzo dolce ed educato come mio probabile fidanzato e non volevo dargli illusioni. Avevamo fatto un corso aziendale di tedesco insieme, ma i nostri rapporti erano rimasti quelli formali di sempre: proprio non riuscivo a vederlo che nella veste di collega… Passarono alcuni mesi, durante i quali cercai di “tenere le distanze” tra me e lui; certo non era facile questa situazione ma non volevo farlo soffrire. Pensavo che illuderlo che qualcosa potesse nascere tra noi sarebbe stato decisamente disonesto… Qualcosa tuttavia cambiò improvvisamente in una chiara sera di primavera, mentre stavo tornando a casa immersa nei miei pensieri, come ero solita fare quand’ero sola. Il mio pensiero ricorrente in quel periodo era ancora l’amore che nutrivo per quel mio compagno di gite sciistiche che frequentavo in compagnia con altri amici e che probabilmente nemmeno immaginava i miei veri sentimenti nei suoi confronti. Forse anche lui, come altri, mi giudicava “irraggiungibile” a causa della mia eccessiva timidezza che mi faceva apparire ingiustamente altera. Inoltre il fatto che fossi anche carina aggiungeva difficoltà a difficoltà, perché poteva farmi sembrare troppo orgogliosa del mio aspetto fisico. Quante volte in questo periodo avevo pensato di telefonargli, con un pretesto qualsiasi, ma alla fine non ne avevo trovato il coraggio o avevo rimandato la telefonata per l’ennesima volta… Quella sera, rientrando a casa, ero più triste del solito e stavo camminando a passo sostenuto; ma proprio mentre stavo per raggiungere l’ingresso, mi sentii chiamare. “Dedy, posso parlarti un momento?”, mi chiese una voce a me ben nota: era Alberto, il mio collega. “Sì, dimmi pure”, fu la mia risposta gentile ma un poco timorosa. E quando lui incominciò a parlare, i miei timori aumentarono. “Dedy, non ti sei mai accorta che io…che io ho sempre avuto un’ammirazione speciale per te?”, mi disse Alberto tutto d’un fiato. “Davvero non hai mai pensato che… che io ti amassi?”, aggiunse Alberto arrossendo vistosamente. E aggiunse “Da almeno un anno non penso che a te, non è possibile che tu non te ne sia mai accorta…” Quella dichiarazione così chiara, esplicita, mi fece tanta tenerezza ma mi mise anche in seria difficoltà: come avrei potuto dirgli che ero innamorata di un altro, senza che tutto questo apparisse una scusa? Raccolsi tutte le mie forze e con un fil di voce dissi ad Alberto: “Tu sei un bravo ragazzo e come tale ti ho sempre stimato, ma vedi…sono innamorata di un altro: ti prego, non volermene…Mi dispiace veramente, credimi…” Alberto stette per un attimo immobile, come impietrito, poi mi guardò senza parlare, ma nei suoi occhi c’era tutta la disperazione e la delusione che provava in quel momento. A me quello sguardo fece venire i brividi, anche perché mi fece ricordare altri sguardi disperati di ragazzi ai quali in quegli anni aveva dovuto dire le stesse parole trovandomi in una situazione analoga. “Ma perché”, mi chiesi, “Perché devo sempre trovarmi in situazioni così dolorose? Perché devo vedere persone soffrire a causa mia? Io vorrei portare solo gioia: mai e poi mai vorrei essere causa di dolore per qualcuno…” Alberto notò il mio sguardo triste e capì che ero sinceramente dispiaciuta; ci salutammo con un certo imbarazzo e lui certamente aveva notato che i miei occhi si erano riempiti di lacrime, perché mi guardò con apprensione, ma non disse nulla.Era troppo sconvolto... Non volendo mostrare oltre il mio turbamento, mi infilai velocemente nell’atrio e chiamai nervosamente l’ascensore: non vedevo l’ora di entrare in casa, di rifugiarmi nella mia cameretta… Entrai di corsa, mi buttai sul letto, e piansi, piansi a lungo. “Ma perché sono sempre così sfortunata?” mi chiesi, “Le persone che amo nemmeno lo sanno o lo capiscono, e devo far soffrire le persone che mi amano…” Avevo la disperazione nel cuore e quando la mamma mi chiamò per la cena, dissi di avere l’emicrania e di non voler mangiare. La mamma accese le luci e vedendomi