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  • Arti visive
    Raffaello Fiorentin Stampa E-mail
    martedì 21 aprile 2009

    Raffaello Fiorentin

    Vive e lavora a Milano.

    Ha studiato all'Accademia di Belle Arti a Venezia e Architettura a Milano

    Direttore creativo in agenzia di pubblicità, art director per case editrici e discografiche.

    Ha svolto attività didattiche all'Università Internazionale dell'Arte a Venezia.

     

    Progetta copertine di libri, esegue illustrazioni e ritratti (da fotografia).

    Per contatti: cell.: 348 045 8587

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    Un ritratto e alcune opere grafiche di Raffaello Fiorentin

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     Alcune copertine realizzate da Raffaello Fiorentin per gli autori delPorticciolo

     

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    Rossana Pianigiani Stampa E-mail
    giovedì 25 settembre 2008
    Note critiche 

    Rossana Pianigiani, la cui biografia si può consultare alla voce “Autori - Poesia”, è un’artista a tutto tondo, che si appassiona a molte tecniche espressive, e le sperimenta con caparbietà, sempre dopo averne acquisite le modalità tecniche necessarie. Dal suo estro artistico nascono così opere d’arte di impostazione classicheggiante, rispettose delle forme, ma anche dei caratteri di coloro che vengono rappresentati nelle espressioni e nei gesti. L’interesse per l’elemento umano, storico e culturale, si esprime prevalentemente nel ritratto, mentre la pittura paesaggistica coglie il fascino e il mistero della natura, in una assidua ricerca dell’armonia che la governa. Un particolare pathos emana dai colori, non sempre solari e rasserenanti, ma intensamente espressivi dello stato d’animo da cui nascono i dipinti. Nella drammaticità dell’insieme, però, c’è sempre un raggio di luce che illumina il quadro, segno di un carattere che sa aprirsi al futuro.                                                                                                             Rina Gambini

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    David Meucci Stampa E-mail
    martedì 22 aprile 2008
    Note biografiche

    David Meucci è nato alla Spezia, dove tuttora risiede, il 9 agosto 1972. Fin dall’età di sedici anni ha dimostrato una innata e convinta passione per la fotografia, che ha iniziato a coltivare, realizzando non soltanto gli scatti fotografici, ma anche stampando da solo le pellicole e le foto. Dopo il diploma di ragioniere, ha frequentato un master di moda a Firenze, che lo ha introdotto nel mondo delle sfilate. Per alcuni anni, infatti, ha partecipato a sfilate di moda a Milano come fotografo free lance e i suoi scatti sono stati pubblicati su numerose riviste del settore. Ha realizzato anche foto ad uso pubblicitario, pubblicate in riviste e giornali illustrati. Molti e prestigiosi i premi vinti in concorsi fotografici. Oggi, proprietario e promotore di una affermata pasticceria della sua città, felice marito e papà di una bella bambina, Matilde, continua con inalterata passione a coniugare il tempo libero dai molti impegni lavorativi e familiari, con la fotografia, che è per lui un modo di esprimere gli stati d’animo e gli interessi sociali.

     

     

    Note critiche

     

    La fotografia, che fin dalla nascita, nella seconda metà dell’Ottocento, si è affermata come nuova forma artistica, ha il pregio di fermare l’istante della realtà che ha colpito la fantasia o l’emozione dell’artista. Fortemente legata alla tecnica, come il cinema, suo figlio, ha interessato generazioni intere di artisti, che l’hanno vista come uno strumento di rappresentazione immediata, in cui il filtro dello sguardo interiore apporta nuovi e profondi significati.

    Luci, colori, immagini, scene di vita, sono protagoniste della fotografia di David Meucci, che sa elevare l’attimo a universale rappresentazione della natura e della condizione umana.

    Molto belle e significative sono le immagini dei luoghi della sua terra ligure, quei “luoghi di mare” che infondono la dolcezza del passato e la riflessione sulle difficoltà dell’esistenza del marinaio. Case e fortezze emozionanti, vestigia di costumi antichi, barche, moli, ancore e bitte, gabbiani in volo e gatti dalle espressioni imperscrutabili, e fiori di ogni tipo, che tra luci ed ombre irradiano il fascino della natura. Questo e molto altro, per le fotografie di un artista ancora giovane, eppure già maturo, ricco di trasporto e di umanità, le cui opere presto saranno raccolte in un volume, affinché tutti le possano godere.

