Alberto Gatti
Dimensioni carattere:
Note biografiche

Alberto Gatti è nato ad Arcola, in provincia della Spezia, e vive a Vezzano Ligure. Dopo aver trascorso gran parte della sua vita sul mare, come capitano di lungo corso, negli anni del pensionamento ha dato sfogo alla sua innata vena narrativa, ed ha prodotto alcuni romanzi e molti racconti. Tra i primi sono da segnalare i due pubblicati: “La Torre di Belem”, del 2000, e “La ragazza di Smirne”, del 2002, mentre alcuni altri sono in attesa di pubblicazione. I racconti inediti hanno più volte raccolto consensi nei Concorsi letterari, e alcuni sono stati premiati anche con il primo premio, cosicché l’autore ha deciso di raccoglierli in un unico volume, con il titolo “Sulla rotta della vita”. L’amore per il mare, parte integrante della sua personalità, ha connotato l’intera produzione narrativa di Alberto Gatti, che ama ambientare le sue opere prevalentemente su navi e porti, ponendo in rilievo i valori insiti nella vita dell’uomo di mare. In questo nuovo romanzo, “Cornelio”, l’autore libera la sua vis comica, sempre con occhio attento al vissuto e ai valori fondanti dell’esistenza umana e sociale. La sua capacità di narrare argomenti svariati aggiunge un nuovo traguardo alla sua già consistente carriera letteraria.

 

Note critiche

 

Alberto Gatti è uno scrittore prolifico, che sa creare trame avventurose, complesse, ma che si snodano con naturalezza, come la vita stessa: è proprio la vita la maggiore ispiratrice dei suoi libri, vita autentica, che non ha voli di fantasia, ma si attiene strettamente alla realtà. Quello che interessa allo scrittore, sono gli intrecci del destino, che conducono spesso il protagonista sul cammino di una “redenzione” che era già in nuce, ma tardava a prendere corpo, e soprattutto a rendersi palese alla coscienza. Sono i valori morali, quindi, quelli che l’autore fa prevalere nelle sue storie, valori ben radicati nella nostra umanità, che sembra averne perduto le tracce, ma non certo i fondamenti. Così, attraverso le trame di racconti e romanzi, si possono cogliere quei fili, più o meno sottili, del vissuto, inteso come amore per gli altri, solidarietà e disponibilità verso i propri simili, innocenza, ma non, ben inteso, semplicioneria: valori che l’autore applica ampiamente nella sua vita di tutti i giorni.

Gli ambienti prediletti sono legati al mare e alla navigazione, sebbene sarebbe sminuirla, se dicessimo che la sua produzione è esclusivamente marinara. Certo, il mare ha un ruolo molto importante per la sua ispirazione, che è poi tratta anche dalle sue esperienze giovanili di ufficiale della marina mercantile, e, per di più, nel mare si è svolta la storia dell’uomo, quindi gli spunti per raccontare sono ricchi e vari. Vi sono altre esperienze che si manifestano negli scritti di Gatti, i ricordi dell’adolescenza passata in guerra, le figure familiari, i personaggi curiosi incontrati: con tutto egli sa orchestrare un racconto, che può essere serio, anzi, serissimo, o ironico ed allegro, con la medesima efficacia e con la stessa verve narrativa.

 

Letture

 

La barca

Nella buona stagione, alle prime schiarite della notte, Antonio si incamminava lungo la banchina che distende, in bell’ordine, una serie di pontili nelle acque interne della laguna

Passo lento, un po' strascicato, ritmato dallo strofinio degli stivali di gomma.

All'estremità del molo, attendeva tranquillo che l’alba laminasse d’oro il retroterra; in pochi istanti si accentuavano i bordi corrugati delle montagne e il sole spargeva chiarore sul mare ancora mescolato col cielo.

Il prodigio quotidiano, che il marinaio assorbiva ammirato, lo aiutava a tener lontano dalla mente l’impressione della torbida e impietosa consunzione programmata dal tempo; eh, s’accorcia ’sta durata, se si medita più del necessario su ciò che è stato… e non sarà più!

