Massimo Battistin
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Note biografiche 

Sample Image Massimo Battistin è nato a Padova il 16 novembre 1962, vive e lavora a Trieste; è laureato in Scienze Politiche. Per la rivista “Quaderni Vanoni” ha pubblicato “L’informazione a Trieste: tra concorrenza, sviluppo ed opportunità.”. Per il Comune di Trieste - Circoscrizione Altipiano Est, ha integralmente organizzato e realizzato le mostre “La poesia del Carso-Kraška poezija” (2002) e “Racconti dalla Mitteleuropa - Povesti Mittelevrope” (2004). Ha vinto numerosi premi in concorsi nazionali ed internazionali, tra cui: una Segnalazione per la narrativa inedita al Concorso Letterario Trieste Scritture di Frontiera 2002: “Per il realismo memoriale e la passione conoscitiva di una scrittura centrata sugli svolgimenti storici-politici del ‘900”; segnalazioni per il “Saggio breve” e la “Narrativa” al “Concorso Nazionale Ibiskos 2005”. Nel 2006 Premio della Giuria al Concorso Letterario internazionale “Città di Salò”, per il saggio inedito “Trieste e l’altra Europa”. Terzo classificato per la Narrativa “Concorso Nazionale Ibiskos 2006”. Nel 2007 “Premio della Giuria - Narrativa” ancora al “Città di Salò” e segnalazione nella sezione Narrativa inedita, Concorso Ibiskos 2007. Premio della Critica al Concorso internazionale di Letteratura “Portus Lunae 2008” di La Spezia per il racconto “L’Imperatore e il rabbino” e terzo premio al Concorso Internazionale di Letteratura “Fortezza di Castruccio” – Sarzana 2008, per il racconto “I bambini di Sarajevo”. 

Note critiche 

Massimo Battistin è un narratore fortemente ancorato alla sua terra friulana e sente con veemenza le istanze dell’integrazione delle minoranze etniche, propria delle terre di confine e particolarmente presenti nella città di Trieste. Le sue opere sono improntate a tematiche di questo genere, ch’egli affronta con grande realismo e con una chiarezza di vedute e una limpidezza di analisi encomiabili. Sebbene non abbia ancora pubblicato volumi personali, sono molti i suoi studi di approfondimento della presenza slovena a Trieste, della storia socio-economica della città, e gli stessi racconti hanno sempre alla base una attenzione sociologica e ambientale.

Affascinato dalla tradizione, non trascura, però, il moderno: possiamo affermare, infatti, che la sua produzione, sebbene protegga valori tradizionali, si volge con bella apertura mentale al nuovo, perseguendo contatti e armoniche fusioni.

  
Letture 

La piscina

Prima parte

“Ah sei tu, non capisco questa telefonata”.
“Ma fai come credi, tanto non serve parlare. Ormai dovresti aver capito”.
“Dalla tua risposta mi è chiara una sola cosa: non riesci a comprendere, del resto non ci hai mai provato… e non urlare!!”
“Fai come credi, se proprio vuoi, ma è tutto inutile”.
“Ma ti rendi conto di che ore sono? Nemmeno le galline dei miei vicini sono sveglie… e lo sai come questo buio mi angoscia”.
Era stata svegliata, anche se a dire il vero non è che fosse stata una notte facile: ormai le accadeva troppo spesso di rigirarsi nel letto. Pensava a tutto quello che avrebbe voluto cambiare nella sua vita, come se stare sveglia poi servisse. E tuttavia le venivano delle idee che a volte parevano aprirle spiragli, utili a risolvere quello che forse era insolubile.
Erano poco più delle cinque. Rai news 24 l’informava su quello che il mondo stava vivendo: il barile a 108 $, cronache di nuove crudeltà, i volti di politici intenti a disputarsi, sulle due sponde dell’Atlantico, i favori di disillusi elettori. Tra i quali ora c’era anche lei. Eppure da giovane aveva creduto che l’impegno in politica potesse veramente cambiare, o meglio migliorare un po’, la società. Era stata tra le fondatrici di una delle prime liste laiche in una scuola cattolica. Aveva poi sempre militato nell’area, nel P.r.i  e poi, dopo Tangentopoli, in due liste civiche: con proposte, iniziative e due mandati da consigliere. Ma ora non credeva più in nessuno.
L’intenso getto della doccia lavò via quei pensieri un po’ amari, aiutato non poco dalle insistenti carezze, in visita necessaria a quei luoghi che ormai, da troppo tempo, nessun uomo esplorava: perché lei non voleva più. Soffrire, illudersi, godere prima, per poi piangere poi con la stessa intensità.
Il piacere giunse intenso, scuotendola in ogni più recondito anfratto: liberatorio, atteso, mentre il pensiero cercava di collegarlo a qualche immagine non negativa, di un passato che avrebbe voluto lasciare sulla sua strada, abbandonato come la vecchia pelle di un rettile.
Stava per sorgere il giorno a Slivia e già la baia di Sistiana andava colorandosi di azzurro. Le ultime imbarcazioni di pescatori rientravano in porto, forse dopo una notte passata inutilmente tra l’oscurità e l’umidità salmastra.
“Drin! Drin! Drin! Drin!”
Erano quasi le nove, ma si sentiva così spossata che raggiunse a fatica il citofono, prima che esplodesse sotto il fuoco intenso dei trilli.
“Ma insomma chi è?”
Dall’altra parte ci fu un attimo d’esitazione, quasi che quella decisa e seccata voce femminile avesse il potere di fermare il tempo e le sue scadenze, apparentemente inevitabili.
“Sono il tecnico per la piscina, non ricorda l’appuntamento per oggi?”
“A dire il vero no… ma forse. Aspetti qualche minuto la prego”.
Non le piaceva essere colta di sorpresa. Sì la piscina aveva bisogno di manutenzione, ma non ricordava, forse era stato suo marito, magari qualche settimana prima di andarsene.
I jeans e la felpa leggera rivestirono le sue nudità: a lei piaceva girare libera per casa, anche prima e adesso, poi, che non doveva più rendere conto a nessuno…
“Buongiorno signora. Questa è già la terza volta che vengo”.
“Non ricordo. Ma lei non potrebbe suonare meno il campanello? Cosa serve farlo dieci volte?”
“Come dieci?”
“Insomma che fa? Mi risponde anche… vada piuttosto a fare il suo lavoro”.

