Anna Magnavacca
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Note biografiche

Nata alla Spezia, proviene dalla città di Pontremoli. Risiede ad Aulla – in Lunigiana   dove ha insegnato per molti anni. E’ vice-presidente del “ Cenacolo Artistico Letterario” Val di Magra e collabora con saggi riguardanti la sua terra a “Cronaca e storia di Val di Magra”. È  membro di giuria in importanti concorsi letterari. Ha avuto il riconoscimento del titolo “ Poeta di pace” dal “ Centro Lunigianese di Studi Danteschi” e – dallo stesso- il 10 settembre 2011 ha ricevuto il prestigioso “ Premio alla carriera”. Molti i premi conseguiti da Torino ( Città di Torino – M: Pannunzio – Garcia Lorca)  a Reggio Calabria. Nel 2010 ha ottenuto ex-aequo il 1° premio al “CAPUT GAURI”. Suoi testi poetici sono presenti in diverse antologie di premi letterari, fra queste: la prestigiosa  antologia del “ Premio San Domenichino”( anno 2003- 2006 -2007 - 2a classificata / anno 2009 1a classificata – Presidente di giuria Alessandro Quasimodo), l’antologia “ Quaderni di línfera” 2008 - con prefazione di Maria Luisa Spaziani,“Quaderni di línfera” 2009 con prefazione di Dante Maffia (2a classificata) – Quaderni di linfera 2010 con prefazione di Angelo Sagnelli e l’antologia della “ Storia della letteratura italiana” 2000 Ed. Helicon  a cura di Giovanni Nocentini. È inserita anche nella “ Storia della letteratura Italiana contemporanea” 2003 –Ed. Helicon- a cura di Giorgio Luti. È presente nell’Antologia “ Il segreto delle fragole 2012” edita da Lietocolle- 

Pubblicazioni:

  “Pietra e memoria” Collana Uomini e donne del 2000 - “Righe d’amaro” Ed. Il Cenacolo - La Spezia 2004 - “Spiccioli di latta e altre poesie” Ed. Guerra – Perugia  - 2004  –  “Soste” Ed. Guerra – Perugia 2009 – Prefazione del prof. Renzo Pavese.

“ Poesia in forma di lettera” Ed. Ibiskos-Ulivieri Empoli 2010 con prefazione del prof.Giuseppe Benelli ( Presidente della Fondazione “ Città del libro” Premio Bancarella – Pontremoli -  Docente Universitario )  e dr Riccardo Boggi ( Ufficio cultura del comune di Aulla- responsabile del Museo di San Caprasio – Aulla-) –“ Dell’Amore- Ed. Guerra con note critiche di Anna Oliverio Ferraris (Ordinario di Psicologia dello sviluppo presso “ La Sapienza” Università di Roma. Psicologa e Psicoterapeuta- Scrittrice ) e Massimiliana De Vecchi. – poetessa- critico letterario.

Per quanto riguarda la saggistica:

“ Culto di San Giorgio in Lunigiana” Storia e leggenda 2006----

“ Nella magia dei boschi lunigianesi” Note di etnografia e letteratura popolare---2008-

“ Le Rogazioni – Cronaca e storia-( 2010)

[aggiornamento del 15/10/2011]

 

Note critiche

Anna Magnavacca è poetessa ben conosciuta nella sua Lunigiana, sia per l’assiduo impegno letterario e culturale che per le sue doti poetiche, che l’hanno imposta all’attenzione di un pubblico appassionato e “critico”. La sua poesia, infatti, tocca le corde più intime del lettore e del conoscitore della lirica moderna per l’intensità del dettato e la proprietà formale della struttura. Attenta osservatrice della realtà che la circonda, la poetessa lunigianese coglie di essa i risvolti che hanno a che vedere con il sentimento, che appare, in ultima analisi, l’aspetto umano che maggiormente attrae il suo interesse. Con il sentimento la memoria incide con segni profondi il suo cuore, e di conseguenza i suoi versi, imprimendo loro quel carattere universale dettato dalla condivisione del ricordo e dell’esperienza passata, che accomuna molti di noi. Affetti e figure familiari ormai perdute si stagliano nelle composizioni di Anna Magnavacca sfrondandosi del carattere individuale, per ergersi ad emblema del passato formativo e dell’affettività di cui è pervasa l’infanzia e l’adolescenza.
Una sensazione di malinconia si diffonde dalle liriche, a segnare un percorso esistenziale non sempre felice, punteggiato di episodi dolorosi, sublimati tuttavia dalla ricchezza di un’anima generosa e gentile. La tristezza, mai effusiva, contenuta in brevi cenni, più nella scelta delle parole che nella effettiva espressione di essa, emana con una dolcezza significativa dell’accettazione serena e saggia degli eventi della vita. In questo modo la sua poesia diventa un momento di rasserenante intimità, di spirituale elevazione, di intensa emozione.