Con una scrollata di spalle tornava tranquillamente sui suoi passi.

Ormeggiata a uno dei pontili, oscillava pigramente la sua vecchia barca. Antonio l’accostava con l’aiuto della cima per facilitarsi l'imbarco, sistemava nel gavone le attrezzature da pesca, sgottava la sentina e avviava il modesto Diesel. Con la flemma proposta dall’abitudine, mollava l’ormeggio e indirizzava la prua verso il mare aperto: minuscolo guscio di legno tallonato, nelle acque calme, da un perfetto triangolo di piccole onde.

Antonio di anni ne aveva parecchi, ma distribuiva le sue energie con una disciplina e oculatezza tale che avrebbe potuto passare, senza stancarsi, intere giornate sul mare. Con bolentini e polpare sul fondo, alcune lenze a mezz’acqua e altri espedienti di sua ideazione, riusciva a rimediare solitamente una discreta quantità di pescato. Una piccola parte del paziente lavoro costituiva la sua cena, cucinata in diverse maniere e accompagnata da un paio di bicchieri di buon vino, un bianco nostrano che frizzava in bocca; con la rimanenza, spesso abbondante, riforniva il proprietario dell’unica trattoria del borgo, un amico cordiale e generoso che lo compensava senza riserve. Cenava di buon appetito, Antonio, perché di giorno il suo desinare era sobrio; attento allo strappo delle vittime sottomarine, non avrebbe potuto permettersi troppe distrazioni.

Tornava al calar del sole, quando il riflusso della marea sprigiona l'intenso odore di salso che si spande lungo i moli, si insinua e serpeggia per i carruggi, frammischiato all’effluvio di salvia, rosmarino e aglio, il classico espediente casereccio che rende stuzzicanti i piatti semplici.

È il momento in cui i rumori del giorno, pur essendo cessati, paiono ancora sospesi nell'aria, tra le voci smorzate della gente.

Antonio ormeggiava la barca, disinseriva i contatti della batteria e saliva sul molo portando con sé il retino col pescato e la tanica vuota.

Aveva poche pretese, il vecchio marinaio. Una casupola di sua proprietà gli dava alloggio da quando era venuto in pensione, dopo una vita trascorsa sul mare. Teneva l'interno molto curato: tendine immacolate alle finestre, pavimento di legno lustro, mantenuto tale dallo strascicar delle pianelle, e mobili essenziali che rievocavano l’arredamento di bordo, scrupolosamente privo del superfluo. L'attrezzatura da pesca l’aveva sistemata in un ripostiglio che pareva fatto apposta, sul retro della casa; gli stivali, invece, erano a portata di mano, proprio vicino all'uscio.

Dopo cena il vecchio, che vecchio lo pareva ben poco, seduto serenamente sulla panca accostata alla casa, osservava l'ondeggiare delle luci dei lampioni riflesse in mare, un lento pulsar di chiarore che freme alla prima carezza di vento.

Era il momento in cui i ricordi tendono ad affacciarsi alla memoria, a volte nitidi, a volte vaghi, ma sempre latori di malinconia per chi ha già percorso parecchia strada. Antonio sapeva, come tutti i pensatori sanno, che il tempo riduce il futuro fino a renderlo insignificante, che l’eternità ci è estranea, tende ad escluderci. Evitava allora di esporsi a riflessioni del genere e, nella sua inesauribile vitalità, la malinconia sgusciava da invisibili meati, si dissolveva, e nuove idee continuavano a saltargli da una parte all'altra del cervello, riempiendolo di propositi, spesso originali.

Il tempo è un avversario, bisogna ammetterlo, un banco di sabbia dove si arenano i progetti, perciò si vira, ci si destreggia.

Inoltre...…inoltre, Antonio era innamorato. Essere innamorati, si sa, mantiene giovani; l’amore è generoso e presta volentieri un’estensione alla vita, impedisce di languire nell’odiosa lista d'attesa. All’inferno la lista d’attesa!