Sono stata forse troppo dura con quel poveretto. Una faccia così abbattuta non l’avevo mai vista in un uomo. Penserà che sia una stronza… del resto aveva insistito un po’ troppo a suonare. E’ che la telefonata di Paolo mi ha messo di cattivo umore: non capisco che altro voglia..E pensare che i primi anni di matrimonio erano stati così belli. Prima, ricordandoli sotto la doccia, mi sono lasciata andare, ma è stato così intenso, un piacere che non provavo da tanto, forse perché ho cominciato a conoscere meglio il mio corpo, i suoi segreti. Ma soprattutto non sento più sensi di colpa: e perché dovrei? Cosa mi resta? Ho paura a ricominciare con un uomo, delle donne non mi interessa: Paola ci prova ogni volta che ci troviamo in palestra. L’ultima volta ha voluto fare la doccia assieme a me, con la scusa che tutte le altre erano occupate. Certo, il suo corpo ricco di rotondità ed abbronzato mi ha eccitata. Forse se n’è accorta. Ha cercato di accarezzarmi, ma l’ho fermata quasi subito, perché un po’ lo desideravo, ma non volevo che andasse oltre il seno… Magari la prossima volta la lascio andare un po’ più avanti, è sempre meglio che da soli.. Ecco che mi ritornano i sensi di colpa, si vede che ho una formazione cattolica.Un messaggio in arrivo: “Ciao sono Paola, ti aspetto! Palestra + doccia. Baci”Ma sono telepatica? Forse è meglio che vada in giardino a prendere un po’ di sole, certo che Paola non si perde d’animo!  

Seconda parte

“La cercavo in casa. Avevo bisogno di parlarle”.
Il tecnico le si presentò d’improvviso e non ebbe la rapidità di coprirsi il seno.
“Ma che fa, guarda?” Almeno si volti, così posso ricompormi”.
“No, preferisco ammirare tutta la sua bellezza. E’ da tanto che sentivo il desiderio di parlarle. Vede oggi non sarei dovuto venire…”
“Lei è un pazzo, ma come si permette?”
“La prego mi lasci spiegare. La prego. Se non trovo il coraggio oggi non l’avrò più e mi creda è importante…”
“Importante che? Importante che?”
“Ho risparmiato in questi tre anni, da quando sono venuto per la prima volta in questa casa. E questo con l’unico scopo di invitarla a fare un viaggio”.
Lei era talmente stordita da quelle rivelazioni, che non trovava la forza di proferire parole.
“So che è stata in viaggio con due che non erano suo marito e che quest’ultimo se ne è andato qualche settimana fa. Ora che è sola, ho pensato, ha bisogno di qualcuno che la faccia distrarre e… che le voglia un po’ di bene”.
Gli occhiali neri caddero rivelando lo stupore, quasi un misto di angoscia e sorpresa moderatamente gioiosa.
E continuò a lasciarlo parlare.
“Deciderà lei dove andare. Non dovrà spendere nulla. Mi faccia sapere. Ora vado a finire il lavoro: l’ho solo anticipato di un mese”.
Mentre si allontanava da quella creatura incantevole, gli sembrò di sentire un leggero borbottio, ma non si voltò. In qualche modo l’aveva colpita, anche se questo poteva costargli il posto: ma per l’amore si fa ben altro pensò.
Dopo quasi un’ora alcuni urli lo fecero scattare dal fondo azzurro, sul quale stava lavorando e correre nella direzione dalla quale provenivano.
La vide mentre cadeva sotto le percosse di un altro. Afferratolo alle spalle lo stese. Incominciò una lotta presto vinta dal giovane operaio.
“E ora vattene fuori da questa casa! Invece di amare tua moglie che fai, la percuoti? Ma non capisci che ha bisogno, bisogno, bisogno e diritto, diritto, diritto, di essere amata e avere solo le cose più belle. Non chiamo la polizia solo per risparmiarle lo scandalo con i vicini.
Vai e non avvicinarti più a lei o te la farò pagare”.
Mentre l’ex marito seguiva il consiglio, le si avvicinò, aiutandola a rialzarsi. Poi presa in braccio la portò in casa. Con una delicatezza che non mai aveva provato, si sentì deporre sul letto, vedendolo mentre correva affannosamente in bagno, per poi fare ritorno con alcol, cerotti ed asciugamani bagnati. Attraverso quelli sentì la leggera carezza sul suo corpo, carico di lividi, di quelle mani che avevano saputo difenderla da una violenza non nuova. Ogni volta si diceva che sarebbe cambiato, anche perché dopo seguivano regali ed attenzioni…
“Adesso dorma, mentre io vado a fare la spesa e preparo il pranzo. Carne o pesce?”
“Pesce! Grazie, mi ha salvato e adesso, dopo tutto quello che le ho detto si preoccupa anche del mio pranzo..”
“Ha ragione, penserò anche alla cena. Nel pomeriggio devo andare a fare un altro lavoro qui vicino, ma stanotte non la lascio sola”.
“Non so come ringraziarla e scusarmi per il mio atteggiamento iniziale”.
“Ma aveva ragione, almeno in parte…”
“Ecco le chiavi di casa e prenda nella borsetta i soldi per la spesa doppia”:
“Scherza offro io! E adesso cerchi di dormire”.
“Va bene. A proposito provi alla Baia, ci dovrebbero essere ancora dei pescatori”
“Lo pensavo anch’io”.