 

Recensioni

L’opera di Anna Magnavacca scorre originale su sentimenti e immagini di vita caratterizzati da “momenti / unici irripetibili”, dove la “memoria” “ci permette di tornare indietro nel tempo per rinnovare e trasfigurare l’esperienza emotiva passata”. Le “Soste” sono “intese come momenti liberatori nella realtà e fuori dalla realtà”. I ricordi della nonna, della madre in particolare (“ombra marmorea” con il “vestito a pois”), del padre, dei figli, dei nipoti, del fratello, dei familiari in genere, dell’amica, della casa di una volta e di tutto un mondo passato, talvolta “immaginario”, che sconfina nel presente, colorano le pagine e incorniciano momenti fissati nella mente e nel cuore. Cielo e corpi celesti, mare e terra, natura con alberi, giardini e fiori amati, oggetti della casa cari, città indimenticabili come Londra, Milano, Firenze e luoghi soprattutto come il litorale della Versilia e la Lunigiana, nonché la Liguria, diventano individui con un’anima e con atteggiamenti umani.
Si sente talvolta il “silenzio” e la “solitudine”; c’è un “tarlo” che “rode il cuore” e non può essere allontanato, perché il “voler essere (solo) felici”  è una “speranza mortale”.
RENZO PAVESE – dalla Prefazione a “Soste”

 

Letture

 Sample Image   1942

Nata al chiarore delle bombe
- cenere e fumo – giù, sotto terra
nel concavo rifugio.

Cresciuta presto nei freddi vicoli
dove mia madre
sempre riscaldava la mia anima bambina.
Si spigolava nei campi
alle stagioni
e poco l’olio dalla verde bottiglia
sul nero pane.
Ma la sera... le lucciole... il fuoco sulla pietra
e voci che raccontavano la bellezza dell’amore
(“La bella e la bestia”).

E una notte passi duri – guasto il mio piccolo sonno –
nell’odore del sudore e della neve.
Frugarono con mani e voce gli angoli...
l’acqua nel secchio... la madia vuota... il cassetto...
“... cercate, qui non c’è nulla...”
(già lapide la voce di mia madre).
Nascondevano i capelli gli occhi, il mio alito di bimba
mentre sognavo il profumo del pane
e la voce di mio padre.

E nulla uscì dallo strazio dei muri
e fra le piccole mani mi ritrovai
un sacchetto dolce (con una risata
me l’aveva posato sui capelli qualcuno).
Tutto era finito
e fu gioia la vita ritrovata.

Adesso è memoria.
Altro tempo, altre pagine di storia.

da: “Soste” – Edizioni Guerra 2009



    Pane e sogni

Sul tavolo
profumato di bosco
e lungo le bocche,
il vino rosso
nella bottiglia chiara,
tondo il pane
fra mani veloci
si srotolava in brune fette.

Annusavo
nel buio dell’armadio
tarlato di tempo
l’aspro odore di naftalina
nei panni lavati e rilavati
mille volte...
sul lavatoio di pietra
laggiù, fra i meli in fiore
e le ginestre sul poggio.
Sento ancora il canto
Dell’acqua rupestre,
il battere sordo
che levigava il crudo sasso,
i miei passi
che inventavano sentieri.
E poi la lavanda nel cassetto
per il vestito delle feste
che profumava d’attesa, d’incanto.

In quella casa,
dove il vento portava a sera
una preghiera,
s’impastavano pane e sogni
al primo cielo d’alba.

da: “Soste” – Edizioni Guerra 2009



    Si spezzano pensieri...

Si spezzano pensieri
e ricordi struggenti solitari fiori.
Senza eco sogni, oro di parole.
Immensi stormi neri
nel cielo lontano – dimenticato – perduto.