     

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    Leda Panzone Natale Stampa E-mail
    martedì 04 marzo 2008
    Note biografiche

     

    Leda Panzone Natale è nata ad Aosta ed è di cultura italo-francese. Vive a Pescara, dove è sposata ed ha due figli; inoltre nella città abruzzese è impegnata in attività imprenditoriali, che, però, non la distolgono da quello che, fin dalla giovane età, è stato il suo interesse primario, la letteratura, prevalentemente poetica. Per la poesia, infatti, ha ottenuto vari riconoscimenti, che l’hanno spinta sempre avanti nella ricerca di un continuo miglioramento: così negli ultimi anni ha modificato la sua struttura culturale rivedendo le esperienze del passato e rinnovando le sue aspirazioni. Frutto di questo costante lavoro intellettuale sono: l’opera narrativa “Dalla neve alla nave” e le raccolte poetiche “Sensazioni”, “Pensieri vagabondi”, “Frammenti di vita”, “Trame inquiete”; ha pubblicato anche fascicoli di narrativa e poesia in lingua francese, ed attualmente sta curando la pubblicazione di un libro di poesie per bambini illustrate da quadretti a colori degli animali e dei personaggi, da lei stessa dipinti. Presente in riviste e antologie con poesie, racconti e note biografiche, negli ultimi tempi ha trovato stimolante esprimere le proprie emozioni attraverso la pittura.

     

    Note critiche

    La pittura di Leda Panzone Natale è generalmente ispirata dalle atmosfere naturali, dai colori intensi dei boschi e del mare, in cui le presenze umane sono metaforiche, come barche, reti da pesca, case, ponti. Si tratta di una pittura spontanea, dal tratto essenziale, che gioca soprattutto sulle tonalità dei verdi e degli azzurri, a cui aggiunge il rosso dei fiori e i caldi marrone delle case, in modo da creare contrasti cromatici forti, che danno emozioni.

    Spesso la pittrice-poetessa ama illustrare le sue composizioni poetiche con quadri di animali o piante, in particolare se si rivolge al mondo dell’infanzia, così da dare una visione completa della sua arte, che spazia in tanti campi diversi con la stessa facilità e con la medesima passione.

     

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    Ana Titeica Stampa E-mail
    martedì 12 febbraio 2008
    Note biografiche

    Ana Florea Titeica nasce il 15 agosto 1944 a Valea Muscelului, in Romania.

    E’ la terza di sette figli, i cui genitori sono dei poverissimi contadini, le cui condizioni economiche sono ulteriormente aggravate dalla situazione bellica, dovuta alla seconda guerra mondiale.

    Per questa ragione, la bambina viene affidata all’età di soli tre anni alla famiglia dello zio paterno che non aveva figli. La piccola non fu felice nella situazione in cui si era venuta a trovare, ma ebbe  in cambio la possibilità di frequentare delle buone scuole e di conseguire una laurea alla Facoltà di Agraria di Bucarest nel 1970.

    Nel 1969 sposa Petre Titeica, nipote del famoso matematico rumeno Gheorghe Titeica e dà alla luce due bambine: Patricia Denis nel 1971 e Mercedes Beatrice nel 1972.

    Sfortunatamente il padre muore nel 1975, lasciando ad Ana il duro compito di allevare, in un paese con un’economia distrutta da un durissimo sistema dittatoriale, due bambine di tre e quattro anni, cosa che fece a prezzo di enormi sacrifici.

     

    Fin da giovanissima, si sentì portata ad esprimere le sue sensazioni interiori attraverso la pittura, che ha coltivato da autodidatta dagli anni del liceo.

    La sua ispirazione artistica si è indirizzata verso due linee espressive. La prima, orientata verso una pittura paesaggistica dai luminosi colori continentali della sua Transilvania. La seconda, in epoca più tarda, nasce con l’irrompere, nella sua vita, di una profonda ispirazione religiosa che la porta a dipingere icone sacre in cui l’elemento bizantino, tipico di questo genere nel mondo slavo, si mescola ad una sensibilità cromatica ed estetica vicina a quella del rinascimento italiano.

