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    lunedė 04 maggio 2009
    Note biografiche

    Sample ImageGloria Italiano è statunitense di nascita e di preparazione accademica (University of Wisconsin-Madison e Georgetown University, Washington, D.C.), professore emerita di Linguistica Inglese (Università di Firenze, Facoltà di Economia), e già docente di Traduzione Simultanea e Consecutiva alla Scuola Superiore per Interpreti di Firenze.

    Oltre a numerose traduzioni, da Santa Teresa d’Avila di Giorgio Papasogli in inglese ad All’Ombra di Firenze, testo di economia storica di J. Brown, (Oxford Univ. Press) in italiano, ha pubblicato vari studi nel campo della teoria della traduzione, della linguistica comparata e applicata.

    Tuttora attuale risulta il suo volume del 1999 con ristampa nel 2000: Parole a buon rendere ovvero l’invasione dei termini anglo-italiani; Edizioni Cadmo, Fiesole, primo classificato nella Sezione Saggistica del Premio Letterario Nazionale “La Fonte, Città di Caserta”, VIII Edizione, 2000; Medaglia di bronzo, sezione “Saggistica edita”, XVII Edizione del Premio Firenze, 1999; Premio speciale della Giuria del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa (Sezione Saggistica) Il Golfo, La Spezia, 2003. Recensioni di questo studio sono apparse in Sole 24 Ore (13/06/1999), Italian Studies (LV, 2000, Inghilterra), Annali d’Italianistica (Vol. 19, 2001, USA)

    Del 2007 è la sua traduzione in inglese di Le Avventure di Pinocchio con testo integrale italiano a fronte, Spring Edizioni di Caserta, recensita in Quaderni d’Italianistica, Vol. 38, No. 2, 2007, Toronto, Canada; nel Times Literary Supplement, Londra, 21 marzo 2008; e in Italica, Journal of the American Association of Teachers of Italian, Bloomington, Indiana, Vol. 8 5, No.1, Spring 2008. Scrive poesie, novelle e drammi teatrali, oltre a continuare ricerche di linguistica anglo-italiana.

     
    Note critiche 
     

    Sample ImageCommentare la considerevole mole di opere scritte e pubblicate dall’autrice fiorentina è praticamente impossibile: la sua produzione è talmente varia e multiforme, che sfugge ad una effettiva catalogazione. È vero che vi sono, come è ovvio, matrici comuni alle sue opere, ma c’è sempre una sostanziale differenza tra la saggistica e la poesia; se la prima ha un rigoroso carattere divulgativo, incentrato soprattutto sulle differenze tra al lingua inglese e quella italiana, oltre agli interessi di natura artistica che hanno prodotto interessanti saggi, la poesia ha una modalità tutta intima e personale. Vi traspare una religiosità sui generis, una fede che oltrepassa i limiti dogmatici per accogliere tutta l’esistenza e abbracciare tutto l’umano. La sua è una lirica a sfondo sociale, perché l’autrice si interroga sui quesiti che si attengono al nostro vivere insieme, alle problematiche dell’uomo d’oggi, inserito in una società che non sempre gli somiglia o lo soddisfa: un mondo che non tutela l’infanzia, che chiude le prospettive della mente e del cuore nei chiusi meandri del materialismo. C’è, nelle sue parole, un vivo rammarico, un dolore sordo e, proprio per questo, dilaniante, ma soprattutto una volontà di denuncia che trova nella letteratura la tonalità giusta per farsi sentire.

     

     

     

     

    Letture

     

     Risveglio 

    Dio, mi son dimenticata

    perché sia giusto che certi non vedano mai,

    che altri non capiscano neppure,

    e, ancora, per quale ragione Donata non corre.

     

    Una spiegazione ci dev’essere,

    ma quale sia non ricordo.

    Eppure mi sembrava di capirla bene

    quando la spina non toccava a me.

     

    Sarebbe come chiedere oggi

    il giornale di domani,

    come Tobia che vuol portarsi via

    la buca scavata.

     

    Come poter rispondere alla domanda inane:

    ami di più la mamma o il papà?

    Esporre la funzione della porta:

    è per far entrare o per far uscire?   