con gli occhi umidi, mi disse: “A chi altro hai detto di no, oggi?” “Mamma”, risposi, “Come lo sai?” “Non occorre essere un indovino per capire che qualcosa ti ha scosso profondamente ed io ho già visto in altre occasioni la tua reazione a momenti come questi…”, rispose la mamma. “Ma se vuoi, non ne parliamo ora”, aggiunse, “Me ne parlerai quando ti sentirai più serena, vuoi?” “Sì, mamma, è meglio. Te ne parlerò io, quando me la sentirò. Intanto lasciami qui, ti prego… Ho bisogno di tranquillità, scusami se non vengo a cena stasera…” La mamma si allontanò preoccupata, ma desiderava rispettare come sempre il mio stato d’animo. Pochi minuti dopo sentii che stava raccontando al babbo il motivo per cui avrei disertato la cena quella sera, e la cosa non mi sorprese. Tra la mamma e il babbo c’era una confidenza piena, meravigliosa, che io aveva già avuto occasione di ammirare in molte occasioni. “Perché non sono così fortunata anch’io”, mi chiesi,”perché a me non è mai dato di avere la persona che amo?…” L’indomani, quando mi alzai, ero più serena, ma l’idea di incontrare Alberto mi metteva in difficoltà. “Come potrò essere spontanea e naturale con lui?” mi chiedevo. “E se lui riprendesse il discorso, se insistesse?” Quando lo incontrai durante la pausa di metà mattina, mi sentii decisamente in difficoltà, ma Alberto mi si avvicinò con decisione. “Scusami per ieri sera”, mi disse con un poco di tremore nella voce, “Non avrei dovuto esprimerti così chiaramente i miei sentimenti senza prima aver almeno cercato di intuire i tuoi…” “Non ti devi scusare per nulla”, gli dissi, “Mi spiace di farti soffrire, vorrei tanto non provocare sofferenze a nessuno, sia pur involontariamente”. “L’ho capito benissimo, non preoccuparti”, mi rispose Alberto con un sorriso triste. Poi mi disse cercando di controllare l’emozione: “Vorrei tanto che rimanessimo buoni amici…” Non riuscii a rispondergli, ero troppo tesa, ma cercai di sorridergli: non so quanto questo mio tentativo fosse riuscito…Lui si allontanò in fretta, e per alcuni giorni non lo incontrai più; seppi più tardi che si era preso alcuni giorni di ferie, e la cosa mi preoccupò perché pensai che non stesse bene. Ero un po’ angosciata, mi sentivo in colpa… Finalmente potei parlarne con la mamma, e questo mi diede un po’ di sollievo; lei fu d’accordo con la decisione che avevo preso e con la sincerità con cui avevo risposto ad Alberto, ma mi esortò anche a prendere una risoluzione nei confronti della persona che amavo. “Se non hai il coraggio di fargli intuire i tuoi sentimenti”, mi disse la mamma, “cerca di non vederlo più, evita le occasioni di incontrarlo. Non vorrai che si ripeta la situazione che hai portato avanti per anni con il tuo primo amore…Sarebbe assurdo, anche perché ora hai un’altra età”. C’era molta preoccupazione nelle parole della mamma, e non potevo non tenerne conto. Ma l’idea di non vedere più la persona che amavo, mi sembrava intollerabile. Per alcuni giorni evitai di parlare di questo argomento sia con la mamma che con mia sorella, che, pur essendo più giovane, sembrava desiderosa di darmi consigli… Poi venne il momento della decisione, dolorosa ma necessaria; non dovevo più partecipare a gite in cui fosse presente la persona che amavo. Soffrii molto, ma mantenni la mia decisione. In alcuni momenti mi sentivo come se il mondo mi stesse per crollare addosso: non avevo più entusiasmo per nulla, non avevo più voglia di sorridere. Il lavoro mi era diventato pesantissimo, alla sera ero stremata. Temevo di non farcela più: la mia buona conoscenza delle lingue mi aveva consentito di ottenere un posto di Assistente di Direzione Amministrativa in una importante azienda della città. Era un lavoro di grande soddisfazione ma molto impegnativo: sulle mie giovani spalle erano piovute grandi responsabilità, e temevo di non aver più la lucidità di portare avanti il mio lavoro e quello delle persone che dipendevano da me. Passai un periodo durissimo, e leggevo