     

    Note critiche

     

    La tradizione dell’est europeo di rappresentare iconograficamente i volti di Cristo, la maternità della Madonna, i Santi, addirittura i calendari delle Feste, ha origine antica, e da sempre risponde a regole rigorose, che vogliono pose ed espressioni ben determinate. Sebbene ne esistano varie “scuole”, le icone si pongono come rappresentazioni a carattere sacro di valenza universale, ma artisticamente elaborate secondo canoni stilistici locali.

    La pittrice rumena, che, come ci racconta l’interessante biografia, è pervenuta alla pittura delle icone in età matura, si inserisce nel filone classico di esse, pur portando una moderna sensibilità per il colore e per la luminosità. Le sue figure, infatti, hanno l’espressione ieratica e distaccata, che si conviene al genere pittorico, ma sono pervase da un personale sentimento d’amore da parte dell’autrice, che si manifesta attraverso l’uso di tonalità vivaci, di irradiazioni di luce, di sorridenti visioni. Se le posizioni dei volti e dei corpi non si distaccano dalla regola codificata, l’espressione dello sguardo va ben oltre la tipicità, penetra nell’anima di chi guarda, e comunica serenità e fede.

     

    Altro è il discorso a proposito della pittura paesaggistica di Anna Titeica: in questo genere pare che la pittrice risponda a stimoli interiori, che la conducono su un cammino, anziché su di un altro, a seconda dei momenti espressivi. Se talvolta le inquadrature, le tinte, le campiture, hanno impostazione “naif”, in altre si intuisce un tormento interiore che macera nella ricerca di modi e forme più intime e personali. Ciò avviene, come nell’ultimo quadro, quando l’autrice, con chiaroscuri cromatici che ricordano la pittura fiamminga, rappresenta una natura cupa, che pare sul limitare della tempesta, e funge da allegoria della condizione umana.

     

    Una pittura dell’anima, dunque, che coniuga tecnica e personalità, ma soprattutto un patrimonio ampio e sincero di fede, di dedizione e di amore per l’arte.

     

    Rina Gambini

     

     

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    Cristiana Mugerli Stampa E-mail
    martedì 12 febbraio 2008
    Profilo critico

    Il legame con la terra di Liguria, dai colori ora tenui, ora accesi nel mutare del giorno e delle stagioni; l’amore per il mare, vario nei toni e nell’umore, ora placido e calmo, ora agitato ed irrequieto; la ricerca di nuovi orizzonti nei paesi abbarbicati alle rocce, sospesi tra il cielo e la marina; l’ansia di infinito, del ricercare l’idillica atmosfera del reale, sono tutti evidenti nelle tele di Cristiana Mugerli, pittrice per passione, che non ha mai interrotto il suo rapporto, in ordine di tempo e spazio, con quello che lei stessa definisce “il primo amore...”.

    “Quando dipingo il mio mare”, ella dice, “il paesaggio della nostra splendida terra, mi sento svuotata di ogni altro desiderio, dimentica del resto del mondo, ansiosa soltanto di realizzare in un quadro quello che vedo non solo con gli occhi, ma con tutti i miei sensi... Spesso ammucchio e mescolo i colori direttamente sulla tela, senza chiedermi come e se otterrò un risultato, presa dalla gioia della tavolozza e desiderosa di finire una nuova ‘cartolina’ del Levante”.

    Ed è veramente una pittura che irradia gioia, quella di Cristiana Mugerli, per i colori vividi e smaglianti, per le luci intense, per il largo respiro delle vedute che, dal particolare del primo piano, si dilatano verso orizzonti sereni, preludio di più vaste distese, sintomo di una tensione interiore che, con equilibrio e pacatezza, non si accontenta di ciò che ha raggiunto, ma si protende verso lidi più complessi e all’occasione più ardui.

     

                                                                                                                Rina Gambini

     

    Un intervento critico di Piergiorgio Sommovigo

     

