| Paola de Lorenzo Ronca |
Note biografichePaola de Lorenzo Ronca vive ed opera in Avellino. Pervenuta alla poesia nella maturità, dopo un lungo percorso interiore, è vincitrice di numerosi premi di poesia nazionale. Sue composizioni liriche compaiono in numerose raccolte e nell’antologia "La persistenza del dubbio" (Scuderi Edizioni). Socia del circolo letterario LOGOPEA, collabora attivamente con ricerche storiche e poesie alla realizzazione del giornale mensile "L’Arco", dell’Università del Tempo Libero di Avellino, di cui è socia da molti anni.
Note criticheUna poesia protesa verso il passato, pervasa di affetti familiari, ricca delle sfumature dell’anima, che anela alla primigenia semplicità, nella purezza di un sentimento sincero: una poesia che non ricerca stili e forme raffinate, ma immediatezza di toni e di comunicazione, ricordo e rimpianto. Una poesia, dunque, che vola diritta al cuore di chi legge, come se si creasse un ponte ideale tra l’autrice e il lettore.Le immagini che l’autrice propone sono soffuse di malinconia, ma nitide e precise nel delineare ambienti per lo più legati al passato e intrisi della potenza della tradizione popolare, a cui spesso si riferiscono i versi. L’amore per il suo borgo natio, per le care consuetudini familiari, per le presenze dell’infanzia, sono sì intimi ricordi, ma anche importanti testimonianze di un passato che è non soltanto personale. Vi si innestano, infatti, il vissuto di una comunità semplice e serena e l’insieme dei sentimenti che l’hanno determinata e arricchita.
LetturePudicamente (Concerto a Loreto) Una piuma di luna una si spandono un insieme di quadri coriandoli colorati un tenue filo In punta di piedi Cammino, nel sogno, Ti lascio e scappo Ritorno leggera, bagnata Ti lascio di nuovo Mi volto, mi giro, Antico mio paese Paese mio gentile Sorgeva la casa natia La chiesa era lì accanto Scendevano fiere le donne Sedevano quiete sul bianco Sentivo confusa nel sonno Nostalgia d’estate Chissà perché mi prende una nostalgia struggente Non so perché io senta, Un raggio di prima mattina Sentivo il calore Mi piaceva quella mia Mi piaceva l’odore di buono Non sapevo cosa fosse l’odio Il mio mondo era questo, a cui Dove siete cugini di sangue Io sono qua
Vorrei dipingere Vorrei potervi Antico Natale Soffusa Brillavan Splendeva la buia cucina Suonavano a festa Mio dolce, antico Natale Nell’ora del buio San Lorenzo (10 agosto) Era festa grande, Risuonavano gli angoli bui Si rincorrevano i piccoli I tavoli si coprivano Vorrei dare tutta la mia vita Chiudo gli occhi e sento San Lorenzo. Dove sono Dove sono? Ho cercato San Lorenzo. Come è freddo 30 Gennaio 2010 Presentiamo la nuova raccolta di poesie di Paola de Lorenzo Ronca
7 febbraio 2011 Riceviamo e pubblichiamo alcune nuove liriche di Paola De Lorenzo Ronca
Munnì e Ninà Erano ombre soltanto due ombre Munnì e Ninà lì nella soffitta umida e buia del palazzo antico Vagavano silenziose e bianche tra polverosi arredi al di là della vita già priva di sole Una porta sempre chiusa e cadente sbarrava parole e tratteneva risa al di là silenzio disperato tra le persiane socchiuse Esitava il mio passo curioso sulla soglia vietata e sui volti smunti e scarniti leggevo io bimba la morte Cosa mi resta dell’inafferrabile matassa di un ricordo mai sbiadito, di un rammendo di memoria mai scalfito, dell’eterno mio rammarico di non aver dato amore? Un fruscio di passi lieve e stanco e il profumo di Dio
… E tacque la terra mia! (30° anniversario del terremoto in Irpinia) Era fine autunno: mite dintorno la lunare aria quella sera, il torchio i grappoli pigiava e profumava il mosto in su l’aia il muto aratro, e nel tenue chiarore tra l’umida paglia lo scampanio flebile degli stanchi buoi su nel cielo un luccichio di stelle d’un tratto… buio diventò: la terra il cielo nel suo tremor attrasse e scese morte sui lavorati campi … e tacque la terra mia! È di nuovo notte quest’oggi, l’ululato del vento ha coperto le vecchie macerie e l’odore dei morti è autunno di nuovo e le stelle riluccicano in cielo, ma è freddo dintorno: soltanto qualcuno singhiozza al ricordo
Profumo di terra Scivolo… verso il ricordo in un’atmosfera brechtiana un’aria bigia eppur tersa si respira e un profumo sempre nuovo di terra umida e rimossa non so se sia la mia ombra a trascinarsi lenta su questa landa infinita che è la vita a volte però ma non sempre nascono impensate le viole tra il grigior del niente e presto da un sorriso un prato verde ed infinito nascosta, dietro i vetri, e un po’ furtiva la mia anima canta la sua ultima poesia: fuga verso un tramonto o eclissi di una vita?
