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  • Laurana Palombi Berra Stampa E-mail
    mercoledì 05 agosto 2009
    Note biografiche 

    Laurana Palombi Berra è nata a Milano, e nell’ateneo milanese si è laureata in Lettere con una tesi in Filosofia Estetica su Rodin, relatore l’esimio professor Antonio Banfi. Ha poi trascorso due anni in Pennsylvania al Bryn Mawr College – di cui è tuttora rappresentante per l’Italia – ottenendo un M.A. con una dissertazione sulla pittura murale messicana. Nei lunghi anni trascorsi alla casa editrice Mondadori con funzioni di redattrice, ha lavorato con Quasimodo e Vittorini, avendo inoltre l’opportunità di incontrare importanti autori stranieri, tra i quali Faulkner ed Hemingway. Si è poi dedicata all’attività di editor e di traduttrice dal francese e dall’inglese, soprattutto riferendosi a classici americani, come Thomas Wolfe. Ha scritto e pubblicato numerosi romanzi: "La grande famiglia", Feltrinelli 1966, "Il tempo di Connie", Marotta & Cafiero 2000, "Nove fiabe metropolitane", Mobydick 2000, "Giovane è la memoria", Mobydick 2003, che ha vinto numerosi premi, ed infine nel 2007 il romanzo che le ha decretato il maggiore successo "Nel bozzolo dorato", vincitore del primo premio al concorso Internazionale "Città di Salò" 2008 e al San Marco di Venezia dello stesso anno.

    Note critiche 

    Una vera narratrice di rango, Laurana Berra, che non viene mai meno alla sobrietà del suo carattere e all’armonia che contraddistingue il suo gusto innato. Non a caso, da quando ha abbandonato l’attività presso la più grande casa editrice italiana, si è dedicata al mondo della moda, nel quale ha sicuramente immesso quella "poesia" che è insita nel suo fare letteratura. Da questa frequentazione dall’interno di quel mondo esteriormente fatuo, fondato sull’apparenza, ma comunque frutto di fatica e di serietà, per poter dare frutti importanti, nasce il suo ultimo romanzo, che ha riscosso davvero un grande successo, proprio per la grazia e la gentilezza dello stile, per la fluidità del linguaggio, per la vivacità delle immagini: insomma, per la presenza di una abilità che non nasce dal caso, bensì dalla assidua militanza letteraria. Esperienza e passione si intravedono dietro le pagine dei suoi romanzi, ma soprattutto si nota il piacere di raccontare e la volontà di esprimere ciò che si ha da dire. Sì, perché l’autrice milanese, proprio in grazia del suo vissuto, ha molto da dire, ha messaggi da inviare, e lo fa senza mai cadere nella trappola del didascalico, senza pontificare né tanto meno ammonire: racconta soltanto, narra la vita vera, e dagli episodi e dagli atteggiamenti dei personaggi, se ne traggono conclusioni interessanti e propedeutiche. Così una lettura, di per sé piacevole e appassionante, sa trasformarsi in esempio di vita e... di errore.

    Recensioni 

    "Presentato a Barletta presso la Libreria Einaudi, in una affollata serata letteraria, il romanzo di Laurana Berra, intitolato Nel bozzolo dorato, per l’editrice Mobydick, nella collana I libri dello Zelig. È la storia di una famiglia brianzola che negli anni del dopoguerra fonda un setificio che, attraverso tre generazioni, segue la nascita dell’azienda, il suo cospicuo sviluppo e la sua decadenza. Considerando i ritmi e i tempi di quelle stagioni, dopo un promettente inizio e gli anni del boom, in coincidenza con gli anni di "Mani pulite", si conclude la sua parabola discendente. Protagonisti il padre Ignazio e i figli Attilio, Lucio, Iride ed i loro consorti, e poi i figli e i nipoti che avvieranno l’impresa alla sua ineluttabile decadenza.

    Una storia brianzola, ma che potremmo rileggere anche alla luce di tante altre nostre storie locali, pensando delle analoghe storie vissute da alcuni nostri imprenditori e ai loro opifici, le cui vicende sono state segnate dallo stesso iter: la faticosa nascita artigianale del capofamiglia, la feconda stagione del grande successo, il desolante tramonto. Chiusi, quasi imprigionati Nel bozzolo dorato della famiglia, dell’azienda, della Provincia, i personaggi di questo romanzo – una storia borghese dei giorni nostri in Brianza – vivono le loro vicende individuali con quelle collettive secondo imprevedibili, arcani giochi del destino. Tutto, passioni, amori, tradimenti, ruota attorno all’Azienda "...questo moloc al quale sembra impossibile sfuggire, che stritola speranze e sogni...". attraverso tre generazioni si alternano – nelle sorti dell’azienda come in quelle della famiglia, nell’ascesa prima e poi nel declino – momenti in un susseguirsi di storie emozionanti e sorprendenti che tengono sempre desta l’attenzione del lettore.

    Grande abilità narrativa, l’autrice esprime la sua straordinaria capacità descrittiva, fina dalle prime pagine, dove con linguaggio ricco e appropriato, sa dipingere con consumata padronanza dei suoi mezzi espressivi sia personaggi che ambienti in cui vivono. Ciò che colpisce soprattutto il lettore più esigente, è la sua grande padronanza della lingua, perché riesce sempre a trovare le espressioni più appropriate per la situazione. Mai però a scapito dell’effetto narrativo, senza mai perdere il filo del suo ordito, della storia nel complesso delle sue ricche e articolate implicazioni. Del resto non deve stupire questa sua abilità, se appena sei informato del suo curriculum, del suo lavoro presso la Mondadori, la lezione dei classici stranieri e la loro traduzione, che ne hanno affinato non solo capacità tecniche narrative, ma anche la sua sensibilità interiore, che le avrebbe poi consentito di diventare lei stessa autrice di bellissimi romanzi."