    Il paesaggio di Cristiana Mugerli si inserisce nella tradizione paesaggistica della pittura ligure del ‘900, di cui coglie gli esiti luminosi e cromatrici, che arricchisce di un apporto specifico in profondità e larghezza di visione.Il paesaggio di Cristiana viene costruito attraverso la articolazione dei piani secondo uno o più punti di vista, in modo da coglierne tutti gli aspetti di luce, di spazio, di forma, rappresentandoli nella loro ricchezza e varietà.La lettura del paesaggio, inoltre, non si configura solamente in una distensione dei piani prospettici equilibrata e sostenuta da quinte teatrali.Cristiana cerca a volte il vuoto, lo spazio senza forma, imposta la prospettiva su un solo lato del quadro chiudendola verso l’orizzonte, reggendosi sugli effetti cromatici, in un equilibrio funambolico, senza pencolamenti o squilibri.In altre opere il colore costituisce la figura non solo cromaticamente ma anche matericamente; genera emozioni e sensazioni ( i bianchi sono geli, i grigi sono brina) e rappresenta una natura contaminata ( ma in positivo) dall’ uomo, che ne è parte, senza rimpianti per una presunta età dell’ oro ma con consapevolezza che il lavoro e la presenza umana ne sono parte fondamentale.

    Nel lavoro di Cristiana Mugerli il paesaggio è, quindi, una dimensione dell’ uomo, di come questi lo vive, di come lo sente, di come lo modifica. Il paesaggio è modalità di presenza umana. Il paesaggio è, quindi, idea, creazione e sentimento.

     

     

    Presentazione di Valerio P. Cremolini

     

    Il paesaggio vanta da secoli una specifica centralità nella storia dell’arte, testimoniata da puntuali teorizzazioni - non a caso si parla di estetica del paesaggio - che lo hanno elevato a momento comunicativo di opposti stati d’animo. C’è chi ha opportunamente definito il paesaggio un singolare “stato dell’anima”, superando letture mirate alla generica elencazione dei suoi elementi costitutivi. Nella rappresentazione di spaccati più o meno realistici traspaiono, infatti, la relazione fra l’uomo e la natura, la sua sensibilità sociale, la sua condizione esistenziale, le sue doti visionarie raccolte nello spazio del dipinto, documento espressivo di tendenze diverse nell’osservare la realtà e nel lasciarsi coinvolgere dalle sue molteplici sfaccettature.

    I paesaggi di Cristiana Mugerli, oltre a possedere una specifica autonomia espressiva, hanno in dote il prezioso valore aggiunto che deriva dalla felice combinazione di ragione e sentimento, che si integra con una misurata spinta immaginativa, da cui si coglie l’identità culturale dell’artista, caratterizzata dalla capacità di valorizzare i frutti dello sguardo del cuore e della mente. Il paesaggio reale, festoso o malinconico, si trasforma davvero in visibili paesaggi dell’anima e l’artista lascia chiare suggestioni contemplative, emozionali, poetiche, unitamente ad altre più propriamente spirituali.

    Nella pittura della Mugerli ha notevole rilevanza il fecondo rapporto con i luoghi della Liguria, “splendida terra”, osservata, amata e rigenerata tra vibranti e ombrose luci da una tavolozza diffusiva di accelerazioni cromatiche e all’occorrenza di una dosata matericità che suggella l’autonomo ed apprezzabile vedutismo della pittrice. Ĕ sicuramente riferibile al non banale impianto del paesaggismo di Cristiana Mugerli, contraddistinto dalla spiccata libertà compositiva, il desiderio di attribuire nuovi volti ad una realtà incantevole che l’abile esercizio creativo della pittrice rende ancor più stupefacente.

     

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    Mauro Vittozzi Stampa E-mail
    lunedì 26 novembre 2007
    Mauro Vittozzi, pittore

     

    Profili critici           

    La pittura di Mauro Vittozzi parte dalla ragione che guida l’armonia della natura e rende tranquilla la coscienza inquieta e insicura degli uomini, per arrivare all’esaltazione della fantasia e della creatività, attraverso i colori così sapienti da sfumare i paesaggi verso l’infinito e tratti posati sulla tela con mano così leggera e pensosa da rendere ogni opera immortale.

    La strada tracciata da Vittozzi è limpida e serena e provoca la riflessione che scuote sempre l’uomo quando si avvicina alla verità dell’arte.                                                

                                                                                                    On. Dr. Enrico Ferri

      

    Vittozzi è pittore di paesaggi impressionistici, che da tanti anni studia ed elabora con grande sensibilità e passione, strappando i giorni e le ore alla sua intensa vita professionale.

    Fortemente radicata alla sua terra, la pittura è legata al paesaggio marino: ambiti di mare che l’artista ha sempre avuto davanti agli occhi e che gli hanno comunicato le più vive emozioni. Ambienti di bosco e prati che il pennello sorprende con forti intensità cromatiche.