Antonio era innamorato di una barca.

Nelle giornate burrascose o quando, in inverno, il vento macchia il mare calmo in tremule chiazze di gelo, lasciava il gozzo all’ormeggio e passeggiava tra le darsene, lontano dai moli.

In quel tratto di terreno brullo, a riparo di alti capannoni, una cooperativa di cantieri navali allestiva o riparava imbarcazioni da pesca e da diporto. All’esterno, addossata alla rete di recinzione e sorretta da una invasatura rimediata alla meglio, stazionava, da parecchi mesi, la barca di cui Antonio era innamorato. L’anziano marinaio aveva assistito, per puro caso, al suo alaggio, rapito dalla bellezza dell’elegante scafo carico di anni ma armoniosamente plasmato, chissà quando, dalle mani di un geniale mastro d’ascia.

Un amore a prima vista: più che giustificato a giudizio di chi, in fatto di barche d’epoca, ne mastica qualcosa!

Dopo un paio di settimane, notando che l'oggetto dei suoi desideri continuava a starsene là, dimenticato, Antonio raccolse un po’ di ardire ed entrò nel cantiere.

Il proprietario, un tizio che veniva da fuori, era tutt’altro che cortese.

Capita di imbroccare gente fatta così, individui che, se si accorgono di non trarre profitto da una trattativa, ti rendono difficile qualsiasi approccio. Bisogna inseguirli per mantenere in assetto una conversazione, diventano scivolosi come anguille, sempre alla ricerca di una pratica, di un attrezzo, di una scusa qualsiasi pur di liberarsi dei seccatori ed evitare il dialogo.

Antonio rivolse al cerbero alcune domande, con estrema gentilezza, come d’abitudine: cercava di conoscere, magari orientativamente, le origini della barca, le condizioni dello scafo e dell’apparato motore.

Soprattutto, se era in vendita, e a qual prezzo.

Le origini del natante, i piani di costruzione e l’età…beh, meglio lasciar perdere; i documenti di rito, invece, erano in ordine, magari grazie a diversi benevoli rinnovi da parte delle autorità marittime; quindi, il natante poteva essere venduto, e quel che più conta, a un prezzo accessibile.

Il proprietario del cantiere, ammansito dalle buone maniere del vecchio marinaio, gli concesse di esaminare la barca. Antonio si arrampicò sulla scaletta ed entrò, emozionato, nella contenuta cabina, annusò l'odore della stoppa catramata che vi ristagnava ancora e lo aspirò come se si trattasse di una fragranza seducente. Fece scorrere la mano sulle paratie, batté con le nocche il fasciame, valutò, ammirato, lo spazio interno, le due cuccette a castello. Una sola sarebbe stata sufficiente, ma sull'altra poteva riporre vestiti, giaccone e cerata. Magari anche alcune coperte per poterci eventualmente dormire. C'era posto per tutto il necessario, anche troppo. La timoneria, poi, un'opera d'arte. Dio, quant'era bella, la barca! Su quella, avrebbe potuto spingersi ben oltre le scogliere del capo e salutare, col segnale acustico, il guardiano del faro.

Così, da parecchi mesi, Antonio accarezzava il suo sogno e quando il desiderio di viverlo si faceva più intenso, tornava al cantiere e si metteva davanti alla barca, Restava là, senza badare al passare delle ore, col capo leggermente reclinato e le mani dietro la schiena, oppure conserte, e osservava, studiava, memorizzava. Poi stendeva una mano col pollice alzato e creava immaginari ritocchi, trascurabili varianti, il tutto appena accennato per non guastare la superba armonia dello scafo, la leggiadra forma della prora slanciata e della poppa snella.

Il proprietario rispondeva con un cenno del capo al cortese saluto di Antonio e tollerava quelle saltuarie visite, ma il suo cuore, troppo arido, non gli permetteva di valutarne appieno il significato.