Sono ancora sconvolto per quello che è accaduto: quando ho sentito che gridava ho creduto di morire. Quel maiale infieriva su di lei. Per fortuna che ero lì, si può dire abusivamente. L’ho vista a terra, profanata da una violenza bruta… e forse non era la prima volta che accadeva… come un fagotto di cenci. Volevo piangere. Quel viso che amo da anni, tumefatto e rigato dalle lacrime mi stava guardando atterrito. Non potevo piangere, ma volevo e dovevo invece pensare a calmarla.Quando l’ho presa in braccio l’emozione è spuntata impetuosa: stavo portando il suo corpo, appena coperto da un risicatissimo slip. Eppure in quel momento vedevo solo il suo dolore, anche quello che lei cercava di celare. Lo sentivo, attraverso le scosse che ogni tanto ancora la scuotevano. Ho capito proprio in quel momento, che quello che poteva sembrare quasi un gesto di sfida, per provare a me stesso se avevo coraggio, la proposta del viaggio, si era trasformato in qualcosa di serio: l’amavo, era proprio con lei che desideravo dividere il futuro. Avevo appena salvato il bene più prezioso che mai mi fosse capitato d’incontrare, quello che desideravo, quasi certo, però, d’inseguire un sogno, ora meno lontano. 

“Sono qui, come va?”Non arrivò risposta. Gettate a terra le borse, corse affannosamente, per fermarsi poi difronte a quell’immagine di pace: lei sprofondata in un sonno ristoratore.Ritornò, quasi a lumaca, sui suoi passi e toltosi le scarpe entrò in cucina. Le pentole erano quasi nuove, probabilmente non amava troppo o non aveva mai avuto motivo di cucinare: visto il marito e i due ragazzotti che avevano frequentato la casa. Ma non mancava nulla, Nemmeno curry, finocchio selvatico e capperi al sale di Pantelleria. 

“Ma non può fare un profumino simile… mi ha svegliato, tant’è intenso”.
“Mi dispiace, scusi. Come sono contento…”
“Stai scherzando?! Per prima cosa non so come avrei fatto senza di te e poi non vedo l’ora di assaggiare il pesce. Se è buono come penso mi sa che devo cambiare opinione su di te”.
“Sarebbe una cosa splendida, un sogno. Non mi devi ringraziare. Ho fatto quello che era giusto”.
“Sì, ma il pranzo non era dovuto. Lo sai che sei il primo uomo che mi prepara qualcosa… A dire il vero, nemmeno io ho mai cucinato molto”.
“Me ne sono accorto. E’ così bello rivedere il tuo sorriso. Sono così emozionato. Senti come sono fredde le mie mani: mi capita solo quando.. capisci”.
“Anche questo non mi era mai capitato: gli uomini hanno solo preteso sempre qualcosa e desiderato i miei soldi o il mio corpo. Tu sei il primo che spende di suo e non cerca di saltarmi addosso”.
“Come potrei? Io ti amo… Sono uno sciocco forse, perché tremo nel dirtelo, anzi non so come ci sia riuscito”. Queste sue parole infiammarono il volto di lei, che si abbassò. E mentre con la mano lo posava delicatamente nel suo petto, accarezzandole i capelli, capì di aver trovato la persona che credeva.
“E questo cos’è? Anche un regalo. Un libro: “Vendo le parole al vento” di Tatjana Kri