    La luce investe la formazione delle immagini con forti capacità di compenetrazione nel contesto naturale. Non un cromatismo che finisce per dissolvere le immagini, ma al contrario una luminosità che intensifica la sensazione oggettiva della natura. La natura per Vittozzi è “uno specchio dello stato d’animo”, per questo ne ricerca ed interpreta la poesia. 

                                                                                                    Prof. Giuseppe Benelli

      

    In pochi anni l’artista è riuscito a proporre validamente colori e atmosfere dei nostri luoghi con la diversa visuale, più relativistica e più disincantata di altri, del viaggiatore di professione. Il suo naturalismo è puntuale quanto apparente. Risultato: una pittura della memoria e della sensualità; un colore dove il fermento esistenziale si placa in silenzi momentanei con tonalità dense e sensibili e con sobrio lirismo. E non è poco.

                                                                                                    Bruno Della Rosa

      

    L’artista spezzino ha saputo tenersi lontano dalle figurazioni di gusto, di narrativa bozzettistica e di scialo veristico, privilegiando alcuni motivi ideali di realtà plastica e misteriosa come fatto della natura. La sua tavolozza ha un’aria di famiglia, nel senso che è attenta a catturare il possibile gioco delle tante solarità liguri, dai toni caldi, misurati. Di qui la serie di istantanee che amano il fondamento, la scorza e le radici della multiforme natura: Vittozzi palesa una ideazione personale e plastica convincente e sicura, il segno è preciso, il colore risoluto come la forma, il sentimento profondo e sobrio, tranquillo e meditativo, l’aspirazione al concreto è dolce e aggraziata, semplice e circoscritta. Non resta che lasciarsi trasportare da questo scenario dove l’artista ha per così dire la regia dei boschi, dei paesaggi, del mare e dei suoi fondali, dei fiori che obbediscono più al ricordo e all’emozione che alla situazione precisa, più al vagheggiamento meditativo che alla rappresentazione e al bozzetto.

    Un attento esame merita la ricerca tonale: c’è qui appunto una varietà mediterranea, un piacevole gioco di ombre e luci, o più precisamente una dimensione “tirrenica” o ligure del commento cromatico di Vittozzi. Bei gialli, ocra, sfumature di verde e di azzurro, spazi di celeste solarità.

    C’è una sensibilità ecologica che si eleva a messaggio. E poi il mare, i fiori, dove il gioco coloristico s’intensifica, si infittisce.

                                                                                                    Prof. Giuseppe L. Coluccia

     

    I FONDALI DI MAURO VITTOZZI

    Il mistero di un mondo accessibile a pochi eletti, un mondo senza luce, dove i colori si amalgamano in un magma omogeneo, per separarsi poi in mille macchie dai toni intensi, colpiti da una luminosità irreale, che giocano coi rossi, gli aranci, i viola delle concrezioni coralline; un mondo di movimento, dove tutto fluttua lentamente, un movimento che è vita, vita di alghe, di madrepore, di piccoli pesci, miriadi di pesci multicolori che si agitano sullo sfondo di uno scenario affascinante. E ancora un mondo di profondità, dove l’occhio segue, attraverso le sfumature verdi o azzurre delle acque, un susseguirsi di piani orizzontali che si perdono lontano, senza soluzione di continuità, e fanno presagire una distesa immensa, continua, in cui ogni angolo riserva il fascino della vita degli abissi.

    I fondali di Mauro Vittozzi comunicano l’arcana suggestione dello sconosciuto, misterioso mondo marino, e lo fanno per tramite di un cromatismo tutto personale, rivissuto interiormente, che trasferisce sulla tela esperienze dirette senza volerne dare spiegazioni didascaliche, soltanto con l’intenzione di far vivere al fruitore del dipinto le stesse emozioni che può provare chi vi si trova immerso. La tecnica di ricreare l’effetto fluido dell’acqua e di dare rilievo ad una serie di incrostazioni colorate, pullulanti di vita, su un fondo che si rivela per piani successivi di maggiore o minore intensità cromatica, riesce nell’intento di ispirare un sentimento di curiosa aspettativa misto ad una pace interiore che solo una natura, su cui l’uomo può scarsamente incidere, è capace di trasmettere.

     

                                                                                                    Prof.ssa Rina Gambini

     

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