Una notte, all'inizio della primavera, quando le depressioni di marzo muovono masse d'aria da una parte all'altra spingendole con forza contro i litorali, Antonio si destò, agitato. Un vento aggressivo premeva sulle imposte e rumoreggiava tutt'intorno alla casa. Nel sogno aveva assistito a un dramma angoscioso: l'invasatura precaria non aveva retto e la barca, rovinando al suolo, si era dissolta in pezzi, sul piazzale.

Impensabile riprendere sonno; tanto valeva vestirsi e raggiungere il cantiere, anche se faceva ancora buio.

Antonio, deciso, si avviò.

Contrastava a fatica l’impeto del vento che, folleggiando in turbini di piccoli cicloni, sollevava fogliame e pietrisco, penetrava nelle sconnessure delle baracche, dei capannoni, e faceva vibrare le lamiere con un suono di campane incrinate.

La barca era al sicuro, sull'invasatura.

Antonio considerò con indulgenza i suoi timori e, stavolta favorito dal maestrale che lo incalzava, tornò a casa. L'uscio si spalancò al primo tocco della maniglia ed egli balzò all’interno, spinto da una folata d’aria. Esausto, richiuse a fatica; il respiro che pareva esplodere dal petto gli graffiava la gola.

Non se ne curò più di tanto. Appoggiò la cappotta sul divano e aprì la credenza. Prelevò dal cassetto un rotolo di banconote, accostò una sedia al tavolo e prese a contare il denaro, allineandolo come si fa con le carte da gioco per un solitario. Il modesto tesoro, unito ai risparmi affidati all'ufficio postale, era sufficiente per l'acquisto della barca. Solo per quello, però; occorrevano altri fondi, perché il proprietario del cantiere avrebbe preteso un affitto, ed era opportuno valutare il costo del materiale per riportare il natante in condizioni di galleggiare. Prima dell'estate, ecco; all'inizio della stagione buona sarebbe andato dal padrone del cantiere col denaro contante e si sarebbe finalmente sentito l'uomo più felice del mondo.

Il vento continuava a turbinare, più freddo di prima: succede, quando il chiarore dell’alba corrusca lame in alto, al primo sole.

Antonio accusò un malessere improvviso, un tremore che gli faceva battere i denti. Forse aveva commesso una imprudenza a uscire, non avrebbe proprio dovuto farlo. Sorrise per suoi infondati timori sulla tenuta dell'invasatura. Al diavolo i sogni, pensò.

Il freddo ora gli penetrava nelle ossa, e la coperta che si era gettato sulle spalle serviva ben poco, scosso com’era da brividi di febbre. Diamine, stava male, e ciò non sarebbe dovuto accadere, dato che viveva in compagnia di se stesso. Tornò a indossare la cerata e uscì all'aperto, barcollando verso la trattoria, strapazzato dal vento e dal male. L’amico, che stava aprendo il locale proprio in quel momento, si avvide subito che qualcosa non andava per il giusto verso. Corse incontro ad Antonio e lo sorresse fin davanti al camino, dove avvampava un bel fuoco. Lo costrinse a bere una tazza di latte caldo e a mandar giù un paio di aspirine, ma comprese che ci sarebbe voluto ben altro per curare Antonio. In una delle camere sfitte, lo aiutò a coricarsi e gli raccomandò di restare a letto; sarebbe tornato da lì a poco, con il dottore, e quant'altro.

Il medico si preoccupò non poco per la salute del vecchio il quale, in una sorta di inspiegabile delirio, continuava a ripetere che dovevano aver cura della barca prima di preoccuparsi per lui. Il padrone della trattoria promise di provvedere al più presto, e ammiccando, si allontanò per tranquillizzare l'amico. Solo più tardi controllò l'ormeggio del solito gozzo, chiedendosi se ne valesse la pena.

La fibra robusta fu utile alleata della medicina per farlo guarire e il vecchio marinaio, in un paio di settimane, si rimise in sesto. Il dottore, tenuto conto dell’età, ritenne che la convalescenza dovesse protrarsi per qualche giorno e il buon Antonio acconsentì rassegnato: voleva uscirne perfettamente guarito.