negli occhi dei miei genitori tanta preoccupazione anche per la mia salute. Ma ressi, grazie a Dio, e ricominciai a uscire la domenica con mia sorella ed altri amici. E il destino aveva in serbo per me un’altra sorpresa… Altri due colleghi incominciarono a farmi una corte discreta ma tenace. Pensai subito ad Alberto: non volevo altre esperienze dolorose come quella, quindi cercavo ancora una volta di “tenere a distanza” i miei corteggiatori. Ma non potevo negare che uno di loro mi aveva colpito per la sua gentilezza e per gli interessi che mostrava in molti campi. Mi capitava di incontrarlo casualmente a teatro, ai concerti di musica classica, ai cineforum. Era molto discreto: lo trovavo dovunque ma non mi imponeva mai la sua presenza. Anche questo mi piaceva molto, era molto simile al mio modo di comportarmi. Incominciai a trovarlo “per caso” alla fermata dell’autobus, e parlavamo un po’ di tutto. Qualche volta tornavamo a casa a piedi: anche lui abitava a pochi metri da me, alla “Conca d’Oro”. Era molto maturo per i suoi ventiquattro anni; mi aveva manifestato il desiderio di formarsi una famiglia e voleva progredire nel lavoro. Più lo conoscevo e più avevo modo di apprezzare la sua serietà e maturità. Ma passarono alcuni mesi prima che il nostro rapporto passasse dall’amicizia al rapporto sentimentale. I miei genitori avevano avuto modo di conoscerlo durante una festicciola a casa nostra ed avevano avuto una buona impressione di lui. Finalmente era tornata la serenità: forse, diceva la mamma, la nuova casa aveva davvero portato fortuna. Pochi mesi più tardi ci fu il fidanzamento ufficiale, e meno di due anni dopo il matrimonio. Tre anni dopo, anche mia sorella si sposò; in meno di cinque anni, i miei genitori si erano ritrovati soli, ma erano felici di averci visto formare la nostra famiglia. Tutto era avvenuto secondo i loro desideri. Inoltre abitavamo a pochi metri di distanza gli uni dagli altri e ci sentivamo sempre molto uniti. La “Conca d’Oro” avrebbe custodito da allora la storia della nostra famiglia…
27 gennaio 2011
AGGIORNAMENTI
Tre nuove poesie e due nuovi libri di Edda Ghilardi Vincenti
UN MATTINO AL MARE
Profumo di mirti odorosi
nell’aria lieve del mattino
e il mio pensiero solitario
vaga oltre le colline festanti,
oltre quell’azzurra distesa
di acque palpitanti…
E quell’immensa bellezza,
cattura il mio sguardo,
"cura" la mia anima triste:
il mio pensiero ora vaga sereno…
E sono con te, solo con te,
nell’aria lieve del mattino…
NEL VENTO
Ora lo so, sei nell’aria, nel sole,
nella pioggia, nel vento:
appartieni alla natura,
sei vicino a Dio, lo sento…
Non devo più cercarti nelle cose
che ti sono appartenute sulla terra!
E forse era proprio quella folata improvvisa
di vento il tuo saluto, o questa brezza leggera
che mi accarezza il viso: ora lo so,
hai modi diversi per dirmi che mi sei accanto,
che non mi hai abbandonato,
che breve è stata la tua assenza.
Ricordo la notte della tua dipartita:
d’improvviso così tetra la strada verso casa,
e quanto buio dolore nei miei occhi!
Poi il rifiuto della tua perdita
e quel fiume dalle acque cupe
di angoscia, quel peso al cuore!
Ma ora so che sei ancora con me,
sei tornato, sì…, sei tornato!
E mi pare di udire ancora la tua voce
nel ticchettio della pioggia, nelle onde del mare,
perché ora appartieni alla natura, sei vicino a Dio:
ma sei anche nel mio cuore, padre mio!
ERA PRIMAVERA
Soltanto ieri (ricordi?),
sbocciavano candide e rosa
le magnolie gentili
e una brezza leggera
ti accarezzava i capelli
ancora umidi di inverno,
e sorridevi felice…
Soltanto ieri i ricordi
erano soltanto
dolci vele nel vento,
squarci di sereno,
cieli trasparenti
di memorie,
dolci, verdi immagini…
Chissà perché ora,
improvvisamente,
più lontani, sbiaditi,
si fanno i ricordi,
e la tristezza
di un autunno ormai vicino
scolora la luce del cielo…
Soltanto ieri (ricordi?),
sbocciavano candide e rosa
le magnolie gentili…
 
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