    PAOLA RUSSO – Nel bozzolo dorato di Laurana Berra – una storia brianzola che potrebbe essere una "nostra" storia – sulla rivista Il Fieramosca

    Letture 

     

    La grande frittata

    I cigni mi sono sempre stati antipatici per via del loro lungo collo aristocratico e l’aria altera, arrogante con cui scivolano sull’acqua. Quelli svizzeri non fanno eccezione, anzi forse mi irritano anche più perché mi sembra di cogliere nei loro occhi una sfumatura di disprezzo per noi italiani. Invece gli abitanti delle rive del lago Lemano nutrono nei riguardi di questi stupidi animali una reale venerazione, neanche fossero sacri, danno loro pezzetti di pane, forse di brioche, nei giorni di festa portano i bambini ai bordi dell’acqua, gli raccontano storie di cigni con principesse e altre simili amenità tra cui quella gran balla del canto del cigno, chi mai, dico io, ha sentito un cigno cantare?

    Ma prima di procedere nel racconto permetta che mi presenti, che le dica qualcosa di me in modo che lei possa valutare se le sembra il caso di assumermi. Sono un ragazzo del Sud, vengo da Cerignola nelle Puglie, ma non deve pensare a uno dei soliti emigranti che sbarcano alla Stazione Centrale di Milano con la valigia di cartone tenuta insieme dalla corda. No, la mia famiglia possiede terre e poderi laggiù, avrei potuto studiare se avessi voluto. Se avessi voluto oggi avrei la mia bella laurea. Invece ho preferito venire al Nord a fare l’operaio. Ma come, mi chiederà, se a casa avevi pane, companatico e anche la puccia perché... la risposta è semplice: al mondo non c’è padre padrone più padrone di mio padre. Almeno qui la paga, per magra che sia, te la danno intiera e regolare, senza storie, senza decurtazioni. Anche i miei fratelli se ne sono andati dal paese appena possibile. Così non devi dire grazie a nessuno, quello che vali lo puoi dimostrare sul lavoro. Io qui, in questa impresa, mi sono fatto onore, sono diventato un bravo escavatorista, sull’escavatore non c’è chi mi batta, faccio cinque metri quadrati di paratia all’ora, su per giù quaranta al giorno, magari anche qualcosina di più se si contano gli straordinari.

    Torniamo ai cigni del lago Lemano. Come le ho già detto gli svizzeri li venerano, portano i bambini a vedere i nidi e i piccoli elvetici sgranano tanto d’occhi di fronte a quelle grosse uova bianche, parlano sottovoce come se i pulcini nel guscio potessero sentirli. Anch’io avevo finito per sapere dove erano i nidi e una domenica che mi ero svegliato più presto del solito, ben prima dell’ora della messa – sono cattolico, sa? e osservante – feci un giro sulle sponde del lago rimediando una bella provvista di uova. Poi andai nella cucina sotto la mensa operai e dopo aver cercato la padella più grande mi preparai con tre panetti di burro un’enorme frittata. Ci mise un bel po’ di tempo a cuocere perché era un frittatone impossibile da girare e al centro non riusciva a rapprendersi. Ben presto tuttavia nell’aria si diffuse un delizioso profumo che mi faceva veniva l’acquolina in bocca, ma fu proprio questo profumo a perdermi attraendo dalla strada il sorvegliante svizzero. Scese le scale, aprì la porta e rimase sulla soglia fermo, come paralizzato, una statua di sale, una quercia colpita dal fulmine. Solo i suoi occhi roteavano andando da me al padellone e ai gusci raccolti in bell’ordine in un canto. Era un uomo grosso, me ne ricordo benissimo, di carnagione rosea come quella di un neonato a contrasto con un paio di baffi folti, brizzolati, tagliati a spazzola.

    Bene, la faccio breve. Saltò fuori un pandemonio, un casino, mi scusi il termine, assurdo secondo me data la scarsa rilevanza del fatto. Eh, la miseria! Per una frittata! Ne parlarono tutti i giornali della città, nelle scuole fecero fare ai bambini temi sul rispetto per la natura e per gli animali, ma quali animali, erano uova, nient’altro che uova. E le galline allora? non vanno rispettate pure le galline e le loro uova, anche se più piccole? Nel mondo ogni giorno si fanno quintali di frittate, che diamine, senza che la cosa susciti la benché minima reazione né, tantomeno, scandalo.

    L’impresa per cui lavoravo ne uscì male a causa dell’indignazione popolare, e fu costretta, letteralmente costretta, a licenziarmi. Non fosse stato che lavoravano, e bene, da ormai due anni a quelle paratie sul fiume vicino al lago, che non era facile sostituirli perché usavano macchinari speciali, sofisticati, credo li avrebbero mandati a casa tutti.

    Ecco, questi sono i fatti. Se è ancora intenzionato a darmi fiducia, ad assumermi tenendo però presente che mai e poi mai potrò avere il permesso di lavoro nella Confederazione Elvetica, sono pronto a cominciare anche domani.

     3 Gennaio 2010 - Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

    Un nuovo libro di Laurana Berra

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