Il vestito strappato Perdio, sono ancora io per la strada a mendicare amore io, nascosta dietro un cuscino, illuminata da luci scomposte, come un Pierrot dal vestito strappato sulla tela bianca della quotidianità dipingo pennellate violente con mano rabbiosa poi… a occhi chiusi butto giù due righe, lamento dell’anima (sarà forse poesia?) e… dimentico… di esistere
Il Peter Pan che è in noi (l’io bambino che è in ognuno di noi) A volte la mia anima se ne va all’improvviso e mi lascia sola, col guscio vuoto del mio corpo, che non mi dà calore. Mi sento persa senza il mio Peter Pan che mi incita a vivere, che mi fa vedere parole di bontà su labbra cattive immensi prati verdi su neri marciapiedi Io amo il mio io, così confuso e smarrito, così triste e perdente, così ancora bambino E lo tengo stretto, sì ben stretto in un abbraccio di morte che altro non è che desiderio di vita.
Silenziosamente Lentamente ho sepolto la mia anima, sotto un cumulo di sogni ingialliti Lentamente ho nascosto le mie sembianze di donna, sotto coltri di informi vestiti Piano piano ho tolto la luce dai miei occhi stanchi e ho chinato il capo Piano piano ho fermato i fremiti del mio cuore per non soffrire più Silenziosamente mi sono addormentata e non ho più sognato
Miserere Signore Vi sono giorni persi… senza Dio così grigi e bui senza una luce e non hanno senso così privi d’anima e non hanno un luogo in cui collocarsi né un tempo su cui proiettarsi nel muto specchio osservo un volto opaco e la nullità dell’essere sospesa… nel vuoto Miserere Signore non rifiutarmi!
20 Aprile 2012 Riceviamo e pubblichiamo una nuova serie di poesie dell'Autrice
Oltre le sbarre Forse un giorno ci conosceremo senza respiro la tua anima senza respiro la mia anima e ci sarà vento, un turbinio come tempesta di sabbia nel deserto. Poserò la mia anima nel tuo grembo poserai la tua anima nel mio grembo e ci sarà vento, una brezza lieve come increspatura bianca sulle onde. Fruscii di corolle mosse le tue parole sulle labbra fruscii di petali caduti le mie parole sulle labbra. E ci sarà musica, una sinfonia soave come la nona di Beethoven. Non ti conosco ma già ti sento.
Lo stato puro Misteriosa sera! Pioggia di tempo odo sul mio corpo tra le immacolate stelle dal volto opaco furtivamente ho tolto la maschera aderente e cruda paravento soffocante dei sentimenti veri divenuti stracci un altro volto dalla smorfia lieta il mondo vuole, travestimento impuro materia amorfa su cui giocare un gioco di bambini crudele e osceno carnevale infinito per il tempo che rimane dentro la nullità dell’essere Dov’è lo stato puro? Nell’io prigioniero
La porta chiusa Ti ho accompagnato fino alla porta non sapevo cosa ci fosse oltre il buio il vuoto o semplicemente la pioggia come sul mio volto Non c’era angoscia non c’era ansia nella lunga attesa del breve tratto Eri un volto amico-nemico non so dei due chi andava via dalla mia vita Io sono andata oltre quella porta chiusa, da tanto tempo, oltre i confini dei brevi spazi da te assegnati Nel nuovo modo di essere donna ora sono libera come crisalide fatta farfalla come viola rinvigorita dal vento, così all’avventura, fuori quel muro che non ripete più la tua voce dove l’eco è soltanto fumo
A mio padre Pensavo non mi volessi bene, quando, china sui libri, la tua voce dura ed ironica mi incitava allo studio.
Pensavo non mi volessi bene, quando la tua robusta mano lasciava il segno sul mio volto pallido e mi additava la retta via. Pensavo non mi volessi bene, quando, incurante del mio dolore, mi lasciasti sola nel caos della vita. Ho capito che me ne hai voluto, quando ho scelto l’onestà alla cupidigia, la moralità ai facili piaceri, il coraggio di sognare anche in mezzo al dolore. So che ti ho sempre amato anche quando l’odio mi rodeva il cuore, il rancore bruciava la mia pelle, ma soprattutto ora che mi manca la tua presenza.
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