Non voglio nascondermi
dietro false parole, strette labbra,
in pezzi
il mio stanco cuore.
Anche se cerco di fare sorridere gli occhi
Nell’ombra di un sussurro,
consegno a terra
come vuoto ramo
la mia guancia bagnata.

Da rotti sentieri un fiume
di solitudine.

Non nasconderà per sempre
le sue dorate altalene
questo glorioso sole
traboccante di memorie.
Dileguerà nubi di silenzio,
farà sbocciare chiusi fiori
e nei suoi occhi
per me ancora fanciulli
tornerà il sereno.

da: “Soste” – Edizioni Guerra 2009



4 – 10 – ‘07

Impressa questa data –
su un seggiolino
di una vecchia corriera di linea
(sempre la stessa, da anni).
4-10-‘07
“Fede 6 la mia vita”

Qualcuno ha aperto il suo cuore
all’amore.

Un amore che parla di vita
(ben altre le frasi incise su muri
o corriere)
quando sembra che la vita – quella vera –
non interessi più nessuno,
quando l’amore
-così breve
così veloce
così casuale –
ha perso tutti i segnali necessari.

 

4-10-‘07
“Fede 6 la mia vita”


Quest’amore parla di vita – radice del mondo –
delle persone che spezzano con noi
e il pane e i giorni e silenzi e parole.

Mi sorprende e mi rassicura questa frase
sbocciata da un giovane forte cuore.



Casa bianca

Casa bianca sulla collina,
fra il verde immobile
e disteso nella sera,
hai fermato il tempo
nel ricordo di un amore
che non tornerà più.
È ferita stillante
la mia solitudine
e le antiche parole
risuonano straniere
su freddi lastricati.
Sulle mie labbra
la tua voce,
un tempo nettare,
non bisbiglia rossi sussurri
e il gelo della tua indifferenza
attanaglia il mio cuore
in un oceano di pietra.
Non ce la faccio ad attraversarlo,
ormeggio e canto
per saziare il dolore.

da: “Spiccioli di latta e altre poesie” – Edizioni Guerra settembre 2004



In pezzi

Muta come il mio cuore
questa mattina di dicembre.
Dalla fontana non esce acqua,il gelo l’ha bevuta,
dal mio cuore non esce battito,
si è spezzato.
Non so dov’è finito,
sento un vuoto oscuro dentro
che non si può riempire
con tutta l’acqua del mare
e le rapide dei torrenti
che disgelano
fra acerbi boschi di eriche.
Voglio ricongiungerlo
pezzo per pezzo
per fare urlare il silenzio.

Non riesco a farli combaciare
e a morire ci vuole poco.

da: “Spiccioli di latta e altre poesie” – Edizioni Guerra settembre 2004

 

Sample Image

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

16 Giugno 2001

Pubblichiamo un aggiornamento sull'opera poetica di Anna Magnavacca

Anna Magnavacca

Dell’amore

Guerra Edizioni

Cara poetessa Anna, ho letto il suo nuovo poema, fresco di scrittura. Avvincente, delicato, profondo e al tempo stesso comprensibile a tutti perché tocca una tematica universale. Bravissima negli accostamenti, nell’uso delle parole, nel passare delle informazioni che provengono dall’esterno alle sensazioni interiori. Bene emerge la complessità femminile dell’essere compagna e amante ma al tempo stesso madre e quindi portatrice di una responsabilità che l’uomo non riesce ad avvertire con la stessa intensità. Un caro saluto

Anna Oliverio Ferrarsi

 

Con estrema grazia e raffinato candore procede, lievissimo, il ritmo del poemetto "Dell’amore", intriso di intensa consapevolezza – amara, dolcemente ironica e sofferta – della donna spettatrice e attrice dell’abisso indotto dalla passione. Si stagliano quadri, delineati con maestria, in pochi accenni alla semplicità del quotidiano: "…io sono la giornata settembrina / che non si dimentica / quando l’aria profuma d’erba… / menta e rosmarino". Il poemetto si snoda con purezza di accenti, felicità d’immagini e rara capacità di sintesi, che rende il lettore stupefatto di fronte alla potenza di una vena poetica misurata in profondità e offerta con l’immediatezza e la spontaneità poliedrica del dono. Con affetto

Massimiliana De Vecchi