    Guerra  e  giuoco 

    Vincere, perdere, si può una partita;

    contro chi esulta, c’è chi si rammarica;

    rimane il desiderio di mantenere il primato

    o di rovesciare i risultati del prossimo incontro,

    e l’evento finisce lì.

     

    Ma quel che non si può

    è vincere una guerra.

               

    La distruzione di persone, sicurezze,

    case e fabbriche,

    lasciate come macero fertilizzante,

    per una cultura di odio profondo,

    rispunterà con sorprendente orrore

    quando meno si aspetta.

     

    Una guerra non si vince mai:

    viene raggiunto solo un tempo di rigore.    

    Sale d’aspetto 

    Racchiusi in loculi urbani,

    cerchiamo di dare ordine alle giornate,

    distinguere bene i giorni di festa,

    ridurre al minimo i nascondigli,

    posando gli occhiali in luoghi prestabiliti

    mentre ripassiamo i nomi dei nipoti.

     

    È tutto uno sperimentare pasti senza cottura

    e vestiario senza stiratura.

     

    Ed ecco i pensieri perduti

    che riaffiorano col mugolìo del gatto

    al piano di sopra.

    Nonostante l’arredo nuovo,

    è sempre il passato che rispunta

    nel mio loculo dorato.

    Un vivere in strana attesa:

    serena, ma mancante di rassegnazione,

    ognora all’erta come il micio nel sacco

    che attende di affogare.  

    Il sole ozonizzato 

    Ed ora il sole non attira nemmen un tributo;

    Perfino i girasoli, tostati ben bene,

    Esauriti, non si voltano più;

    Ai bambini, il buco nell’ozono ha tolto

    La gioia dei giochi all’aria aperta,

    Gli uccelli volano svogliatamente in basso,

    Le lucertole non durano il confronto il dì intero,

    I muri respingono i capperi,

    Il fico d’india chiede una goccia;

    E la facciata della chiesina a pié di piazza

                            Invoca pietà.  

    Palla che non scoppia 

    Ragazzo-soldato,

    Figlio rimasto di nessuno,

    Privato dei sentimenti che ingentiliscono

    Dei vivi lo sguardo.

     

    Tagliata di netto,

    La testa minuta, rapata,

    A bocca chiusa,

    Sull’attenti, traspira sgomento.

     

    Gli occhi fissi, spalancati,

    Cercano nondimeno una mano,

    Che offra la dolcezza mai provata;

    Vorrebbero saper piangere.

     

    Tra le macerie

    Dei giocattoli-bomba,

    Familiari dalla nascita,

    Nessuno a chiudergli gli occhi.

     

    La tragedia dei soldati bambini, che è ormai assai diffusa nei paesi del Terzo mondo, colpisce l’autrice, che la trasforma in poesia. La sua attenzione si attiene all’aspetto psicologico e sentimentale dell’esperienza vissuta dalle piccole vittime della guerra e della disperazione, ma la descrizione delle fasi del loro sacrifico e della crudeltà a cui sono sottoposti è intensa, partecipe e commossa: la lirica, così, è una sicura, concreta denuncia, ma anche una toccante prova di sensibilità e di attenzione da parte della poetessa.

    Da “Antologia Città di Salò 2009”       

     

     Sample ImageSample Image

    19 agosto 2010

    Presentiamo la copertina di un nuovo testo teatrale di Gloria Italiano.

    Sample Image

    (…) Il presupposto strutturale di Tralci falciati è (…) lineare: pulsazioni biografiche di tre figure legate in epoche diverse alla Chiesa cattolica e dalla Chiesa cattolica condannate: Giovanna d’Arco, Gerolamo Savonarola e Josef Kentenich. Al di là del rogo per i primi due [e dell’esilio per il terzo], strumenti e simboli di estinzione totale, tali condanne sarebbero comunque tutte legittimamente interpretabili come assolutistico rinnegamento e cancellazione della persona, come annullamento di presenza disturbatrice. (…) Tanti, e tuttavia ancor pochi, si posero e si pongono scagliose domande sulla Chiesa e sulle figure in qualche modo significativamente “arse” in suo nome. (…) Gloria Italiano compie oggi un nuovo e importante passo su questo percorso di analitiche e profondamente ragionate revisioni, e lo compie con un’opera di apicale coinvolgimento.

     

    Dalla Prefazione di RODOLFO TOMMASI

     

     

     

     
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