Daniela Rizzo
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Note biografiche

Daniela Rizzo è nata a Bari il 20 giugno1969. Laureata con il massimo dei voti in Scienze Politiche presso la Luiss Guido Carli di Roma, vince con la propria tesi di laurea uno dei cinque premi di laurea indetti, nel 1999, dalla Commissione Parità e Pari Opportunità fra Uomo e Donna presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (ricevendo quindi la Medaglia Ufficiale d’Argento di tale Commissione coniata per l’occasione dall’Istituto Poligrafico e Zecca di Stato). Nel 2005, consegue il titolo di dottore di ricerca in “Dottrine Politiche e Questione Femminile” presso l’Università degli studi di Roma Tre.

Fra gli altri, Daniela Rizzo ha pubblicato: Home, Sweet Home apparso in A.A.V.V., Premio Il Simposio 2005 Autorinsieme, Ibiskos Ulivieri 2005 (vincitore sezione poesia inedita Premio Nazionale Il Simposio 2005); Per Adriano in A.A.V.V., Premio Città di Empoli Domenico Rea 10° ed. Racconti, Ibiskos Ulivieri, 2006; la silloge Onde nel sole, Ibiskos Ulivieri, 2006; la silloge Buriana di Babele, Ibiskos Ulivieri, 2007 (vincitore ex-aequo silloge inedita Concorso Internazionale Autori per L’Europa 2007 e Segnalazione di Merito al Premio Nazionale Il Litorale 2008); la raccolta di racconti Volti Segnati di Donna, Ibiskos Ulivieri, 2007 (vincitore terzo premio sezione narrativa Premio Internazionale La donna si racconta 2007 e Segnalazione di Merito al Premio Nazionale Kriterion 2008); il romanzo Di Tulle Vestita (Medaglia al Premio Internazionale Città Cava de’ Tirreni 2008); la silloge Vetro Tiffany Blu Oriente, Istituto Italiano di Cultura, Napoli, 2008; il saggio storico Annie Besant: una femminista vittoriana, Ibiskos Ulivieri, 2008: questo saggio era presente alla Frankfurter Buchmesse 2008.

 È in fase di stampa, a cura della Ibiskos Risolo, la silloge poetica intitolata Aladiniche Lampare, Primo Premio Silloge Inedita Concorso Internazionale Città di Salò 2008. 

 

 

Note critiche

 

 

Leggere le poesie di Daniela Rizzo è esperienza sicuramente importante, soprattutto per chi è innamorato della poesia moderna. Vi si ritrova, infatti, l’entusiasmo della “poiesis”, nel senso classico del termine, cioè il piacere del costruire, del creare nuove forme e nuove espressioni. E la cosa più sorprendente è che la poetessa pugliese si muove in un contesto di realtà e valori quotidiani, dal quale emerge la donna moderna con tutte le sue angosce, le sue disillusioni, le sue debolezze e... la sua grandezza. La donna, infatti, è la protagonista indiscussa di una produzione letteraria (Daniela Rizzo è anche una narratrice abile ed efficace) al femminile, che vuole essere realistica, senza dimenticare che di letteratura si tratta, quindi devono essere rispettate regole e canoni codificati. L’autrice è pienamente padrona degli strumenti letterari, e li utilizza con assoluta libertà, capace di restare abilmente fedele ad essi, o di staccarsene secondo il personale arbitrio.

Il risultato è una versificazione vivace e snella, rispondente alle esigenze del lettore di oggi, ed insieme una narrativa che appassiona e diverte, in cui ironia ed amarezza si fondono in un unicum ben strutturato, a delineare la società dei nostri giorni.

 

 

Recensioni

 

 

Dall’anfora “antica” della Magna Grecia (anfora diota, a doppio manico come due sono le anche) emergono questi versi di libertà per un nuovo brindisi con l’arte  …Il contrasto oscillatorio e sussultorio dello scorrere della vita, che continua ad infuriare anche per la festa del compleanno, percorre come un leit motiv le liriche che si fanno tridimensionali ed escono dalla pagina per proiettarsi sul lettore con immagini delicatissime, tremule, glissate come quella della “rabbia del tempo” che viene filtrata dal polpastrello delle dita quale “moggio fumante”…

Cristiano Mazzanti – Prefazione a Onde nel Sole

 

.. Coinvolge la potenza descrittiva dell’autrice che affonda nei sentimenti, nelle descrizioni esterne ed interiori, nella casualità dell’esistenza con i suoi incontri dinamici. Esempio: la vittoria dell’invidia pronta a carpire anche un affetto, “giubilerai d’ottuso livore” è come un ossimoro, ma scava nella profondità del rapporto, dello stato d’animo; tradotto “sarai felice solo di un livido”, il guadagno è una ferita… il messaggio è di una segreta forza catartica che schizza come una molla all’improvviso dai percorsi poetici…

Cristiano Mazzanti – Prefazione a Buriana di Babele

 

 

Letture

 La 

Se la rabbia del tempo

mi scapperà di nuovo

come un tasto mal preso

dal polpastrello delle dita,

tu in preda ad un tremolio,

come di moggio fumante

nell’abbellimento,

ripeti ossessivo

quegli eventi non accaduti,

blocca tutto,

scivola pure le anche in un’anfora antica,

uno scatto addietro

da la a principiare.