Aveva tante cose da fare!

Tornato finalmente nella sua casupola, stese un foglio di carta sul tavolo e incominciò a elaborare schizzi e progetti. Poteva permetterselo, perché la forma della barca l'aveva memorizzata ed era proprio come se l'avesse davanti a sé, là, sullo sfondo della parete.

In un assolato pomeriggio, appena fu in grado di uscire, si avventurò impettito sulla banchina, aspirando con voluttà il corroborante profumo della salsedine. Non controllò, con inusitata trascuratezza, il gozzo. Tanto, pensò, l'avrebbe venduto per incrementare le entrate: non che sperasse di ricavarne granché, ma anche quel poco…tutto fa, come si suol dire; se ci si avventura in certe imprese, il denaro non basta mai. L’avviarsi verso la zona dei cantieri lo emozionò oltremodo; diamine, era un po’ che non rivedeva la barca, che ormai considerava lo scopo primo della sua esistenza!

Alcuni passi prima della recinzione si fermò, apparentemente distratto: il suo sguardo curiosò senza particolare interesse verso le alture, dove il sole si sbizzarriva in giochi di ombre e luci tra dossi e canaloni. Che sciocchezza, quell’inutile temporeggiare! Afferrò la rete e frugò con gli occhi, attraverso il fogliame che nel frattempo vi era cresciuto, il punto dov’era sempre stata la barca, tra poco sua!

L’invaso stava al suo posto, inconfondibile per la vetusta armatura che lo teneva assemblato, ma era vuoto: legname da ardere.

E la barca non c'era.

Antonio pensò di avere sbagliato cantiere. Ritornò sui suoi passi, poi si affrettò oltre, scostò i rampicanti più in alto, più in basso, ma nulla. La barca non c'era, non c'era più, davvero!

Il cuore del vecchio, aggredito da un presentimento crudele, prese a saltellargli in disordine nel petto.

Entrò nel cantiere creandosi a forza un varco sul rudimentale cancello, per correre verso il modesto trono spodestato.

Il padrone usciva in quel momento dal capannone facendo ciondolare un secchio. Antonio gli si pose davanti, a braccia aperte, sgomento, e chiese, con espressione struggente:

«La barca, dov'è…la barca?»

«Quale barca? Ah… quella?…Beh, venduta, finalmente…un affare, mi creda».

Noncurante, l'uomo scaraventò da un lato il liquame contenuto nel secchio e rientrò, tirandosi appresso la cigolante porta di metallo. Doveva essergli cresciuto parecchio pelo nel cuore per non tenere minimamente conto del profondo stato di costernazione in cui aveva lasciato il poveruomo! Antonio stava ancora là, in mezzo al piazzale di terra battuta, con le braccia aperte, immobile, attonito.

Il vecchio, che ora pareva molto più vecchio, uscì dal cantiere, si fermò un istante di fronte alla rete che aveva custodito il tesoro scomparso e infine proseguì, ubriaco di dolore, verso la sua abitazione. I conoscenti, che a mano a mano incontrava, si stupirono perché il solitario pescatore, sempre così gentile e affabile, non rispondeva al saluto.

Antonio tornò a casa, avvicinò una sedia al tavolo e sedette pesantemente. Fece su, sgualcendoli, i disegni che aveva elaborato con tanta cura e li gettò in un angolo. Con la testa canuta tra le mani, rimase immobile, fissando, senza vederlo, attraverso la porta spalancata, il disco enorme del sole che ardeva rossastro sul confine del mare.

L'amico, venuto a conoscenza del suo strano comportamento, corse verso la casetta, si affacciò sull'uscio e gridò, allarmato:

«Che c'è. Che sta succedendo, Antonio?»

«La barca. Non c'è più… la barca.»

Queste parole gettarono lo scompiglio nelle idee dell'uomo. Che andava dicendo Antonio, si era bevuto il cervello? Il gozzo era al suo posto, aveva controllato lui stesso.

Nessuno avrebbe potuto capire. L'oggetto che il vecchio aveva tesaurizzato e segretamente custodito nella mente per tutti quei mesi, venduto, semplicemente venduto……un affare!

C'erano altre barche, ma via… non come quella! Quella era come una donna particolare di cui ci si innamora e si ama per tutta la vita. Proprio come una sposa rapita sarebbe stato costretto a pensarla, d’ora in avanti, e nel letto di un altro. Che squallida soluzione!

Fu così che gli anni gli precipitarono addosso, non più trattenuti dalla diga di ottimismo che aveva eretto in difesa. Tolto il chiodo che aveva trattenuto l’oscillare del pendolo, l'orologio riguadagnò il tempo trafugato accorciando la vita ad Antonio, senza che nessuno potesse dipanare l'insondabile muraglia di nebbia che gli aveva offuscato la mente.

Qualche tempo dopo, essendo stata trasferita l'esistenza di Antonio nell'archivio delle memorie, qualcuno avrebbe giurato che, nelle notti chiare, quando la luna è gonfia di sole, una barca di straordinaria bellezza attraversava lentamente il cono di luce riflesso sull'acqua, orientata sempre nella stessa direzione; trascinava dietro di sé una scia fosforescente che il buio assorbiva man mano.

E’ risaputo: la fantasia della gente che vive a contatto del mare non si pone limiti. Propende, sostenuta dall’ambiente favorevole, a travestire in realtà tutto ciò che lo sembra, da sempre.

 

 

Copertine

Sample Image

“Cornelio”, l’ultima sua pubblicazione, è, come si può leggere dall’aletta di copertina, una storia tutta da godere, di cui non si deve raccontare il contenuto, per non rovinare il gusto del sorriso. Quello che è garantito, è che l’autore tiene fede alla sua personale tradizione narrativa, pur accostandosi ad un genere nuovo, in cui dimostra una stupefacente capacità.

“Sulla rotta della vita” è una raccolta di racconti in cui l’autore si sbizzarrisce a percorrere diversi filoni narrativi, da quello interioristico a quello della memoria, fino a quello mitologico. Vi sono alcuni racconti molto toccanti, altri che fanno sorridere: in tutti le umane debolezze sono trattate con la giusta ironia, ma anche con la bonaria comprensione di chi conosce i limiti e le possibilità di ogni individuo, oltre, naturalmente, gli intoppi del destino sempre in agguato.

Sample Image

“La torre di Belem”, il primo romanzo da lui pubblicato, è la storia di un amore nato per caso da un incontro anche drammatico, e sviluppatosi attraverso le avversità incontrate per la lontananza, la differenza di età, le situazioni esistenziali dei protagonisti. Ancora semplice nell’intreccio, ha il pregio di essere pieno di entusiasmo, di buoni sentimenti e di forza morale.

Sample Image

“La ragazza di Smirne” è la storia di un giovane ufficiale della marina mercantile (l’autore stesso?) che affronta la difficile vita di bordo con entusiasmo e con sopportazione delle molte angherie che gli vengono fatte dagli ufficiali anziani; durante una sosta a Smirne incontra una ragazza che parla italiano, ed intreccia con lei una storia dolce, irta di difficoltà, che si dimostrerà, a dispetto di tutto, solida e duratura. Le avventure più avvincenti sono quelle vissute durante le lunghe navigazioni, e raccontate con dovizia di particolari e con pathos narrativo. Nell’economia del romanzo gli episodi di tensione si sposano strettamente con quelli sentimentali.

 

26 maggio 2009

Il nuovo romanzo di Alberto Gatti

 

Sample Image

 

Il socio ed amico Alberto Gatti, autore della raccolta di racconti “Sulla rotta della vita” e del romanzo semiserio “Cornelio”, editi da Le Edizioni del Porticciolo, ha pubblicato con la casa editrice MURSIA il suo nuovo romanzo “La ballata del lupo di mare”, una storia avvincente, tutta ambientata tra porti ed oceani, scritta da un amante del mare per gli amanti del mare. Un romanzo da leggere con passione.