   

Importante 

Creativo l’indugiare

e far finta che nulla sia

importante per te,

che basti sorpassare

il crocicchio

e quel vampiro assetato

berrà ogni essenza

dal calice agrodolce

di tanta amarezza

distogliendo il riflesso

dalla vetrata

d’anse e canaletti,

pisolando poi

l’anima chiara

gitana e adusa.

  

Mago 

Costretta tra il cuscino e la persiana,

piace a me zittire

tre o quattro protettori che invocano a risorgere,

vista la sofferenza

riscalda, in un avvertito,

l’anima,

come tal mago di provincia,

impegni venturi imbonente,

quel vizio di ombrellaio

spacca e sempre riaggiusta.

 

(da Onde nel Sole)

  

Invidia, eterna ragazza 

Invidia

perché non schianti

non inginocchi

non ti curvi sulla tua consustanziale miseria,

compagna di giochi

che copi il portamento

e freghi anche il filarino

slurpando il pupo

da me agognato

al cospetto dell’aurora,

distante qualche centuria

ancora

individui

quel nesso mancante

fintanto

che il nemico

non sarà raggiunto

e tu, nel perimetro di tenda

per nomade deserta,

giubilerai

d’ottuso livore.

  

Il vuoto 

Riassorbire vorrei

con una volgare carta,

da supermercato,

a soffietto o più decorosamente,

a pentagramma,

tutta quella linfa drenata via

in corso d’opera

mentre un’enfatica melodia

alla kolossal hollywoodiano

sottolinea le emozioni più forti,

di cui la più netta

incarna il mio vuoto

diligentemente oggi riempito

di regole e lavatrici,

di acquisti e biechi sorrisi,

di cose che permutano l’avvenire

in cambio di quiete,

al modo dei vent’anni che non passano mai.

 

(da Buriana di Babele)

  

L’arazzo del tinello 

Lava sul Vesuvio

cola da questi arazzi

orfani di feste,

come il pargolo conteso

della Madama Butterfly

che gracchia pervicacemente

dal nostro sessantottino

giradischi:

è sabato

e ci prepariamo

a celebrare con dignità

il giorno del Signore,

particole inconsapevoli

noi siamo,

pedino l’organza

di una suora

e mi sporgo

in un lacchè

da riverisco;

sono sicura

che la mia vita

sarà prodigiosa,

di ogni cosa,

adesso sì che

mi cullo

nella mia berceuse

favorita, 

tutta contenta.

 

(da Aladiniche Lampare)

 

…I pomeriggi di giugno erano dedicati all’attività culinaria. Mentre mia nonna e mia mamma, rispettivamente, lavavano e asciugavano i piatti, andavo nella mia stanza e tiravo fuori il set di pentolini di rame. Come una Penelope che disfaceva con il favore delle tenebre la tela dianzi lavorata, ricominciavo idealmente a cucinare, dialogavo con mia sorella e stabilivo che alcune ricette sarebbero state, ad esempio, minestre di conchiglie. Ho iniziato prestissimo a raccoglierle e, nella mia cucina immaginaria, esse tornavano molto utili prendendo le fattezze di qualunque pietanza, e ciò esclusivamente in base al mio capriccio dell’istante. Ogni tanto, davo un’occhiata esterna alla persiana per allestire la prossima occupazione. Con le formine di plastica, sfuse dal formaggino, costringevo le formiche a entrare e uscire dagli occhielli mimetizzati che l’industria alimentare crea alla scopo di far traspirare il cibo. Studiavo con cinismo l’ingresso e la fuoriuscita delle malcapitate formiche e quando, come Ugolino, ero sazia del vuoto intrinseco alla torre della Muda, le lasciavo tutte libere dando loro appuntamento all’indomani. Sono volubile e crudele, apostrofe in rima baciata con tutte le donne…

(da Di Tulle Vestita)  …Dove andrà questa ragazza che mi controlla a tal segno da badare al mio orecchino, avvertendone il trillo cherubico, in quest’atmosfera da novello Far West? È come se lei avesse intuito che non mi vestivo così da tempo e che, forse da ancora maggior tempo, non portavo un paio di orecchini. Potrebbe essere che tutti mi guardino, vedendomi nuda come Lady Godiva, in quest’inedita posa venata da una mistura di ansia e di concitazione per un’opportunità, stavolta concreta, di riaffrescare con piglio giottesco la mia esistenza altrimenti spenta. Non posso soffermarmi su cosa diamine faccia la giovane, seduta di sbieco, io debbo scendere alla prossima stazione. Mi volto per un attimo e la vedo, ancora in cuffia, mentre tambureggia forsennatamente i piedi persuasa magari di essere sul parquet di un’enorme sala da ballo. Adesso, però, ostento anch’io la foga di danzare. (da Io come Jackie” in Volti Segnati di Donna).     

 

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